Proverbi in dialetto di Apricena
Detti che sentivate in casa — raccolti nel dialetto di Apricena da Antonio Lombardi. Sfoglia per lettera: dove il testo è validato, leggi i proverbi in pagina; dove no, resta il facsimile del libro. Le lettere A, B, F, G, H, K, O, R, V sono collazionate sul libro (testo in pagina). Le altre restano in revisione umana sul facsimile.
Indice alfabetico dei proverbi
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CadùtecadùtecadutaApri nel vocabolario de dèntdèntdente (della boccaApri nel vocabolario, mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario de parèntparèntparente/iApri nel vocabolario! Un°interpretazione analogica di un sogno preciso: “Caduta di denti, morte di parenti!” Cainètecainètecognato/aApri nel vocabolario, iacqua lavètelavètelavata (lavète d’chèpe: lavata di testaApri nel vocabolario.
Il legame tra cognati è inconsistente come acqua lavata. Camp e fa campà. Invito a non complicare la vita né a se stessi, né al prossimo: “Vivi e lascia vivere”. “Cùpece u mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario!”, ha dítt quidd ca purtòve i lupe nt’u sak. “- Sceglici il migliore! -, ha detto il tale che portava lupi nel sacco”, ma, come si sa, spesso c’è ben poco da scegliere. Capill e uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario nne mmànchene mèiemèiemaiApri nel vocabolario. Capelli e guai non mancano mai. Carca léggelèggeleggereApri nel vocabolario e tòrna spiss. Consiglio per chi ha trasporti in vista: “Facendo carichi leggeri e tornando spesso a ricaricare, si risparmiano tempo e fatica”. Càreche de pann nne fa mèiemèiemaiApri nel vocabolario dann. Le precauzioni contro il freddo non hanno mai ammazzato nessuno: “Carico di panni non fa mai danno”. Caretà e cautéle. Invito ad una prudente disponibilità: “Carità e cautela!”.
Camp e fa campà.
Invito a non complicare la vita né a se stessi, né al prossimo: “Vivi e lascia vivere”.
Capill e uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario nne mmànchene mèiemèiemaiApri nel vocabolario. Capelli e guai non mancano mai. Carca léggelèggeleggereApri nel vocabolario e tòrna spiss. Consiglio per chi ha trasporti in vista: “Facendo carichi leggeri e tornando spesso a ricaricare, si risparmiano tempo e fatica”. Càreche de pann nne fa mèiemèiemaiApri nel vocabolario dann.
Le precauzioni contro il freddo non hanno mai ammazzato nessuno: “Carico di panni non fa mai danno”.
Caretà e cautéle.
Invito ad una prudente disponibilità: “Carità e cautela!”.
CarevónecarevónecarboneApri nel vocabolario, carevónecarevónecarboneApri nel vocabolario, ognidùneognidùneognunoApri nel vocabolario a i chèsechèsecasaApri nel vocabolario lóre!
Il detto, usato un tempo tra ragazzi per sciogliere le combriccole, è divenuto proverbiale in senso lato: “Carbone, carbone: ognuno a casa propria!”. Carn avvézz nn’ève pavùrepavùrepauraApri nel vocabolario da i ntrne. Le esperienze negative rendono coriacei: “Chi è abituato a fatiche e stenti, non ha paura dei tuoni”. Carn de vaccìnevaccìnebovinoApri nel vocabolario sbrevògnesbrevógnedisonoreApri nel vocabolario a chi cucine. “La carne bovina svergogna chi la cucina” perché, perdendo liquidi, si restringe nella cottura. Carna còttcòttcottoApri nel vocabolario e péscepéscepesceApri nel vocabolario crude. Carne cotta e pesce crudo // Del detto circola anche la versione contraria: Carna crude e péscepéscepesceApri nel vocabolario còttcòttcottoApri nel vocabolario, va comunque tenuto presente che un tempo gli animali da carne erano spesso portatori di stafilococchi e tenie, per cui la carne andava consumata ben cotta, mentre, in molte località rivierasche, alcune varietà di pesce si consumavano e si consumano crude ancora oggi. Carna còttcòttcottoApri nel vocabolario nne ttbrn a la vecciarìevecciàrìemacelleriaApri nel vocabolario. “La carne cotta non torna in macelleria!” (“Ci mancherebbe altro!”, penserà qualche macellaio il quale non riprenderebbe indietro neppure quella cruda). Carna ggióne e péscepéscepesceApri nel vocabolario vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario. Su carne e pesce: “E” preferibile la carne di animali giovani perché tenera, mentre il pesce deve essere di una certa grandezza, essendo la minutaglia adatta al massimo per la frittura: “Carne giovane e pesce vecchio” // Il proverbio offre il destro anche ad un’interpretazione maliziosamente trasposta sul piano dei rapporti tra i due sessi. Carnuvèle addéve te truve, NatèleNatèleNataleApri nel vocabolario e Pasque a la chèsachèsecasaApri nel vocabolario tò! Carnevale ovunque ti trovi, Natale e Pasqua a casa tua // Contraddicendo il noto: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi!”, il proverbio invita a trascorrere in famiglia anche la Pasqua.
Carn avvézz nn’ève pavùrepavùrepauraApri nel vocabolario da i ntrne.
Le esperienze negative rendono coriacei: “Chi è abituato a fatiche e stenti, non ha paura dei tuoni”.
Carn de vaccìnevaccìnebovinoApri nel vocabolario sbrevògnesbrevógnedisonoreApri nel vocabolario a chi cucine.
“La carne bovina svergogna chi la cucina” perché, perdendo liquidi, si restringe nella cottura.
Carna còttcòttcottoApri nel vocabolario e péscepéscepesceApri nel vocabolario crude. Carne cotta e pesce crudo
Del detto circola anche la versione contraria: Carna crude e péscepéscepesceApri nel vocabolario còttcòttcottoApri nel vocabolario, va comunque tenuto presente che un tempo gli animali da carne erano spesso portatori di stafilococchi e tenie, per cui la carne andava consumata ben cotta, mentre, in molte località rivierasche, alcune varietà di pesce si consumavano e si consumano crude ancora oggi.
Carna còttcòttcottoApri nel vocabolario nne ttbrn a la vecciarìevecciàrìemacelleriaApri nel vocabolario.
“La carne cotta non torna in macelleria!” (“Ci mancherebbe altro!”, penserà qualche macellaio il quale non riprenderebbe indietro neppure quella cruda).
Carnuvèle addéve te truve, NatèleNatèleNataleApri nel vocabolario e Pasque a la chèsachèsecasaApri nel vocabolario tò!
Carnevale ovunque ti trovi, Natale e Pasqua a casa tua // Contraddicendo il noto: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi!”, il proverbio invita a trascorrere in famiglia anche la Pasqua.
Carta pèrepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario iè bónebónebeneApri nel vocabolario p’u cartèrecartèrecartaioApri nel vocabolario.
Carta pari è buona per il mazziere che le distribuisce. Catarr e sckuppéttsckuppéttpistolaApri nel vocabolario: chèsechèsecasaApri nel vocabolario rruvenète. Chitarra e schioppo sono la rovina della casa. CavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario pe truttà, mùlemulemuloApri nel vocabolario pe fatiàfatiàlavorareApri nel vocabolario e ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario pe iastemàiàstemàbestemmiareApri nel vocabolario. Il detto evoca un mondo in cui gli equini erano onnipresenti: “Cavallo per trottare, mulo per faticare e asino per bestemmiare”, Cavecia mìa delètt, appère ògni mìe defèttdefèttdifettoApri nel vocabolario! Riferitomi da un muratore, il detto ipotizza un muro che rivolge alla calce una ben precisa richiesta: “Calce mia diletta, pareggia tutto, nascondendo ogni mio difetto!”. Cavedèra spiète nne vvéll mèiemèiemaiApri nel vocabolario. L’impazienza dilata il tempo: “Caldaia guardata non bolle mai”. Ccatt quann si priète e vinn quann si ddummannòète. Per spuntare prezzi vantaggiosi: “Compra quando vieni pregato e vendi quando ti è richiesto”. CchiùcchiùpiùApri nel vocabolario dice — Zah!- e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario ciaccòst a la vesàccevesàccebisacciaApri nel vocabolario! Di cani (o persone) che, esibendo una buona dose di sfacciataggine, fanno esattamente il contrario di quanto viene loro richiesto: “Più dici -Zah!- e più si accosta alla bisaccia!”. Cchiu poche sime e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario bbèll parìme. Un gruppo numeroso dà spesso di sé un’immagine discutibile: “Meno siamo e più belli sembriamo”. CchiùcchiùpiùApri nel vocabolario rrinn e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario pprinn. Ad abbattersi più del dovuto, si corre il rischio di precipitare in una spirale negativa: “Più ti abbatti e più perdi vigore”. CchiùcchiùpiùApri nel vocabolario rrobba tì, cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario tì. “Più roba possiedi, più grattacapi hai”, ragion per cui mio padre esclamava a volte: “/è mmègghie a ntené nèntnèntnienteApri nel vocabolario!”.
Catarr e sckuppéttsckuppéttpistolaApri nel vocabolario: chèsechèsecasaApri nel vocabolario rruvenète.
Chitarra e schioppo sono la rovina della casa.
CavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario pe truttà, mùlemulemuloApri nel vocabolario pe fatiàfatiàlavorareApri nel vocabolario e ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario pe iastemàiàstemàbestemmiareApri nel vocabolario.
Il detto evoca un mondo in cui gli equini erano onnipresenti: “Cavallo per trottare, mulo per faticare e asino per bestemmiare”,
Cavecia mìa delètt, appère ògni mìe defèttdefèttdifettoApri nel vocabolario!
Riferitomi da un muratore, il detto ipotizza un muro che rivolge alla calce una ben precisa richiesta: “Calce mia diletta, pareggia tutto, nascondendo ogni mio difetto!”.
Cavedèra spiète nne vvéll mèiemèiemaiApri nel vocabolario.
L’impazienza dilata il tempo: “Caldaia guardata non bolle mai”.
Ccatt quann si priète e vinn quann si ddummannòète.
