Proverbi in dialetto di Apricena
Detti che sentivate in casa — raccolti nel dialetto di Apricena da Antonio Lombardi. Sfoglia per lettera: dove il testo è validato, leggi i proverbi in pagina; dove no, resta il facsimile del libro. Le lettere A, B, F, G, H, K, O, R, V sono collazionate sul libro (testo in pagina). Le altre restano in revisione umana sul facsimile.
Indice alfabetico dei proverbi
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Salambne: na pardle e bónebónebeneApri nel vocabolario. Salamone: una parola ma buona
Il riferimento più probabile è a Salomone, ultimo re degli Ebrei, che divenne celebre per la sua saggezza; è considerato, tra l’altro, l’autore dei proverbi biblici qua e là citati in questo stesso libro.
pochi titoli per fare un’esortazione del genere.
salute e frasche abbondanti!”, fa la capra.
Salute e libértà: sì rik e nne Ilu sa.
Su ciò che è davvero fondamentale nella vita: “Se hai salute e libertà, sei ricco e non te ne rendi conto” // Qualcuno aggiunge al detto anche la gioventù, che non è meno importante.
Sant’Antònie fa tridece ràzie,
u mbrìèchembrìècheubriacoApri nel vocabolario quattòdece e Sant Mangione ne fa quìnece.Il detto allude ai corrotti che fanno miracoli in cambio di bustarelle: “Sant'Antonio fa tredici grazie, l’ubriaco quattordici e San Mangione ne fa quindici”.
Sant’Antònie: fàvecia tónntónntondoApri nel vocabolario.
tonda” (vedi anche GiùgneGiùgneGiugnoApri nel vocabolario...).
Sant Lazzère ce trove ammézeammézein mezzoApri nel vocabolario a tre cunfìnecunfìnelimite/i di proprietà terriere (arc.: cumpìne)Apri nel vocabolario:
LéseneLéseneLesinaApri nel vocabolario, TarranóveTarranóvePoggio ImperialeApri nel vocabolario e La Prucine. San Nazario si trova in mezzo a tre confini: Lesina, Poggio
Imperiale ed Apricena (in qualche variante si cita anche Sannicandro) // La notorietà intertereomunale del Santuario è sottolineata dall’affluenza di fedeli non solo dai comuni suddetti, ma anche da molto lontano, specie in occasione della festa del Santo che cade il 28 Luglio.
Sant Martine: ce sumèntsumèntsemeApri nel vocabolario a pugnia chiîne. Siamo all’11 Novembre e, tempo permettendo, è periodo di semina: “San Martino: si semina a pieni pugni”.
Sant Martine: ogni must iè fatt a vine.
La vendemmia è terminata da un pezzo ed il mosto nelle botti è già fermentato: “San Martino: ogni mosto è diventato vino”.
animali da carne, trebbiatura, ecc., era un augurio di abbondanza:
“San Martino!” “E sii il benvenuto!”
Sant Mechéle te spògghie e Sant Mechéle te véstvéstveste da donnaApri nel vocabolario. San Michele ti spoglia e San Michele ti riveste
Le due festività annuali legate al culto micaelico cadono l’una 1°8 Maggio e l’altra il 29 Settembre; le due date, segnando i trapassi stagionali, costituiscono, almeno stando al proverbio, il segnale per il passaggio dagli abiti pesanti a quelli leggeri e viceversa.
Sant Savastiène ke la vibla mmènemmènevd. PappacódeApri nel vocabolario. A San Sebastiano (20 Gennaio) le viole cominciano a fiorire:
“San Sebastiano con la viola in mano”.
Santa CatarìnecatarìnetiriteraApri nel vocabolario: n’atu mésemésemeseApri nel vocabolario chiìne chiìne.
Il Natale è una festività così profondamente avvertita che, al suo ‘approssimarsi, qualcuno dà il via ad un autentica conta alla rovescia scandita da festività minori: “A Santa Caterina (25 Novembre) manca un mese pieno pieno al Natale” // Le altre tappa di
questa marcia di avvicinamento sono: Sant Necéle: a NatèleNatèleNataleApri nel vocabolario diciannove (6 Dicembre); A la CuncèttCuncèttFesta dell’Immacolata Concezione che cade l’8 DicembreApri nel vocabolario: a NatèleNatèleNataleApri nel vocabolario diciassètt (8 Dicembre); Santa Lucìe: a NatèleNatèleNataleApri nel vocabolario na duzzine (13 Dicembre). Santa Chière dópedópeVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario arrubbète cià fatt î pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario de fèrrfèrrferroApri nel vocabolario.
Di chi ricorre a tardivi provvedimenti: “Santa Chiara, dopo aver subito il furto, ha munito la casa di porte di ferro”.
Santa Lucìe: u iórniórngiornoApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario córtcórtcortoApri nel vocabolario ca ce sìe.
Santa Lucia: il giorno più corto che ci sia // Premesso che il giorno più corto (cioè il solstizio d’inverno) non cade il 13, bensì il 21 Dicembre, l’errore è dovuto al fatto che, prima della riforma del calendario voluta da papa Gregorio XIII (1582), solstizio e festività della santa venivano, in effetti, a coincidere. Legato all’errore di cui sopra è l’idea contenuta nel detto Santa Lucìe: na ciàmpciàmpzampaApri nel vocabolario de iallìine, ove per zampa di gallina s'intende il breve ma continuo allungarsi del giorno rispetto alla notte, cosa che avviene solo dopo il 21 Dicembre.
