Proverbi in dialetto di Apricena
Detti che sentivate in casa — raccolti nel dialetto di Apricena da Antonio Lombardi. Sfoglia per lettera: dove il testo è validato, leggi i proverbi in pagina; dove no, resta il facsimile del libro. Le lettere A, B, F, G, H, K, O, R, V sono collazionate sul libro (testo in pagina). Le altre restano in revisione umana sul facsimile.
Indice alfabetico dei proverbi
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Le belle, le brutte e il matrimonio: “Le belle vengono ammirate e
le brutte sono condotte all’altare”.
lore hanna parlàparlàparlareApri nel vocabolario e nu ciamma sta zitt! Gli abruzzesi scendono con i zampìttzampìttsandali grossolaniApri nel vocabolario: essi debbono parlare e noi dobbiamo stare zitti!
Y zampìttzampìttsandali grossolaniApri nel vocabolario erano scarpe grossolane usate dai pastori abruzzesi in transumanza. I cafune sò l’utema cartèli. Nella scala sociale della società contadina: “I cafoni sono l’ultima cartella”, e cioè occupano il gradino più basso. I carbunire màgnene e vvévene ke te e te tradìscene. I pregiudizi popolari sui carabinieri risentono dei legami omertosi che si erano venuti da noi a creare tra briganti e larghi strati della popolazione, che vedeva nelle forze dell’ordine il braccio armato di uno Stato avvertito come estraneo al tessuto sociale: “I
armato di uno Stato avvertito come estraneo al tessuto sociale: “I carabinieri mangiano e bevono con te e ti tradiscono”.
Le chiacchiere se le porta il vento // E? l’esatto corrispettivo del
latino: Verba volant (Le paróleparóleparola/e (dice paróle: rimproverare qualcunoApri nel vocabolario volano).
I chiàcchierechiàcchierechiacchiereApri nel vocabolario ne nfann farine. Le chiacchiere non fanno farina. I chiàcchierechiàcchierechiacchiereApri nel vocabolario nn’aiénghiene tripp. Le chiacchiere non riempiono la pancia. I ciucce ce fracchene e i varìlevarìlebarileApri nel vocabolario ce sfàscene. Spesso sono gli innocenti a pagare le conseguenze di scontri altrui: “I somari litigano e i barili si rompono”. I cose a Ilòng devèntene sèrpsèrpserpe/iApri nel vocabolario. “Le cose che vanno per le lunghe diventano serpi”, in quanto finiscono per creare dissapori. I cose avvunite sò vamp de féche. Così come le vampe del fuoco, gli affari in società durano poco. I cose ca nce fann nce sàpene. “Le cose che non si fanno non si sanno”, ma quelle che si fanno diventano ben presto di pubblico dominio. I cose fatt a forz ne nsèrvene a nnènt. Per operare bene, bisogna farlo volentieri: “Le cose che si fanno perché costretti non servono a niente”. I cose proibbìte sò cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario saporite.
A partire da Adamo ed Eva, ben pochi hanno saputo resistere al
fascino del proibito: “Le cose proibite sono più saporite”. I cose stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario li ggiust la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario. “Le cose storte le aggiusta la morte” la quale, non guardando in faccia nessuno, è, a suo modo, operatrice di giustizia. I crestiènecrestiènecristianoApri nel vocabolario ce respèttene vive. “Le persone si rispettano da vive”, perché da morti non si ha più alcuna esigenza.
I chiàcchierechiàcchierechiacchiereApri nel vocabolario nn’aiénghiene tripp.
Le chiacchiere non riempiono la pancia. I ciucce ce fracchene e i varìlevarìlebarileApri nel vocabolario ce sfàscene. Spesso sono gli innocenti a pagare le conseguenze di scontri altrui: “I somari litigano e i barili si rompono”.
I cose a Ilòng devèntene sèrpsèrpserpe/iApri nel vocabolario.
“Le cose che vanno per le lunghe diventano serpi”, in quanto finiscono per creare dissapori.
I cose avvunite sò vamp de féche. Così come le vampe del fuoco, gli affari in società durano poco.
I cose ca nce fann nce sàpene. “Le cose che non si fanno non si sanno”, ma quelle che si fanno diventano ben presto di pubblico dominio. I cose fatt a forz ne nsèrvene a nnènt. Per operare bene, bisogna farlo volentieri: “Le cose che si fanno perché costretti non servono a niente”.
I cose proibbìte sò cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario saporite.
I cose stòrtstòrtstortoApri nel vocabolario li ggiust la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario.