Per spuntare prezzi vantaggiosi: “Compra quando vieni pregato e vendi quando ti è richiesto”.
CchiùcchiùpiùApri nel vocabolario dice — Zah!- e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario ciaccòst a la vesàccevesàccebisacciaApri nel vocabolario!
Di cani (o persone) che, esibendo una buona dose di sfacciataggine, fanno esattamente il contrario di quanto viene loro richiesto: “Più dici -Zah!- e più si accosta alla bisaccia!”.
Cchiu poche sime e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario bbèll parìme.
Un gruppo numeroso dà spesso di sé un’immagine discutibile:
CchiùcchiùpiùApri nel vocabolario rrobba tì, cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario tì.
CchiùcchiùpiùApri nel vocabolario sckétta va e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario bbèlla pèrepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario.
SpéciespéciespecieApri nel vocabolario se si ha la freschezza dell’età, un look sofisticato può risultare controproducente: “Più semplice vai e più bella appari”.
CchiùcchiùpiùApri nel vocabolario scurd de la mézanòttmézanòttmezzanotteApri nel vocabolario ne npò ièssièssessereApri nel vocabolario!
CchiùcchiùpiùApri nel vocabolario vénnvénnvendereApri nel vocabolario i fèstfèstfestaApri nel vocabolario rann e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario la Figghie dà mazzètemazzètemazzata/eApri nel vocabolario a la mamm.
Più vengono le feste importanti e più la figlia dà mazzate alla mamma (avanzando costose pretese in fatto di abbigliamento) // Proposto in forma enigmatica, l’indovinello ha per soluzione: campana e battaglio.
Ce chiùde na pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario e ce ne rèperèperapaApri nel vocabolario n’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario.
Le vie del Signore sono imprevedibili, oltre che infinite: “Si chiude una porta e se ne apre un’altra” // Variante: Ce chiùde na
Ce dice bónebónebeneApri nel vocabolario e iè Iluvére...
proverbio: “Si dice bene ed è vero...”.
Ce dice u pucchètepucchètepeccato (chiàgne u pucchète)Apri nel vocabolario ma nò u peccatore.
Nel riferire fatti scabrosi, ci si dovrebbe astenere dal fare nomi:
“Si dice il peccato, ma non il peccatore!”.
Ce fann tant’art unerète pe campà la trippa sbrevugnètesbrevugnètespudoratoApri nel vocabolario.
Un’interpretazione riduttiva delle finalità del lavoro: “Si fanno tanti mestieri onorati per riempire la pancia svergognata”.
Ce lavòre e ce fatìefatìefaticaApri nel vocabolario pe la CórtcórtcortoApri nel vocabolario e la malatìemalatìemalattiaApri nel vocabolario.
Considerazione da sfigati: “Si lavora e si fatica per fronteggiare processi e malattie”.
Ce ngrass u pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario pe ffa i savucìccesavucìccesalsiccia/e suineApri nel vocabolario.
persona per poterla sfruttare.
Più vengono le feste importanti e più la figlia dà mazzate alla mamma (avanzando costose pretese in fatto di abbigliamento)
Proposto in forma enigmatica, l’indovinello ha per soluzione: campana e battaglio.
Ce respèttrespèttrispettoApri nel vocabolario u chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario pe l’amóre ’u patrónepatrónepadroneApri nel vocabolario.
Il rispetto che circonda una persona si estende anche a ciò che gli appartiene: “Si rispetta il cane per amore del padrone”.
Ce sèpe dóve ce nasce e nce sèpe déve ce móremórearomaApri nel vocabolario. Si sa dove si nasce e non si sa dove si muore
Variante: “Ce sèpe quann ce nasce e nce sèpe quann ce more”.
Ce spose Mariss e ce pìgghie a Maròss:
pòverepòverepoveroApri nel vocabolario Figghie ca vénnvénnvendereApri nel vocabolario apprèssapprèssdietroApri nel vocabolario!
Il detto riporta l'alone di dicerie che, nei piccoli centri dove tutti conoscono i fatti di tutti, accompagnava e accompagna di solito i matrimoni tra nullatenenti: “Si sposa Marisso e prende in moglie Marossa: poveri figli che verranno appresso!”.
Ce stann amice fint e cumpère tradeture.
Ci sono amici finti e compari traditori.
solito il problema di come riempire lo stomaco.
Ce stann sólesólesoleApri nel vocabolario dui crestiènecrestiènecristianoApri nel vocabolario bónebónebeneApri nel vocabolario:
vune iè già mmòrt e l’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario nn’è ncórencórenel cuoreApri nel vocabolario nnète.
Una visione catastrofica della società: “Vi sono solo due persone buone: una è già morta e l’altra non è ancora nata”.
Ce vò l’amore de la mamm e la temènztemènztemenzaApri nel vocabolario d’u patre!
Sui ruoli dei due genitori nell’educazione dei figli: “Occorrono l’amore della madre ed il timore del padre!”.
qualcuno aggiunge: “e cià magnètemagnètemangiataApri nel vocabolario la frettètefrettètefrittataApri nel vocabolario!”.
Considerato che il wellerismo è riferito a tempi in cui non pochi soffrivano la fame, viene da sé il commento: “Altro che pazienza!”.
Ce sèpe dóve ce nasce e nce sèpe déve ce more.
Si sa dove si nasce e non si sa dove si muore // Variante: “Ce sèpe quann ce nasce e nce sèpe quann ce more”.
Ce vò u pènepènepaneApri nel vocabolario de la césta tò pe sazjàrt.
Ce vónn curtèllcurtèllcoltelloApri nel vocabolario e denèredenèredenaroApri nel vocabolario!
giustizia da sé, con la possibilità, avendo denaro, di farla franca.
Ce vénnvénnvendereApri nel vocabolario i Figghie de la cùgghiecùgghieernia testicolare - 2) scrotoApri nel vocabolario pe purtàpurtàportareApri nel vocabolario i pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario nPugghie.
Opinione di pastori abruzzesi i quali, durante la transumanza, non sempre erano soddisfatti dell’opera dei giovani garzoni del cui aiuto non potevano, però, fare a meno: “Ci vogliono i figli dei propri attributi per portare le pecore in Puglia!”.
Ce vónn pagniòtt e brasciólebrasciólebraciolaApri nel vocabolario e nnò uèsceuèscebacio/iApri nel vocabolario e carézz!
Altro che due cuori e una capanna: “Ci vogliono pagnotte e braciole e non baci e carezze!”
Ce vuléss la bbon’ànemeànemeanimaApri nel vocabolario de Musséline!
In periodi di crisi c’è chi giunge a rimpiangere il Ventennio: “Ci vorrebbe la buon’anima di Mussolini!”; dal canto loro i proletari, con: “Adda menìmenìvenireApri nel vocabolario BaffónebaffónebaffoneApri nel vocabolario!”, invocavano un tempo Stalin come
colui che avrebbe posto fine agli abusi padronali.
Cènt mancenétt nsò stètestèteestateApri nel vocabolario bónebónebeneApri nel vocabolario a cchiappàcchiappàacchiappareApri nel vocabolario nu pucìnepucìnepulcinoApri nel vocabolario. Pregiudizio secondo il quale i mancini sarebbero maldestri:
“Cento mancini non sono riusciti ad acchiappare un pulcino!”.
Cènt nèntnèntnienteApri nel vocabolario accìdene u ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario.
Céra vàscevàscebasso (contr. iàvete)Apri nel vocabolario, parèntparèntparente/iApri nel vocabolario a Giùde.
Invito a diffidare di chi non ha l’ardire di guardare il prossimo
negli occhi: “Sguardo basso, parente a Giuda!”.
Chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario e Figghie de puttèneputtènemeretrice/iApri nel vocabolario
nne chiùdene mèiemèiemaiApri nel vocabolario la pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario k'i mènemènemanoApri nel vocabolario.Sottolineatura della norma di chiudersi la porta alle spalle: “Cani e figli di puttana non chiudono mai la porta con le mani”.
e figli di puttana non chiudono mai la porta con le mani”.
Chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario nn’abbèie sènza motive. 1 cani imparano con l’età a centellinare le energie per i momenti di effettiva necessità: “Cane vecchio non abbaia senza motivo”. ChèpechèpetestaApri nel vocabolario capast, u cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario fféss pigliàst! Disapprovazione di una scelta infelice: “Dopo una selezione così accurata, hai fatto la scelta peggiore!”. ChèsachèsecasaApri nel vocabolario stréttstréttstretto (strétt d’mène: avaro)Apri nel vocabolario e fimmena ngigniósengignióseintelligenteApri nel vocabolario.
Con un po? di fantasia, anche un monolocale può far fronte a tutte le necessità familiari: “Casa stretta e donna d’ingegno!”. ChèsachèsecasaApri nel vocabolario vréttvréttsporcoApri nel vocabolario vìsete aspètt. Un invito a tenere, per ogni evenienza, sempre pulita la casa: “Casa sporca si aspetti visite”. Chi adda ièssièssessereApri nel vocabolario bbèll ciadda nasce, chi lu vò paréparésembrareApri nel vocabolario a ffòrz ce mpazzisce. Benché certe pubblicità cerchino di convincere le donne del contrario, “Per essere belle bisogna nascerci, chi lo vuol sembrare a forza impazzisce senza riuscirci”. Chi allabbéne vò fatiàfatiàlavorareApri nel vocabolario, la fatìefatìefaticaApri nel vocabolario ce la va a truvà. Chi davvero vuol lavorare, il lavoro se lo va a cercare. Chi avvìse more accise. Interessarsi degli affari altrui comporta qualche rischio: “Chi avverte muore ammazzato”. Chi bbèlla vò paréparésembrareApri nel vocabolario, a tutt vann l’adda dulédulédolereApri nel vocabolario. Chi vuol sembrare bella, deve provare male da tutte le parti // Nel detto è possibile cogliere un riferimento ai busti strettissimi cui ricorrevano un tempo le donne per apparire più snelle. Chi bbona razz vò fa, ke na femmena adda bbià. “Chi buona razza vuol fare, da una femmina deve cominciare”; oltretutto la figlia primogenita potrà dare una mano alla madre, aiutandola a tirar su fratellini e sorelline.