Santa Terése ha paiòte pe ièssièssessereApri nel vocabolario tredechète.
Una santa così spregiudicata da giungere ad alimentare di proposito le dicerie sul proprio conto: “Santa Teresa ha pagato le malelingue affinché sparlassero di lei”.
SbàgliesbàgliesbaglioApri nel vocabolario u prèveteprèvetepreteApri nel vocabolario sépe la vutèrevutèrealtare/iApri nel vocabolario, npòzz sbaglià i?
Per minimizzare qualche errore, si chiama a volte in causa il prete che sbaglierebbe persino durante l'ennesima celebrazione del rito: “Sbaglia il prete sull’altare, non posso farlo io?”.
Scàpelescàpelerincorsa (pigghià la scàpele) - 2) agg. scapoloApri nel vocabolario ke sta rèterèterataApri nel vocabolario e mprìsteme stu vòmmerevòmmerevomereApri nel vocabolario!
rispettare le esigenze primarie dei proprietari: “Interrompi il
lavoro con quest’aratro e prestami questo vomere!”.
Scart frusce e pìigghie primiére.
Lucìe: na ciàmpciàmpzampaApri nel vocabolario de iallìine, ove per zampa di gallina s'intende il breve ma continuo allungarsi del giorno rispetto alla notte, cosa che avviene solo dopo il 21 Dicembre.
Scass e pìgghie da ddréteddréteil dietro (u ddréte)Apri nel vocabolario e sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario quédd iè!
Di parole e azioni che si ripetono fino alla noia: “Si cancella tutto e si riprende da dietro, ma è sempre la stessa storia!”.
Sciàla, Pèpp, ca t’é còttcòttcottoApri nel vocabolario l’óveóveuovo (tené l’óve ncróce: non riuscire a stare fermi)Apri nel vocabolario!
Una donna dice a Pèpp (il figlio o il marito) di scialare perché ha cotto un uovo, ma, in realtà, c’è ben poco di che farlo!
Scurd, mmèletèmpmmèletèmpmaltempoApri nel vocabolario e via petrose!
Di tante circostanze contemporaneamente avverse: “Buio, maltempo e via sassosal” // L’esclamazione ricorda il duro lavoro dei trainîre, sempre in giro, spesso anche di notte, per trasporti di vario genere.
Scuse e ncùse sò ddui cose:
u pédepédepiedeApri nel vocabolario m'ha cciacchètecciacchètemalaticcioApri nel vocabolario e u pédepédepiedeApri nel vocabolario té cciaccàcciaccàschiacciareApri nel vocabolario! Occhio per occhio, anzi, piede per piede: *Scusa e neuse sono due cose: il piede mi hai pestato ed il piede ti pesterò”.
Sderràzzsderràzzraschietto per pulire l’aratro o la zappaApri nel vocabolario, ggióne, ca u vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario te pass! Usa il raschietto, giovane, ché il vecchio ti supera!
Si racconta che un anziano ed un giovanotto stavano zappando fianco a fianco, come impegnati in una personalissima gara. Nonostante l'età, il vecchio procedeva più speditamente, finché una donna, che stava osservando i due con curiosità, non spiegò al giovane il suo errore: la zappa, infatti, se non ripulita di frequente dal terriccio, diventa pesante e poco funzionale.
Se ce n’amma iì, itmmeciìnn mò,
ca mò ce sta u tèmptèmptempo cronologico - 2) condizioni atmosfericheApri nel vocabolario e n’àveta vótevótevolta (na vóte p’tuttApri nel vocabolario nò!Chi ha tempo non aspetti tempo: “Se dobbiamo andarcene, andiamocene ora perché ora c'è il tempo e un’altra volta no!”.
Se ce stann i capìllcapìllcapelliApri nel vocabolario, ce stann pure i pedòcchiepedòcchiepidocchio/iApri nel vocabolario.
“Se ci sono i capelli, ci sono anche i pidocchi” che un tempo erano piuttosto diffusi. Per questo motivo ai bambini si faceva spesso w cardse, e cioè li si rapava a zero.
Se ce vótevótevolta (na vóte p’tuttApri nel vocabolario Bbrile, te fa uardàuardàsorvegliareApri nel vocabolario u fucarìlefucarìlecaminoApri nel vocabolario.
Se ce vótevótevolta (na vóte p’tuttApri nel vocabolario Marz, te fa tenétènetanaApri nel vocabolario u cule iarz. Idem: “Se gira Marzo, ti costringe a startene incollato al fuoco, col rischio di bruciarti il sedere”. Se chióvechióvepiovereApri nel vocabolario a Sant Mechéle, chióvechióvepiovereApri nel vocabolario fine a NatèleNatèleNataleApri nel vocabolario. Osservare l'andamento meteorologico in determinate festività, consentiva di avanzare previsioni per il prosieguo: “Se piove a San Michele (29 Settembre), piove fino a Natale”. Se chióvechióvepiovereApri nel vocabolario a Sant’Ann, chiòdve tutt ann. Idem: “Se piove a Sant’ Anna (26 Luglio), piove tutto l’anno”. Se CólecólenascondinoApri nel vocabolario cachève, nne mmuréve! Sul senno di poi: “Se avesse defecato, Cola non sarebbe morto!”. Se dduie ce vónn, cènt nce ponn.Sulle bizze tipiche dei trapassi stagionali: “Se si gira Aprile, ti costringe a startene accanto al focolare”.
