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Non sempre chi prende in giro il prossimo è titolato a farlo: “La brutta davanti alla porta fa sberleffi ai passanti”
Variante: La brutt annànz la pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario a chi pass li dà na bbòtt. Idem: “La brutta prende in giro e la fetente schifa”.
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vita, ma anche del carico dei debiti: “La campana paga tutti”.
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peso: “La carne si pesàpesà-ète · con bilanceApri nel vocabolario ad once e non a quintali”.
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ristretta cerchia familiare: “La carne fa la carne e l’amicizia fa le corna”
Già il greco Esiodo avvertiva: “Non considerare l’amico al pari di un fratello”.
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Filosofia da scansafatiche: “La carne fa la carne, il vino fa il sangue e la fatica fa gettare il sangue”.
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ridotto a pelle ed ossa: “La carne lontana dalle ossa luccica”.
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neppure Cristo”.
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ladro e la donna puttana”.
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Corte si chiama corta, ma è lunga”.
La coòrz ’i ciucce dure poche. 1 ciuchi hanno respiro corto: “La corsa degli asini dura poco”. La cuccuvàiecuccuvàiecivettaApri nel vocabolario: vièteviètebeatoApri nel vocabolario addova pose e trist addbv’ammìre. Un tempo, quando le civette erano numerose persino in paese,
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era diffusa la credenza: “La civetta porta fortuna alla casa su cui
posa e sfortuna a quella verso cui guarda”.
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L’accondiscendenza rende la figlia libertina.
La cumpagnìecumpagnìecompagniaApri nel vocabolario l’ha criète DdîeDdieDioApri nel vocabolario. La compagnia l’ha creata Dio.
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ora è larga ed ora è stretta”.
In situazioni incresciose l'imbarazzo lo si prova in due.
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e ne mme ne ngòzz, e ne mme ne ngòz!
Ritornello da scansafatiche: “La fatica si chiama zucca: e a me non va giù, e a me non va giù!”. Rinunciare al riposo festivo non risolve alcun problema: “Il lavoro del giorno di festa non ti calza e non ti veste”.
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categoricamente: “Il lavoro non è vergona; vergogna è l’ozio”.
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trova dolce anche l'amaro”,
ilttela a mmère ke tutt i pann. Se ancora nubile: “La donna a quarant'anni gettala in mare con tutti i panni” // Con pann si allude al corredo che, preparato un tempo con largo anticipo, restava in qualche caso inutilizzato.
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è noto il caso di Eva la quale, tentata dal demonio, colse il frutto
proibito offrendolo anche ad Adamo che, nella vicenda, ebbe un ruolo del tutto secondario.
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se nne Ila tùzzele ne nsòne.
Similitudine delle più efficaci: “La donna è come una campana: se non la sbatacchi non suona”.
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iè bbèll da fórefórefuoriApri nel vocabolario, ma dint té la mmaiàgnemmaiàgnemagagnaApri nel vocabolario.
Spesso le apparenze ingannano: “La donna è come una castagna: è bella da fuori, ma dentro ha la magagna”.
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cènt n’arrìvene e cènt ce stùiene la facce.
La donna è come un asciugamano: cento ne arrivano e cento si asciugano la faccia.
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se sta stutòte tègnetègnetingereApri nel vocabolario e se sta ppiccète coce.
La donna è come il carbone: se è spento tinge e se è acceso scotta // Un proverbio di Vico dice la stessa cosa degli uomini.
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e la ialline ha frechètefrechèteguastoApri nel vocabolario a la fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario.
La donna, il demonio e la gallina: “La donna ha imbrogliato il diavolo e la gallina ha fregato la donna”, in quanto con l’uovo non ripaga spese e fastidi che procura.
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quann iè spusète, té sètt lénglénglinguaApri nel vocabolario e mézemézemezzo litro (na méze d’ vine) - 2) agg. metàApri nel vocabolario vràccevràccebraccio/aApri nel vocabolario.
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Divenuta moglie, la donna sfodera spesso la lingua: “La donna,
quando è fidanzata, ha mezza lingua e sette braccia; dopo che si è sposata, ha sette lingue e mezzo braccio”.
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moto dal veloce girare di una ruota leggera).
Fissarsi in un’idea è una cosa peggiore di una malattia. La fest iè d’u paisènepaisènepaesanoApri nel vocabolario.
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circonvicini circola il detto: “/è sciùtesciùteuscitaApri nel vocabolario a cazz la fèstfèstfestaApri nel vocabolario "La Prucìne”, che, nèllnèllanelloApri nel vocabolario’evidenzare la delusione dei visitatori se, per cattivo tempo od altro, la nostra festa patronale avesse deluso le
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aspettative, sottolinea, nello stesso tempo, la considerazione di
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ferma a covare, non fa nascere pulcini”.