“Le cose storte le aggiusta la morte” la quale, non guardando in faccia nessuno, è, a suo modo, operatrice di giustizia. I crestiènecrestiènecristianoApri nel vocabolario ce respèttene vive. “Le persone si rispettano da vive”, perché da morti non si ha più alcuna esigenza.
dopo non li vedi più come vorresti”, e ciò era tanto più vero quando anche da noi era alto l'indice di mortalità infantile.
vanno nudi ed i calzolai scalzi”.
1 débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario ce pàiene e i respòst ce dann.
Occorrono pesanti sacrifici per pagare debiti contratti a cuor leggero: “I debiti di Carnevale li paga la Quaresima”.
se ce ne chède vune, l’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario ce ne vann apprèssapprèssdietroApri nel vocabolario.
cadutone uno, gli altri lo seguono da presso.
li conosce nessuno”.
Spesso esistono differenze profonde anche tra consanguinei; “Le dita della mano non sono tutte uguali”. Sulla incontenibile vitalità femminile: “Le donne crescono come la gramigna”.
Dedicato in particolare alle nostre donne: “Le donne di Apricena mandano gli uomini alla rovina”.
i fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario de mò mbràccembràccein braccioApri nel vocabolario sci e nzìnenzìnein gremboApri nel vocabolario nò.
Col mutare dei tempi, mutano anche usi e costumi materni: “Le donne di prima tenevano i figli in grembo, le donne di adesso in braccio sì e in grembo no”.
o mure 0 îìsce pazz 0 va ngalérengalérein galeraApri nel vocabolario.
Le donne hanno i capelli lunghi e il cervello corto // Anche se mio padre citava a volte il proverbio con lo stesso tono con cui avrebbe espresso un'idea sua personale, l'illustrazione del Mitelli sta a dimostrare che si tratta di un antico pregiudizio.
Ancora sulla straordinaria vitalità femminile: “Le donne hanno sette spiriti come i gatti”.
Le formule dell’affascinazione si rivelano la notte di Natale // La
ffàsceneffàsceneaffascinazioneApri nel vocabolario è un rimedio popolare ancora oggi in uso contro il mal di testa. Preparato un piatto con dell’acqua, l’esperta, di solito una donna anziana, recita a fior di labbra qualche formula del proprio repertorio, tracciando croci sulla fronte dolente e poi, intinto l'indice nèllnèllanelloApri nel vocabolario’olio, ne lascia cadere qualche goccia sull’acqua del
piatto. L’allargarsi delle stille conferma l’ipotesi di ffascene, e
del mal di testa. Individuata la causa, il rito ne neutralizza anche gli effetti, risultando spesso efficace per autosuggestione.
cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario ce ne fann e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario vénnvénnvendereApri nel vocabolario bbèll. Figli e frittelle più se ne fanno e più vengono bene
/ scurpèllscurpèllfrittella/eApri nel vocabolario, tipiche del periodo natalizio, sono bastoncini fritti di semplice pasta di pane.
Un’affermazione di solito dettata da risentimenti momentanei: “I
figli sono nemici a pagamento”.
e i Figghie te la fann bbascià.
I figli ti fanno camminare a testa alta per l’orgoglio o te la fanno abbassare per la vergogna.
necessaria per generare altri figli.
maturi ce ffavògnene (si rovinano).
Una battuta ricorrente di mio padre che, come tanti, non gradiva molto i piatti a base de fogghie che erano un tempo piuttosto frequenti: “Sulla verdura ci orinano i cani”.
Le amicizie si stringono in base ad affinità elettive: “I funghi si trovano a cespi e i fessi a coppie!”.
pessimisti di ogni epoca; per fare qualche esempio, Seneca scriveva: “Quotidie moriamur” (Moriamo un po’ ogni giorno) e Petrarca definiva la vita “un correre alla morte”.
i Figghie cianna pigghiàpigghiàprendereApri nel vocabolario a chi vónn lore.
ne toglie e un altro se ne mette”.
a la nòtt t'abbràccene e a u iórniórngiornoApri nel vocabolario te stràccene.
Detto che lascia trasparire lo strapotere di cui godeva un tempo il marito all’interno della famiglia patriarcale: “I mariti sono serpi
di canneto: di notte ti abbracciano e di giorno ti stracciano”.
femmine ai padri”.
preventivamente la bontà del prodotto offerto.
Una categoria con licenza di uccidere: “I medici ti ammazzano senza pagarti”.
I mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario fann la croce. Una superstizione popolare vuole che un decesso venga seguito, a breve distanza di tempo, da un altro sul fronte opposto della
quali non esisteva neppure l’ombra.
che non si fanno a Natale non si fanno più” // Tipiche del periodo natalizio, é mèvele vengono realizzate con strisce di pasta
dolce digitate in modo da formare spirali a conche insaporite,
dopo la cottura nel forno o la frittura, con mostocotto 0 miele.
