Su suggerimento de nu tramezzant di professione che aveva combinato l’incontro, una famiglia con una figlia in età da marito invitò una volta a pranzo un giovanotto forestiero per vedere di combinare il matrimonio.
Data l’importanza dell’occasione, la madre di lui, sapendo che il figlio era un po’ tonto, sentì il bisogno di istruirlo a dovere, facendogli tutte le raccomandazioni del caso:
“Me raccumànn a te, - gli disse - rrecùrdete ca se iè iorn ce dice bongiorn e se iè sére bonasére. Se ssò maccarùne ce màgnene ke la fercìne e se iè brode ce vo u cucchiarìne”.
Infine, per fargli fare bella figura, gli fece indossare il miglior vestito della buon’anima del padre.
Il giovanotto, all’ora convenuta, bussò a casa della ragazza e, nel varcare la soglia, precisò subito:
“Bongiòrn se iè iorn e bonasère se iè ssére. Se ssò maccarùne ce màgnene ke la fercìne e se iè brode ce vo u cucchiarìne!”.
Essendo i presenti scoppiati in una risata, il ragazzo, per farsene una ragione, provò a domandare:
“Pecché rerìte, ca me sò méss u vestìte de tatà?”.
Il padrone di casa, capendo che razza di marito sarebbe stato quello stupido per sua figlia, per chiudere subito la questione gli chiese:
“E màmmete nt’ha dditt se ssì cretìne k’ha fa?”.
“No”, rispose ingenuamente il pretendente.
“Quant rèpe la port e te ne va!”.
E, a questo punto, al giovanotto non restò che aprire la porta e andar via tutto avvilito.