Di chi si attribuisce meriti altrui: “La gallina fa l’uovo e il gallo si sventola il sedere surriscaldato”. Non aspettarsi l'impossibile: “La gallina non fa mai due uova”. Di chi tende a nascondere le proprie magagne: “Il gatto evacua e copre gli escrementi”. Di chi è soggetto a rapidi sbalzi di umore: “La gatta di zia Maria una volta piange ed una volta ride!”. La iàttiàttgattoApri nel vocabolario nne Ila canòscecanósceconoscereApri nel vocabolario chi nne Ila cuntràttcuntràttcontrattoApri nel vocabolario. Anche i gatti hanno un loro carattere: “Il gatto non lo conosce chi non ci ha a che fare”. La iatt, pe la fùriefuriefuriaApri nel vocabolario, ha fatt i figghie ke Il’òcchie cechètecechèteciecoApri nel vocabolario. Un invito a non precipitarsi: “La gatta, per la fretta, ha fatto i figli con gli occhi ciechi”. La ièreveièreveerbaApri nel vocabolario ca nne vvu all’òrtòrtortoApri nel vocabolario nasce. Nell’orto nasce l’erba che non vorresti nascesse. La léggelèggeleggereApri nel vocabolario ce chième léggelèggeleggereApri nel vocabolario, ma iè pesant. Il detto gioca sull’omofonia dialettale tra legge e leggero: “La legge si chiama leggera, ma è pesante”. La léggelèggeleggereApri nel vocabolario sta mmòne a i préputènt. La legge sta in mano ai potenti ed ai prepotenti. La léna stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario la dderrìzz u foche. Il legno storto lo raddrizza il fuoco. La lèna stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario stòrce u fasce. Il cattivo esempio è contagioso: “Il legno storto storce il fascio”. La lènglénglinguaApri nel vocabolario batt dove ce sta u delòredelóredolore: delóre d’chèpe (mal di testa)Apri nel vocabolario. La lingua batte dove c’è il dolore. La lénglénglinguaApri nel vocabolario ne nté iòss e iòss ròmprómprompereApri nel vocabolario. Sul male che possono fare le parole: “La lingua non ha ossa, ma rompe le ossa”. La lénglénglinguaApri nel vocabolario tàgghietàgghietaglioApri nel vocabolario e cosce. “La lingua taglia e cuce”, e quella d’i mmalaléng è una vera e propria sartoria specializzata.
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Parlare è per la lingua un bisogno fisiologico: “La lingua si trova nel bagnato e non può fare a meno di parlare”.
La MadònnMadònnMadonnaApri nel vocabolario ‘i Neurnète iè spaccone! La Madonna dell’Incoronata ci tiene alla bella figura / Il detto si riferisce al fatto che la festa patronale è di solito accompagnata da un bel sole, dal che si direbbe che la Madonna ci tenga a sfilare con quella solennità alla quale la pioggia sarebbe di disturbo. La mamm iè u mant ’la caretà. La mamma è un mantello di carità e di perdono. La mecìziemecìzieamiciziaApri nel vocabolario k’u scope dure poche. L’amicizia con lo scopo dura poco. La mecizie nn’è mmbie supèrchiesupèrchiesoverchioApri nel vocabolario. L’amicizia non è mai superflua. La medecine p'i call: scarp larie. Come suggerisce un noto slogan, è meglio prevenire che curare: “La medicina per i calli: scarpe larghe”. La mènamenà-ète · spingere innanzi gli animali con grida e persosseApri nel vocabolario vertudòse té sèìmp da fa qualchéccòse. La mano virtuosa ha sempre qualcosa da fare. La menèstramenestràscodellareApri nel vocabolario ncavedète nsèpe cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario accome e prime. La minestra riscaldata non ha più il sapore di prima. La misèrie iè ccome e na malatìemalatìemalattiaApri nel vocabolario: nce léve mèiemèiemaiApri nel vocabolario da ngòllngòlladdossoApri nel vocabolario. La miseria è come una malattia: non te la scrolli mai di dosso. La misèrie iè na brutta bèstie. La miseria è una brutta bestia // Sul tema va detto che, nell’Eneide Virgilio colloca la miseria tra i mostri a guardia dell’ Ade. La mmélammelàaddolcire con miele (mmelà i nèvele)Apri nel vocabolario cumpagniìe pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario a la mmbla vie. La cattiva compagnia porta su una cattiva strada.
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La MadònnMadònnMadonnaApri nel vocabolario ‘i Neurnète iè spaccone!
La Madonna dell’Incoronata ci tiene alla bella figura / Il detto si riferisce al fatto che la festa patronale è di solito accompagnata da un bel sole, dal che si direbbe che la Madonna ci tenga a sfilare con
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La mamma è un mantello di carità e di perdono.
La mecìziemecìzieamiciziaApri nel vocabolario k’u scope dure poche. L’amicizia con lo scopo dura poco. La mecizie nn’è mmbie supèrchiesupèrchiesoverchioApri nel vocabolario. L’amicizia non è mai superflua. La medecine p'i call: scarp larie. Come suggerisce un noto slogan, è meglio prevenire che curare: “La medicina per i calli: scarpe larghe”.
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La mènamenà-ète · spingere innanzi gli animali con grida e persosseApri nel vocabolario vertudòse té sèìmp da fa qualchéccòse.
La mano virtuosa ha sempre qualcosa da fare.
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La menèstramenestràscodellareApri nel vocabolario ncavedète nsèpe cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario accómeaccóme“Té la chèpa tòst accóme e nu mule · “Accóme fa ffa t’hanna sèmp tredecà!”Apri nel vocabolario e prime.
La minestra riscaldata non ha più il sapore di prima.
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La misèrie iè ccome e na malatìemalatìemalattiaApri nel vocabolario: nce léve mèiemèiemaiApri nel vocabolario da ngòllngòlladdossoApri nel vocabolario.
La miseria è come una malattia: non te la scrolli mai di dosso.
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La misèrie iè na brutta bèstie.
La miseria è una brutta bestia // Sul tema va detto che, nell’Eneide Virgilio colloca la miseria tra i mostri a guardia dell’ Ade.
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La mmélammelàaddolcire con miele (mmelà i nèvele)Apri nel vocabolario cumpagniìe pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario a la mmbla vie.