Ancora sulle amicizie strette in base alle affinità: “Le nuvole le unisce il vento e i fessi si accoppiano da soli”.
quando le ricevo, ne godo!”.
cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario sò stritt e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario fann mèleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario.
ciliegie: una tira l’altra”.
Le preoccupazioni portano ad una precoce canizie. Uno dei tanti pregiudizi sul clero, un tempo molto numeroso: “I preti hanno la coscienza nera come la tonaca”.
acquisto qualsiasi, si recano spesso a San Severo e persino più
lontano: “Gli Apricenesi sono amanti dei forestieri”.
che ci siamo inventati sul loro conto, i nostri cireonvicini hanno
coniato per noi l’appellativo di ciòccacavutòte, cioè di teste bucate, e quindi vuote. L'appellativo compare, tra l’altro, a pag. 25 di “Lingua e società in Capitanata” di M. Melillo, ed è pressocché l’unico accenno che l’autore ci dedica.
L’emulazione, per chi manca di mezzi adeguati, è rovinosa: “I ricchi come vogliono e i poveri come possono”.
NèllnèllanelloApri nel vocabolario’amore: “Le rose cadono e le spine restano”.
(vedi “Rosso Malpelo” di G. Verga): “I rossi hanno la tigna”.
di Capitanata, richiama la lingua d'oltralpe.
Pregiudizi diffusi sui montanari a noi più vicini: “I Sammarchesi sono testedure mangiapatate”
In fatto di testardaggine, si narra che, dopo la caduta dei Borboni, esortati dai Piemontesi a gridare: “Viva Vittorio Emanuele!”, rispondevano: “Viva Francìsk, e quéstquéste pron. questo (pl. quist)Apri nel vocabolario iè la ciòkciòktestaApri nel vocabolario!, offrendo la testa al boia per la decapitazione; in quanto al loro menù, circola da noi il detto: “Patènepatènepatata/eApri nel vocabolario pe prìmeprime“U prime amóre n’nce scòrd mèie” · “L’aviva dice prime…”Apri nel vocabolario, patènepatènepatata/eApri nel vocabolario pe secbnd e patènepatènepatata/eApri nel vocabolario pe tèrz!”. I scucchiàntscucchiàntillogicoApri nel vocabolario nn’accócchiene i pédepédepiedeApri nel vocabolario mank quann mérene. Una battuta su chi manca di rigore logico: “Gli incoerenti non uniscono i piedi neppure dopo morti”. I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario ce uadàgnene ke na mènemènemanoApri nel vocabolario e ce spènnene ke dduie. “I soldi si guadagnano con una mano e si spendono con due”, e cioè è più facile spenderli che guadagnarli. I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario fann l’àveti sòldsòldsoldiApri nel vocabolario, i pedòcchiepedòcchiepidocchio/iApri nel vocabolario fann l’àveti pedòcchiepedòcchiepidocchio/iApri nel vocabolario. I soldi fanno altri soldi, i pidocchi fanno altri pidocchi. I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario fann rapìrapìaprire (rapì la chièie: riaprire una piaga dolorosa)Apri nel vocabolario l’òcchie a i cechètecechèteciecoApri nel vocabolario. I soldi fanno aprire gli occhi ai ciechi // Una variante raccolta in diverse località garganiche e riportata dal Granatiero afferma: / sòldsòldsoldiApri nel vocabolario fann cantàcantàcantareApri nel vocabolario i cechètecechèteciecoApri nel vocabolario. I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario li fann i cavedarèlecavedarèleramaioApri nel vocabolario. I soldi li fanno i calderai // Il detto, sminuendo l’importanza del denaro, tira in ballo i ramaioli (o calderai) in quanto le monete erano un tempo tutte di metallo più o meno pregiato. I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario nn’avàstene mbie. “I soldi non bastano mai”, come sanno per esperienza i tanti che hanno il problema quotidiano di far quadrare i conti. I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario pàrene fèvefèvefava/eApri nel vocabolario asckète. “I soldi sembrano fave abbrustolite”, e cioè si fanno fuori che è un piacere.
I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario ce uadàgnene ke na mènemènemanoApri nel vocabolario e ce spènnene ke dduie.
“I soldi si guadagnano con una mano e si spendono con due”, e cioè è più facile spenderli che guadagnarli.
I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario fann l’àveti sòldsòldsoldiApri nel vocabolario, i pedòcchiepedòcchiepidocchio/iApri nel vocabolario fann l’àveti pedòcchiepedòcchiepidocchio/iApri nel vocabolario.
I soldi fanno altri soldi, i pidocchi fanno altri pidocchi.
I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario fann rapìrapìaprire (rapì la chièie: riaprire una piaga dolorosa)Apri nel vocabolario l’òcchie a i cechètecechèteciecoApri nel vocabolario.