ChèpechèpetestaApri nel vocabolario capast, u cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario fféss pigliàst!
Disapprovazione di una scelta infelice: “Dopo una selezione così accurata, hai fatto la scelta peggiore!”.
ChèsachèsecasaApri nel vocabolario stréttstréttstretto (strétt d’mène: avaro)Apri nel vocabolario e fimmena ngigniòsengignióseintelligenteApri nel vocabolario.
Con un po? di fantasia, anche un monolocale può far fronte a
Chi adda ièssièssessereApri nel vocabolario bbèll ciadda nasce, chi lu vò paréparésembrareApri nel vocabolario a ffòrz ce mpazzisce.
Benché certe pubblicità cerchino di convincere le donne del contrario, “Per essere belle bisogna nascerci, chi lo vuol sembrare a forza impazzisce senza riuscirci”.
Chi allabbéne vò fatiàfatiàlavorareApri nel vocabolario, la fatìefatìefaticaApri nel vocabolario ce la va a truvà.
Chi davvero vuol lavorare, il lavoro se lo va a cercare.
Chi avvìse more accise.
Interessarsi degli affari altrui comporta qualche rischio: “Chi avverte muore ammazzato”.
Chi bbèlla vò paréparésembrareApri nel vocabolario, a tutt vann l’adda dulédulédolereApri nel vocabolario.
Chi vuol sembrare bella, deve provare male da tutte le parti // Nel detto è possibile cogliere un riferimento ai busti strettissimi
cambia paese, cambia ventura”.
A muoversi si riesce spesso a rimediare qualcosa: “Chi cammina lecca e chi siede secca”.
chi camine turtarè!l camp bunarèlI,
chi camine turtòone camp bunbne.
Il detto stabilisce un rapporto di proporzionalità inversa tra dirittura morale e livello di benessere che ognuno riesce a conquistarsi: “Chi si fa troppi scrupoli vive male, chi se ne fa pochi vive benino, chi non se ne fa affatto vive benissimo”. Chi camp afflitt, scunsulète more. Chi vive afflitto, muore sconsolato. Chi camp de speranz, desperètedesperètedisperatoApri nel vocabolario more. Chi campa di speranze, disperato muore. Chi camp tutt l’ann, védevedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario tutt i fèstfèstfestaApri nel vocabolario. Chi vive tutto l’anno, vede tutte le feste // Variante: Chi camp
tant’ann, vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario tantàtantàtentareApri nel vocabolario fèstfèstfestaApri nel vocabolario.
A volte è meglio lasciar correre: “Chi capisce finge di aver
e a chi vénnvénnvendereApri nel vocabolario ne bast vune sólesólesoleApri nel vocabolario.torto”; d'altra parte è noto che /a raggione ce dà a i féssféssstupidoApri nel vocabolario. allude in particolare alle compravendite di animali da lavoro che passavano spesso di mano in mano; dei venditori forestieri, e non solo sanseveresi, non c’era troppo da fidarsi. Chi ccatt dint u paiésepaiésepaeseApri nel vocabolario, ccatt duie vote.
In base al ragionamento di cui sopra, era ed è preferibile fare
acquisti da persone che si conoscono: “Chi compra nel proprio paese, compra due volte”.
Animale inquietante, il gatto era visto un tempo come l’incarnazione del demonio; e comunque quello nero è guardato ancora oggi con sospetto: “Chi ammazza un gatto, va incontro a sette anni di guai”
Variante: Chi ccide na iàttiàttgattoApri nel vocabolario, va sett’ann spèrtspèrtin giro (iì sèmp spèrt: andarsene in giro di frequente)Apri nel vocabolario. Chi ce ccatt la chèsachèsecasaApri nel vocabolario fatt, nne ppèie mank l’àcqueacqueacquaApri nel vocabolario.
Sbagliando s'impara a proprie spese: “Chi si scotta una volta, la seconda sta attento”.
Sulla discrezione dei bimbi non c’è da fare molto affidamento: “Chi si corica con i piccoli, si alza col sedere sporco”.
L’eccesso di autostima si nutre di spesso di presunzione: “Chi si ritiene il più furbo, è il più fesso di tutti”.
Chi ce ccatt la chèsachèsecasaApri nel vocabolario fatt, nne ppèie mank l’àcqueacqueacquaApri nel vocabolario.
Chi compra una casa bella e fatta, non paga nemmeno l’acqua. Chi ce còce na vote, la second sta ccòrtccòrtattentoApri nel vocabolario.
Una via facile per la felicità: “Chi si contenta, gode”.
Cercare la commiserazione del prossimo non è di certo onorevole: “Chi si lamenta, si svergogna da sé”.
Chi ce léve u sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario, nce léve la feme. Il sonno non ha mai prodotto frutto: “Chi soddisfa il sonno, non
si toglie la fame”.
fa nu bónebónebeneApri nel vocabolario NatèleNatèleNataleApri nel vocabolario e na mmelàmmelàaddolcire con miele (mmelà i nèvele)Apri nel vocabolario Pasque.
Il saldo dei debiti è spesso un problema di non facile soluzione: “Chi mangia il pane a Natale e lo paga a Pasqua, fa un buon Natale ed una cattiva Pasqua”.
ce n’adda bbrevugnià pure a magnià.
vergogna a lavorare, deve vergognarsi anche a mangiare” // San Paolo, latinizzando un proverbio ebraico, nella lettera ai Tessalonicesi, afferma categoricamente: “Si quis non vult operari, non manducet!” (Se qualcuno non vuol lavorare, non mangi).
ammoglia fa bene e chi no fa meglio”.
chi ce nzòre nt’u paiésepaiésepaeseApri nel vocabolario vévevèvebavaApri nel vocabolario a la buttìgghiebuttìgghiebottigliaApri nel vocabolario, chi ce nzòre fórefórefuoriApri nel vocabolario paiésepaiésepaeseApri nel vocabolario vévevèvebavaApri nel vocabolario a u fiàskfiàskinsuccessoApri nel vocabolario.
Mogli e buoi dei paesi tuoi, anzi del tuo quartiere: “Chi prende moglie nel quartiere beve al bicchiere, chi la prende del paese beve alla bottiglia, chi la prende fuori paese beve al fiasco”, il cui contenuto, non essendo visibile, può riservare delle sorprese Il Per curiosità va detto che, quasi 3000 anni fa, il greco Esiodo consigliava la stessa cosa: “Sposa quella che abita a te vicino”. Chi ce òffènd iè nu fetèntfetènt[lat. foetens -entisApri nel vocabolario, ma l’offénsore iè cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario fetèntfetènt[lat. foetens -entisApri nel vocabolario ancore. Chi si offende è un fetente, ma l’offensore è più fetente ancora. Chi ce pènt pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario la caparr. Chi si pente a contratto avviato, perde l’anticipo versato. Chi ce pigghie i penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario de l’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario, ce fa i capill biank.
A ciascuno le proprie preoccupazioni: “A chi si addossa i problemi altrui, vengono i capelli bianchi”.
Chi ce pigghie ràieràierabbiaApri nel vocabolario, ce more sùbbetesùbbetesubitoApri nel vocabolario. Un po? di filosofia non guasta: “Chi si affligge, muore presto”. “Chi ce pbngeche k'asciéss fore!”, ha dítt u ricce. Narra una favola popolare che un’istrice infreddolita, accolta per compassione da una serpe nella propria tana, ad un certo punto sfoderò gli aculei, causando le rimostranze della padrona di casa; al
Il Per curiosità va detto che, quasi 3000 anni fa, il greco Esiodo
consigliava la stessa cosa: “Sposa quella che abita a te vicino”.
Chi ce òffènd iè nu fetèntfetènt[lat. foetens -entisApri nel vocabolario, ma l’offénsore iè cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario fetèntfetènt[lat. foetens -entisApri nel vocabolario ancore.
Chi si offende è un fetente, ma l’offensore è più fetente ancora. Chi ce pènt pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario la caparr. Chi si pente a contratto avviato, perde l’anticipo versato.
Chi ce pigghie i penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario de l’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario, ce fa i capill biank.
Chi ce tròve a u bónebónebeneApri nel vocabolario, ciadda truvà pure a u mmalamèntmmalamèntcattivoApri nel vocabolario.
Chi gode dei vantaggi di una situazione deve accollarsene anche
gli eventuali inconvenienti: “Chi si trova al bene, deve trovarsi anche al male”.
Condicio sine qua non: “Chi vuol mettersi per mare, deve saper prima di tutto nuotare”.
Una mamma intenzionata a verificare di persona: “Chi vuole sposare mia figlia, dovrà prima venire a letto con me!”.
Chi chède npéovértà, pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario l’amice. Tra gli effetti negativi della povertà c’è anche la solitudine: “Chi
cadécadécadereApri nel vocabolario in povertà, perde gli amici”.
ciaiàveze prèst a la matìnematìnemattinoApri nel vocabolario, ce uadàgneuadàgneguadagnoApri nel vocabolario u carlìne.
vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario i Figghie scàvezescàvezescalzoApri nel vocabolario e iìssiìss[dal lat. isApri nel vocabolario pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario.
E° nocivo mancare del senso degli affari: “Chi dà il proprio in cambio di niente, vede i figli scalzi e se stesso pezzente”.
Chi ddummànn, nne fa érrére.
Chi domanda, non commette errori.
Chi de sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario ciabbòtt, la fèmefèmefameApri nel vocabolario u ftt.
Il sonno non è un buon riparo dalla fame: “Chi si gonfia di sonno, è fottuto dalla fame”, o dalla moglie, se si dà per buona la variante: Chi de sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario ciabbòtt, la femmene u fott.
Chi dice ca te vò bónebónebeneApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario de na mamm, u core te ngànnngannalla golaApri nel vocabolario.