Se ce vote Marz, te fa tenétènetanaApri nel vocabolario u cule iàrziarzarsoApri nel vocabolario.
Idem: “Se gira Marzo, ti costringe a startene incollato al fuoco, col rischio di bruciarti il sedere”.
Se chióvechióvepiovereApri nel vocabolario a Sant Mechéle, chióvechióvepiovereApri nel vocabolario fine a NatèleNatèleNataleApri nel vocabolario. Osservare l'andamento meteorologico in determinate festività, consentiva di avanzare previsioni per il prosieguo: “Se piove a San Michele (29 Settembre), piove fino a Natale”. Se chióvechióvepiovereApri nel vocabolario a Sant’Ann, chiòdve tutt ann.
Idem: “Se piove a Sant’ Anna (26 Luglio), piove tutto l’anno”.
Se Cole cachève, nne mmuréve! Sul senno di poi: “Se avesse defecato, Cola non sarebbe morto!”. Se dduie ce vónn, cènt nce ponn.
Sulla forza dell’amore: “Se due si amano davvero, neanche cento possono impedirne l’unione” // “Omnia vincit amor” (L'amore supera tutti gli ostacoli), dicevano i latini.
Se fa u cunt quant còstcòstcostoApri nel vocabolario na mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario, e mmò te nzùre!
Certi conti è preferibile non farli: “Se calcoli quanto costa una moglie, non ti accasi mail”.
Se fa u veccone cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario rròss de la vòkvókboccaApri nel vocabolario, t’affuche.
Se fai il boccone più grosso della bocca, soffochi.
Se felìce vu campà, d’i fatt de l’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario nte n’ha ntrecà.
Se vuoi vivere felice, non occuparti degli affari altrui.
Se felìce vu campà, pure la sòceresòceresuocero/aApri nel vocabolario ha rrefrescà.
Il principio del rispetto per la suocera, anche se duro da accettare, è basilare per un rapporto coniugale costruttivo: “Se vuoi vivere felice, devi rinfrescare anche la suocera”.
Se ffitt nu fóndfóndfondoApri nel vocabolario, pu dice ca nn’è cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario lu té.
Se i fatt ce sapéssene apprìmeapprìme“Chi móre apprìme ce la ffrànk dópe”Apri nel vocabolario, nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario muréss accìse.
Sull’imprevedibilità del futuro: “Se ciò che accadrà si conoscesse in anticipo, nessuno morrebbe ammazzato”.
Se ià ke ffa, ndènn vedènzie mank a Gése Crist.
Se hai da fare, non dar retta nemmeno a Gesù Cristo // Variante raccolta a San Marco: “Se ià ke ffa, ndènn vedènzie mank a pàtete”, e cioè a tuo padre.
Se iè Figghie de iàttiàttgattoApri nel vocabolario, adda cchiappàcchiappàacchiappareApri nel vocabolario i surge.
Se iè rròse, adda sciurìsciurìfiorireApri nel vocabolario e, se iè spine, adda pungecà.
Idem: “Se è rosa, fiorirà e, se è spina, pungerà”.
Se la fatìefatìefaticaApri nel vocabolario fuss bónebónebeneApri nel vocabolario, fatiàssene pure i préteprétepietraApri nel vocabolario.
Punto di vista da scansafatiche: “Se la fatica fosse buona, lavorerebbero anche le pietre” // Variante raccolta a San Giovanni
Se la mamm iè bónebónebeneApri nel vocabolario, i Figghie sò mmègghie.
Se la mmìdiemmìdieinvidiaApri nel vocabolario fuss cacarèlI, ciarrecugghiéss ke la cestarèll.
fosse cacca, si raccoglierebbe a cesti” // Variante: Se la mmìdiemmìdieinvidiaApri nel vocabolario fuss tigne, fùsseme tutt tignùsetignùseaffetto da tignaApri nel vocabolario.
Se l’acque scarségge, la pàpere nne gallégge.
Se l’acqua scarseggia, la papera non galleggia.
Se Ilìve u cappèllcappèllcappelloApri nel vocabolario a u tignùsetignùseaffetto da tignaApri nel vocabolario, te lu fa mmèle amìce.
A nessuno piace che siano messe a nudo le proprie debolezze:
“Se togli il cappello al tignoso, te lo rendi nemico”.
Rotondo: Se la fatìefatìefaticaApri nel vocabolario fuss bónebónebeneApri nel vocabolario, u mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario la déss pe cure.
Se lu dicéss la mbde,
i fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario iéssene pure k'u cule da fórefórefuoriApri nel vocabolario.
Molti adolescenti, e non solo fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario, seguono le mode acriticamente: “Se venisse di moda, le donne andrebbero anche col sedere di fuori”.
Se lu pigghie mbràccembràccein braccioApri nel vocabolario la cummère,
crésce n’àceneàcenegranelloApri nel vocabolario d’òrieòrieorzoApri nel vocabolario.Una gentile credenza: “Se viene preso in braccio dalla madrina, il piccino cresce di un granellino d’orzo”.