I soldi fanno aprire gli occhi ai ciechi // Una variante raccolta in
I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario pàrene fèvefèvefava/eApri nel vocabolario asckète.
“I soldi sembrano fave abbrustolite”, e cioè si fanno fuori che è un piacere.
Da sempre il denaro è stato il più formidabile dei grimaldelli: “I soldi aprono tutte le porte”.
I sòldsòldsoldiApri nel vocabolario sò dannazione. I soldi sono dannazione // Una variante raccolta a San Giovanni
Rotondo afferma: / sò/d sò la mmèrdmmèrdmerdaApri nel vocabolario d’u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario.
chi ne té tant e chi nne té pe nnènt.
I soldi ti fanno impazzire: chi ne ha tanti e chi per niente.
mettono sottoterra”.
opinabili in un marito, anzi...: “I bassi per mariti e gli alti per cogliere i fichi”.
I vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario ce mòrene pe cadute, catarr e cacarèli. I vecchi muoiono per caduta, catarro e diarrea // A. proposito di cacarèlI, va detto che, fino a non molti decenni addietro, per le infezioni causate dalla precarietà delle condizioni igieniche generali, era proprio questa la causa principale dei decessi senili. I vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario devèntene accome e criatùrecriatùrecreatura/eApri nel vocabolario. “I vecchi diventano come bambini”, concetto espresso efficacemente dal verbo rembambirce // “I vecchi sono due volte bambini”, affermava Aristofane nella commedia “Le Nuvole”. I zéppzéppzeppaApri nel vocabolario spacchene i trònktrónktronco d’alberoApri nel vocabolario. “Le zeppe spaccano i tronchi”, e, bisogna aggiungere, spaccano anche le pietre, infatti il sistema più antico utilizzato dai nostri
cacarèlI, va detto che, fino a non molti decenni addietro, per le
infezioni causate dalla precarietà delle condizioni igieniche generali, era proprio questa la causa principale dei decessi senili.
cavamonti pe spaccàspaccàspaccareApri nel vocabolario i blòkblòkbloccoApri nel vocabolario era quello di praticare fori nei quali
del sólesólesoleApri nel vocabolario, imprecisioni di vario genere.inserivano zeppe di legno che imbevevano poi d’acqua; dilatandosi, i zèppzéppzeppaApri nel vocabolario creavano una linea di frattura nel macigno .
Iàcqua chéte nce passànn da dint.
L’acqua cheta non attraversarla perché è insidiosa.
Iàcque d’AvùstAvùstAgostoApri nel vocabolario: ibgghie e must.
Acqua d’Agosto: olio e mosto.
Iàcque de BrìleBrìleAprileApri nel vocabolario: nu carr d’ére a chi la tire.
Acqua d'Aprile: un carro d’oro a chi la tira.
Iàcque de FebbrèreFebbrèreFebbraioApri nel vocabolario aiénghie i ranèreranèregranaioApri nel vocabolario.
L’acqua di Febbraio riempie i granai. Iàcque de GiùgneGiùgneGiugnoApri nel vocabolario rruvìnerruvìnerovinaApri nel vocabolario u mónnmónnmondo (all’atu mónn: nell’al di là)Apri nel vocabolario. “L’acqua di Giugno rovina il mondo”, recando non poco danno alle messi ormai mature. Iacqua passète nne mmàcene muline. E’ inutile rimpiangere le occasioni perdute: “Acqua passata non fa girare macine di mulini” // Il proverbio rievoca i tempi in cui i mulini andavano ad acqua; dalle nostre parti ce n’erano parecchi lungo le sponde del Caldoli, in agro di Lesina. Iàcque e foche nne trovene lóchelócheluogoApri nel vocabolario. Inondazioni e incendi non conoscono ostacoli // Molto suggestiva è la variante raccolta a San Severo: “Chi néienéieneoApri nel vocabolario idcque e foche, nn’adda truvà mèiemèiemaiApri nel vocabolario IócheióchegiocoApri nel vocabolario”, e cioè: “Non troverà mai pace l’anima di chi avrà, su questa terra, negato al prossimo persino l’acqua e il fuoco”, due cose che costano quasi niente, ma che sono di prima necessità. Iàcque e mmòrt addréte la pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario. Acqua e morte sono in agguato dietro la porta di casa. Iallina vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario fa bon bréde. Detto noto anche in lingua: “Gallina vecchia fa buon brodo”. Iànema nète, destine dètedéteditoApri nel vocabolario. La predestinazione è un’idea molto diffusa a livello popolare: “Anima nata, destino dato”. Tànema sie e iùnema cride! Invito alla disponibilità: “Sii umano e considera tale il prossimo!”. Iànema téntténttintaApri nel vocabolario e cusciènza lése. Se si è fatto del male, non si ha di certo la coscienza tranquilla: “Anima tinta e coscienza inquieta”.