Di mamma ce n’è una sola: “Chi dice di volerti bene più di una mamma, vuole ingannare il tuo cuore!”. Chi dice méleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario de la stètestèteestateApri nel vocabolario, té i sènz de la crèpecrépecrepaApri nel vocabolario. Chi parla male dell'estate, ha il cervello di una capra // Secondo una variante raccolta a Carpino, sparlare dell’estate equivale a dir male di Dio: Chi dice méleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario de la stètestèteestateApri nel vocabolario, dice mèleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario de Ddie. Chi done, chèrechèrecaroApri nel vocabolario vénnvénnvendereApri nel vocabolario. Diffidare degli omaggi dei venditori: “Chi dona, vende caro”,
Chi fa bónebónebeneApri nel vocabolario, móremórearomaApri nel vocabolario accise.
Sull’ingratitudine: “Chi fa del bene, muore ammazzato”.
Chi fa i zruvìziezrùvizieservizioApri nel vocabolario, fa pure i dammàiedammàiedannoApri nel vocabolario.
“Chi fa servizi, fa pure danni”: a starsene con le mani in mano non si corrono sicuramente rischi del genere.
Chi fatìefatìefaticaApri nel vocabolario a ChèpedànnChèpedànnCapodannoApri nel vocabolario, fatìefatìefaticaApri nel vocabolario tutt l’ann.
Chi lavora a Capodanno, lavora tutto l’anno // Analogamente si
dice: Chi rire a ChèpedànnChèpedànnCapodannoApri nel vocabolario, rire tutt l’ann; Chi chiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario a ChèpedànnChèpedànnCapodannoApri nel vocabolario, chiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario tutt l’ann; Chi ngégne (inaugura un abito) a ChèpedànnChèpedànnCapodannoApri nel vocabolario, ngégne tutt l’ann, e così via.
Punto di vista da scansafatiche: “Chi lavora troppo muore”; si sa,
però, che muoiono anche quelli che non lavorano affatto.
vótevótevolta (na vóte p’tuttApri nel vocabolario ogni tant, ièmeièmeandiamo (ind. e imperativo pres.)Apri nel vocabolario a Ddîìe ke tutt î sant; chi nne fatìefatìefaticaApri nel vocabolario pe nnènt, ièmeièmeandiamo (ind. e imperativo pres.)Apri nel vocabolario a Ddie ke tutt i sariamèntsariamèntsacramento/iApri nel vocabolario.
non lavora mangia e beve” // Variazioni sul tema: Chi fafie ce vévevèvebavaApri nel vocabolario l’acque e chi nne fatìefatìefaticaApri nel vocabolario ce vévevèvebavaApri nel vocabolario u vine; Chi fatie tè na cammìscecammìsce[gr. kamàsos (piccola tunica)Apri nel vocabolario e chi nne fatìefatìefaticaApri nel vocabolario ne té duie. Chi fatìefatìefaticaApri nel vocabolario nne mmòre pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario.
lavora non muore pezzente”.
Chi fèrraferràferrare (equini)Apri nel vocabolario nchiòve.
maneggi interessati, ricorda il fabbro ferraio che, anmanz a la ferrarìeferrarìefucinaApri nel vocabolario, inchiodava un tempo ferri a cavalli, muli e asini.
Chi ffitta scòrcescòrcescorzaApri nel vocabolario. Dei beni non propri non si ha molta curàcuràcurare -rsi (la salute) - 2) mettere sottocuraApri nel vocabolario: “Chi affitta scortica”. Chi finge véncevéncevincereApri nel vocabolario.
ad esempio Ovidio, nèllnèllanelloApri nel vocabolario’4rs Amatoria, lo dà per buono persino in amore (“Cedendo victor abibis” e cioè: “Ritirandoti uscirai vincitore”).
dal ruolo di capitale meridionale svolto per secoli, appariva addirittura incredibile: “Chi non vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario Foggia, non crédecrédecredoApri nel vocabolario a Napoli”.
Chi fràbbechefràbbechefabbricaApri nel vocabolario de vèrn, fràbbechefràbbechefabbricaApri nel vocabolario étèrn. Sulla stagione migliore per edificare: “Chi costruisce d’inverno, costruisce per l'eternità”.
A questo mondo ci si abitua a tutto: “Chi ha fatto il callo, non sente più dolore”.
chi iè mmalamèntmmalamèntcattivoApri nel vocabolario iè mmalamèntmmalamèntcattivoApri nel vocabolario pe iìssiìss[dal lat. isApri nel vocabolario e pe Il’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario.
I malvagi costituiscono un pericolo sociale: “Chi è buono lo è per se stesso, chi è malvagio lo è per sé e per gli altri”.
in pace: “Chiunque sia stato, Dio possa perdonarlo”.
o iè la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario ca lu chième.
Sugli sbadigli: “Chi sbadiglia valévalévalereApri nel vocabolario poco: o è sonno o è sétesétesete (tené séte) - 2) setaApri nel vocabolario o è
fame, oppure è la morte che lo chiama”.
riceve e dà a sua volta, si guadagna il Paradiso”.
la sé ce la magnene i chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario.
Un crudo invito ad una sana dose di egoismo: “Chi ha pietà della
carne altrui, vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario la propria dilaniata dai cani”.
Chi iócheióchegiocoApri nel vocabolario sole sélesèlesaleApri nel vocabolario, nce mèiemèiemaiApri nel vocabolario ngazz. Un bel solitario è il più distensivo dei passatempi: “Chi gioca da solo, non s’innervosisce mai”. Chi ibde ngiovéntù, fa na mmèlammelàaddolcire con miele (mmelà i nèvele)Apri nel vocabolario vecchiéz. Per un’arcana legge del contrappasso: “Chi gode in gioventù, fa una cattiva vecchiaia” // Valore analogo ha la variante: Cavall de
solo, non s’innervosisce mai”.
carròzz fa na bóna ggiuventù e na mmelàmmelàaddolcire con miele (mmelà i nèvele)Apri nel vocabolario vecchiézzvecchiézzvecchiaiaApri nel vocabolario.
eruda” // Versione raccolta a Manfredonia: La menèstre ’i mònechemònechemonaco/iApri nel vocabolario: chi la vò còttcòttcottoApri nel vocabolario e chi la vò crude.
sèpe ke Ilass e nsèpe ke tróve.
Un invito a diffidare delle novità: “Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia e non sa cosa trova”.
può incappare strada facendo.
A volte è necessario fare la voce grossa per far valere i propri diritti: “Chi litiga vince e chi lascia stare perde!”.
A mangiar troppo, si corre il rischio di strozzarsi.
Uno dei tanti vantaggi di cui gode l’invitato: “Chi mangia dal vicino, non lava piatti”.
chi amministra si riempie il piatto di minestra”.
Se proprio c’è da venire alle mani, meglio essere tempestivi:
“Chi colpisce per primo, colpisce due volte”.
altrui: “Chi mette il dito alla porta, se lo spezzàspezzàspezzareApri nel vocabolario!”.
esperienza: “Se uno muore di mal di funghi, è stupido chi lo piange”, perchè si è cercato la morte con le sue mani.
prossimo: “Chi nasce è bello e chi muore è buono”.
Sul destino del povero: “Chi nasce povero, muore cornuto”.
vita: “Chi nasce quadro, non muore tondo”.
Gli oggetti non hanno ali: “Chi in casa perde, in casa trova”.
Chi nce crédecrédecredoApri nel vocabolario, nté vertù. Chi non crede nelle virtù altrui, non ne possiede di proprie. Chi nc’è nnète, nte la chèsechèsecasaApri nel vocabolario nciadda pratecà. Un invito a difendere l'intimità della propria casa: “Chi non è nato in una casa, non la deve frequentare” // Una variante rende
nsèpe a stu mónnmónnmondo (all’atu mónn: nell’al di là)Apri nel vocabolario ke cce dice.
Due esperienze fondamentali per capire pienamente come vanno
le cose della vita: “Chi non costruisce casa né sposa figli, non sa che si dice a questo mondo”,
e chi ne npò magnià pe ppetìteppetìteappetìtoApri nel vocabolario.
farlo per mancanza di appetito”, il ché è ancora più grave,
Spesso chi non può prendersela con i diretti responsabili, si vendica su chi non ha colpa alcuna: “Chi non può battere il cavallo, batte la sellàsellàsellareApri nel vocabolario”.
Ognuno si attacca a quello a cui può: “Chi non può avere la polpa, si attacca all’osso”.
non va, non vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario e chi non prova, non crédecrédecredoApri nel vocabolario”.
chi vévevèvebavaApri nel vocabolario assàassàassaiApri nel vocabolario iè nu pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario,
chi vèvevèvebavaApri nel vocabolario muderète iè nu liónelióneleoneApri nel vocabolario.Sul BèreBèreBariApri nel vocabolario: “Chi non beve vino è un agnello, chi ne beve troppo è un porco, chi ne beve moderatamente è un leone”.
nne vvò bónebónebeneApri nel vocabolario mank a l’Etèrn Patre.
Il primo dovere è amare i genitori: “Chi non vuol bene alla madre e al padre, non ne vuole neppure al Padreterno”.
madre e al padre, non ne vuole neppure al Padreterno”. 50
pallottole, non vada in guerra”.