La cattiva compagnia porta su una cattiva strada.
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Una cattiva nomea è dannosa come dieci anni di cattivo raccolto.
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Più rimesti le feci e più esse danno cattivo odore.
La mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario a chi ttòk. La morte a chi tocca // Il detto costituisce la battuta saliente di un aneddoto che ha per protagonista una moglie che, per abbindolare il marito, giunse a dire che avrebbe dato per lui anche la vita. Volendola mettere alla prova, una sera l’uomo incaricò un amico di introdurre di notte in casa, attraverso w iattaràle, una tartaruga con sopra una candela accesa. Una volta dentro, l’animale si diresse verso il letto dove il marito, fingendosi terrorizzato, svegliò la moglie, le indicò quella strana luce in avvicinamento e disse che era la Morte che veniva a prendere lui, a meno che lei non fosse stata disposta a morire al suo posto. Al che la
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vita. Volendola mettere alla prova, una sera l’uomo incaricò un amico di introdurre di notte in casa, attraverso w iattaràle, una
tartaruga con sopra una candela accesa. Una volta dentro, l’animale si diresse verso il letto dove il marito, fingendosi terrorizzato, svegliò la moglie, le indicò quella strana luce in avvicinamento e disse che era la Morte che veniva a prendere lui, a meno che lei non fosse stata disposta a morire al suo posto. Al che la donna esclamò: “MarìtemarìtemaritoApri nel vocabolario mi, la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario a chi ttòk!”.
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Persino la morte può presentare, in qualche caso, un risvolto positivo: “La morte frega me ed io frego i debiti!”.
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probabilmente ci sarebbero ben altri problemi.
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morte non guarda in faccia nessuno”.
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viene a trovarti ovunque tu sia”.
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equilibrata afferma: La mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario a chi sconce e a chi cconce.
La mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario va truvann la ccasiòneccasióneoccasioneApri nel vocabolario. La morte cerca solo un pretesto. La mugghiéra bbèll fa u marite chernute. “La moglie bella rende cornuto il marito”, soprattutto nel caso in cui quest’ultimo sia molto più vecchio di lei. La mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario d’u mariòle nne rrire sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario. Chi vive pericolosamente ruba la serenità ai congiunti: “La moglie del ladro non ride sempre”. La mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario iè mézemézemezzo litro (na méze d’ vine) - 2) agg. metàApri nel vocabolario pènepènepaneApri nel vocabolario. “La moglie è mezzo pane”, nel senso che ne assicura la metà. La néva marzaiólemarzaióledel mese di MarzoApri nel vocabolario dure quant la sòceresòceresuocero/aApri nel vocabolario ke la nérenéreneroApri nel vocabolario. La neve di Marzo dura quanto l'armonia tra suocera e nuora. La nòtt pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario cunsìgghie. Una bella dormita rischiara le idee: “La notte porta consiglio”. La nzalètenzalèteinsalataApri nel vocabolario rèperèperapaApri nel vocabolario u stommeche. “L’insalata apre lo stomaco”, stuzzicando l’appetito // In proposito, racconta un aneddoto che un invitato prese una volta ad elogiare l’insalata postagli davanti con espressioni del tipo: “Cumpà, è bónebónebeneApri nel vocabolario sta nzalètenzalèteinsalataApri nel vocabolario: te rèperèperapaApri nel vocabolario pròprie u stòmmechestòmmechestomacoApri nel vocabolario!” “Eh, cumpà, - rispose l’ospite che non aveva altro da portargli in tavola — quéstquéste pron. questo (pl. quist)Apri nel vocabolario te lu rèperèperapaApri nel vocabolario e quéstquéste pron. questo (pl. quist)Apri nel vocabolario te lu chiude!”. La pagghie, avvucìne u foche, ciappìcce. Per evitare complicazioni, è bene che i due sessi mantengano le distanze di sicurezza: “La paglia, vicino al fuoco, s’infiamma”. La paròleparóleparola/e (dice paróle: rimproverare qualcunoApri nel vocabolario iè pardle e vvèle cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario de nu strumèntstrumèntstrumentoApri nel vocabolario. Della parola data se ne faceva e se ne fa, di solito, una questione d’onore: “La parola è parola e vale più di un contratto legale”.
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La mugghiéra bbèll fa u marite chernute.
“La moglie bella rende cornuto il marito”, soprattutto nel caso in
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Chi vive pericolosamente ruba la serenità ai congiunti: “La
moglie del ladro non ride sempre”.
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La mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario iè mézemézemezzo litro (na méze d’ vine) - 2) agg. metàApri nel vocabolario pènepènepaneApri nel vocabolario.
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La nòtt pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario cunsìgghie.
Una bella dormita rischiara le idee: “La notte porta consiglio”. La nzalètenzalèteinsalataApri nel vocabolario rèperèperapaApri nel vocabolario u stommeche. “L’insalata apre lo stomaco”, stuzzicando l’appetito // In proposito, racconta un aneddoto che un invitato prese una volta ad elogiare l’insalata postagli davanti con espressioni del tipo:
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La paròleparóleparola/e (dice paróle: rimproverare qualcunoApri nel vocabolario iè pardle e vvèle cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario de nu strumèntstrumèntstrumentoApri nel vocabolario.
Della parola data se ne faceva e se ne fa, di solito, una questione
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persino nèllnèllanelloApri nel vocabolario’occhio del morto”.
Su teoria e pratica: “La pratica rompe la grammatica”. A chi vuol fare del bene non occorre andare troppo lontano: “La prima carità: guardati intorno!”.