Iàcque de Giugne rruvìnerruvìnerovinaApri nel vocabolario u mónnmónnmondo (all’atu mónn: nell’al di là)Apri nel vocabolario.
“L’acqua di Giugno rovina il mondo”, recando non poco danno alle messi ormai mature.
Iacqua passète nne mmàcene muline.
E’ inutile rimpiangere le occasioni perdute: “Acqua passata non fa girare macine di mulini” // Il proverbio rievoca i tempi in cui i mulini andavano ad acqua; dalle nostre parti ce n’erano parecchi lungo le sponde del Caldoli, in agro di Lesina.
Iàcque e fóchefóche“U fóche nciappicce sóle” · anche spèreApri nel vocabolario nne trovene lóchelócheluogoApri nel vocabolario.
Inondazioni e incendi non conoscono ostacoli // Molto suggestiva è la variante raccolta a San Severo: “Chi néienéieneoApri nel vocabolario idcque e
Iàcque e mmòrt addréte la pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario.
Acqua e morte sono in agguato dietro la porta di casa. Iallina vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario fa bon bréde. Detto noto anche in lingua: “Gallina vecchia fa buon brodo”.
Iànema nète, destine dètedéteditoApri nel vocabolario.
La predestinazione è un’idea molto diffusa a livello popolare: “Anima nata, destino dato”.
Tànema sie e iùnema cride!
Invito alla disponibilità: “Sii umano e considera tale il prossimo!”.
Iànema téntténttintaApri nel vocabolario e cusciènza lése. Se si è fatto del male, non si ha di certo la coscienza tranquilla:
“Anima tinta e coscienza inquieta”.
Iànniànnanno/i (iann p’iànn: di anno in annoApri nel vocabolario ke mme ca iì vàie ke Il’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario!
Di chi si mette al rimorchio di chi si lascia rimorchiare a sua volta: “Vieni con me ché io vado con gli altri!”?. Iann passànn, sènssènssenso/iApri nel vocabolario metténn. Man mano che passano gli anni, si acquista giudizio. Iànniànnanno/i (iann p’iànn: di anno in annoApri nel vocabolario uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario e iànniànnanno/i (iann p’iànn: di anno in annoApri nel vocabolario sélesèlesaleApri nel vocabolario! Invocazione rassegnata di chi sa che # uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario vénnvénnvendereApri nel vocabolario sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario accumpgnète: “Vieni, disgrazia, e vieni da sola!”. Iart pe iart e i pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario a u lupe.
A ognuno il proprio mestiere e le pecore al lupo. Iart sòtt u tétttétttetto/iApri nel vocabolario, iarta benedett. Mestiere al coperto, mestiere benedetto. Iavetézza iè méza bellézzbellézzbellezzaApri nel vocabolario.
Un tempo, essendo la statura media modesta, gli spilungoni erano guardati con invidia: “L’altezza è metà bellezza”, intentendo che l’altra metà deve essere costituita dagli accessori. Iàveze i pédepédepiedeApri nel vocabolario ca la tèrrtèrrterraApri nel vocabolario cbce! Un invito ad accelerare: “Alza i piedi ché la terra scotta!”. Iàvezete, cule mi, e servìisce u patrone! Spesso si serve con astiosa insofferenza: “Alzati, sedere mio, e fa ciò che il padrone comanda!”. Iè cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario chi li vèle ca chi li té. Su essere ed avere: “E? da più chi li vale che chi li possiede”. Iè cose ca nne ccàntene i prèveteprèvetepreteApri nel vocabolario! Se nessuno ci rimette la pelle, non è niente di grave: “E° una cosa su cui i preti non cantano!”. Iè fatt u pèzz: iè mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario tatàtatàpapàApri nel vocabolario! E? il “lieto annuncio” che, secondo un aneddoto, uno dei figli dà
Iann passànn, sènssènssenso/iApri nel vocabolario metténn.
Man mano che passano gli anni, si acquista giudizio.
Iànniànnanno/i (iann p’iànn: di anno in annoApri nel vocabolario uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario e iànniànnanno/i (iann p’iànn: di anno in annoApri nel vocabolario sólesólesoleApri nel vocabolario!
Invocazione rassegnata di chi sa che # uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario vénnvénnvendereApri nel vocabolario sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario accumpgnète: “Vieni, disgrazia, e vieni da sola!”. Iart pe iart e i pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario a u lupe.
Iàveze i pédepédepiedeApri nel vocabolario ca la tèrrtèrrterraApri nel vocabolario cbce!
