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Quann stéve pe nasce u Bambenèll, dopo aver trovato rifugio nella grotta, Maria pregò Giuseppe di cercare una donna che potesse aiutarla a partorire.

Lo sposo si mise allora in cammino e, appena entrato in Betlemme, vide una tessitrice alla quale chiese con tutta la gentilezza di cui era capace:

Bèlla fe’, vu menì ke mme ca mugghièreme adda ccattà e vo’ ièss aiùtète?”.

La donna rispose che aveva ancora tanto da filare e non poteva interrompere il lavoro. Allora San Giuseppe, nell’andar via, le disse:

Tiss, tiss, téssitrìce,ca sèmp pòvere ha da murì!”.

Vedendo poi na fémmene che si stava pettinando davanti alla porta, le si accostò e le rivolse la stessa richiesta, ma anche questa rispose che non poteva lasciare a metà l’acconciatura dei capelli che avrebbe richiesto ancora qualche ora.

Nell’allontanarsi, San Giuseppe le lanciò allora contro la sentènz:

Maledétt quédda trécce ca de venardì ce ntrècce!”.

Camminò ancora ed entrò in una povera casa dove trovò un cieco steso nel letto ed una donna senza mani ca stéve mmassànn u pène dint la fazzatore.

Sentita la richiesta del visitatore, la stumpète rispose con sollecitudine:

Lass pène e crescènz e seccùrre la partoriènt!”.

E, in men che non si dica, si pulì i moncherini, avvertì il marito che si sarebbe assentata per qualche ora e seguì San Giuseppe fino alla grotta, dove, mentre lui aspettava fuori, lei entrò per aiutare Maria nel parto.

Appena u Bambenèll venne alla luce, la donna, che si chiamava Nastasie, protese i moncherini per prenderlo in braccio e, in quell’atto, vide le sue mani ricrescerle per miracolo.

Dopodiché baciò il Bambin Gesù e lo depose sul giaciglio preparato da lei stessa, chiamò San Giuseppe all’interno per fargli vedere il Neonato e corse a casa con le lacrime agli occhi e la gioia nel cuore per la grazia ricevuta.

Qui, anziché trovare, come temeva, u pène screscentète dint la fazzatore, ci trovò panétt, pizz e palatèll già ben cotte e disposte in bell’ordine.

Corse allora al capezzale del marito annunciandogli con voce gioiosa:

Savastiè, me so cresciùte i mène!

Scì, - grugnì l’uomo con incredulità - so fatt cice ca li chiànt e créscene!”.

La moglie gli passò allora le dita sugli occhi per dargliene la prova e, nel sentirsi toccare le palpebre, il marito le sollevò e riacquistò la vista.

Felici per i prodigi dei quali erano stati beneficiati, Savastiène e Nastasìe, capendo che l’artefice di essi non poteva che essere u Bambenèll appena nato, si avviarono verso la grotta per adorarLo, portandogli in dono pène, pizz e palatèll.