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la second ce perdone e la tèrz ce bastone.
Sulle mancanze filiali: “La prima si condanna, la seconda si perdona e la terza si bastona”.
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la second signora chiamète, la tèrz iè pe devertemènt. Prima, seconda e terza moglie: “La prima è scopa di casa, la seconda è chiamata signora, la terza è per divertimento”.
Sulle figlie femmine: “La prima è trattata da servetta, la seconda da signorinella”.
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A chi vuol fare del bene non occorre andare troppo lontano: “La prima carità: guardati intorno!”.
La prime ce cundann,
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ma la séreséresera - 2) sm. sieroApri nel vocabolario l’adda chiude u patrónepatrónepadroneApri nel vocabolario. Alle cose tue badaci tu: “La bottega la può aprire il dipendente, ma di sera deve essere il padrone a chiuderla”.
La raggione ce dà a i féssféssstupidoApri nel vocabolario. Il detto fa sì che non sempre chi si sente dar ragione sia soddisfatto del fatto: “La ragione si dà agli stupidi” // A San Severo si dice: La raggione ce dà a i Tarmaggiurìse. La raia canine vé da u pènepènepaneApri nel vocabolario e da u vine. Non bastano due cuori e una capanna per assicurare la felicità coniugale: “In casa ci si comporta da cani arrabbiati quando mancano pane e vino”, La ramégneramégnegramignaApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario la tàgghietàgghietaglioApri nel vocabolario e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario crésce. L’erba cattiva è tenace: “La gramigna più la tagli e più cresce”. La rànnelerànnelegrandineApri nel vocabolario spak la cunfine. La grandine cade in zone delimitate da precisi confini. La rasce iè pègge de la carastìecarastìecarestiaApri nel vocabolario. Poiché, cancellando il senso dei limiti, ingenera illusioni e abitudini sconsiderate: “L’abbondanza è peggiore della carestia”. La recadùterecadùtericaduta in una malattia (fa la recadùte)Apri nel vocabolario iè pègge de la malatìemalatìemalattiaApri nel vocabolario. La ricadura è peggiore della malattia. La recchéz iè na cavezéttcavezéttcalzaApri nel vocabolario: chi ce la léve e chi ce la méttméttmettereApri nel vocabolario. “La ricchezza è come una calza: chi se la toglie e chi la mette”, e cioè passa rapidamente di mano in mano, anzi di piede in piede. La recchézzrecchézzricchezzaApri nel vocabolario ne gniè de chi ce la fa, ma de chi ce la ibde. Su ricchezza e piacere che essa può procurare: “La ricchezza non è di chi se l’acquista, ma di chi se la gode”. La rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario de lu varónevaróneavaroneApri nel vocabolario ce la fréchefréchegran quantità (na fréche d’sòld)Apri nel vocabolario u sciampagnònesciampagnónespendaccioneApri nel vocabolario. Idem: “La roba accumulata dall’avaro la sperpera lo sprecone”.
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Il detto fa sì che non sempre chi si sente dar ragione sia soddisfatto del fatto: “La ragione si dà agli stupidi”
A San Severo si dice: La raggione ce dà a i Tarmaggiurìse. La raia canine vé da u pènepènepaneApri nel vocabolario e da u vine. Non bastano due cuori e una capanna per assicurare la felicità coniugale: “In casa ci si comporta da cani arrabbiati quando mancano pane e vino”,
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La ramégneramégnegramignaApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario la tàgghietàgghietaglioApri nel vocabolario e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario crésce.
L’erba cattiva è tenace: “La gramigna più la tagli e più cresce”.
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La rànnelerànnelegrandineApri nel vocabolario spak la cunfine.
La grandine cade in zone delimitate da precisi confini.
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La rasce iè pègge de la carastìecarastìecarestiaApri nel vocabolario.
Poiché, cancellando il senso dei limiti, ingenera illusioni e abitudini sconsiderate: “L’abbondanza è peggiore della carestia”.
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La recadùterecadùtericaduta in una malattia (fa la recadùte)Apri nel vocabolario iè pègge de la malatìemalatìemalattiaApri nel vocabolario.
La ricadura è peggiore della malattia.
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La recchéz iè na cavezéttcavezéttcalzaApri nel vocabolario: chi ce la léve e chi ce la méttméttmettereApri nel vocabolario.
“La ricchezza è come una calza: chi se la toglie e chi la mette”, e cioè passa rapidamente di mano in mano, anzi di piede in piede. La recchézzrecchézzricchezzaApri nel vocabolario ne gniè de chi ce la fa, ma de chi ce la ibde. Su ricchezza e piacere che essa può procurare: “La ricchezza non è di chi se l’acquista, ma di chi se la gode”.
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La rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario de lu varónevaróneavaroneApri nel vocabolario ce la fréchefréchegran quantità (na fréche d’sòld)Apri nel vocabolario u sciampagnònesciampagnónespendaccioneApri nel vocabolario.
Idem: “La roba accumulata dall’avaro la sperpera lo sprecone”.
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e la mmìdiemmìdieinvidiaApri nel vocabolario ce magne u mmediùsemmediùseinvidiosoApri nel vocabolario.
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precessióneprecessióneprocessioneApri nel vocabolario: da ddova aièsce ddàddàVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario trèsce.
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A volte succede che i beneficiati si rivoltano contro i benefattori:
“La serpe, se le togli il masso da sopra, ti salta in faccia”.
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Suocera e nuora non vanno d’accordo neanche un quarto d'ora.