Un invito ad accelerare: “Alza i piedi ché la terra scotta!”.
Iàvezete, cule mi, e servìisce u patrone!
Spesso si serve con astiosa insofferenza: “Alzati, sedere mio, e fa ciò che il padrone comanda!”.
Iè cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario chi li vèle ca chi li té.
Su essere ed avere: “E? da più chi li vale che chi li possiede”.
Iè cose ca nne ccàntene i prèveteprèvetepreteApri nel vocabolario!
Se nessuno ci rimette la pelle, non è niente di grave: “E° una cosa su cui i preti non cantano!”.
Iè fatt u pèzz: iè mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario tatàtatàpapàApri nel vocabolario!
E? il “lieto annuncio” che, secondo un aneddoto, uno dei figli dà
agli altri fratelli, con i quali potrà finalmente mettere le mani sulla sospirata eredità: “Il problema è risolto: è morto papà!””.
Iè ggiòne e c’ève raggióneraggióneragioneApri nel vocabolario!
Iè menùtemenùteminutoApri nel vocabolario u tèmptèmptempo cronologico - 2) condizioni atmosfericheApri nel vocabolario d’i mmèlevestùtemmèlevestùtemalvestitoApri nel vocabolario!
poveracci, malnutriti e malcoperti, non riescono a superare.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a cagniàcagniàcambiareApri nel vocabolario cammìscecammìsce[gr. kamàsos (piccola tunica)Apri nel vocabolario e vunnèli
ca nnò mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario e marìtemarìtemaritoApri nel vocabolario.Opinione contraria a separazioni e divorzi più o meno facili: “E°
meglio cambiare camicia e gonnella che non moglie e marito”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a fa bónebónebeneApri nel vocabolario a u pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario
ca quann lu ccìdeccìdeuccidereApri nel vocabolario te vigne u muss.La riconoscenza è più rara negli esseri umani che negli animali, anche se quella del porco è solo postuma: “E° meglio fare del bene al porco che, quando lo ammazzi, ti unge il muso”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a ièssièssessereApri nel vocabolario chernùtechernùtecornutoApri nel vocabolario ca mmèle sentùte.
Questione di punti di vista: “E° meglio essere cornuti che male
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a ièssièssessereApri nel vocabolario mmediète ca cumpiatùte.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a iì da u patùte ca da u mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario.
Solo chi ha già vissuto la stessa esperienza, può dare consigli:
“E? meglio andare da chi ha sofferto che dal medico”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a iù mmézemméze“Tutt attórn e Cik amméze!”Apri nel vocabolario a duie ca mmézemméze“Tutt attórn e Cik amméze!”Apri nel vocabolario a quatt.
Iè menùtemenùteminutoApri nel vocabolario u tèmptèmptempo cronologico - 2) condizioni atmosfericheApri nel vocabolario d’i mmblevestùte!
“E” arrivato il tempo dei malvestiti!”, e cioè l'inverno, che molti poveracci, malnutriti e malcoperti, non riescono a superare.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a ièssièssessereApri nel vocabolario chernùtechernùtecornutoApri nel vocabolario ca mmble sentùte.
Questione di punti di vista: “E° meglio essere cornuti che male
variante: /è mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario remóreremórerumoreApri nel vocabolario de caténe ca de campènecampènecampanaApri nel vocabolario.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a mmurì ca nò a spandecà.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a mmurì sazie ca campà alladdiùnealladdiùnedigiunoApri nel vocabolario.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a ntenè nèntnèntnienteApri nel vocabolario.
Per non sobbarcarsi i problemi annessi e connessi con la proprietà: “E° meglio non possedere niente”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario nu détedéteditoApri nel vocabolario ca la mènemènemanoApri nel vocabolario.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a purtàpurtàportareApri nel vocabolario nu cuntèlecuntèlequintaleApri nel vocabolario nchèpenchèpelocativo: in testa (ntené sèle nchèpeApri nel vocabolario ca nu quint ncùlencùlenel di dietroApri nel vocabolario.
L’urgenza dei bisogni corporali è a volte più insopportabile di un carico di enorme peso: “Meglio portare un quintale sulla testa che un quinto nel sedere”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a sta desperètedesperètedisperatoApri nel vocabolario ca malètemalètemalatoApri nel vocabolario.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a sta mmènemmènevd. PappacódeApri nel vocabolario a la CórtcórtcortoApri nel vocabolario ca a î mmalaléng.
Sulla pericolosità di chi alimenta dicerie malevoli: “Meglio stare in mano alla Corte che alle malelingue”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario a tuzzelàtuzzelàbussareApri nel vocabolario a u pertónepertóneportoneApri nel vocabolario làrielàrielargoApri nel vocabolario ca nò a vvune stréttstréttstretto (strétt d’mène: avaro)Apri nel vocabolario.