Chi nne vò pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario, nce iucàss pe nnènt. E, nel gioco d'azzardo, c’è il pericolo di rimetterci anche la camicia: “Chi non vuole perdere, non giochi per niente”. Chi névenéve“Vó fa d’néve!”: Ce ne vuole di tempo! · nevèreApri nel vocabolario te pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario, sckàffsckàffschiaffoApri nel vocabolario te vò dà. Chi viene a portare novità, ha spesso l’intenzione di ferire. Chi nté débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario, iè rìkrikriccoApri nel vocabolario. La demarcazione tra ricchi e poveri: “Chi non ha debiti, è ricco”. Chi nté lènelènelanaApri nel vocabolario da scardàscardàscardassare la lanaApri nel vocabolario, pigghie i chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario a pettenàpettenàpettinareApri nel vocabolario. Chi non ha cose importanti da fare, s’inventa futili passatempi: “Chi non ha lana da scardare, si mette a pettinare cani” // Variante: Chi nté lènelènelanaApri nel vocabolario da scardàscardàscardassare la lanaApri nel vocabolario, pigghie i chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario e li pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario a cacàcacàdefecareApri nel vocabolario. Chi nté lènelènelanaApri nel vocabolario e la va truvann, benedett a DdìeDdieDioApri nel vocabolario ca ce la mann. Se uno non ha problemi e ne va in cerca, sia lodato il Signore che gliene manda. Chi nté nèsenèsenèse a paparóle: naso grosso e rosso come un peperone · ttentàrce u nèse: degnarsi, avere la creanza diApri nel vocabolario, nté criànzcriànz[sp. crianzaApri nel vocabolario. Chi non ha naso, non ha creanza // Per curiosità va detto che nel Medioevo la perdita del naso era un rischio concreto in quanto la sua amputazione era, in molti stati, prevista per dei reati particolarmente infamanti come, ad esempio, il lenocinio. Chi nté sòldsòldsoldiApri nel vocabolario, tròve tutt i pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario chiuse. Chi non ha soldi, trova tutte le porte chiuse. Chi parl addréte u cule, da nnanz iève pavùrepavùrepauraApri nel vocabolario. Chi parla dietro il sedere, ha paura di farlo a viso aperto // AI contrario: Chi parl mbàcce, iè mmèlevelùte (Chi parla in faccia, è malvoluto), perché nessuno prova piacere nel sentirsi rinfacciare le proprie manchevolezze.
Chi nté nèsenèsenèse a paparóle: naso grosso e rosso come un peperone · ttentàrce u nèse: degnarsi, avere la creanza diApri nel vocabolario, nté criànzcriànz[sp. crianzaApri nel vocabolario.
Chi non ha naso, non ha creanza // Per curiosità va detto che nel Medioevo la perdita del naso era un rischio concreto in quanto la sua amputazione era, in molti stati, prevista per dei reati particolarmente infamanti come, ad esempio, il lenocinio.
Chi nté sòldsòldsoldiApri nel vocabolario, tròve tutt i pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario chiuse.
Chi non ha soldi, trova tutte le porte chiuse.
Chi parl addréte u cule, da nnanz iève pavùrepavùrepauraApri nel vocabolario.
Chi parla dietro il sedere, ha paura di farlo a viso aperto // AI
pure ca dice la veretàveretàveritàApri nel vocabolario nne vé credùte.
Chi per bugiardo è conosciuto, anche se dice il vero non è creduto // Per curiosità va detto che, più di 2000 anni fa, nel “De Divinatione” Cicerone scriveva: “Mendaci homini ne verum dicenti credere solemus” (Ad un bugiardo non crediamo neppure quando dice il vero).
Chi pe la rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario la brutt ce pìgghie, va pe mméte e rrecògghierrecògghieraccogliereApri nel vocabolario pagghie.
I cacciatoti di dote restano spesso delusi: “Chi sposa una brutta per la sua ricchezza, va per mietere e raccoglie paglia”.
Chi pèiepèiepagaApri nel vocabolario annanz, iè mmble servùte.
Chi paga in anticipo, è mal servito. Chi pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario ce fa, u lupe ce lu magne. Chi si fa pecora, viene mangiato dal lupo.
Chi pò iì pe tèrrtèrrterraApri nel vocabolario, nce ièssièssessereApri nel vocabolario pe mmère.
Chi può andare per terra, non si metta per mare! Chi poche té, chèrechèrecaroApri nel vocabolario té. Sull’attaccamento al proprio: “Se uno ha poco, quel poco se lo tiene caro”.
Chi préie la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario de l’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario, la sò la té addréte î spall. Augurarsi il male altrui porta iella: “Chi prega la morte di altri,
l’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario, lu sò lu té addréte la pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario.ha la propria dietro le spalle” // Variante: Chi vò u mèleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario de
nasce prima, invecchia prima.
Chi prime ciaiàveze, prime ce càveze. “Chi prima si alza, prima si calza”, e un tempo, essendo in ogni famiglia in parecchi, si rischiava di rimanere a piedi scalzi. Chi prime nne pènz, dópedópeVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario suspire. Sui pentimenti tardivi: “Chi non riflette prima, dopo sospira”. Chi rengràzie ièsce dall’òbblegheòbblegheobbligoApri nel vocabolario. Può non essere sufficiente dire grazie per disobbligarsi di un favore: “Chi ringrazia esce fuori dall'obbligo”. Chi rire de venerdì, chiagne sabbete, duménecheduménechedomenicaApri nel vocabolario e lunedì. Di venerdì, giorno ritenuto infausto, è sconsigliabile ridere: “Chi ride di venerdì, piange sabato, domenica e lunedì”. Chi rire sènz un ché, 0 iè fféss 0 l’ève ke mmé. Il riso gratuito può destare perplessità e sospetti: “Chi ride senza un motivo, 0 è stupido o ce l’ha con me!” // “Risus abundat in ore stultorum” (Il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi), dicevano i latini che, in linea di massima, erano persone serie. Chi rraccòntrraccóntraccontoApri nel vocabolario méttméttmettereApri nel vocabolario la ibnt. E° difficile, nel parlarne, limitarsi ai fatti puri e semplici: “Chi racconta fa aggiunte”. Chi rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario fa la rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario e chi fatìc fa la iòbbiòbbgobbaApri nel vocabolario. Chi ruba accumula roba e chi sgobba fa la gobba. Chi rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario fa nu penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario e chi iè rrubète ne fa cènt. Chi ruba fa un solo proponimento, mentre chi viene derubato fa cento ipotesi sui possibili responsabili. Chi rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario péche va ngalérengalérein galeraApri nel vocabolario e chi rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario assàassàassaiApri nel vocabolario fa carrérecarrèretraiìne, carrettùne, eccApri nel vocabolario. Chi ruba poco va in galera e chi ruba molto fa carriera // In
Chi prime nne pènz, dópedópeVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario suspire.
Sui pentimenti tardivi: “Chi non riflette prima, dopo sospira”.
Chi rengràzie ièsce dall’òbblegheòbblegheobbligoApri nel vocabolario. Può non essere sufficiente dire grazie per disobbligarsi di un favore: “Chi ringrazia esce fuori dall'obbligo”.
Chi rire de venerdì, chiagne sabbete, duménecheduménechedomenicaApri nel vocabolario e lunedì.
Di venerdì, giorno ritenuto infausto, è sconsigliabile ridere: “Chi ride di venerdì, piange sabato, domenica e lunedì”.
Chi rire sènz un ché, 0 iè fféss 0 l’ève ke mmé.
Il riso gratuito può destare perplessità e sospetti: “Chi ride senza un motivo, 0 è stupido o ce l’ha con me!”
“Risus abundat in ore stultorum” (Il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi), dicevano i latini che, in linea di massima, erano persone serie.
Chi rraccòntrraccóntraccontoApri nel vocabolario méttméttmettereApri nel vocabolario la ibnt.
E° difficile, nel parlarne, limitarsi ai fatti puri e semplici: “Chi racconta fa aggiunte”.
Chi rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario fa la rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario e chi fatìc fa la iòbbiòbbgobbaApri nel vocabolario.
Chi ruba accumula roba e chi sgobba fa la gobba.
Chi rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario fa nu penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario e chi iè rrubète ne fa cènt.
Chi ruba fa un solo proponimento, mentre chi viene derubato fa cento ipotesi sui possibili responsabili.
Chi rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario péche va ngalérengalérein galeraApri nel vocabolario e chi rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario assàassàassaiApri nel vocabolario fa carrérecarrèretraiìne, carrettùne, eccApri nel vocabolario.
Chi ruba poco va in galera e chi ruba molto fa carriera // In
proposito Catone, un romano di sani principii, più di duemila anni fa, affermava mestamente: “Fures privatorum furtorum in nervo atque in compendibus aetatem agunt, fures publici in auro
atque în purpura” (I ladri di furti privati passano la vita in catene ed in ceppi, i ladri pubblici nell’oro e nella porpora). Chi sbaglie de tèst, pèiepèiepagaApri nel vocabolario de task. Certi errori costano caro: “Chi sbaglia di testa, paga di tasca”. Chi sckefetéie vé sckefetiète. Chi ha a schifo gli altri, diventa egli stesso oggetto di schifo. Chi sèpe fa, sèpe pure cumandàcumandà-ète · cumandà a bacchétt: usare un autoritarismo da direttore d’orchestraApri nel vocabolario. Chi sa fare, sa anche comandare. Chi sèpe lèggelèggeleggereApri nel vocabolario e serìve, tè quatt’òcchie. Dai tanti anafabeti i pochi acculturati erano guardati un tempo con rispetto: “Chi sa leggere e scrivere, ha quattro occhi”. Chi sèpe lèggelèggeleggereApri nel vocabolario, lèggelèggeleggereApri nel vocabolario stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario e derit! Si racconta che un tale, per darsi contegno durante un viaggio in treno, pur non sapendo leggere, comprò un giornale e prese a fissarlo. Avendogli uno dei compagni di viaggio fatto notare che aveva il giornale a rovescio, il nostro lettore ribatté senza scomporsi: “Chi sa leggere, legge storto e diritto!”. Chi sparàgnesparàgnerisparmioApri nel vocabolario mazzètemazzètemazzata/eApri nel vocabolario, nne vvò bónebónebeneApri nel vocabolario a i figghie. Chi risparmia mazzate, non ama i suoi figli // Tra i proverbi di Salomone si legge: “Chi risparmia la verga, odia suo figlio”. Chi sparàgniasparagniàrisparmiareApri nel vocabolario spréche. Filosofia da spendaccioni: “Chi mira al risparmio, spende più del dovuto” // Variante con aggiunta sarcastica: “Chi sparàgniasparagniàrisparmiareApri nel vocabolario spréche e nchèpenchèpelocativo: in testa (ntené sèle nchèpeApri nel vocabolario de l’ann ce tréve cazz ca lu fréchefréchegran quantità (na fréche d’sòld)Apri nel vocabolario”. Chi spart iève la mègghia part. Chi fa le parti, si prende la migliore // Una intepretazione è che chi divide due contendenti, rischia di prenderle da entrambi.