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persino la Sacra Famiglia: “La Madonna non ha voluto nemmeno una suocera di zucchero!”.
Idem: “La goccia continua riempie d’oro la bacinella” Nel detto è possibile cogliere una punta d’invidia da parte dei braccianti agricoli nei confronti dei pochi fortunati che potevano un tempo contare su di un reddito fisso. Variante: La stizza continue aiénghie la tine.
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importante persino rispetto all’abitazione: “La terra fa la casa, ma la casa non fa la terra”.
Sulla pennichella pomeridiana: “La pancia piena cerca riposo”. Lo stomaco è un sacchetto: vi entra la casa con tutto il tetto // Variante: La vòkvókboccaApri nel vocabolario è stréttstréttstretto (strétt d’mène: avaro)Apri nel vocabolario: ce chèpechèpetestaApri nel vocabolario la chèsechèsecasaApri nel vocabolario ke tutt u tétttétttetto/iApri nel vocabolario.
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Reclamando di essere riempita ogni giorno: “La pancia ti costringe a darti da fare”.
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Se non metti un freno alle sue voglie: “La pancia ti toglie la camicia di dosso”.
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svantaggioso: “La talpa ha dato gli occhi per la coda”.
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veniva appoggiata, in occasione di un decesso, davanti alla porta
del defunto, in attesa di deporvi sopra la bara e dare inizio al funerale: “La portantina davanti alla porta non la vuole nessuno”.
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tema il poeta Terenzio affermava: “Senectus ipa est morbus” (La vecchiaia è essa stessa una malattia).
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darebbe nèllnèllanelloApri nel vocabolario’occhio e riceverebbe qualche visita indesiderata.
Non si può trascorrere l’esistenza chiusi in casa: “La strada appartiene al re e tutti dobbiamo farci la nostra figura”.
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e, se non la zappi, non vendemmi”.
Sulla brevità dell’esistenza: “La vita è una capriola”.
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L’accétt ngentelìsce l’àreveàrevealberoApri nel vocabolario.
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L’acqua ca ne nchède, nedle sta.
L’acqua che non cade, resta sospesa nel cielo // Per metafora: il castigo che non giunge immediatamente, prima o poi arriverà.
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L’acqua corr addóve sta la pennènzpennènzinclinazioneApri nel vocabolario.
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L’acqua corre dove c’è pendenza.
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L’acqua fréddfréddfreddoApri nel vocabolario te ncàvede e l’acqua càvedecàvedecaldoApri nel vocabolario te rrefrédd. Fenomeno verificabile durante le abluzioni mattutine: “L'acqua fredda ti riscalda e l’acqua calda ti raffredda”.
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L’acqua vréttvréttsporcoApri nel vocabolario ngrass u cavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario.
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alla bocca: “L'acqua sporca ingrassa il cavallo”.
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L’agghie fa murìmurìmorire (murì d’fèmeApri nel vocabolario i vèrmvèrmvermeApri nel vocabolario.
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ha riconosciuto virtù antisettiche ed ipotensive.
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L’agnèll mèremèremare (mère mère: lungo la riva del mareApri nel vocabolario pe desgrazie, la pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario pe giustizie.
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L’amóre d’u patrónepatrónepadroneApri nel vocabolario iè vine de fiàskfiàskinsuccessoApri nel vocabolario:
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a la mafìne iè bónebónebeneApri nel vocabolario e a la séreséresera - 2) sm. sieroApri nel vocabolario iè uàstuàstguastoApri nel vocabolario!
Sulla benevolenza dei padroni: “L'amóre dei padroni è come vino di fiasco: al mattino è buono e a sera è guasto”.
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L’amore iè ciéche.
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L’amore nce ccatt e nce vénnvénnvendereApri nel vocabolario.
L’amore è un dono che non ha prezzo: “L'amore non si compra e non si vende”.
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L’amóre ne nsènt cunsigghie.
Gli innamorati, oltre che ciechi, sono anche sordi: “L'amore non ascolta consigli”.
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L’ànema a Daîìe e la rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario a chi spètt.
Dopo morti: “L'anima a Dio e la roba a chi spetta per legge”.
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L’àreveàrevealberoApri nel vocabolario ca nne ddàddàVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario frutt pròst tàgghielu.
Meglio sgombrare il campo di ciò da cui non c’è da aspettarsi alcun utile: “L*albero che non dà frutto, taglialo presto”.
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L’àreveàrevealberoApri nel vocabolario pèk e u cacchie ce séksékmagroApri nel vocabolario.
Spesso sono i figli a pagare le colpe dei genitori: “L’albero pecca ed il ramo secca”.
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L’àreveàrevealberoApri nel vocabolario pezzùtepezzùteterminante a puntaApri nel vocabolario ciaspèttene a ttutt.
Sull’ineluttabilità della morte: “Gli alberi puntuti (e cioè i cipressi cimiteriali) ci aspettano tutti”. L’art ca fa ha paréparésembrareApri nel vocabolario. L'aspetto deve essere confacente al mestiere esercitato.
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L’art de tètetètepadreApri nel vocabolario iè mézemézemezzo litro (na méze d’ vine) - 2) agg. metàApri nel vocabolario mparète.
E fuor di dubbio che i figli d’arte partano avvantaggiati: “Il mestiere di babbo è per metà imparato”. L’art l’adda fa chi la sèpe fa. Per non poche attività occorre un’adeguata preparazione professionale: “Un mestiere lo deve esercitare chi lo conosce bene”.
