I più dicono che il fatto avvenne a Sannicandro Garganico, ma se il posto fosse un altro la storia resterebbe la stessa. C’era dunque un giovanotto che trascorreva gran parte delle serate sotto la finestra di una ragazza la quale, gradendo il corteggiamento, si mostrava molto ben disposta nei suoi confronti.
Quando gli parve giunto il momento di accorciare le distanze, il giovane pensò de nchianà sop’u ciùcce, ma neppure alzandosi con la punta dei piedi sulla sella riusciva a giungere all’altezza desiderata.
Venutogli in mente di usare una scala, andò a prenderla, l’appoggiò al muro, vi si arrampicò sino agli ultimi gradini e in questo modo si avvicinò a lazite abbastanza da poterle parlare senza alzare la voce ma, in quanto a baciarla, ci voleva ben altro.
Senza scoraggiarsi più di tanto, il giovanotto mise allora in moto la materia grigia per raggiungere, in un modo o nell’altro, lo scopo che si era prefisso. Ed ecco il lampo di genio: appoggiare la scala sulla sella del ciuco!
Il giovane mise allora l’asino in posizione, piazzò la scala sulla sella e cominciò a salire. Giunto all’altezza della ragazza, stava già per darle un bacio, ma, proprio in quel momento, gli salì alle labbra il dubbio:
“E se pass qualcune e dice -Ahh!-?”.
In realtà non stava passando nessuno, ma l’asino, sentito il padrone concludere con quello che alle sue orecchie suonò come un incitamento, mosse qualche passo facendo cadere la scala e ruzzolare per terra l’intrepido scalatore che, per sua fortuna, se la cavò rimediando solo qualche ammaccatura.




