Proverbi in dialetto di Apricena
Detti che sentivate in casa — raccolti nel dialetto di Apricena da Antonio Lombardi. Sfoglia per lettera: dove il testo è validato, leggi i proverbi in pagina; dove no, resta il facsimile del libro. Le lettere A, B, F, G, H, K, O, R, V sono collazionate sul libro (testo in pagina). Le altre restano in revisione umana sul facsimile.
Indice alfabetico dei proverbi
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U ball, se lu bbìe, l’ha' da fenìfenìfinireApri nel vocabolario.
U bécchine spogghie i mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario e l’avvuchète spogghie i vive. Due professioni a confronto: “Il becchino spoglia i morti e l’avvocato spoglia i vivìvivìil termApri nel vocabolario”. U bénebénee avv. beneApri nel vocabolario ciapprèzz quann ce pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario.Non si possono lasciare le cose a metà: “Il ballo, se lo cominci, devi portarlo a termine”.
U bécchine spogghie i mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario e l’avvuchète spogghie i vive. Due professioni a confronto: “Il becchino spoglia i morti e l’avvocato spoglia i vivi”. U bénebénee avv. beneApri nel vocabolario ciapprèzz quann ce pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario.
Si apprezza un bene quando lo si perde // Proverbio notissimo, trova rispondenza, tra l’altro, nel sintetico detto francese; “Bien perdiu, bien connu” (Bene perduto, bene conosciuto). U bénebénee avv. beneApri nel vocabolario nasce da u bénebénee avv. beneApri nel vocabolario. Il bene nasce dal bene.
U bone lavòre cumbàtt ke la mmèlammelàaddolcire con miele (mmelà i nèvele)Apri nel vocabolario staggione.
Il lavoro fatto bene lotta contro l’avversa stagione.
U bone parlàparlàparlareApri nel vocabolario fa u bónebónebeneApri nel vocabolario procede.
Il buon parlare fa il buon procedere.
U bongiòrn ce védevedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario da la matine.
Il buongiorno si vede sin dal mattino.
U briant, quann ciarrecchìsce, devènt ialantbme!
Il bigante, quando si arricchisce, diventa galantuomo.
U bruzzésebruzzéseabruzzese/iApri nel vocabolario cure cchiussàcchiussàdi piùApri nel vocabolario i pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario ca la mugghiéremugghiéremoglieApri nel vocabolario.
Per i pastori d’ Abruzzo la preoccupazione principale era il gregge: “L’abruzzese cura più le pecore che la moglie”.
U bruzzésebruzzéseabruzzese/iApri nel vocabolario pe na pak de fèvefèvefava/eApri nel vocabolario ha iittète ntèrrntèrra terraApri nel vocabolario na macére.
L’attaccamento al proprio portato all’eccesso: “L’abruzzese, per recuperare mezza fava, ha buttato giù un muricciolo” // Il termine macére indica i muretti a secco che recingono chiuse e aie.
U busciàrdbusciàrdbugiardoApri nel vocabolario adda tenétènetanaApri nel vocabolario bbona memòrie.
avere buona memoria” // L'avvertimento è già in Quintiliano:
U cafónecafónecontadinoApri nel vocabolario, ca vé da fórefórefuoriApri nel vocabolario, checòcciachecòccecocuzzaApri nel vocabolario pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario e checòcciachecòccecocuzzaApri nel vocabolario tróve.
viene dalla campagna, zucca porta e zucca trova”.
U cagne: vune rire e l’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario chiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario.
Lo scambio è di solito vantaggioso per una sola delle due parti: “Lo scambio: uno ride e l’altro piange”.
U cammie ce magne u capetèle.
Gli alti tassi d'interesse rendono spesso difficile il saldo di un debito: “L’interesse si mangia il capitale”.
U cappòttcappòttcappottoApri nel vocabolario iè copramisèrie.
U cardónecardónecardo (nsc. Eringium campestre)Apri nel vocabolario vò u vine bónebónebeneApri nel vocabolario.
Consiglio del tempo che fu, quando anche un cardo selvatico, ripulito e intinto nel sale, poteva servire a riempire lo stomaco: “Il cardo richiede buon vino”,
U cavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario bónebónebeneApri nel vocabolario ce vedévedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario a la magniatóremagniatóremangiatoiaApri nel vocabolario.
lavora con lo stesso ritmo con cui mangia.
U cavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario guvernète da cènt patrune móremórearomaApri nel vocabolario de fèmefèmefameApri nel vocabolario.
Se si è in molti ad occuparsi di una faccenda, spesso va tutto a
rotoli: “Il cavallo accudito da cento padroni muore di fame”.
U cavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario k'adda reprènn nn’adda tenétènetanaApri nel vocabolario nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario vizie.
U cavàllcavàllcavalloApri nel vocabolario mi tant vantète iè rraddùtt a carriàcarriàtrascinareApri nel vocabolario i préteprétepietraApri nel vocabolario!
Di chi lasciava intravedere grandi possibilità, ma ha dovuto poi
U cerevèllcerevèllcervelloApri nel vocabolario iè na sfoglie de cepóllcepóllcipolla (pigghià na cepóll: inciampare)Apri nel vocabolario.
U chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario ce cacce ke la mazz e i crestiènecrestiènecristianoApri nel vocabolario ce càccene ke Il’òcchie.
U chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario k’abbèie nne mmocceche.
U chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario k’abbèie nne pigghie cacce.
U chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario magne e ciarràie.
U chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario suspèttsuspèttsospettoApri nel vocabolario abbèie a u lùstrelùstrechiaroreApri nel vocabolario de la lune.
U chernùtechernùtecornutoApri nel vocabolario iè sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario u lùtemelùtemeo pron. ultimoApri nel vocabolario a sapérl.
U ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario accrésce e la vard ammànka mmanka mancaApri nel vocabolario.
U ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario arràgghie quann nté né vvéne né pàgghiepàgghiepagliaApri nel vocabolario.
Una chiave di lettura del raglio asinino è la fame: “L’asino raglia quando non ha né avena né paglia”.
U ciucce ca ncià vvist mèiemèiemaiApri nel vocabolario î vrèchevrèchebracheApri nel vocabolario, quann ce li védevedévist · vedé la mòrt k’ll’òcchie: correre un pericolo mortaleApri nel vocabolario, ce li chèche.
Chi non è abituato alla ricchezza, se l’ha appena acquisita, agisce spesso in modo scriteriato: “L’asino che non ha mai visto bardatura, quando se la vede, se la sporca di cacca”.
U ciucce pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario la pagghie e u ciucce ce la magne.
L’asino porta la paglia e l’asino se la mangia.
U ciucce pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario la pagghie e u mule ce la fréchefréchegran quantità (na fréche d’sòld)Apri nel vocabolario.
Abbastanza spesso, però, non è chi la fa a godere i frutti di una fatica: “L'asino porta la paglia e il mulo se la frega”.
U ciucce valènt pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario la salm e nce la sènt.
L’asino valente porta la soma e non se la sente. U cliènt mmènemmènevd. PappacódeApri nel vocabolario all’avvuchète
U débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario nce mpràcete mèiemèiemaiApri nel vocabolario. Restando in paziente attesa di essere onorato: “Il debito non infradicia mai”. U délinquènt o lu ccìdeccìdeuccidereApri nel vocabolario 0 te lu fa cumpère.
Il delinquente o lo ammazzi o te lo fai compare.
U destine iè ccome te lu fa.
Il destino è come te lo costruisci // E° celebre il detto latino: “Fabrum esse suae quemque fortunae” (Ogni uomo è artefice della propria fortuna) che Sallustio attribuisce ad Appio Claudio Cieco, un romano che si diede molto da fare: a lui si deve, ad esempio, la Via Appia, che da Roma portava a Brindisi.
U destine nce pò cagniàcagniàcambiareApri nel vocabolario.
Detto opposto al precedente: “Il destino non lo si può cambiare” Il Come da noi, anche nel mondo classico, accanto alla concezione dell’uomo padrone della propria sorte, esisteva quella di un Fato immutabile contro il quale neppure Zeus poteva molto; in altri termini, è sempre stata questione di punti di vista, 0, se si preferisce, di carattere.
U diavele ce fik pure dint la crònecrónecorona (vd. cheróne)Apri nel vocabolario de Il’ècheècheagoApri nel vocabolario.
Le arti del maligno sono molto sottili: “Il diavolo s’infila persino nella cruna di un ago”.
U diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario te lu fa fa e u diàvelediàvelediavolo/iApri nel vocabolario te lu fa scuprìscuprìscoprire (scuprì la Mèreche: dire ovvietà)Apri nel vocabolario.