Se lu sèpe vune, ne Ilu sèpe nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario;
se lu sàpene duie, lu sàpene cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario de vune;
se lu sàpene tre, lu sèpe pure u rre.Sui segreti: “Se lo sa uno solo, non lo sa nessuno; se lo sanno in due, lo sanno più di uno; se lo sanno in tre, lo sa anche il re”.
Se Marz ce ngrògne, te fa cadécadécadereApri nel vocabolario l’ógneógneunghiaApri nel vocabolario.
Sui rigori improvvisi del mese più pazzo dell’anno: “Se Marzo si adira, ti fa cascare le unghia”.
Se Marz nne marzéie, GiùgneGiùgneGiugnoApri nel vocabolario nne festégge.
Sono le piogge primaverili a creare le premesse di un buon raccolto: “Se Marzo non fa il pazzo, Giugno non festeggia”.
Se mme dà a magnià, te chième tètetètepadreApri nel vocabolario!
Il detto ha l’aria di un vero e proprio ricatto filiale che è, però, del tutto legittimo: “Se mi dai da vivere, ti chiamo papà!”.
Se mmure apprìmeapprìme“Chi móre apprìme ce la ffrànk dópe”Apri nel vocabolario, te la ffrank dópedópeVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario. Morendo ci si immunizza dalla morte stessa: “Se muori prima, te lo risparmi dopo”
Variante: Se mmure idie, te la ffrank cra.
Se nne vvu vé parapìgghieparapìgghieparapigliaApri nel vocabolario, statt luntène da la famìgghiefamìgghiefamigliaApri nel vocabolario.
Dopo aver messo su casa: “Se non vuoi avere parapiglia, sta” lontano dalla famiglia” // Variante: Se vvu campà cuntèntcuntèntcontento (tené cuntènt e iabbète)Apri nel vocabolario, statt luntène da i parèntparèntparente/iApri nel vocabolario.
Se nsò bbèlla iì, sò bbèll i terzéreterzéretovagliolo/iApri nel vocabolario!
Una ragazza dichiara candidamente di riporre fiducia, più che nelle qualità personali, nelle attrattive della sua dote: “Se non sono bella io, lo è il mio corredo!” // L’arcaismo ferzére indicava i tovaglioli i quali, dopo tre piegature, venivano ad assumere forma triangolare, dal che il nome.
Se ntì farine, nne mmass.
Se non hai farina, non impasti pane.
Se nfì pènepènepaneApri nel vocabolario a la chèsachèsecasaApri nel vocabolario tó, nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario te lu pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario. Se non hai pane a casa tua, nessuno te lo porta.
Se ntì sórtsórtsorteApri nel vocabolario e va a u muliîne, pird u sak e la farìne. Se non hai fortuna e vai al mulino, perdi il sacco e la farina.
Se Parìge tenéss u mèremèremare (mère mère: lungo la riva del mareApri nel vocabolario, fuss na picquela Bbère.
Il detto riporta l'alone di megalomania che circonda i Baresi: “Se Parigi avesse il mare, sarebbe una piccola Bari”.
Se pazzie k’u fóchefóche“U fóche nciappicce sóle” · anche spèreApri nel vocabolario, te cuce.
Sui giochi pericolosi: “Se scherzi col fuoco, ti scotti”.
Se spute nciélenciélein cieloApri nel vocabolario, mbàcce te vé.
Sui pericoli che si corrono a sfidare Chi sta in alto: “Se sputi verso il cielo, ti ricade in faccia”.
Se ssì bónebónebeneApri nel vocabolario, truve i mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario. Se sei buono, trovi gente migliore di te.
Se t'ha fa scannàscannàscannare (tagliare la canna della golaApri nel vocabolario, fatt scannàscannàscannare (tagliare la canna della golaApri nel vocabolario da nu chianchérechianchéremacellaioApri nel vocabolario bónebónebeneApri nel vocabolario. Se vuoi farti scannare, rivolgiti ad un buon macellaio.
Se t'ha mbriacà, mbriàchete k'u vine bónebónebeneApri nel vocabolario. Se hai deciso di ubriacarti, fallo con un vino di buona qualità.
Se t'ha rrecchì: o ha truvà, o ha rrubbàrrubbà[dal germ. raubon (predare)Apri nel vocabolario, o t'ha mputtanì. Ecco, per arricchirsi, tre strade tra le quali non è, però, indicato il lavoro: “Per arricchirti devi: o trovare 0 rubare o prostituirti”.
Se nsò bbèlla iì, sò bbèll i terzéreterzéretovagliolo/iApri nel vocabolario! Una ragazza dichiara candidamente di riporre fiducia, più che
nelle qualità personali, nelle attrattive della sua dote: “Se non sono bella io, lo è il mio corredo!” // L’arcaismo ferzére indicava i tovaglioli i quali, dopo tre piegature, venivano ad assumere forma triangolare, dal che il nome.
Se nfì pènepènepaneApri nel vocabolario a la chèsachèsecasaApri nel vocabolario tó, nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario te lu pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario. Se non hai pane a casa tua, nessuno te lo porta.
Se te sunn denèredenèredenaroApri nel vocabolario, arrive misèrie.
L’interpretazione dei sogni avviene spesso per contrasto: “Se sogni denaro, arriva miseria”.
