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Una donna, avendo un figlio sciocco e fannullone, pensò di provare a vedere se era buono almeno a fare u pannaccère, e cioè il venditore ambulante di stoffe. Così gli comprò all’ingrosso un bel taglio di tela e lo mandò in giro a rivenderla al minuto, però gli raccomandò di non darla a chi parlava troppo perché avrebbe potuto imbrogliarlo.

Il ragazzo si mise in giro per le strade gridando:

Chi vo’ la téle, bèlli fe’!?,

ma, se qualche donna interessata all’acquisto lo chiamava, pensando che avesse parlato già troppo, faceva finta di non aver sentito e tirava dritto.

Alla fine arrivò in un parco dove c’era una statua raffigurante una donna seminuda. U pannaccère pensò subito che aveva bisogno di stoffa per coprirsi e inoltre, vedendola così zitta, ritenne che si poteva fidare, perciò le chiese se voleva comprare la téle.

Siccome non rispondeva, il ragazzo disse:

A te te la vòie proprie dà pecché ha parlète poche!.

Così gliel’avvolse intorno come una veste e chiese:

Quann m’ha paià?.

Crà, crà!”, fece eco alla domanda una cornacchia che aveva il suo nido sull’albero dietro la statua.

U pannaccère, soddisfatto dell’affare, tornò a casa e raccontò alla madre che aveva venduto la tela ad una donna che aveva parlato poco e niente e che l’avrebbe pagato l’indomani.

Il giorno dopo tornò dalla statua a chiedere:

Quann m’ha paià?

Crà, crà!”, fece anche di nuovo la cornacchia.

Al che, cominciando ad infuriarsi, u pannaccère se ne andò via minacciando:

 Vide ca se ne mme pèie mank cra, so uèie!”.

Il terzo giorno, avendo sentito la cornacchia ripetere: “Crà, crà!”, il ragazzo, persa del tutto la ragione, afferrò una grossa pietra e la lanciò contro la statua che cadde in pezzi, ma da essa vennero fuori, a sorpresa, tanti marenghi forse lì nascosti dai briganti.

Dicendo tutto soddisfatto:

Finalmènt m’ha paiète!”, u pannaccère mise il tesoro nella tela, se lo caricò sulle spalle e tornò a casa.

Vedendolo con tutti quei soldoni, la madre prima nascose il denaro e poi disse al figlio di mettersi sotto il balcone. Dall’alto gli fece quindi cadere addosso una pioggia di fichi secchi ed uva passa e, quando il ragazzo le chiese, a bocca piena, cosa stesse succedendo, rispose:

Nènt, fìgghie mi! Stann sciuccànn fucrasìk e iuva pàssele!.

Benché gli avesse raccomandato di tenere la bocca chiusa, nei giorni successivi il figlio si vantò con qualcuno di aver ucciso una donna e di averle portato via un sacco di soldi. Essendo giunta la notizia alle autorità, il ragazzo fu prelevato dai carabinieri e portato davanti al maresciallo.

Accorse subito la madre che raccontò che suo figlio era scemo e non sapeva neppure lui quello che diceva e, per dimostrarlo, gli chiese davanti a tutti:

Quallu iorn fuss accise a quédda fémmene?”.

Sentendolo rispondere:

U iorn ca sciuccavene fucrasìk e iuva pàssele!”, il maresciallo si convinse che il ragazzo diceva un sacco di sciocchezze e lo prosciolse senza indagare oltre.