Il diavolo te lo fa fare e il diavolo te lo fa scoprire.
U féssféssstupidoApri nel vocabolario ce canòscecanósceconoscereApri nel vocabolario da i fessarìefessàrìesciocchezzaApri nel vocabolario ca dice.
I ragionamenti sono il riflesso della personalità: “Lo stupido si riconosce dalle stupidate che dice”. U féssféssstupidoApri nel vocabolario fa la fèstfèstfestaApri nel vocabolario e u dritt ce la ibde. Ci si diverte veramente solo quando sono gli altri ad organizzare: “Lo stupido organizza la festa e il diritto se la gode”.
U fóchefóche“U fóche nciappicce sóle” · anche spèreApri nel vocabolario iè bónebónebeneApri nel vocabolario trìdecetridecetrediciApri nel vocabolario mise all’ann.
Il proverbio costituisce la battuta saliente di un aneddoto che ha per protagnista una moglie così accondiscendente verso il marito che, alla sua richiesta di accendergli il braciere in pieno Luglio,
U iàbbiàbbgabboApri nel vocabolario accògghie e la sentènza nò.
U iócheióchegiocoApri nel vocabolario iè bbèll quann dure póchepócheVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario.Su iabb e sentènzsentènzmaledizione/iApri nel vocabolario: “Il gabbo colpisce e la maledizione no” Il gioco è bello quando dura poco // Un detto integrativo afferma: Quann u ioche a Ilòng dure devènt na seccatùre. U lemònelemónelimone (magnàrce u lemóne: restare a bocca asciutta)Apri nel vocabolario iè sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario bónebónebeneApri nel vocabolario. Finito col diventare proverbiale, è il più classico dei gridi dei venditori di agrumi: “Il limone è sempre buono!”. U lèttlèttletto (menàrce da lu lètt: alzarsi in tutta fretta)Apri nel vocabolario ce chième ròse: se nte ddurm te rrepose. Il letto si chiama rosa: se non dormi ti riposa, U lupe ce sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario i pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario e la iatt ce sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario i surge.
A ognuno i suoi sogni: “Il lupo sogna le pecore ed il gatto i topi”. U lupe pèrdpèrdperdere (pèrd i sèns: sragionareApri nel vocabolario u pìlepìlepeloApri nel vocabolario, ma nò u vizie. Nemmeno le esperienze più negative riescono a scardinare l'istinto naturale: “Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”. U lupe tutt i carn ce li magne e la sé ce la Ilék.
Il lupo mangia qualsiasi carne, ma la sua la lecca. U malètemalètemalatoApri nel vocabolario ca ce cìbbe, vò campà. Il malato che tocca cibo, ha voglia di vivere. U mastre iè mastre e u patrònepatrónepadroneApri nel vocabolario iè chèpechèpetestaApri nel vocabolario mastre. Il proprietario deve sovrintendere di persona ai lavori commissionati: “Il mastro è mastro, ma il padrone è capomastro”. U matremònie se lu ngàrrNgàrr[ingl. hangarApri nel vocabolario iè puriatòie, se lu sgarr iè nfèrnnfèrninferno (vd. mpèrn)Apri nel vocabolario. Su inconvenienti e incognite matrimoniali: “Il matrimonio se ti riesce bene è purgatorio, se lo sbagli è inferno”. U mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario piatose fa la chièia vermenòsevermenósepieno di vermiApri nel vocabolario. Il medico pietoso rende la piaga infetta // Già i latini avvertivano: “Saepe solet medici pietate putrescere vulnus” (Spesso avviene che, a causa della pietà del medico, la ferita s’infetti).
U iócheióchegiocoApri nel vocabolario iè bbèll quann dure poche.
Il gioco è bello quando dura poco // Un detto integrativo afferma: Quann u ioche a Ilòng dure devènt na seccatùre.
U lemònelemónelimone (magnàrce u lemóne: restare a bocca asciutta)Apri nel vocabolario iè sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario bónebónebeneApri nel vocabolario. Finito col diventare proverbiale, è il più classico dei gridi dei venditori di agrumi: “Il limone è sempre buono!”. U lèttlèttletto (menàrce da lu lètt: alzarsi in tutta fretta)Apri nel vocabolario ce chième ròse: se nte ddurm te rrepose.
Il letto si chiama rosa: se non dormi ti riposa,
U lupe ce sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario i pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario e la iatt ce sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario i surge.
U malètemalètemalatoApri nel vocabolario ca ce cìbbe, vò campà.