Se te tàgghietàgghietaglioApri nel vocabolario l’ógneógneunghiaApri nel vocabolario de venardìvenardìvenerdìApri nel vocabolario, aièscene i pedecìnepedecìnepicciolo (di frutta e ortaggi) - 2) pedicelliApri nel vocabolario.
Se tagli le unghia di venerdì, escono i peduncoli.
Se te truve a magnià, magne e, se te truve a fatiàfatiàlavorareApri nel vocabolario, fatìefatìefaticaApri nel vocabolario.
Se te vónn dà u purcèllpurcèllVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario, curr curr ke la zuculélI.
L’attimo fuggente dell’altrui generosità va colto al volo: “Se ti vogliono donare il porcello, corri subito con la cordicella”.
Se tu a la chèsachèsecasaApri nel vocabolario mì ne nce menìss,
u cule mì ne Ilu vedìss!Agli impiccioni va detto in faccia di stare alla larga: “Se tu non venissi a casa mia, non vedresti il mio sedere”.
venissi a casa mia, non vedresti il mio sedere”.
Se tu me tratt, iì te tratt!
Tanti “se” condizionano i rapporti interpersonali: “Se tu mi tratti con rispetto, io farò altrettanto!”
Se turnass a nasce, quann vedéss i fimmene
iéssièssessereApri nel vocabolario a ddàddàVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario la véte pe FòggeFòggeFoggiaApri nel vocabolario!
col cosiddetto gentil sesso: “Se tornassi a nascere, vedendo donne, andrei a dare la svolta per Foggia, pur di evitarle!”.
Se u féssféssstupidoApri nel vocabolario sapéss ca iè féssféssstupidoApri nel vocabolario, nne facéss u féssféssstupidoApri nel vocabolario.
Sull’inconsapevolezza degli stupidi: “Se il fesso sapesse che è fesso, non farebbe il fesso” // Uno dei proverbi di Salomone afferma: “Lo stolto giudica buona la sua condotta”.
Se u ggióne sapéss e u vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario putéss...
molti problemi non esisterebbero.
Se u mprèstmprèstin prestitoApri nel vocabolario fuss bónebónebeneApri nel vocabolario, ce mprestàssene pure i mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario. Se il prestito fosse positivo, si presterebbero persino le mogli. Se u rùscerùscepolvere di carbone mista a scorie cheApri nel vocabolario fuss fedéle, u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario stéss nciélenciélein cieloApri nel vocabolario.
Sui rossi di capelli gravavano un tempo pregiudizi molto radicati: “Se il rosso fosse fedele, il diavolo starebbe in cielo”. Se u vine iè bònebónebeneApri nel vocabolario, decìtecelu a ll’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario; se nn’è bónebónebeneApri nel vocabolario, decìtelu a mme! Raccomandazione di cantiniere ai clienti abituali: “Se il vino è buono, diteglielo agli altri; se non è buono, ditelo a me!”. Se vvu canòscecanósceconoscereApri nel vocabolario nu féssféssstupidoApri nel vocabolario, dall nu mpiéie. Se vuoi conoscere un fesso, dagli un impegno. Se vvu ccide la sèrpsèrpserpe/iApri nel vocabolario, dalla nchèpenchèpelocativo: in testa (ntené sèle nchèpeApri nel vocabolario. Se vuoi ammazzare la serpe, colpiscila alla testa. Se vvu cògghiecògghiecogliereApri nel vocabolario la rose, nn’avè pavùrepavùrepauraApri nel vocabolario da i spine. Se vuoi cogliere la rosa, non devi aver paura delle spine. Se vvu iabbàiabbàgabbareApri nel vocabolario u vucìne, iàvezete prèst a la matînematìnemattinoApri nel vocabolario. Se vuoi gabbare il vicino, alzati presto la mattina. Se vvu ièssièssessereApri nel vocabolario amìce k'u cumpère, nne Ili prestànn i denèredenèredenaroApri nel vocabolario ca, quann ce li va pe cercàcercà-chète · cercà i pedòcchie: spidocchiareApri nel vocabolario, quidd ce méttméttmettereApri nel vocabolario a iastemàiàstemàbestemmiareApri nel vocabolario. Se vuoi restare amico del compare, non prestargli denari perché, quando ti azzardi a richiederglieli, si mette a bestemmiare. Se vvu nghiìnghiìriempireApri nel vocabolario i vutt, zapp a ffunn e pute a ccùrt. Per i vignaioli due consigli in un colpo solo: “Se vuoi riempire le botti, affonda la zappa ed accorcia i racemi”. Se vvu sapésapésapereApri nel vocabolario la veretàveretàveritàApri nel vocabolario, ddummànn a i quatrèrequatrèrebambino/aApri nel vocabolario e a u mbrièchembrìècheubriacoApri nel vocabolario. Se vuoi sapere la verità, chiedila ai bambini e all’ubriaco // Il proverbio fonde due concetti già presenti nel mondo latino, e
Se u vine iè bònebónebeneApri nel vocabolario, decìtecelu a ll’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario; se nn’è bónebónebeneApri nel vocabolario, decìtelu a mme! Raccomandazione di cantiniere ai clienti abituali: “Se il vino è
buono, diteglielo agli altri; se non è buono, ditelo a me!”.
