Proverbi in dialetto di Apricena
Detti che sentivate in casa — raccolti nel dialetto di Apricena da Antonio Lombardi. Sfoglia per lettera: dove il testo è validato, leggi i proverbi in pagina; dove no, resta il facsimile del libro. Le lettere A, B, F, G, H, K, O, R, V sono collazionate sul libro (testo in pagina). Le altre restano in revisione umana sul facsimile.
Indice alfabetico dei proverbi
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Qua ce sta pise, mesùremesùrepigghià la mesùre · cioè a poco più di 6 dm. cubiApri nel vocabolario e qualetà!
Un modo per difendersi da accuse di vario genere: “Qui c’è peso, misura e qualità!”. “Qua sséttssèttccattàrce la ssètt · fa la ssètt: raggiungere un assestamentoApri nel vocabolario nce chiove!”, ièvene decènn i péscepéscepesceApri nel vocabolario sétt’acque. Anche la vita subacquea offre qualche vantaggio: “ Qui sotto non ci piove! - andavano dicendo i pesci sott'acqua”. Quann a la fimmene u cule trabbàli, se gniè puttèneputtènemeretrice/iApri nel vocabolario, diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario fall. Degli ancheggiamenti femminili: “Quando alla donna balla il sedere, se non è meretrice, considerala un demonio”. Quann a me ne mme ne té, buzzaràrl a chi me lu fa fa. Vi sono talune incombenze che si svolgono molto malvolentieri: “Quando io non ne ho voglia, maledetto chi mi costringe”. Quann aiìîsce fore da la pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario, chi te dice bónebónebeneApri nel vocabolario e chi te dice tòrttòrttortoApri nel vocabolario. Sui rischi che si corrono al di fuori di casa propria: “Quando esci fuori dalla porta, c'è chi parla bene di te e chi parla male”. Quann arrive u sabbete a tard, ogni punt quant e na sard. In sartoria, al fine di poter fare le consegne in tempo utile: “Quando giunge il sabato tardi, ogni punto è quanto una sarda”. Quann ce magne, ce cumbàtt ke la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario! I bocconi di traverso sono micidiali: “Quando si mangia, si combatte con la morte!”
Quann a la fimmene u cule trabbàli, se gniè puttèneputtènemeretrice/iApri nel vocabolario, diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario fall.
Degli ancheggiamenti femminili: “Quando alla donna balla il sedere, se non è meretrice, considerala un demonio”.
Quann a me ne mme ne té, buzzaràrl a chi me lu fa fa.
Vi sono talune incombenze che si svolgono molto malvolentieri: “Quando io non ne ho voglia, maledetto chi mi costringe”.
Quann aiìîsce fórefórefuoriApri nel vocabolario da la pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario, chi te dice bónebónebeneApri nel vocabolario e chi te dice tòrttòrttortoApri nel vocabolario.
Sui rischi che si corrono al di fuori di casa propria: “Quando esci fuori dalla porta, c'è chi parla bene di te e chi parla male”.
Quann arrive u sabbete a tard, ogni punt quant e na sard. In sartoria, al fine di poter fare le consegne in tempo utile:
“Quando giunge il sabato tardi, ogni punto è quanto una sarda”.
Quann ce magne, ce cumbàtt ke la mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario!
I bocconi di traverso sono micidiali: “Quando si mangia, si combatte con la morte!”