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L’artist, pe la fèeme, ha pèrzpèrzpersoApri nel vocabolario la vist.
L'artista, per la fame, ha perso la vista // “Carmina non dant panem”, dicevano i latini, intendendo per carmina non solo i
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panem”, dicevano i latini, intendendo per carmina non solo i versi dei poeti, ma tutti i prodotti artistici in senso lato.
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Lass a mmurì e curr a parturì.
quest’ultima è sicuramente più importante: “Abbandona chi sta morendo per soccorrere la partoriente” // Tanta sollecitudine si spiega col fatto che, durante il parto, era ed è in gioco, oltre che la vita del nascituro, anche quella della partoriente, e ciò era tanto più vero quando il lieto ma pericoloso evento avveniva tra le pareti domestiche, con l’ausilio de la vammènevammènelevatriceApri nel vocabolario.
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LassàlassàlasciareApri nel vocabolario sta u mónnmónnmondo (all’atu mónn: nell’al di là)Apri nel vocabolario accómeaccóme“Té la chèpa tòst accóme e nu mule · “Accóme fa ffa t’hanna sèmp tredecà!”Apri nel vocabolario corr!
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Latt de vak, chèscechèscecacioApri nel vocabolario de pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario,
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recòttrecòttricotta (alla lett.: cotta due volte)Apri nel vocabolario de erèpe e pròvele de bùfelebùfelebufaloApri nel vocabolario.
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di capra e provola di bufala” / Variante: Recòttrecòttricotta (alla lett.: cotta due volte)Apri nel vocabolario de erèpe, casckavàlI de vak e pròvele de bùfelebùfelebufaloApri nel vocabolario.
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L’attrézz fa u màstremàstremaestro artigianoApri nel vocabolario.
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iè mézemézemezzo litro (na méze d’ vine) - 2) agg. metàApri nel vocabolario màstremàstremaestro artigianoApri nel vocabolario.
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L’èdereèdereederaApri nel vocabolario, addéve ciattàk, móremórearomaApri nel vocabolario!
LénelènelanaApri nel vocabolario, e vòie LènelènelanaApri nel vocabolario, pìigghie umbnn accómeaccóme“Té la chèpa tòst accóme e nu mule · “Accóme fa ffa t’hanna sèmp tredecà!”Apri nel vocabolario vénevénevena/e - 2) avenaApri nel vocabolario!Sulla tenacia del vero amore: “L’edera dove si attacca muore”
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Lena, prendi il mondo come viene!”.
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LénelènelanaApri nel vocabolario, e vòie LènelènelanaApri nel vocabolario, pìigghie umbnn accómeaccóme“Té la chèpa tòst accóme e nu mule · “Accóme fa ffa t’hanna sèmp tredecà!”Apri nel vocabolario vénevénevena/e - 2) avenaApri nel vocabolario!
Ad una Lena presente nella tradizione orale di un’area piuttosto vasta, sono indirizzati questo e il detto che segue: “Lena, cara
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LénelènelanaApri nel vocabolario, e vòie LénelènelanaApri nel vocabolario, quann a te te pass, a mme me vénevénevena/e - 2) avenaApri nel vocabolario!
Come sopra: “Lena, cara Lena, quando a te passa, a me viene!”. L’Ent Reform: prime t’allènt e pù te rreform. Detto scettico sui reali benefici prodotti dalla distribuzione di piccoli poderi effettuata dall'Ente negli anni cinquanta: “L’Ente di Riforma: prima ti allenta e poi ti riforma!”.
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Lére e Ilére, maccarùnemaccarónemaccheroneApri nel vocabolario matìnematìnemattinoApri nel vocabolario e séreséresera - 2) sm. sieroApri nel vocabolario!
Espressione d’invidia verso chi si gode i piaceri della tavola: “Lére e Ilére (allegria!): maccheroni mattina e sera!”.
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LéseneLéseneLesinaApri nel vocabolario, TarranóveTarranóvePoggio ImperialeApri nel vocabolario e La Prucìne:
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nne mmettènn iogghie assàassàassaiApri nel vocabolario se nnò te rruvìnerruvìnerovinaApri nel vocabolario!
Formuletta che, nel versare l’olio sul pane, si insegnava un tempo ai bimbi, al fine di abituarli a fare di esso un uso moderato: “Lesina, Poggio Imperiale e Apricena: non metterci troppo olio altrimenti ti rovini!”; allo stesso scopo mirava l’avvertimento: “L’égghie fa scìscìVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario i còzzechecòzzechecrosticina che si forma sulle ferite per essiccamento di sangue e pusApri nel vocabolario”, e cioè crosticine sulla pelle.
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Lèttlèttletto (menàrce da lu lètt: alzarsi in tutta fretta)Apri nel vocabolario de prèveteprèvetepreteApri nel vocabolario e tàvele de mònechemònechemonaco/iApri nel vocabolario.
Per godersi la vita: “Letto di prete e tavola di monaco”.
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L’ha capite la capescible?
Battuta che gioca sull’assonanza di: “L’hai capita?” con /a capesciole, che era una fettuccina di stoffa resistente usata un tempo per annodare i capi della biancheria intima.
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L’ha ffatt mamm e lu facce pure iù!
L’educazione va impartita con l'esempio che, se negativo, darebbe adito a giustificazioni inconfutabili: “Lo ha fatto mamma e lo faccio anch'io!” // Variante raccolta a San Severo: “L’ha fatt mamm, l’ha fatt zie, l’è fatt iù e bén fatt sie!”.
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Lìgne, lìgne, ligne, te vé fàgliefàglieprivoApri nel vocabolario stu desìigne!
