Nu pòvere cafone di nome Ntònieaveva un numero di figli così elevato che non riusciva neppure a ricordare i nomi di tutti. Avvicinandosi la festa patronale, le femmine più grandi, ormai signorinelle, gli si misero intorno con moine e lo spinsero a comprare a credito delle stoffe per permettere loro di fare bella figura apprèss la Madònn. Giacché c’era, Ntònie pensò di rimettere a nuovo anche i figli maschi, la moglie e, perché no?, persino se stesso.
Così contrasse debiti k’u pannaccère, u cuscetòre da uome, la maiéstre da fémmene e u scarpère, senza contare u nioziànt di generi alimentari e u chianchére, che gli facevano credito da un anno all’altro. A tutti promise di pagare a i metènn, periodo in cui solitamente riusciva a racimolare qualcosa in più dello stretto necessario.
Finita la staggione, con quel poco che era riuscito a scanzà, poté saldare i conti solamente con i rifornitori de cose da magnià, ma, per il resto, non gli avanzò mank na lire pe ppeccecarcela mpront.
Messo alle strette dai creditori, Ntònie, siccome la Mort pèie a tutt, finse d’avé nu tòk e di lasciare la famiglia in mezzo alla strada.
Nel seguire u mòrt, sia la moglie che i figli, istruiti a dovere, piangevano in modo così accorato da stracciare i cuori più duri.
Vedendo passare il feretro, tutti i creditorisi fecero il segno della croce e mormorarono:
“Sia santa benedétt!”, che era un modo per dire che si rimettevano i debiti al defunto.
L’unico a non pensarla in questo modo fu u scarpère che disse tra sé e sé:
“A i mòrt i scarp nne ssèrvene. Quidd sò bèll nuve nuve e, seccome Ntònie n’ancore me li pèie, stanòtt vaie a u campesant e ce li léve”.
Per la notte la bara fu deposta, aperta, nella camera mortuaria, con quattro ceri accesi agli angoli. Senonché, ritenendolo il posto più sicuro, fu proprio lì che tre briganti andarono a dividersi il bottino.
Fatte le parti, alla fine rimase un anello di grande valore che tutti e tre pretendevano per sé. Per non mettersi a litigare, decisero che se lo sarebbe aggiudicato chi avesse terziète, cioè centrato, ke nu sòld l’occhio del morto.
Sentendo questo Ntònie, che fino allora era rimasto immobile nella bara, si mise a strillare come un ossesso e poi, togliendosi le scarpe, le tirò dietro ai briganti che se la stavano dando a gambe, abbandonando per terra il bottino che stavano spartendosi.
Uscito poi da u tavùte, il nostro redivivo prese il lenzuolo che gli aveva fatto da sudario e cominciò a metterci dentro il denaro e i gioielli dei briganti.
In quel mentre arrivò u scarpère il quale recuperò le scarpe vicino alla porta e poi, vedendo Ntònie intento a raccogliere tutto quel ben di Dio, avanzò qualche pretesa di spartizione, ma l’ex morto lo bloccò dicendo:
“Tutt’al più te pèie i scarp! I vì, quist sò i sòld, damm i scarp e vide addove ha iì a sunà!”.
Andato via lo scarparo, Ntònie finì quello che aveva cominciato a fare e poi tornò a casa dove la moglie e i figli lo aspettavano per decidere il da farsi.
Ma ormai non c’erano più problemi perché, essendo morto povero e risorto ricco, il nostro ex cafone pagò tutti i debiti e visse agiatamente, insieme alla sua famiglia, per tutta la vita.