Se vvu canòscecanósceconoscereApri nel vocabolario nu féssféssstupidoApri nel vocabolario, dall nu mpiéie. Se vuoi conoscere un fesso, dagli un impegno. Se vvu ccide la sèrpsèrpserpe/iApri nel vocabolario, dalla nchèpenchèpelocativo: in testa (ntené sèle nchèpeApri nel vocabolario. Se vuoi ammazzare la serpe, colpiscila alla testa. Se vvu cògghiecògghiecogliereApri nel vocabolario la rose, nn’avè pavùrepavùrepauraApri nel vocabolario da i spine.
Se vuoi cogliere la rosa, non devi aver paura delle spine.
Se vvu iabbàiabbàgabbareApri nel vocabolario u vucìne, iàvezete prèst a la matînematìnemattinoApri nel vocabolario. Se vuoi gabbare il vicino, alzati presto la mattina. Se vvu ièssièssessereApri nel vocabolario amìce k'u cumpère, nne Ili prestànn i denèredenèredenaroApri nel vocabolario ca, quann ce li va pe cercàcercà-chète · cercà i pedòcchie: spidocchiareApri nel vocabolario, quidd ce méttméttmettereApri nel vocabolario a iastemàiàstemàbestemmiareApri nel vocabolario.
Se vuoi restare amico del compare, non prestargli denari perché, quando ti azzardi a richiederglieli, si mette a bestemmiare.
Se vvu nghiìnghiìriempireApri nel vocabolario i vutt, zapp a ffunn e pute a ccùrt.
Per i vignaioli due consigli in un colpo solo: “Se vuoi riempire le botti, affonda la zappa ed accorcia i racemi”.
Se vvu sapésapésapereApri nel vocabolario la veretàveretàveritàApri nel vocabolario, ddummànn a i quatrèrequatrèrebambino/aApri nel vocabolario e a u mbrièchembrìècheubriacoApri nel vocabolario. Se vuoi sapere la verità, chiedila ai bambini e all’ubriaco
Il proverbio fonde due concetti già presenti nel mondo latino, e
da una mente ottenebrata dal vino (/n vino veritas).
Se vvu sckattà la nnammurètennammurèteinnamoratoApri nel vocabolario, sune e ne ncantà.
Se vuoi far crepare l’innamorata, suona e non cantare!
Secùresecùresicurezza per armi da fuoco (méttApri nel vocabolario secùresecùresicurezza per armi da fuoco (méttApri nel vocabolario iè sólesólesoleApri nel vocabolario la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario.
L’unica certezza dell’esistenza: “Sicura sicura è solo la morte”.
Segnore, Te rengràzie: dipe magnètemagnètemangiataApri nel vocabolario me sènt sazie.
mangiato, mi sento sazio”.
SellùzzsellùzzsinghiozzoApri nel vocabolario, vattinn a u puzz!
Sènza Ilungà tròpp u felatèlI...
Sènza nèntnèntnienteApri nel vocabolario nce fa nèntnèntnienteApri nel vocabolario.
Tutto è finalizzato al profitto: “Senza niente non si fa niente”.
Sènza rómprómprompereApri nel vocabolario iòve nce fann frettètefrettètefrittataApri nel vocabolario.
Senza rompere uova non si fanno frittate.
Sènza sant nce va mparavìsemparavìsein paradisoApri nel vocabolario.
Persino nèllnèllanelloApri nel vocabolario’al di là i meriti personali conterebbero solo fino ad un certo punto: “Senza santi non si va in paradiso”.
Sènza sòldsòldsoldiApri nel vocabolario nce càntene méssméssmessaApri nel vocabolario!
Neanche i preti lavorano a titolo gratuito: “Senza soldi non si cantano messe”. Seréne de vèrn e culétt de criature: nn’ha sta mèiemèiemaiApri nel vocabolario secùresecùresicurezza per armi da fuoco (méttApri nel vocabolario. Del sereno d’inverno e del sederino dei bimbi non c’è da stare mai sicuri // Numerose varianti garganiche invitano a diffidare di seréne de vèrn e nùvelenùvelenuvola/eApri nel vocabolario de stètestèteestateApri nel vocabolario.
Secure secure iè sólesólesoleApri nel vocabolario la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario.
L’unica certezza dell’esistenza: “Sicura sicura è solo la morte”.
Seréne de vèrn e culétt de criature: nn’ha sta mèiemèiemaiApri nel vocabolario secùresecùresicurezza per armi da fuoco (méttApri nel vocabolario. Del sereno d’inverno e del sederino dei bimbi non c’è da stare
seréne de vèrn e nùvelenùvelenuvola/eApri nel vocabolario de stètestèteestateApri nel vocabolario.mai sicuri // Numerose varianti garganiche invitano a diffidare di
Servùte e rengraziòte! Esclamazione di chi si vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario mal ripagato di qualche beneficio fatto: “Servito e ringraziato!”
Sett custètecustètecostata di carneApri nel vocabolario m'ha ddète e ssèttssèttccattàrce la ssètt · fa la ssètt: raggiungere un assestamentoApri nel vocabolario l’é dà! Fino a qualche decennio fa, intorno a Natale, in occasione della macellazione in casa del maiale, s'inviava ai vicini w feléttfeléttfilettoApri nel vocabolario, cioè tak, coste e altri pezzi di carne, per metterli a parte dell’abbondanza del momento; naturalmente la gentilezza andava restituita, e i più pignoli annotavano anche in che misura: “Sette coste mi ha dato e sette gliene renderò!”.