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A chi agisce in modo subdolo, tentando un raggiro: “Legno,
legno, legno, ti va a vuoto questo disegno!”.
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L’Ent Reform: prime t’allènt e pù te rreform.
Detto scettico sui reali benefici prodotti dalla distribuzione di piccoli poderi effettuata dall'Ente negli anni cinquanta: “L’Ente di Riforma: prima ti allenta e poi ti riforma!”.
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Lìve u dòndònsignorApri nel vocabolario e crìsce la pèiepèiepagaApri nel vocabolario!
Un invito a venire al sodo: “Togli il don e aumenta la paga”. Lìvete tu ca me méttméttmettereApri nel vocabolario îù! “Togliti tu ché mi metto io!” si ribatte a volte a chi dice: “Livete!”. L’òcchie adda ièssièssessereApri nel vocabolario maridle. Un'esortazione agli apprendisti a carpire ai mastre i segreti dei quali sono spesso gelosi: “L’òcchio deve essere ladro”. L’òcchie d’u patrònepatrónepadroneApri nel vocabolario ngrass u cavall. L’occhio del padrone ingrassa il cavallo // Per curiosità va detto che Columella, in un trattato di agricoltura, nel I secolo d. C., e cioè circa 2000 anni fa, scriveva: Oculus domini saginat equum, il che è l’esatto corrispettivo del proverbio di cui sopra. L’éócchie nne fa còrncòrncornaApri nel vocabolario. A guardare non c’è niente di male: “L'occhio non fa corna”.
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L’òcchie vò la parta sò. Sull’importanza dell’apparenza: “L’occhio vuole la sua parte”. L’ógghieógghieolioApri nel vocabolario iè mézemézemezzo litro (na méze d’ vine) - 2) agg. metàApri nel vocabolario màstremàstremaestro artigianoApri nel vocabolario.
Per problemi di ingranaggi intasati: “L'olio è mezzo mastro”. L’ómeómeuomoApri nel vocabolario annanz a la fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario iè ccome nu fuffele annanz a favbgne ca, se nne ntòst, ke nu colp de vèntvènt“Póca pòlv ce la pòrt u vènt”Apri nel vocabolario lu fa iì a sbatt a PantènepantènestagnoApri nel vocabolario. Detto che avanza seri dubbi su quale dei due sia il vero sesso forte: “L'uomo davanti alla donna è come un fuscello davanti al favonio, che, se non oppone resistenza, manda a sbattere fino al Lago di Lesina”. L’éme ciapprèzz pe quédd ca vèle e nnò pe quédd ca té. L’uomo si apprezza per ciò che vale, non per ciò che possiede. L’òmeómeuomoApri nel vocabolario de vine nce pose e nciaffine. L’uomo di vino non diventa mai posato e garbato.
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Lìvete tu ca me méttméttmettereApri nel vocabolario îù!
“Togliti tu ché mi metto io!” si ribatte a volte a chi dice: “Livete!”.
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L’òcchie adda ièssièssessereApri nel vocabolario maridle.
Un'esortazione agli apprendisti a carpire ai mastre i segreti dei quali sono spesso gelosi: “L’òcchio deve essere ladro”.
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L’òcchie d’u patrònepatrónepadroneApri nel vocabolario ngrass u cavall.
L’occhio del padrone ingrassa il cavallo // Per curiosità va detto che Columella, in un trattato di agricoltura, nel I secolo d. C., e cioè circa 2000 anni fa, scriveva: Oculus domini saginat equum, il che è l’esatto corrispettivo del proverbio di cui sopra.
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L’éócchie nne fa còrncòrncornaApri nel vocabolario.
A guardare non c’è niente di male: “L'occhio non fa corna”.
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L’òcchie vò la parta sò.
Sull’importanza dell’apparenza: “L’occhio vuole la sua parte”.
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L’ògghieógghieolioApri nel vocabolario iè mézemézemezzo litro (na méze d’ vine) - 2) agg. metàApri nel vocabolario mastre.
Per problemi di ingranaggi intasati: “L'olio è mezzo mastro”.
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L’ómeómeuomoApri nel vocabolario annanz a la fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario iè ccome nu fuffele annanz a favbgne ca, se nne ntòst, ke nu colp de vèntvènt“Póca pòlv ce la pòrt u vènt”Apri nel vocabolario lu fa iì a sbatt a PantènepantènestagnoApri nel vocabolario.
Detto che avanza seri dubbi su quale dei due sia il vero sesso forte: “L'uomo davanti alla donna è come un fuscello davanti al favonio, che, se non oppone resistenza, manda a sbattere fino al Lago di Lesina”.
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L’éme ciapprèzz pe quédd ca vèle e nnò pe quédd ca té.
L’uomo si apprezza per ciò che vale, non per ciò che possiede.
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L’òmeómeuomoApri nel vocabolario de vine nce pose e nciaffine.
L’uomo di vino non diventa mai posato e garbato.
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L’ómeómeuomoApri nel vocabolario iè cacciatore.
