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C’era una volta una vedova con una figlia così bella che fece perdere la testa persino a nu scazzamurrèll. Infatti, dal primo istante che la vide, il folletto si mise a ronzarle intorno per tutto il giorno, mentre di sera si appostava sul tetto della casa e prendeva a sassate i giovanotti che si azzardavano a fare la loro comparsa nella strada dove abitava la sua bella.

Quando si fu liberato di tutti i rivali, il folletto divenne ancora più audace e cominciò a dare alla ragazza pizzicotti di qua e di là, svegliandola persino nel cuore della notte.

Non potendone più, la ggione si confidò un giorno con la madre che, pensando di trarre profitto dalla situazione, le suggerì di chiedere a u scazzamurrèll di portarle dei coperchi; infatti aveva sentito dire che, nel gergo dei folletti, i coperchi erano marenghi e invece, se uno chiedeva marenghi, si vedeva portare dei coperchi.

Quando la notte tornò il folletto a farle la corte, la ragazza disse che avrebbe corrisposto al suo amore solo in cambio di coperchi. U scazzamurrèll non si fece affatto pregare e, da quella sera in poi, si presentò sempre con qualche marengo dint la saccòcce.

Divenuta ricca in breve tempo, la ggione cominciò ad avvertire il peso di quella innaturale relazione, perciò un giornochiese come fare per liberarsi del fastidioso folletto alla madre che le suggerì di domandargli cosa gli piacesse mangiare.

Siccome alla domanda u scazzamurrèll aveva risposto che il suo piatto preferito erano i scurpèll, seguendo le istruzioni materne, la ragazza prese la farina e cominciò a impastarla sotto lo sguardo bramoso del folletto. Poi versò l’olio dint la cavedère e accese il fuoco.

Appena l’olio cominciò a sfrigolare, prese ad immergervi i scurpèll a vvune a vvune. Iéss friéve e u scazzamurrèll magnève, e ne mangiò tante che fu necessario preparare un altro impasto.

Quando fu tutto pronto per la seconda frittura, la ragazza chiese al suo innamorato di controllare se c’era bisogno di altro olio ma, appena lui si chinò sope la cavedère, lo sollevò per i piedi e ve lo spinse dentro, facendogli fare la fine de na scurpèll.