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Si racconta che un contadino emigrato a New York, cominciando a soffrire di solitudine, per alleviarla pensò di farsi raggiungere da un compare che gli era amico da sempre.

Non sapendo scrivere, si rivolse ad uno scrivano di professione al quale disse:

Scrìve ca qua ce sta bbone assà. Ca ce fann i denère a palète e ca l’ùneca fatìe da fa iè calàrt e rrecògghie sòld. Tanta salute e iànn sùbbete!”.

Ricevuta la lettera, il destinatario non rimase insensibile ad un invito corredato da così rosee prospettive. Perciò, sognando la Mèrechead occhi aperti, vendette un poco di terra che aveva al paesello e preparò il passaporto.

Quann i cart furono pronte, con due valigie di cartone in cui aveva infilato, insieme ad un po’ di vestiario, una scorta di provviste casarecce, si recò a Napoli da dove s’imbarcò insieme ad altri emigranti con i quali, durante il viaggio, scambiò chiacchiere e alimentò la comune illusione de iì a l’Amèreche a rrecògghie sòld.

Attraversato l'Oceano, l’uomo sbarcò a New York e, appena sceso dalla nave, vide, in effetti, sul selciato del molo, un portafoglio abbastanza rigonfio, ma, essendogli balenato il pensiero:

Nzò mank rrevète, già m’é métt a fatià?”, gli diede un calcio e lo mandò in acqua.

Quando però incontrò u cumpère che l’aveva mandato a chiamare e gli raccontò l’accaduto, sentì darsi dello stupido perché neppure lì la vita era facile ed i dollari bisognava sudarseli uno per uno, anche se per lettera aveva prospettato la cosa in maniera diversa per allettarlo.