Chi sèpe fa, sèpe pure cumandàcumandà-ète · cumandà a bacchétt: usare un autoritarismo da direttore d’orchestraApri nel vocabolario.
Chi sa fare, sa anche comandare.
Chi sèpe lèggelèggeleggereApri nel vocabolario e serìve, tè quatt’òcchie. Dai tanti anafabeti i pochi acculturati erano guardati un tempo con rispetto: “Chi sa leggere e scrivere, ha quattro occhi”.
Chi sèpe lèggelèggeleggereApri nel vocabolario, lèggelèggeleggereApri nel vocabolario stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario e derit! Si racconta che un tale, per darsi contegno durante un viaggio in treno, pur non sapendo leggere, comprò un giornale e prese a fissarlo. Avendogli uno dei compagni di viaggio fatto notare che aveva il giornale a rovescio, il nostro lettore ribatté senza scomporsi: “Chi sa leggere, legge storto e diritto!”.
Chi sparàgnesparàgnerisparmioApri nel vocabolario mazzètemazzètemazzata/eApri nel vocabolario, nne vvò bónebónebeneApri nel vocabolario a i figghie.
Chi risparmia mazzate, non ama i suoi figli // Tra i proverbi di Salomone si legge: “Chi risparmia la verga, odia suo figlio”.
Chi sparàgniasparagniàrisparmiareApri nel vocabolario spréche. Filosofia da spendaccioni: “Chi mira al risparmio, spende più del
spréche e nchèpenchèpelocativo: in testa (ntené sèle nchèpeApri nel vocabolario de l’ann ce tróve cazz ca lu fréchefréchegran quantità (na fréche d’sòld)Apri nel vocabolario”.dovuto” // Variante con aggiunta sarcastica: “Chi sparàgniasparagniàrisparmiareApri nel vocabolario Chi spart iève la mègghia part. Chi fa le parti, si prende la migliore // Una intepretazione è che chi divide due contendenti, rischia di prenderle da entrambi.
variante raccolta a San Marco in Lamis aggiunge al proverbio:
“e chi spute a i puverèli, fa la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario de nu cacciunèll” che trova riscontro nel biblico: “Chi deride il povero insulta il Creatore”. Chi sta sòtt il suo tétttétttetto/iApri nel vocabolario, da nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario iè maledéttmaledétt“Maledétt e scummenechète chi ce cunfèss i pucchète” · “Chi sta sótt il suo tétt nn’ssènt nesciùne maledétt”Apri nel vocabolario. Si sa che, fuori di casa propria, si corrono rischi di vario genere: “Chi sta sotto il proprio tetto, da nessuno è maledetto”. Chi sta sòtt, pèrepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario. Chi sta sotto, subisce // Variante: “Chi sta sétt, iève i bbòtt”. Chi strigghie il suo cavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario, nn’è chiamète mézz de stall. La condizione servile è sempre stata avvertita come umiliante: “Chi striglia il proprio cavallo, non è chiamato mozzo di stalla”. Chi struie, ngégne e séguisce la méde. Opinione consumistica sempre più condivisa: “Chi consuma abiti, ne indossa di nuovi e segue la moda”, anzi oggi non si aspetta neppure che sia strwzf per mettere via un capo di abbigliamento. Chi sumèntsumèntsemeApri nel vocabolario fèvefèvefava/eApri nel vocabolario, débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario nne pèiepèiepagaApri nel vocabolario. “Chi semina fave, non paga debiti”, il che è uno dei motivi per cui la coltura delle fave, un tempo diffusa, è oggi in declino. Chi suspire, nn'è cuntèntcuntèntcontento (tené cuntènt e iabbète)Apri nel vocabolario. Sull’origine dei sospiri: “Chi sospira, non è contento”. Chi tant ne fa, vune n’aspètt. Chi ne fa tante a danno altrui, se ne aspetti una a danno proprio.
Chi sta sòtt, pèrepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario.
Chi sta sotto, subisce // Variante: “Chi sta sétt, iève i bbòtt”.
Chi strigghie il suo cavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario, nn’è chiamète mézz de stall.
La condizione servile è sempre stata avvertita come umiliante: “Chi striglia il proprio cavallo, non è chiamato mozzo di stalla”. Chi struie, ngégne e séguisce la méde.
Opinione consumistica sempre più condivisa: “Chi consuma abiti, ne indossa di nuovi e segue la moda”, anzi oggi non si aspetta
neppure che sia strwzf per mettere via un capo di abbigliamento.
Chi sumèntsumèntsemeApri nel vocabolario fèvefèvefava/eApri nel vocabolario, débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario nne pèiepèiepagaApri nel vocabolario.
“Chi semina fave, non paga debiti”, il che è uno dei motivi per cui la coltura delle fave, un tempo diffusa, è oggi in declino. Chi suspire, nn'è cuntèntcuntèntcontento (tené cuntènt e iabbète)Apri nel vocabolario. Sull’origine dei sospiri: “Chi sospira, non è contento”. Chi tant ne fa, vune n’aspètt. Chi ne fa tante a danno altrui, se ne aspetti una a danno proprio.
Sugli inconvenienti dei ritardi: “Chi arriva tardi, alloggia male”.
Chi tard e ppèie, iè chiamète ialantbme. E° considerato galantuomo chi, seppure in ritardo, provvede a saldare i propri debiti. Chi tard sumèntsumèntsemeApri nel vocabolario, tard arrecògghie. Chi tardi semina, tardi raccoglie. Chi te sèpe, te rèperèperapaApri nel vocabolario. Un invito a mantenersi guardinghi nei confronti degli estranei: “Chi conosce i segreti di casa tua, ne apre la porta e ti deruba”. Chi te vattéie, t'è cumpère. “Compare è chi ti battezza il figlio” perché dà prova di amicizia. Chi te vò mèleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario te fa rire e chi te vò bénebénee avv. beneApri nel vocabolario te fa chiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario. Chi ti vuol male ti fa ridere e chi ti vuol bene ti fa piangere // Di valore analogo è l’avvertimento contenuto tra i proverbi biblici: “Sincere sono le busse di chi ama, minacciosi i baci di chi odia”, Chi té bbèlla mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario cant, chi té poca munéta sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario cont. Una bella moglie mette allegria: “Chi ha una bella moglie canta sempre, chi ha poco denaro lo conta spesso”. Chi té da magnià, nn’ève a che penzàpenzàpensareApri nel vocabolario. Il problema più importante è come riempire lo stomaco: “Chi ha da mangiare, non ha niente di serio a cui pensare”, Chi té dui gghiìreche, adda fa dui mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario. Una curiosa previsione un tempo notissima: “Chi ha due chieriche, avrà due mogli”, intendendosi per chierica non la tonsura sacerdotale, ma il vortice di capelli alla sommità della nuca. Chi té cènt l’allòche e chi té vune l’affoche. Chi ha cento figli riesce a dar loro una sistemazione, mentre chi ne ha uno solo rischia di soffocarlo con soverchie attenzioni.
Chi tard sumèntsumèntsemeApri nel vocabolario, tard arrecògghie.
Chi tardi semina, tardi raccoglie. Chi te sèpe, te rèperèperapaApri nel vocabolario. Un invito a mantenersi guardinghi nei confronti degli estranei: “Chi conosce i segreti di casa tua, ne apre la porta e ti deruba”. Chi te vattéie, t'è cumpère. “Compare è chi ti battezza il figlio” perché dà prova di amicizia.
Chi te vò mèleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario te fa rire e chi te vò bénebénee avv. beneApri nel vocabolario te fa chiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario.
Chi ti vuol male ti fa ridere e chi ti vuol bene ti fa piangere // Di valore analogo è l’avvertimento contenuto tra i proverbi biblici: “Sincere sono le busse di chi ama, minacciosi i baci di chi odia”,
Chi té bbèlla mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario cant, chi té poca munéta sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario cont.
Una bella moglie mette allegria: “Chi ha una bella moglie canta sempre, chi ha poco denaro lo conta spesso”.
Chi té da magnià, nn’ève a che penzàpenzàpensareApri nel vocabolario.
Il problema più importante è come riempire lo stomaco: “Chi ha da mangiare, non ha niente di serio a cui pensare”,
Chi té dui gghiìreche, adda fa dui mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario.
Una curiosa previsione un tempo notissima: “Chi ha due chieriche, avrà due mogli”, intendendosi per chierica non la tonsura sacerdotale, ma il vortice di capelli alla sommità della nuca.
Chi té cènt l’allòche e chi té vune l’affoche.
Chi ha cento figli riesce a dar loro una sistemazione, mentre chi ne ha uno solo rischia di soffocarlo con soverchie attenzioni.
L’eccessiva riservatezza può essere, in qualche caso, controproducente: “Chi ha faccia si marita e chi no resta zitella”.
Chi té fèmefèmefameApri nel vocabolario ce màgne pure i préteprétepietraApri nel vocabolario. Sulla fame vera: “Chi ha fame mangia anche le pietre”. Chi té femmene, té fimmene e màsquelemàsquelemaschioApri nel vocabolario; chi té màsquelemàsquelemaschioApri nel vocabolario, nté né fimmene e né màsquelemàsquelemaschioApri nel vocabolario. Chi ha femmine, ha femmine e maschi; chi ha maschi, non ha né femmine né maschi // Il detto trova chiarificazione nella difficoltà dei rapporti tra suocere e nuore, mentre tra suoceri e generi ci si intende in genere con maggiore facilità. Chi tè iart fiorìsce e chi tè térrtèrrterraApri nel vocabolario fallîsce. Detto da cui traspare l’invidia dei lavoratori della terra per gli artigiani: “Chi ha un mestiere fiorisce e chi ha terra fallisce”. Chi té iòcchie e nne vvéde, ciéche ce mpégnempégneimpegno (méttece d’ mpégne) - 2) fintaApri nel vocabolario. Chi ha occhi e non vede, si fa passare per cieco. Chi té la crèpecrépecrepaApri nel vocabolario, té pure i còrncòrncornaApri nel vocabolario. Chi possiede un bene, deve sorbirsi anche i grattacapi annessi e connessi: “Chi ha la capra, ha anche le corna”. Chi té la rògne, ce la ratt.
