C’era una volta un ragazzino soprannominato Stagnarìll perché passava la maggior parte del tempo a giocare a stagnetti con i compagni.
Un giorno, distogliendolo dal gioco, lo chiamò la madre e, mettendogli in mano dei soldi ed una bottiglia, lo mandò a comprare dell’olio. Per strada, però, Stagnarìll incappò di nuovo nei compagni che aveva appena lasciato e così, dimentico dell’acquisto da fare, riprese a giocare con loro.
Fu preso talmente dal gioco che ad un certo punto, avendo perso tutt i stagnarìll in suo possesso, ne comprò degli altri e, un soldo dopo l’altro, gli scivolò dalle mani tutto il denaro che la mamma gli aveva dato per l’olio. Sapendo che, se fosse tornato con la bottiglia vuota, avrebbe ricevuto un sacco di legnate, gli venne l’idea di riempirla di pipì.
Quando vide il figlio rientrare, la donna, nel rimproverarlo per il ritardo, gli prese dalle mani la bottiglia senza fare però troppo caso alla qualità del contenuto. Stagnarìll s’illuse perciò di averla fatta franca e corse di nuovo fuori a giocare con i compagni.
Ad una certa ora della tarda mattinata la mamma preparò una bella fetta di pane e pomodoro, la condì con sale ed olio, e chiamò il figlio per dargliela, ma Stagnarìll, intuendo quale olio era stato utilizzato per il condimento, scappò via gridando:
“Ne nne vòie pisciète mì, ne nne vòie piscète mi!”.
Naturalmente riuscì a farla franca la per là, ma le prese inevitabilmente quando dovette rientrare a casa per l’ora tarda.