Quann ce magne, nce parl. Dati i rischi di cui sopra: “Quando si mangia, non si parlàparlàparlareApri nel vocabolario”. Quann ce magne, nce sèrvene patrùne. Idem: “Quando si mangia, non si servono padroni”. Quann chióvechióvepiovereApri nel vocabolario e mmaletèmp fa, ai chèsechèsecasaApri nel vocabolario de Il’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario nn’è bónebónebeneApri nel vocabolario a sta. Se piove ed è maltempo, non è bene stare in casa d’altri / Narra
un aneddoto che una donna aveva appena tirato fuori dal forno una bella pizza, quando si vide capitare in casa una comare. Per non essere costretta a dividerla con la nuova venuta, si sedette sulla pizza, nascondendola con la gonna e, dopo qualche convenevole, con l’aria di parlare del tempo, citò il proverbio suddetto. AI che la visitatrice rispose: “Cummère, ne mme ne cure, ma vide ca la pizz t'ha còttcòttcottoApri nel vocabolario u cule!”. Quann chiòvechióvepiovereApri nel vocabolario, zapp Crist. Sui benefici della pioggia: “Quando piove, zappa Cristo”. Quann cialléve la chèsachèsecasaApri nel vocabolario tréme, dope ca c’è Ilevète la chèsechèsecasaApri nel vocabolario iè sderrupète. I figli piccoli tolgono tempo alle faccende domestiche: “Quando si alleva, la casa trema, dopo che si è allevato la casa è demolita”. Quann Crist nne vvò, i Sant nce pbnn. Quando il Signore non vuole, i Santi possono ben poco. Quann Crist vò, sèpe la vie. Quando il Signore vuole, conosce la strada // Variante: Quann DdîeDdieDioApri nel vocabolario te vò iutàiutàaiutareApri nel vocabolario, u sèpe lìs quédd k'adda fa. Quann frutt u ciéleciélecieloApri nel vocabolario, frutt la tèrrtèrrterraApri nel vocabolario. Quando frutta il cielo (e cioè nevica), frutta anche la terra. Quann ha iì a paiàpaiàpagareApri nel vocabolario u mastrìcchiemàstremaestro artigianoApri nel vocabolario, va ppèie u mastrone. Premesso che col termine mdstre s'intendono gli artigiani, e in particolare i muratori, in caso di bisogno, visto che nessuno la-
Quann ce magne, nce sèrvene patrùne.
Idem: “Quando si mangia, non si servono padroni”.
Quann chióvechióvepiovereApri nel vocabolario e mmaletèmp fa, ai chèsechèsecasaApri nel vocabolario de Il’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario nn’è bónebónebeneApri nel vocabolario a sta. Se piove ed è maltempo, non è bene stare in casa d’altri / Narra
ma vide ca la pizz t'ha còttcòttcottoApri nel vocabolario u cule!”. Quann chiòvechióvepiovereApri nel vocabolario, zapp Crist.un aneddoto che una donna aveva appena tirato fuori dal forno una bella pizza, quando si vide capitare in casa una comare. Per non essere costretta a dividerla con la nuova venuta, si sedette sulla pizza, nascondendola con la gonna e, dopo qualche convenevole, con l’aria di parlare del tempo, citò il proverbio suddetto. AI che la visitatrice rispose: “Cummère, ne mme ne cure, Sui benefici della pioggia: “Quando piove, zappa Cristo”. Quann cialléve la chèsachèsecasaApri nel vocabolario tréme,
Quann Crist nne vvò, i Sant nce pónn.
Quando il Signore non vuole, i Santi possono ben poco.
Quann Crist vò, sèpe la vie.
Quando il Signore vuole, conosce la strada // Variante: Quann
DdîeDdieDioApri nel vocabolario te vò iutàiutàaiutareApri nel vocabolario, u sèpe lìs quédd k'adda fa. Quann frutt u ciéleciélecieloApri nel vocabolario, frutt la tèrrtèrrterraApri nel vocabolario.
Quando frutta il cielo (e cioè nevica), frutta anche la terra.
Quann ha iì a paiàpaiàpagareApri nel vocabolario u mastrìcchiemàstremaestro artigianoApri nel vocabolario, va ppèie u mastrone.
Premesso che col termine mdstre s'intendono gli artigiani, e in particolare i muratori, in caso di bisogno, visto che nessuno la-
Quann i Figghie te dann tòrttòrttortoApri nel vocabolario nciascènn mank annànz la pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario.
I figli sono, o dovrebbero essere, dei giudici benevoli: “Quando i figli ti danno torto, non uscire neanche davanti all’uscio di casa”, perché nessuno capirebbe le tue ragioni.
Quann iè fimmene pe fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario, me tèng a mamm!
Detto attualissimo, vista la scarsa voglia di tanti giovani d’oggi di lasciare la sicurezza della famiglia per affrontare le incognite coniugali: “Quand’è donna per donna, mi tengo mia madre!”.
Quann la cénnerecénnerecenereApri nel vocabolario ciappìcceche a la paléttpaléttpaletta/eApri nel vocabolario, iè ségne k’adda fa mmèletèmpmmèletèmpmaltempoApri nel vocabolario.
Il detto evoca i tempi in cui le famiglie, strette intorno al braciere, smuovevano di tanto in tanto la brace e azzardavano a volte previsioni sul tempo anche dai risultati dell'operazione:
Quann la fimmena nne vvò, mank u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario ce pò.
Sulla caparbietà femminile: “Se la donna non vuole, neanche il
Quann la iatt iè sazie, de surge nn’acchiàpp.