A ognuno i suoi problemi: “Chi ha la rogna, se la gratta”.
Chi té lénglénglinguaApri nel vocabolario, va nSardégne. Chiedendo, si può giungere anche in capo al mondo: “Chi ha lingua, va in Sardegna”, isola che, data la lentezza dei mezzi di trasporto, appariva un tempo più lontana della luna. Chi té magne e chi no spìe u sélesèlesaleApri nel vocabolario. Chi ha mangia e chi no se ne sta a guardare il sole // La variante “Chi té magne e chi nne tè magne e vvéve” è una parodia in chiave paradossale di quanto sopra.
Chi té iòcchie e nne vvéde, ciéche ce mpégnempégneimpegno (méttece d’ mpégne) - 2) fintaApri nel vocabolario.
Chi ha occhi e non vede, si fa passare per cieco.
Chi té la crèpecrépecrepaApri nel vocabolario, té pure i còrncòrncornaApri nel vocabolario.
Chi possiede un bene, deve sorbirsi anche i grattacapi annessi e connessi: “Chi ha la capra, ha anche le corna”.
Chi té la rògne, ce la ratt.
Chiedendo, si può giungere anche in capo al mondo: “Chi ha lingua, va in Sardegna”, isola che, data la lentezza dei mezzi di
trasporto, appariva un tempo più lontana della luna.
Chi té magne e chi no spìe u sólesólesoleApri nel vocabolario.
Chi ha mangia e chi no se ne sta a guardare il sole // La variante
scudo: “Chi ha madre non piange e chi ha padre va per taverne”.
Chi té na séreséresera - 2) sm. sieroApri nel vocabolario, té nu trasòretrasóretesoroApri nel vocabolario.
Esiodo affermava: “E” disgrazia avere un cattivo vicino”.
Chi té polvera, spèrespèresparoApri nel vocabolario. Chi ha soldi, si permette ciò che vuole: “Chi ha polvere, spara”. Chi té turnìse, va pure mparavìsemparavìsein paradisoApri nel vocabolario. Idem: “Chi ha denaro, va persino in paradiso”. Chi té u débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario, té u crèdete. “Chi ha debiti, ha credito sociale”, altrimenti non troverebbe nessuno disposto a prestargli denaro. Chi té u delòredelóredolore: delóre d’chèpe (mal di testa)Apri nel vocabolario, iètt i vùce. Chi è colpito da una sventura, ha reazioni emotive che salgono
nessuno disposto a prestargli denaro.
Chi té u delòredelóredolore: delóre d’chèpe (mal di testa)Apri nel vocabolario, iètt i vùce.
dal profondo: “Chi ha il dolore, getta le grida”.
Chi té u mòri, ce lu chiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario. Idem: “Chi ha il morto, se lo piange”. Chi tèmptèmptempo cronologico - 2) condizioni atmosfericheApri nel vocabolario aspètt, temp pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario.
Diffidare di chi largheggia in promesse perché: “Chi promette troppo, mantiene poco”.
pass pe pass ce pìgghie la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario.
“Chi va in fiera senza soldi, si rammarica ad ogni passo”, e ciò avveniva soprattutto alla fiera settembrina di Santa Maria, quando, fatto l’inventario delle necessità, tasca permettendo, si procedeva a spese rinviate a volte per un intero anno. Non si può lasciare un posto per troppo tempo e pretendere di trovarlo vuoto al ritorno: “Chi va a Roma, perde la poltrona”. Chi va a u muline, ce nfarine. Non è possibile frequentare certi luoghi senza sporcarsi: “Chi va al mulino, s’infarina”.
Degli amici si assimilano spesso i difetti: “Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare”
La dose è rincarata dalla variante: Chi va k’u ciòppciòppzoppoApri nel vocabolario, nchèpenchèpelocativo: in testa (ntené sèle nchèpeApri nel vocabolario de n’ann ciòppciòppzoppoApri nel vocabolario e ciéche.
Vivere al di sopra dei propri mezzi riduce in miseria: “Chi va in carrozza, muore a piedi”.
sta dietro sorpassa”.
Vincere la prima partita é di cattivo auspicio: “Chi vince all’inizio, perde alla fine” // “La prime iè d’i uagliùle!”, afferma una nota variante.
salute u mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario da la fenèstrefenèstrefinestraApri nel vocabolario. Dei benefici del BèreBèreBariApri nel vocabolario con moderazione: “Chi beve un bicchiere di vino dopo la minestra, saluta il medico dalla finestra”.
pigrizia: “Chi vuol filare, fila ad un qualsiasi bastone”.
Chi vò sciògghiesciògghiesciogliereApri nel vocabolario u salviéttsalviétt[fr. serviéttApri nel vocabolario, l’adda ttaccàttaccàlegareApri nel vocabolario. Il proverbio evoca i tempi i cui, tra parenti e vicini, ci si scambiavano omaggi alimentari di vario genere, che venivano inviati di solito in piatti avvolti da tovaglioli: “Chi vuole sciogliere la salvietta, la deve legare” // Variante: “Chi vò vé, adda pure dà”. Chi vò va e chi nne vò mann. Chi ci tiene ad ottenere qualcosa, si muove di persona e chi no delega altri // Va detto che il verbo manzà ha, tra l’altro, il valore di fare una richiesta matrimoniale per interposta persona. Chi vò vénnvénnvendereApri nel vocabolario a fórefórefuoriApri nel vocabolario ’la CrócecrócecroceApri nel vocabolario, adda tenétènetanaApri nel vocabolario na bbona voce. Il detto evoca le grida dei venditori di frutta e verdura che un tempo si allineavano lungo il perimetro di Piazza dei Mille: “Chi vuol vendere a Fore' La Croce, deve avere una buona voce”. Chi zapp ce vévevèvebavaApri nel vocabolario l’acque e chi pute ce vévevèvebavaApri nel vocabolario u vine. Il proverbio esprime l’invidia dei contadini per i vignaioli: “Chi zappa beve l’acqua e chi pota beve il vino”. Chi zzard pass l’acque. La fortuna aiuta gli audaci: “Chi rischia supera l'acqua”. ChiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario u iust p’u peccatore. Spesso sono degli innocenti a pagare per colpe altrui: “Piange il giusto per il peccatore”. Chième a San Pàvele prime ca védevedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario la sèrpsèrpserpe/iApri nel vocabolario! Di chi mette le mani avanti paventando un pericolo: “Invoca San Paolo prima di vedere la serpe!” // San Paolo, nella tradizione popolare, è ritenuto protettore contro i morsi delle serpi.
Chi vò vénnvénnvendereApri nel vocabolario a FórefórefuoriApri nel vocabolario ’la CrócecrócecroceApri nel vocabolario, adda tenétènetanaApri nel vocabolario na bbona voce.
Il detto evoca le grida dei venditori di frutta e verdura che un tempo si allineavano lungo il perimetro di Piazza dei Mille: “Chi vuol vendere a Fore' La Croce, deve avere una buona voce”. Chi zapp ce vévevèvebavaApri nel vocabolario l’acque e chi pute ce vévevèvebavaApri nel vocabolario u vine. Il proverbio esprime l’invidia dei contadini per i vignaioli: “Chi zappa beve l’acqua e chi pota beve il vino”. Chi zzard pass l’acque. La fortuna aiuta gli audaci: “Chi rischia supera l'acqua”.
ChiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario u iust p’u peccatore.
Spesso sono degli innocenti a pagare per colpe altrui: “Piange il giusto per il peccatore”.
Chième a San Pàvele prime ca védevedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario la sèrpsèrpserpe/iApri nel vocabolario!
Di chi mette le mani avanti paventando un pericolo: “Invoca San Paolo prima di vedere la serpe!” // San Paolo, nella tradizione popolare, è ritenuto protettore contro i morsi delle serpi.
Chièva ncìntncìntincintaApri nel vocabolario e Martîne dint! Chiave in cinta e Martino dentro!
Nell’evidenziare il fatto che contro i malandrini non ci sono precauzioni che tengano, il detto ricorda l’uso un tempo diffuso di portare le chiavi, che erano di dimensioni notevoli, legate in vita. Un aneddoto pone l’esclamazione in bocca ad una madre che, avendo chiuso la figlia a chiave, non sa capacitarsi di come Marfìne, lo spasimante della stessa, si sia potuto intrufolare in casa con intenzioni intuibili.
Cicce cummànn a CólecólenascondinoApri nel vocabolario e CólecólenascondinoApri nel vocabolario cummànn a Cicce!
Chi non ha voglia di lavorare, trasmette spesso ad altri gli ordini ricevuti: “Ciccio incarica Cola e Cola incarica Ciccio!”. Cicce fa i fatt e Cole pèiepèiepagaApri nel vocabolario!
A pagare le conseguenze di un misfatto non è sempre il diretto responsabile: “Ciccio fa i fatti e Cola paga!”. CiòppciòppzoppoApri nel vocabolario, vàscevàscebasso (contr. iàvete)Apri nel vocabolario e rùscerùscepolvere di carbone mista a scorie cheApri nel vocabolario: nte fedànn se nne Ili canusce. Tre categorie con pregiudizi a carico: “Zoppi, bassi e rossi: non fidartene se non li conosci”. CiùcceciùccesomaroApri nel vocabolario mi, chèche a ffòrz!
Una bella pretesa, ma si sa che non tutto può essere imposto con la prepotenza: “Asino mio, defeca per forza!”. Com'è, adda figghiàfigghiàfigliareApri nel vocabolario, la iàttiàttgattoApri nel vocabolario? “Perché, deve per caso partorire la gatta?”, si domandava un tempo quando c'erano accese per casa troppe lampadine. Com'è, la malatie ce va a ccatt?
A chi colpevolizza malati: “Perché, la malattia si va a comprare?”
Chiìche venghietìli, quann iè tennerill.
I figli si raddrizzano da piccoli, e cioè prima che sia troppo tardi: “Pieghi il vincastro, finché è tenero”.
Chiude bónebónebeneApri nel vocabolario ca ròpe mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario.
A scanso di sorprese: “Chiudi bene ché apri meglio”.