Sì frètefrètefratelloApri nel vocabolario e ssore finché magne nt’u stéss piùtt. NèllnèllanelloApri nel vocabolario’evidenziare lo sfilacciamento dei rapporti fraterni dopo il
matrimonio, il detto ricorda il fatto che un tempo, in tavola, di piatti ce n’era di solito uno solo, da cui si serviva tutta la famiglia: “Si è fratelli e sorelle finché si mangia nello stesso piatto”.
Simene e fa sule, e puzza fa meza mesùremesùrepigghià la mesùre · cioè a poco più di 6 dm. cubiApri nel vocabolario:
quann sta ccumpagnète nne fa mank na rampèterampèterampataApri nel vocabolario.
Il detto dà voce alla diffidenza contadina verso ogni forma di associazionismo: “Semina e fa” da solo, e accontentati di mezza misura perché, insieme ad altri, raccoglieresti ancora meno!”.
Sò cagnòte i staggiùne:
i pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario vann apprèssapprèssdietroApri nel vocabolario a i mentùne.
Sui mutamenti nei rapporti tra i due sessi: “Sono cambiate le stagioni: le pecore vanno dietro ai montoni”.
Sò ccucchiète Crik, Cròk e Màneche de Ncine!
sono messi insieme Crik, Cròk e Manico di Uncino!” // Sui tre personaggi, che erano tre ladri matricolati, vedi l'omonima novella nel mio “70 rracconf”.
Sò ccucchiète la carna tòsttòstduroApri nel vocabolario e u curtèllcurtèllcoltelloApri nel vocabolario stagghiòte!
Di situazioni da cui non è possibile venir fuori: “Si sono trovati insieme carne dura e coltello che ha perso il taglio!”
Sett custètecustètecostata di carneApri nel vocabolario m'ha ddète e ssèttssèttccattàrce la ssètt · fa la ssètt: raggiungere un assestamentoApri nel vocabolario l’é dà! Fino a qualche decennio fa, intorno a Natale, in occasione della
ha dato e sette gliene renderò!”.macellazione in casa del maiale, s'inviava ai vicini w feléttfeléttfilettoApri nel vocabolario, cioè tak, coste e altri pezzi di carne, per metterli a parte dell’abbondanza del momento; naturalmente la gentilezza andava restituita, e i più pignoli annotavano anche in che misura: “Sette coste mi
Sò ceucchiète la lime, la rasp e u mmèle paiatórepaiatórepagatoreApri nel vocabolario!
Idem: “Si sono uniti la lima, la raspa e il cattivo pagatore!”.
SólesólesoleApri nel vocabolario sòng e Frank me chième!
Dichiarazione d'indipendenza: “Sono solo e mi chiamo Franco!”, cioè libero // Variante: “Sd/e sòng e chèrechèrecaroApri nel vocabolario me tèng!”.
Sò ccucchiète u ciòppciòppzoppoApri nel vocabolario e u cechètecechèteciecoApri nel vocabolario!
Tdem: “Si sono messi insieme lo zoppo e il cieco”.
Sò cose ca cdpetene a i vive!
Esclamazione minimizzante: “Sono cose che capitano ai vivi!”.
Sò de Viche e ne mme friche! In bocca a nu vecaidle intenzionato a non lasciarsi raggirare:
“Sono di Vico e non mi freghi!”.
Sò patre e sò patrònepatrónepadroneApri nel vocabolario: haie tòrttòrttortoApri nel vocabolario e m’avìta dà raggione!
Pretesa di padre-padrone il cui strapotere era un tempo indiscusso: “Sono padre e sono padrone: ho torto e dovete darmi ragione”.
Sò prime i dèntdèntdente (della boccaApri nel vocabolario e pu i parèntparèntparente/iApri nel vocabolario. Vengono prima i denti propri e poi quelli dei parenti. Sò puce e ténn la tbsce!
Di tipi insulsi che si danno tono: “Sono pulci ed hanno la tosse!”, e cioè anche le formiche, nel loro piccolo, s’incazzano.
Sò tutt de na manéremanéremodoApri nel vocabolario i portaiàllpòrtaiàllarancio/a (albero e frutto)Apri nel vocabolario de Salèrn! Grido dei venditori di agrumi divenuto proverbiale per dire che, in molte circostanze, c'è ben poco da scegliere: “Sono tutte uguali le arance di Salerno!”. SòldsòldsoldiApri nel vocabolario caccète e idechie da fórefórefuoriApri nel vocabolario nce trascene cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario. Soldi spesi ed occhi usciti dalle orbite non rientrano più. SólesólesoleApri nel vocabolario a la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario nce sta remèdie!
A tutto si può rimediare, tranne che alla morte.
Sòng Figghie de patùte:
sòng nète pe patìpatìpatireApri nel vocabolario, è patùte ed é patìpatìpatireApri nel vocabolario!
Sbpe u còttcòttcottoApri nel vocabolario l’acqua vellùte!
Alle disgrazie non c’è fondo: “Sul cotto l’acqua bollita!”.
Spe u mùccechemùccechemorso/iApri nel vocabolario ’u chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario ce méttméttmettereApri nel vocabolario u pìlepìlepeloApri nel vocabolario.