La fame è la più efficace delle molle che spingono a darsi da fare: “Quando il gatto è sazio, di topi non ne prende”.
Quann la iatt nce sta, u sòrgesórgesorcioApri nel vocabolario abball.
Proverbio notissimo: “Quando il gatto non c’è, il topo balla”.
Quann la iàttiàttgattoApri nel vocabolario nn’arrive a u lard, dice ca iè da rancèterancètearanciataApri nel vocabolario.
Quando il gatto non arriva ad lardo, dice che sa di rancido // In una nota favola di Fedro è la volpe ad esprimere un giudizio negativo sull’uva troppo in alto per essere da lei raggiunta.
Quann la négghienégghienebbiaApri nel vocabolario sta a la muntàgnemuntàgnemontagnaApri nel vocabolario,
Pìgghie la zapp e va a uadàgneuadàgneguadagnoApri nel vocabolario;
ke la négghienégghienebbiaApri nel vocabolario a Monteladònn, vatt a fa nu sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario.Prime de ii fórefórefuoriApri nel vocabolario, si dava di solito un’occhiata ai segni del tempo:
“Quando la nebbia è alla montagna, prendi la zappa e va a guadagnare; con la nebbia a Monte della Donna, vatti a fare un sonno (perché pioverà)” // Il monte in questione (473 m.) domina a destra l'imbocco della valle per San Marco in Lamis.
Quann la zite iè maretète tutt la vónn.
Quando una ragazza si è maritata, molti la chiedono in sposa.
Quann l’acque arrìve ngann,
ndann vune ce mpère a natànatànuotareApri nel vocabolario.Quando l’acqua arriva alla gola, allora uno impara a nuotare.
Quann nu crestiènecrestiènecristianoApri nel vocabolario móremórearomaApri nel vocabolario, tutt ne pàrlene bónebónebeneApri nel vocabolario.
Per una sorta di risarcimento postumo: “Quando una persona
muore, tutti ne parlano bene”.
Quann si martèllmartèllmartelloApri nel vocabolario vatt e, quann sì ncùdenencùdeneincudineApri nel vocabolario, statt.
Bisogna imporsi o subire a seconda delle circostanze: “Quando sei martello batti e, quando sei incudine, statti”.
Quann sò mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario, cacheme a cchèpe!
Quann te spuse, se tte va bónebónebeneApri nel vocabolario, sò uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario.
Quann te truve ammézeammézein mezzoApri nel vocabolario u ball, ha da ballà.
Quann truve u mònechemònechemonaco/iApri nel vocabolario nte la chèsechèsecasaApri nel vocabolario, la cosa mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario iè pigghiàrl a rrìse.
I monaci, un tempo numerosi, erano guardati in genere con un certo sospetto, avendo fama di dongiovanni: “Quando trovi il monaco in casa, la cosa migliore è prenderla allegramente”. Quann u cantenérecantenérecantiniereApri nel vocabolario sta nnanz a la cantìnecantìnecantinaApri nel vocabolario, iè ségne ca dint nce sta nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario. Un sintomo palese che gli affari non vanno: “Quando il cantiniere è davanti alla cantina, è segno che dentro non c’è nessuno”. Quann u cule cant, u mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario tréme. Il fatto che l’intestino si liberi dell’aria superflua è segno di buona salute: “Quando il sedere canta, il medico trema”. Quann u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario t’accarézz, vò l’ànemeànemeanimaApri nel vocabolario. Non bisogna lasciarsi invischiare dalle lusinghe degli adulatori: “Quando il diavolo ti accarezza, vuole prenderti l’anima”. Quann u iéche a Hlòng dure, devènt na seccatùre. Quando il gioco dura a lungo, diventa una seccatura. Quann u lupe aièsce da la tènetènetanaApri nel vocabolario, iè ségne ca li tè feme. Quando il lupo esce dalla tana, è segno che ha fame. Quann u marte iè puverétt, ne Ilu vò bónebónebeneApri nel vocabolario mank la mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario. Se il marito è poveretto, non gli vuol bene neanche la moglie. Quann u pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario torna spiss, càccele pecchépecchée avv. perchéApri nel vocabolario te vò vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario accome e îissiìss[dal lat. isApri nel vocabolario. Un’esortazione a non lasciarsi impietosire: “Se il pezzente torna spesso, scaccialo via perché vuol vederti ridotto come lui”. Quann u pérepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario iè mmaturète, ce ne chède sélesèlesaleApri nel vocabolario sélesèlesaleApri nel vocabolario. Un invito a pazientare: “Quando la pera è matura, cade da sola!” Il Un analogo proverbio latino afferma: “Pira, dum sunt matura, sponte cadunt”.