I portoni più larghi contraddistinguevano un tempo i palazzi delle famiglie più abbienti: “(In caso di necessità) è meglio bussare ad un portone largo che ad uno stretto”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario fume de rétt ca nnò vèntvènt“Póca pòlv ce la pòrt u vènt”Apri nel vocabolario de còppcòpp“Iè mègghie fume d’rótt ca nò vènt d’còpp!”Apri nel vocabolario.
E° meglio fumo di grotta che non vento di altura // Va detto che, sul tema, un proverbio raccolto a Manfredonia afferma l'esatto
contrario (Zè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario vèntvènt“Póca pòlv ce la pòrt u vènt”Apri nel vocabolario de còppcòpp“Iè mègghie fume d’rótt ca nò vènt d’còpp!”Apri nel vocabolario ca nnò fume de róttróttrotto - 2)sf. grottaApri nel vocabolario).
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario l’óveóveuovo (tené l’óve ncróce: non riuscire a stare fermi)Apri nel vocabolario idie ca la iallìna cra.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario na fèstfèstfestaApri nel vocabolario ca cènt festeccidle.
E’ meglio una sola festa grande che cento festicciole da niente.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario n’aiute ca cènt cunsìgghie.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario na mmelàmmelàaddolcire con miele (mmelà i nèvele)Apri nel vocabolario mamm ca na bóna matréiematréiematrignaApri nel vocabolario.
Le matrigne godono, in genere, di una pessima reputazione: “E? preferibile una cattiva madre ad una buona matrigna”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario na vótevótevolta (na vóte p’tuttApri nel vocabolario a rruscìrruscìarrossireApri nel vocabolario ca cènt a penà.
A volte è proprio necessario mettere le cose in chiaro: “E” meglio arrossire una volta che penare in cento occasioni” // Variante: Jè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario na véte a rruscìrruscìarrossireApri nel vocabolario ca cènt a nverdechì.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario nu bbèll nnò ca nu mmèle sci.
Meglio un bel no di un cattivo sì.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario nu marìtemarìtemaritoApri nel vocabolario ceppetìllcéppereramoscelloApri nel vocabolario ca n’amant MpératóreMpératóreImperatoreApri nel vocabolario.
Meglio un marito di umile condizione di un amante altolocato che può scaricarti senza preavviso.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario nu mmèle accòrd ca na caveza vèntvènt“Póca pòlv ce la pòrt u vènt”Apri nel vocabolario.
Considerate le lungaggini procedurali e l’esosità degli avvocati: “E? preferibile un cattivo accordo ad una causa vinta”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario nu mmèle marìtemarìtemaritoApri nel vocabolario ca décedécedieciApri nel vocabolario frètefrètefratelloApri nel vocabolario bónebónebeneApri nel vocabolario.
Sull’importanza del matrimonio: “Meglio un cattivo marito che dieci fratelli buoni” // Il proverbio trova esplicitazione nel noto:
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario pènepènepaneApri nel vocabolario e cepóllcepóllcipolla (pigghià na cepóll: inciampare)Apri nel vocabolario a la chèsachèsecasaApri nel vocabolario tó
ca la ialline a la chèsechèsecasaApri nel vocabolario de Il’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario.Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario nu bbèll nnò ca nu mmble sci.
Meglio un marito di umile condizione di un amante altolocato che può scaricarti senza preavviso.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario pòverepòverepoveroApri nel vocabolario e bnerète ca nnò rik e sbruvegnète.
Meglio povero e onorato che non ricco e svergognato // Analogamente un proverbio biblico afferma: “Meglio un povero di condotta illibata che un ricco di perversi costumi”.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario rik de sang ca de sòldsòldsoldiApri nel vocabolario.
“E’ meglio ricchi di sangue che di denaro”, intendendosi per sangue una numerosa figliolanza.
Iè mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario sólesólesoleApri nel vocabolario ca mèleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario accumpagnète.
Considerati i danni che le cattive compagnie possono produrre: “E’ meglio soli che male accompagnati”.
stesso piatto, Pulcinella gli chiésechiésechiesaApri nel vocabolario di raccontare com'era morto il
padre. Allora l’altro, preso dall’onda dei ricordi, cominciò a parlare, smettendo persino di mangiare. Quando si rese però conto del fatto che Pulcinella, nel frattempo, stava facendo piazza pulita, nel tentativo di rifarsi, chiese a sua volta come fosse morto il di lui padre. “E° morto all’improvviso!”, rispose Pulcinella, e continuò a ingozzarsi a pieno ritmo.