SóresóresorellaApri nel vocabolario sìme, bónebónebeneApri nel vocabolario ce vulìme,
ma mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario de me nte vóie vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario!Neanche l’affetto tra sorelle è un riparo dall’invidia: “Sorelle siamo, bene ci vogliamo, ma meglio di me non ti voglio vedere!”.
Sòtt a nu bónebónebeneApri nel vocabolario màstremàstremaestro artigianoApri nel vocabolario aièsce nu bónebónebeneApri nel vocabolario descìbbeledescìbbeleapprendista di bottegaApri nel vocabolario.
Di regola: “Sotto un buon maestro si forma un buon allievo”.
Sòtt la névenéve“Vó fa d’néve!”: Ce ne vuole di tempo! · nevèreApri nel vocabolario ce sta u pènepènepaneApri nel vocabolario.
SparàgnesparàgnerisparmioApri nel vocabolario e cumparìsce!
Di solito la figura non dipende dal denaro che si spende, ma dal
gusto e da altre qualità naturali: “Risparmia e Fa' bella figura!”
SparàgnesparàgnerisparmioApri nel vocabolario la farìne quann u sak iè chiénechiéne“Trippa chiène cant e cammiscia nétta no”Apri nel vocabolario
ca, quann sta vacàntvacàntvuotoApri nel vocabolario, nce sta nèntnèntnienteApri nel vocabolario da sparagniàsparagniàrisparmiareApri nel vocabolario.Uno dei tanti inviti a mettere da parte nei periodi di vacche grasse: “Risparmia la farina quando il sacco è pieno perché, quando è vuoto, non c’è niente da risparmiare”.
Spart palàzzpalàzzpalazzoApri nel vocabolario, devènt cantone, spart recchézzrecchézzricchezzaApri nel vocabolario, devènt puvertà.
Un palazzo diviso diventa un insieme di cantoni; la ricchezza spartita diventa povertà // Per le famiglie nobiliari l'alternativa alla decadenza del casato dovuta alle spartizioni era costituita un
militare o ecclesiastica se maschi, ad una forzata clausura se femmine (vedi la manzoniana monaca di Monza).
Spicce e pìrdece.
Una via sbrigativa per liberarsi dei problemi: “Se hai un impiccio, sbroglialo anche a costo di rimetterci”.
Spuse nu ggióne e fatt iabbàiabbàgabbareApri nel vocabolario, spuse nu vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario e fatt dóttà.
Mentre i giovani hanno ben altro da offrire, gli anziani dovrebbero garantire almeno la sicurezza economica: “Sposa un giovane e fatti gabbare, sposa un vecchio e fatti addotare”.
Sta bónebónebeneApri nel vocabolario la mia pànce, sta bónebónebeneApri nel vocabolario la mia famiglie!
Di egoisti: “Sta bene la mia pancia: sta bene la mia famiglia!” // Secondo un aneddoto, un re parigino avrebbe detto: “Sta bene la mia pancia: sta bene tutta la Francia!”.
Statt ca ne mme sembve!
Di tipi apatici; “Sta fermo ché io non mi muovo!”.
StìpestìpestipoApri nel vocabolario ca truve.
Tutto, prima o poi, può tornare utile: “Conserva ché trovi”,
StìpestìpestipoApri nel vocabolario la nzégne pe quann abbeségne.
Idem: “Conserva la sugna per quando dovesse servire”.
StìpestìpestipoApri nel vocabolario quann tì trènt, ca te li trùve quann nîì nèntnèntnienteApri nel vocabolario.
Invito ad economizzare nei periodi di abbondanza: “Conserva quando hai trenta, ché te li trovi quando non hai niente”.
StìpestìpestipoApri nel vocabolario sèrpsèrpserpe/iApri nel vocabolario ca truve nguìllnguìllanguilla/eApri nel vocabolario.
Non c’è troppo da illudersi perché si ritrova esattamente ciò che si è conservato: “Corserva serpi ché troverai anguille”.
si è conservato: “Corserva serpi ché troverai anguille”.
StìpestìpestipoApri nel vocabolario preparète, mòrtamòrtmortoApri nel vocabolario retardete.
chi faceva osservazioni sull’irregolarità dei solchi tracciati.
Sumint bónebónebeneApri nel vocabolario ca rrecùgghie mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario.
Proverbio valido in senso proprio e metaforico: “Semina bene ché raccogli meglio”.
Sumint quann vu ca a GiùgneGiùgneGiugnoApri nel vocabolario ha métemétemietereApri nel vocabolario.
Semina quando vuoi ché a Giugno mieterai.
Sune e sune, e la nnammurètennammurèteinnamoratoApri nel vocabolario iè sérd!
A non tutte le serenate si apre la finestra e vi si affaccia la bella:
“Tu continui a suonare, ma l’innamorata è sorda!” // Variante: Cant e cant, e la nnammurètennammurèteinnamoratoApri nel vocabolario iè sbrd!
Svirn, mamm, ca sta stètestèteestateApri nel vocabolario te facce u cappòttcappòttcappottoApri nel vocabolario!
sembrare, in quanto la maggiore disponibilità di lavoro, e quindi di denaro, faceva un tempo rinviare all’estate le spese di un certo
rilievo: “Supera l’inverno, cuore di mamma, che quest'estate ti faccio il cappotto!”.
Cant e cant, e la nnammurètennammurèteinnamoratoApri nel vocabolario iè sbrd!
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