Quann u cantenérecantenérecantiniereApri nel vocabolario sta nnanz a la cantìnecantìnecantinaApri nel vocabolario, iè ségne ca dint nce sta nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario.
Un sintomo palese che gli affari non vanno: “Quando il cantiniere è davanti alla cantina, è segno che dentro non c’è nessuno”.
Quann u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario t’accarézz, vò l’ànemeànemeanimaApri nel vocabolario.
Non bisogna lasciarsi invischiare dalle lusinghe degli adulatori: “Quando il diavolo ti accarezza, vuole prenderti l’anima”.
Quann u iéche a Hlòng dure, devènt na seccatùre.
Quando il gioco dura a lungo, diventa una seccatura.
Quann u lupe aièsce da la tènetènetanaApri nel vocabolario, iè ségne ca li tè feme.
Quando il lupo esce dalla tana, è segno che ha fame.
Quann u marte iè puverétt, ne Ilu vò bónebónebeneApri nel vocabolario mank la mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario. Se il marito è poveretto, non gli vuol bene neanche la moglie. Quann u pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario torna spiss, càccele pecchépecchée avv. perchéApri nel vocabolario te vò vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario accómeaccóme“Té la chèpa tòst accóme e nu mule · “Accóme fa ffa t’hanna sèmp tredecà!”Apri nel vocabolario e îissiìss[dal lat. isApri nel vocabolario.
Un’esortazione a non lasciarsi impietosire: “Se il pezzente torna spesso, scaccialo via perché vuol vederti ridotto come lui”.
Quann u pérepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario iè mmaturète, ce ne chède sólesólesoleApri nel vocabolario sólesólesoleApri nel vocabolario.
Un invito a pazientare: “Quando la pera è matura, cade da sola!” Il Un analogo proverbio latino afferma: “Pira, dum sunt matura, sponte cadunt”.
Quann u picquèlepicquèlepiccoloApri nel vocabolario parl, u ròssròssgrandeApri nel vocabolario ha già parlète.
I piccoli riecheggiano spesso idee che circolano tra gli adulti: “Quando il piccolo parla, il grande ha già parlato // Variante:
Quann u Figghie parl, u patre ha già parlète.
Quann u pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario iè sazie, mènemènemanoApri nel vocabolario u vàvetevàvetetruogoloApri nel vocabolario a u làrielàrielargoApri nel vocabolario.
Quann u pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario iè ngrassète, vo ièssièssessereApri nel vocabolario accise.
Quann u pòverepòverepoveroApri nel vocabolario dà a u rik, u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario ce na rire.
Quando il povero dà al ricco, il diavolo se la ride.
Quann u puzz iè secchète, ce capìsce u valore de ll’acque.
il pozzo s'è prosciugato, si comprende il valore dell’acqua”.
Quann u sak iè chiénechiéne“Trippa chiène cant e cammiscia nétta no”Apri nel vocabolario, nce chèpechèpetestaApri nel vocabolario nèntnèntnienteApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario.
Il sacco cui si allude è lo stomaco: “Quando il sacco è pieno, non vi entra più niente”.
vi entra più niente”.
Quann u sang ha’ chiamète, u vucine iè già rrevète. Sull’importanza dei rapporti di buon vicinato: “Nel frattempo che chiami i parenti, il vicino è già arrivato in tuo soccorso”.
Quann vide tre fimmene avvunìteavvunìteinsiemeApri nel vocabolario,
ndann spénnene i ialline.
cioè stanno sparlando del prossimo.
Quann vune c’è ffatt vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario,
rròbbrròbb“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre” · lavà, spann, sterà i rròbbApri nel vocabolario i iurn a Crist e u pènepènepaneApri nel vocabolario a u Govèrn!
Quann vune iè mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario, nce sta nèntnèntnienteApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario.
Per chi manca di fede, tutto finisce con l’ultimo respiro: “Quando uno è morto, di lui non rimane più niente!”.
Quann u sang ha’ chiamète, u vucine iè già rrevète.
Sull’importanza dei rapporti di buon vicinato: “Nel frattempo che chiami i parenti, il vicino è già arrivato in tuo soccorso”.
Quann vune nn’ève ke ffa, pìgghie i chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario a pettenàpettenàpettinareApri nel vocabolario.