Iè mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario Ndréie de Gild e nce vénnvénnvendereApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario la névenéve“Vó fa d’néve!”: Ce ne vuole di tempo! · nevèreApri nel vocabolario!
Andrea de Gild e non si vende più la neve!” // La neve cui si fa riferimento era quella che si raccoglieva d’inverno sul Gargano e che, compressa in locali sotterranei (i mevére), si trasformava in ghiaccio utilizzato poi per usi medici per tutto l’anno e, d'estate, per rinfrescare bevande.
Iè mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario u cantenérecantenérecantiniereApri nel vocabolario e nce vénnvénnvendereApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario u vine!
Idem: “E° morto il cantiniere e non si vende più vino!”.
Iè mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario u peccerìllpeccerìllpiccolinoApri nel vocabolario e ne nsìme cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario cumpère!
I rapporti tra compari, specie se molto stretti, entrano spesso in crisi per tutta una serie di motivi: “E* morto il piccolo e quindi non siamo più compari!”.
crisi per tutta una serie di motivi: “E* morto il piccolo e quindi non siamo più compari!”.
Andrea de Gild e non si vende più la neve!”
La neve cui si fa riferimento era quella che si raccoglieva d’inverno sul Gargano e che, compressa in locali sotterranei (i mevére), si trasformava in ghiaccio utilizzato poi per usi medici per tutto l’anno e, d'estate, per rinfrescare bevande.
Ièmeièmeandiamo (ind. e imperativo pres.)Apri nel vocabolario fuiènn pe débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario e truvème u scérescéreusciere di tribunaleApri nel vocabolario pe nnanz! Siamo in fuga per debiti e troviamo per strada l’usciere!
U seére era un tempo molto temuto in quanto sfratti e sequestri per debiti, data la diffusa miseria, erano piuttosto frequenti.
Iènnereiènneregenero/iApri nel vocabolario e nepùte: quédd ca fa iè tutt perdute.
Due categorie da cui non c’è da aspettarsi alcuna riconoscenza: “Generi e nipoti: quello che fai è tutto perduto”.
Iènnereiènneregenero/iApri nel vocabolario e nórenóreonoreApri nel vocabolario sò tutt de nu chelórechelórecolore (truvà la pèzz a chelóre: trovare la scusa adatta)Apri nel vocabolario.
Idem: “Generi e nuore sono tutti di un colore”.
lì me la cant e iì me la sónesónesuonoApri nel vocabolario!
Esclamazione di chi è costretto a sbrogliarsela senza una mano d’aiuto: “Io me la canto e io me la suono!”.
Iì vèng da u mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario e tu dice k'è vvive!
A chi s’intestardisce a negare l'evidenza: “lo vengo dal morto e
tu dici che è vivo!”.
linnère sik, massèremassèreproprietario o conduttore di massarìeApri nel vocabolario rik. Gennaio secco, massari ricchi.
linnère: tutt i iurn pèrepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario pèrepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario.
Gennaio: tutti i giorni ugualmente uggiosi.
Iòcchie ca nne vvéde, córecórecuoreApri nel vocabolario ca nne crépecrépecrepaApri nel vocabolario.
Iòcchie ca nne vvéde, córecórecuoreApri nel vocabolario ca nne désìdere.
Iòcchie nire e capìllcapìllcapelliApri nel vocabolario bibnd: iè la cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario bbèll dè! mond.
Un ideale di bellezza femminile, alimentato dal fatto che le bionde erano un tempo piuttosto rare: “Occhi neri e capelli biondi: è la più bella del mondo”.
Iógghie a mesurìdd e sèlesèlesaleApri nel vocabolario a cuntèlecuntèlequintaleApri nel vocabolario.
Olio a misurini e sale a quintali // Il proverbio, che non risponde a nessuna norma culinaria, è dettato da una precisa ragione eco-
a nessuna norma culinaria, è dettato da una precisa ragione eco-
Iògghie de sbpe e vine de mmézemméze“Tutt attórn e Cik amméze!”Apri nel vocabolario.
Su olio e vino: “L'olio migliore è quello della parte alta del fusto, il vino migliore quello della parte centrale della botte”.
Iògghie nòvenóvenuovaApri nel vocabolario e vine vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario. Mentre il vino, invecchiando, acquista aroma, l’olio diventa acido, per cui: “L’olio dev’essere nuovo e il vino vecchio”. Iome allérealléreallegroApri nel vocabolario DdîeDdieDioApri nel vocabolario l’aiute.
Uomo allegro Dio l’aiuta // Una variante sarcastica aggiunge:
Iòmmene de vine, quatt a carlìne.
Chi si dà al vino perde molto del suo valore di uomo: “Uomini di vino, quattro a carlino”.
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