L’uomo è cacciatore (di gonnelle). L’ómeómeuomoApri nel vocabolario pe la parle e la fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario pe ll’onòre. L’uomo si giudica in base alla capacità di mantener fédefédefedeApri nel vocabolario alla parola data e la donna per l’integrità dell’onore. L’ómeómeuomoApri nel vocabolario pe la paróleparóleparola/e (dice paróle: rimproverare qualcunoApri nel vocabolario e u vóvevóvebueApri nel vocabolario p’i còrncòrncornaApri nel vocabolario. L’uomo va preso per la parola e il bue per le corna Più esplicito è il corrispondente proverbio latino: “Verba ligant homines, taurorum cornua funes”, e cioè: “Le parole legano gli uomini, le funi le corna dei tori”. L’bme pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario la croce e la feommene lu méttméttmettereApri nel vocabolario nerdce. L’uomo porta la croce e la donna lo crocifigge. L’ome quann vò e la fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario quann tréve. Salvo iniziative che possano venir prese da parte del gentil sesso: “L'uomo si sposa quando vuole e la donna quando trova qualcuno che la richieda”. L’ome t’aiàveze e l’ome t'abbàsceabbàsced’abbassoApri nel vocabolario. Il marito t’innalza e il marito ti fa scendere nella considerazione sociale // In questa stessa raccolta sono presenti altri detti ove cambia il soggetto (La féemmene... o i figghie anziché l’ome...). L’ome té i pile mbàcce accome e u ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario. Affermazione femminista che fa un po’ da contrappeso ai tanti detti di marca maschilista: “L’uomo ha i peli in faccia come il ciuco” // Variante: L’Ome té i pile mpèttmpètt“L’ome té li pile mpètt ccóme e lu diàvele” · tené nu fónd mpèttApri nel vocabolario accome u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario. L’ome tè la schèleschèlescala/eApri nel vocabolario e déve arrìve la ppoie. Sui rapporti tra i due sessi: “L'uomo ha la scala e, dove arriva, l’appoggia”, come a dire che salta da un “appoggio” all’altro. L’ome valènt nne mmòre pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario. L’uomo valente non muore pezzente.
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L’bme pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario la croce e la feommene lu méttméttmettereApri nel vocabolario nerdce.
L’uomo porta la croce e la donna lo crocifigge.
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L’ome quann vò e la fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario quann tróve.
Salvo iniziative che possano venir prese da parte del gentil sesso: “L'uomo si sposa quando vuole e la donna quando trova qualcuno che la richieda”.
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L’ome t’aiàveze e l’ome t'abbàsceabbàsced’abbassoApri nel vocabolario.
Il marito t’innalza e il marito ti fa scendere nella considerazione sociale // In questa stessa raccolta sono presenti altri detti ove
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L’ome tè la schèleschèlescala/eApri nel vocabolario e déve arrìve la ppoie.
Sui rapporti tra i due sessi: “L'uomo ha la scala e, dove arriva, l’appoggia”, come a dire che salta da un “appoggio” all’altro.
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L’ome valènt nne mmòre pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario.
L’uomo valente non muore pezzente.
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L’óveóveuovo (tené l’óve ncróce: non riuscire a stare fermi)Apri nel vocabolario de la cummère sò cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario saporite.
Punto di vista da scroccone: “Le uova della comare sono più saporite”, perché si mangiano a sbafo.
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Lugghie: chèle u sélléone. A Luglio comincia il gran caldo: “Luglio: cala il solleone”. Luntène da l’òcchie, luntène da u core.
Sugli effetti della lontananza sull’amore: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.
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L’ùteme a cumparì iè Ciampacort!
Di ritardatari: “L'ultimo a comparire è Zampacorta!”.
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Lutt e cénnerecénnerecenereApri nel vocabolario nne Ilévene pénepènepaneApri nel vocabolario. Se decedono persone care: “Lutto e cenere non alleviano pene”. Luvèteluvètelievito per dare crescenza agli impasti di farinaApri nel vocabolario u dèntdèntdente (della boccaApri nel vocabolario, iè passète u delòredelóredolore: delóre d’chèpe (mal di testa)Apri nel vocabolario.
Certi rimedi sono risolutivi: “Tolto il dente è passato il dolore”. “Lu vu?” ce dice a i malètemalètemalatoApri nel vocabolario! E, per concludere con la elle, se qualcuno offre qualcosa di buono, con “ - Lo vuoi? - si dice ai malati!” non si fanno davvero complimenti.
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La ièreveièreveerbaApri nel vocabolario ca nne vvu all’òrtòrtortoApri nel vocabolario nasce.
Nell’orto nasce l’erba che non vorresti nascesse.
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La léggelèggeleggereApri nel vocabolario ce chième léggelèggeleggereApri nel vocabolario, ma iè pesant.
Il detto gioca sull’omofonia dialettale tra legge e leggero: “La legge si chiama leggera, ma è pesante”.
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La léggelèggeleggereApri nel vocabolario sta mmòne a i préputènt.
La legge sta in mano ai potenti ed ai prepotenti.
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La léna stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario la dderrìzz u fóchefóche“U fóche nciappicce sóle” · anche spèreApri nel vocabolario.
Il legno storto lo raddrizza il fuoco.
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La lèna stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario stòrce u fasce.
Il cattivo esempio è contagioso: “Il legno storto storce il fascio”.
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La lènglénglinguaApri nel vocabolario batt dove ce sta u delòredelóredolore: delóre d’chèpe (mal di testa)Apri nel vocabolario.
La lingua batte dove c’è il dolore.
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La lénglénglinguaApri nel vocabolario ne nté iòss e iòss ròmprómprompereApri nel vocabolario.
Sul male che possono fare le parole: “La lingua non ha ossa, ma rompe le ossa”.
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La lénglénglinguaApri nel vocabolario tàgghietàgghietaglioApri nel vocabolario e cosce.
“La lingua taglia e cuce”, e quella d’i mmalaléng è una vera e propria sartoria specializzata.