“Quando uno non ha niente da fare, si mette a pettinare cani”, 0, se si preferisce, pìgghie i chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario e li pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario a cacàcacàdefecareApri nel vocabolario. Quann vune te vé a vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario, qualche cose vò da te. Le visite sono spesso interessate: “Quando uno viene a visitarti, vuole qualcosa da te”. Quann zapp e quann pute ntèng zièneziènezio/aApri nel vocabolario e ntèng nepute, quann arrive u vedegniàvedegniàvendemmiareApri nel vocabolario zìèneziènezio/aApri nel vocabolario da qua e nepute da Ilà. Un tempo la prospettiva di qualche secchiello d’uva per ricompensa spingeva parenti veri o presunti a dare una mano a vendemmiare: “Quando zappo e quando poto, non ho zii e non ho nipoti, quando arriva la vendemmia zii di qua e nipoti di là”. Quant iè brutt la ràsce! L’esclamazione costituisce la battuta saliente di un aneddoto che ha per muti protagonisti alcuni braccianti intenti a mangiare, insieme al padrone, tutti dallo stesso piatto, una pietanza a base di pane e cipolle, con al centro un solo uovo @ dechie de vévevèvebavaApri nel vocabolario che nessuno osa toccare. Quando ormai non c’è rimasto altro e tutti osservano con titubanza l’unico uovo nel piatto, il padrone lo infilzò con la forchetta e lo mangiò dopo aver esclamato: “Quant'è brutta l’abbondanza!”. Quatt’òcchie védene mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario de duie. L'unione fa la forza: “Quattro occhi vedono meglio di due”. Quèdd ca corr idie, nne ceòrr cra! Tesi da spendaccioni: “Ciò che ha valore oggi, non lo ha domani”. Quédd ca dà all’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario, ammànka mmanka mancaApri nel vocabolario a te. Filosofia da egoisti: “Ciò che dai agli altri, manca a te”. Quédd ca iè de mamm, iè de tètetètepadreApri nel vocabolario. La comunione dei beni era avvertito un tempo come un fatto naturale: “Ciò che è di mamma, è di papà (e viceversa)!”.
Quann zapp e quann pute ntèng zièneziènezio/aApri nel vocabolario e ntèng nepute, quann arrive u vedegniàvedegniàvendemmiareApri nel vocabolario zìèneziènezio/aApri nel vocabolario da qua e nepute da Ilà.
Un tempo la prospettiva di qualche secchiello d’uva per ricompensa spingeva parenti veri o presunti a dare una mano a vendemmiare: “Quando zappo e quando poto, non ho zii e non ho nipoti, quando arriva la vendemmia zii di qua e nipoti di là”.
Quant iè brutt la ràsce!
L’esclamazione costituisce la battuta saliente di un aneddoto che ha per muti protagonisti alcuni braccianti intenti a mangiare, insieme al padrone, tutti dallo stesso piatto, una pietanza a base di pane e cipolle, con al centro un solo uovo @ dechie de vévevèvebavaApri nel vocabolario che nessuno osa toccare. Quando ormai non c’è rimasto altro e tutti osservano con titubanza l’unico uovo nel piatto, il padrone
Quatt’òcchie védene mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario de duie.
L'unione fa la forza: “Quattro occhi vedono meglio di due”.
Quèdd ca corr idie, nne ceòrr cra!
Tesi da spendaccioni: “Ciò che ha valore oggi, non lo ha domani”.
Quédd ca dà all’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario, ammànka mmanka mancaApri nel vocabolario a te.
Filosofia da egoisti: “Ciò che dai agli altri, manca a te”.
Quédd ca iè de mamm, iè de tètetètepadreApri nel vocabolario.
La comunione dei beni era avvertito un tempo come un fatto naturale: “Ciò che è di mamma, è di papà (e viceversa)!”.
Queédd ca nce fa, nce sèpe.
Soprattutto nei piccoli centri, ciò che accade diventa ben presto di pubblico dominio: “Solo ciò che non si fa, non si sa”.
Queédd ca tì, tillu chèrechèrecaroApri nel vocabolario chèrechèrecaroApri nel vocabolario e, quédd ca nne fì, nne Ilu iènn truvann.
Un invito a sapersi accontentare: “Tienti caro quello che hai e, ciò che non possiedi, non lo desiderare”. Quédd ca vide vide e quédd ca sint sint... E, in chiusura, il consiglio a fingersi ciechi e sordi: “Quello che vedi vedi e quello che senti senti... ’’, (non impicciartene, facendo finta di non aver visto né udito).
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