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NOTA DELL'AUTORE - Se la mia generazione rivà con la memoria alla sua infanzia, rivede, di buon mattino, i maschi adulti preparare gli attrezzi e pigghià la vie de fore k'i traìne, in bicicletta o addirittura allappìde... Rivede le donne di casa intente a mmassà u pène, a ttezzà u foche nt'u fucarìle, a strequelà nt'u quantarèll, strizzando i panni contro la tàvele ca ce strìquele... Rivede se stessi, da ragazzetti, alla fontana a nchiì i secchiìtt dopo aver fatto la fila e purtà l'acque a i chèse per versarla nt'a sarole, o a ccattà nu stòzz de ghiacce per rinfrescare acqua e vino d'estate. Si rivede a giocare a stagnarìll lungo i cordoli dei marciapiedi, a u sckaff k'i cartìne o a maz e llìk, col pericolo di rompere qualche vetro... Si rivede con i genitori a ccattà u purcèll alla fiere... E ricorda u sangunète sope u pène, l'addore d'i nnogghie arrestute sope u vrascére, u pène panùte, i savucìcce appìse a la pèrteche avvunìte a i fegatazz, ai ventrésk, ai presutt... Rivede la campagna biondeggiante di messi e punteggiata de sckattelùne a ridosso del paese... E poi, al momento del raccolto, in tanti, noi ragazzi, appena liberatici dagli impegni scolastici, davamo una mano nei campi a dacchià i manòcchie, a carrà, a trebbià... All'inizio dell'autunno in parecchi ièmm a cògghie u chettone e, in tutte le stagioni, quasi tutti la domenica si andava a cinema per evadere. Poi il paesino si è disteso urbanizzando parte della campagna circostante... E intanto arrivava nelle case la cucina a gas (e addie fucarìle), il frigorifero (e iè fallute la fràbbeche 'u ghiacce), la televisione (e tre cìneme hanna chiuse pecché nce iéve quèse nesciùne cchiù)... Nei campi si sono presentate le mietitrebbe (e i trébbie sò stète iittète a fèrr vècchie)... Nel 1974 alla fiera fu proibita, per ragioni igieniche, la vendita di animali (e c'é fenute de ccide u pòrce nt'i chèse)... Contemporaneamente ciùcce, mule, cavàll, traiìne e trainèll cedevano il dominio stradale ad automobili e mezzi di trasporto motorizzati... E si potrebbe continuare all'infinito perché la mia generazione di cambiamenti ne ha visti davvero tanti, passando, nel giro di mezzo secolo, dalla civiltà contadina a quella post-industriale dei servizi e dei computer. Sul piano linguistico, se da un lato la radio, la televisione, la stampa, la scuola, i movimenti migratori ed infine internet hanno migliorato la conoscenza, da parte di tutti, dell'italiano e persino di un numero consistente di termini stranieri, dall'altro hanno ristretto sempre di più gli spazi del dialetto. In questo trapasso che va impoverendo tradizioni e culture locali, si avverte da più parti l'urgenza di fare degli inventari, affidando agli scritti la memoria storica non solo di tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle, ma anche della lingua che ne è stata l'espressione e che ancora, in una certa misura, contraddistingue la nostra come le altre comunità locali. L'intento comune a tanti appassionati ricercatori, ad Apricena come in altre località vicine e lontane, è di percorrere i sentieri della memoria personale e collettiva per affidare alle pagine scritte il compito di erigere un piccolo argine a difesa di quelle radici che il presente, nel suo vorticoso fluire, va rapidamente inaridendo.
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