Ciucce mi, chèche a ffòrz!
Una bella pretesa, ma si sa che non tutto può essere imposto con la prepotenza: “Asino mio, defeca per forza!”.
Com'è, adda figghiàfigghiàfigliareApri nel vocabolario, la iàttiàttgattoApri nel vocabolario?
“Perché, deve per caso partorire la gatta?”, si domandava un tempo quando c'erano accese per casa troppe lampadine. Com'è, la malatie ce va a ccatt?
Còom'’è, nu ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario sólesólesoleApri nel vocabolario sta a la fiérefiérefieraApri nel vocabolario?
A chi si fissa su un dato acquisto: “Perché, un asino solo si trova in fiera?” // Variante: Com'è, sélesèlesaleApri nel vocabolario n’àsene sta nPugghic? Com'è, quallu pènecòttpènecòttpancottoApri nel vocabolario ciamma magnètemagnètemangiataApri nel vocabolario avvunìteavvunìteinsiemeApri nel vocabolario?
A chi afferma di conoscerci bene: “Perché? Quale pancotto abbiamo mangiato insieme?”. Cóntrecóntreo prep. contro - 2) sm. avversarioApri nel vocabolario la fòrz la raggióneraggióneragioneApri nel vocabolario nce pò.
E° difficile tentare di far valere le proprie ragioni contro potenti e prepotenti: “Contro la forza la ragione non ha alcun potere”. Contre la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario nce pinn né mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario né medecìnemedecìnemedicinaApri nel vocabolario. Contro la morte non possono nulla né medici né medicine // L’analogo proverbio della raccolta dei precetti medici della scuola salernitana: “Contra vim mortis non est medicamen in hortis” (Contro la forza della morte non c’è medicina negli orti) ricorda il fatto che i malanni si sono da sempre curati con le erbe. Còpio, còpiàs: a Giugne nce pass. Il detto, legato a ricordi personali dei tempi del liceo, è una creazione scolastica notevole per la frammistione di latino e dialetto: “lo copio, tu copi: a Giugno non si è promossi”. Cosa mèremèremare (mère mère: lungo la riva del mareApri nel vocabolario tilla chèrechèrecaroApri nel vocabolario. Proverbio medico: “Cosa amara tienila cara” // I latini dicevano: “In amaritudine salus” (nell’amaro c’è salvezza). Cose avute, chèrechèrecaroApri nel vocabolario tenùte. Cosa avuta, cara tenuta // Una variante, sconsigliandone la restituzione o la cessione, aggiunge: e chi la dà devènt chernùtechernùtecornutoApri nel vocabolario. CòsscòsscosciaApri nel vocabolario a Ilètt e vràccevràccebraccio/aApri nel vocabolario a pèttpèttpettoApri nel vocabolario. Consiglio in caso di rottura degli arti: “La gamba guarisce a letto e il braccio legato al petto”. Cossa rétt e vavàccevavàccegozzoApri nel vocabolario sènesènesanoApri nel vocabolario! Di chi non perde l’appetito per una frattura: “Gamba rotta e
Còom'’è, nu ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario sólesólesoleApri nel vocabolario sta a la fiérefiérefieraApri nel vocabolario?
Com'è, quallu pènecòttpènecòttpancottoApri nel vocabolario ciamma magnètemagnètemangiataApri nel vocabolario avvunìteavvunìteinsiemeApri nel vocabolario?
Contre la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario nce pinn né mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario né medecìnemedecìnemedicinaApri nel vocabolario.
Contro la morte non possono nulla né medici né medicine // L’analogo proverbio della raccolta dei precetti medici della scuola salernitana: “Contra vim mortis non est medicamen in hortis” (Contro la forza della morte non c’è medicina negli orti) ricorda il fatto che i malanni si sono da sempre curati con le erbe.
Còpio, còpiàs: a Giugne nce pass.
Il detto, legato a ricordi personali dei tempi del liceo, è una creazione scolastica notevole per la frammistione di latino e dialetto: “lo copio, tu copi: a Giugno non si è promossi”. Cosa mèremèremare (mère mère: lungo la riva del mareApri nel vocabolario tilla chèrechèrecaroApri nel vocabolario. Proverbio medico: “Cosa amara tienila cara” // I latini dicevano: “In amaritudine salus” (nell’amaro c’è salvezza).
Cose avute, chèrechèrecaroApri nel vocabolario tenùte.
Cosa avuta, cara tenuta // Una variante, sconsigliandone la restituzione o la cessione, aggiunge: e chi la dà devènt chernùtechernùtecornutoApri nel vocabolario.
CòsscòsscosciaApri nel vocabolario a Ilètt e vràccevràccebraccio/aApri nel vocabolario a pèttpèttpettoApri nel vocabolario.
Consiglio in caso di rottura degli arti: “La gamba guarisce a letto e il braccio legato al petto”.
Cossa rétt e vavàccevavàccegozzoApri nel vocabolario sènesènesanoApri nel vocabolario!
Di chi non perde l’appetito per una frattura: “Gamba rotta e
gozzo sano!”
Variante raccolta a San Severo: La malatie d’u gaggène (gabbiano): la còssa rétt e u vavàccevavàccegozzoApri nel vocabolario sènesènesanoApri nel vocabolario. “Cra, cra...”, fa la curnàcchiecurnàcchiecornacchiaApri nel vocabolario. “CràcradomaniApri nel vocabolario, cràcradomaniApri nel vocabolario...”, fa la cornacchia // Nel wellerismo, che stigmatizza la tendenza a procrastinare, è degna di nota la coincidenza dell’onomatopea cràcradomaniApri nel vocabolario col latino cras (domani). Crisce sant, santarè! Un modo gentile per augurare che lo starnuto di un piccolo si trasformi in salute “Cresci santo, santarellino!” // Ad un ragazzo già grandicello si dice a volte: “Crisce sant, ca diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario ce sì!”. Crist da ncéle e u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario da ntèrrntèrra terraApri nel vocabolario! Esclamazione che si fa a volte quando va tutto a rotoli: “Cristo dal cielo ed il diavolo dalla terra!” Crist ha dítt: “Iàmeme e respìtteme, e satt vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario i cancra tó”. Nei detti dialettali, si mettono in bocca al Signore anche frasi lontanissime dai suoi insegnamenti: “Cristo ha detto: - Amami e rispettami e sappi badare ai tuoi interessi! - ”. Crist li fa e u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario l’aceécchie. Sulle affinità elettive: “Cristo li fa e il diavolo li accoppia”. Crist na cose ha ffatt de iust, e iè la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario! Il proverbio: “Cristo una cosa ha fatto di giusto, ed è la morte” sottintende che, per il resto, fa é cose stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario. Crona lòng e cusciènza cort! Non sempre l’osservanza delle forme esteriori trova riscontro nella rettitudine dell’agire: “Corona lunga e coscienza corta!”. Cummère de pèzz poche ciapprèzz La comare di pezza è poco apprezzata // La cummeère de pèzz era in genere una vicina di casa cui si concedeva un tempo il
Crist ha dditt: “Iàmeme e respìtteme, e satt vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario i cancra tó”.
Nei detti dialettali, si mettono in bocca al Signore anche frasi lontanissime dai suoi insegnamenti: “Cristo ha detto: - Amami e rispettami e sappi badare ai tuoi interessi! - ”.
Crist li fa e u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario l’aceécchie.
Sulle affinità elettive: “Cristo li fa e il diavolo li accoppia”.
Crist na cose ha ffatt de iust, e iè la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario!
Il proverbio: “Cristo una cosa ha fatto di giusto, ed è la morte”
madrina di poco conto. Cunsigghie de vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario e aiùte de ggióne. In caso di necessità, è bene rivolgersi per consiglio agli anziani
perché saggi e per aiuto ai giovani perché vigorosi. Cunsigghie de vblp, dammùie de ialline. E° pericoloso rivolgersi, per averne un parere, a chi cova occulti interessi: “Consiglio di volpe, danno di galline”. Cunt spiss e mecizia lòng. Affinché duri, l'amicizia non deve ledere gli interessi: “Conti frequenti e amicizia lunga”. Cuntratt ke chi iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario de te e fall i spésespésespesaApri nel vocabolario. E, per chiudere con la ci: “Tratta con chi è migliore di te e pagagli le spese”; ma quanti sono disposti a riconoscere una superiorità vera o presunta?
Cunsigghie de vblp, dammùie de ialline.
E° pericoloso rivolgersi, per averne un parere, a chi cova occulti interessi: “Consiglio di volpe, danno di galline”.
Cunt spiss e mecizia lòng.
Affinché duri, l'amicizia non deve ledere gli interessi: “Conti frequenti e amicizia lunga”.
Cuntratt ke chi iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario de te e fall i spésespésespesaApri nel vocabolario. E, per chiudere con la ci: “Tratta con chi è migliore di te e
superiorità vera o presunta?pagagli le spese”; ma quanti sono disposti a riconoscere una
Chi nn’accètt nne mèrete.
Il rifiuto di un dono può essere variamente interpretato: “Chi non
Chi nn’è bònebónebeneApri nel vocabolario pe iis, nn’è bónebónebeneApri nel vocabolario pe nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario.
Chi non sa badare a se stesso, non è utile per nessuno.
Chi nn’è bónebónebeneApri nel vocabolario p’u rre, nn’è bónebónebeneApri nel vocabolario mank pe la régìne.
Il pregiudizio che chi fosse stato riformato alla visita di leva, non sarebbe mai stato un buon marito, nasceva un tempo dall’orgoglio di servire in armi la patria e il re: “Chi non è buono per il re, non è buono neppure per la regina”,
Chi nne bbède a nu sòldsòldsoldiApri nel vocabolario, nne bbède a na lire.
Il risparmio comincia dalle piccole cose: “Chi non dà importanza ad un soldo, non la dà ad una lira” // Il soldo, sottomultiplo della lira, equivaleva a 5 centesimi.
Chi nne capìsce la sua scrittùre, iè n’asene de natùre.
Detto di origine scolastica: “Chi non capisce la propria scrittura, è un asino per natura”.
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