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Si racconta che una sera, dopo una giornata molto faticosa, mangiato un mezzo piatto di pasta e ceci e lasciati gli avanzi sulla tavola, una moglie ed un marito, uno più stanco dell’altro, andarono a letto più morti che vivi.

Si erano appena infilati sotto le lenzuola, quando, spento il lume, dal chiarore lunare che trapelava dalla fessura, si resero conto di aver dimenticato di chiudere la porta.

Va’ a chiude la pòrt! - fece lei al marito - Iì stèng tròpp strak!

Va’ tu! - ribatté l’uomo - Iì é zappète tutt u iorn e stèng proprie accise!”.

Tu pe me e iì pe te, nessuno dei due volle alzarsi e, poiché erano troppo stanchi per mettersi a litigare, stabilirono che si sarebbe alzato per chiudere la porta chi dei due avesse parlato per primo.

Così, con la testa sotto le coperte, zitt tu e zitt iì, trascorsero una notte insonne, tutti e due ben decisi a non aprire bocca per nessun motivo.

Sul far dell’alba, marito e moglie, ancora ben desti, avvertirono dei rumori sospetti per la stanza, ma né l’uno né l’altra, zitt tu e zitt iì, tirarono fuori la testa. Poi si sentì il raschiare di un cucchiaio contro un piatto, come se qualcuno stesse facendo piazza pulita degli avanzi, ma né il marito né la moglie, zitt tu e zitt iì, aprirono bocca. Infine l’uomo sentì toccarsi i baffi e subito dopo udì dei passi felpati fare il giro del letto per spostarsi dalla parte della moglie.

Ma ormai era giorno fatto e cominciavano a sentirsi per strada le voci dei più mattinieri. E fu proprio per questo motivo che, chiunque fosse, il misterioso visitatore si allontanò dal letto ed uscì dalla porta con un sacco sulle spalle.

La moglie a questo punto esclamò:

Finalmènt è fenute quésta bèlla nuttète!”.

Al che il marito le fece:

Ah, ha parlète, porca frechète, e mo aiàvezete e va’ a chiude la port!”.

E, per concludere, quando finalmente si levarono dal letto, trovarono la casa saccheggiata.