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èche sm. ago, arnese che le donne dovevano un tempo saper maneggiare (“La fémmene adda sapé métt u pónt”), con tutti i lavori di rattoppo e riadattamento che c’erano da fare in casa; di chi era priva di tale virtù si diceva: “Nsèpe mank tené l’èche mmène!”.

“E dall!” escl. “E dagli!”

èdere sf. edera // Prov.: “L’èdere addóve ciattàk móre”.

èfes f. afa estiva.

E’ fféss!escl. “Che guaio!”, “Accidenti!”, “Caspita!” od altro, a seconda dei contesti.

éia v. devo; introduce inoltre azioni future (“L’eia fa crammatìne”: Lo devo fare - o lo farò - domattina).

èleche sf. elica // “Accuscì la ggire l’èleche!”, si dice a volte di persone che agiscono a capriccio.

Embè? int. “Ebbene?”.

Emméne! escl. “E dai!”, “Suvvia!”, “Smettila!”.

E mmó?escl. “E adesso?”; trova spesso completamento in: “k’te fa?” espresso o sottinteso.

E ndrànghete!escl. è usata per rintuzzare ennesime allusioni: “Ec-co un altro colpo!”, “E continua!”.

énnece sm. guscio d’uovo che viene posto nel pollaio per indurre, per imitazione, le galline pigre a fe.

èrpece sf. erpice (accr.: èrpecione), attrezzo agricolo dentato per spianare il terreno dopo l’aratura, estirpando, nel contempo, le erbacce.

èrpecià (-ète) v. passare il terreno con l’èrpece.

èsprèss:1) agg. espresso (di caffé, treni, lettere, ecc.) - 2) avv. espressamente, con immediatezza (“Vó ièss servùte esprèss!”)

èssènd ca... loc. poiché, siccome; introduce circostanze causali.

èttere sm. ettaro, estensione pari a 10.000 mq. // Accanto a questa che è la misura agraria ufficiale, sopravvivono quelle tradizionali, in part. verzùre e pass (vd.).

e tutt loc. e tutto (magniàrce scòrce e tutt: mangiare frutto e buccia); ccattà fatt é tutt (comprare bell’e fatto, in part. di abiti confezionati).

éuèle agg. o avv. uguale, la stessa cosa (“Iè éuèle”: Fa lo stesso).