Il malato che tocca cibo, ha voglia di vivere.
U mastre iè mastre e u patrònepatrónepadroneApri nel vocabolario iè chèpechèpetestaApri nel vocabolario mastre.
Il proprietario deve sovrintendere di persona ai lavori commissionati: “Il mastro è mastro, ma il padrone è capomastro”.
U matremònie se lu ngàrrNgàrr[ingl. hangarApri nel vocabolario iè puriatòie, se lu sgarr iè nfèrnnfèrninferno (vd. mpèrn)Apri nel vocabolario.
Su inconvenienti e incognite matrimoniali: “Il matrimonio se ti riesce bene è purgatorio, se lo sbagli è inferno”.
U mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario piatose fa la chièia vermenòsevermenósepieno di vermiApri nel vocabolario.
Il medico pietoso rende la piaga infetta // Già i latini avvertivano: “Saepe solet medici pietate putrescere vulnus” (Spesso avviene che, a causa della pietà del medico, la ferita s’infetti).
U mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario va e vé e chi té i utie ce li té.
U mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario affèreaffèreaffareApri nel vocabolario iè quédd ca nce fa.
il matrimonio: U mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario parentòte iè quédd ca nce fa.
U mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario cumpanùie è la fèmefèmefameApri nel vocabolario.
U mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario rùscerùscepolvere di carbone mista a scorie cheApri nel vocabolario ha ccise la mamm.
Una battuta su chi ha i capelli rossi: “Il miglior rosso ha ucciso la madre” // Variante più particolareggiata: U mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario rusce ha iittète u patre nt’u puzz e ha ffuchète la mamm.
U mègghiemègghie“U mègghie affère iè quedd ca nce fa” · “Ciadda vedé u mègghie ca ce pó”Apri nel vocabolario vine iè quédd ca ce vévevèvebavaApri nel vocabolario a la chèsechèsecasaApri nel vocabolario de Il’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario.
Punto di vista da scroccone: “Il miglior vino è quello che si beve in casa d'altri”.
U méleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario k’a te nne vvu, all’àveteàvete“-Quist iè n’àvete!” · n’àvetu libbre, n’àveta chèse, n’àtu crestiène, n’àta voteApri nel vocabolario nne ffa.
Il male che non vuoi per te, non farlo agli altri.
U melona d’acque t’aiénghie la tripp e te lève la facce.
L’anguria ti riempie lo stomaco e ti lava la faccia.
U merchètemerchètee avv. di basso costoApri nel vocabolario te mèrkmèrkmarchioApri nel vocabolario.
U mònechemònechemonaco/iApri nel vocabolario fa u scialacquónescialacquónescialacquatoreApri nel vocabolario e u cummèntcummèntconventoApri nel vocabolario pèiepèiepagaApri nel vocabolario.
U mónnmónnmondo (all’atu mónn: nell’al di là)Apri nel vocabolario gire: idie a me e cra a te.
U mónnmónnmondo (all’atu mónn: nell’al di là)Apri nel vocabolario iè ffatt a pesatùre: idie a me e cra pure!
domani pure”.
U mónnmónnmondo (all’atu mónn: nell’al di là)Apri nel vocabolario iè ffatt a pesatùre: idie a me e cra pure!
Una recriminazione che è una parodia del proverbio precedente: “Il mondo è fatto come una macina per pestare: oggi a me e
U mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario dà a campà a u vive. Considerato il costo dei funerali: “Il morto dà da vivere al vivo”. U mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario lu chiàgnechiàgnepiangereApri nel vocabolario chi tè u delóredelóredolore: delóre d’chèpe (mal di testa)Apri nel vocabolario.
Il morto se lo piange chi è direttamente colpito dal dolore. U mule cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario ce fa vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario ccòst vìzievizievizioApri nel vocabolario. Il mulo più invecchia e più accumula vizi. U mulenèremulenèremugnaioApri nel vocabolario fa la farine accome vò. Il mugnaio fa la farina come vuole. U mutt, se nn’è rròtt, è tutt. Il detto popolare, se non è vero per metà, lo è per intero. U ncarnà e u scarnà sò ddui cose. “Prendere un’abitudine piacevole e dovervi poi rinunciare sono due cose ben diverse”, e la seconda è sicuramente più sgradevole della prima. U ntérèssntérèssinteresseApri nel vocabolario nn’è bònebónebeneApri nel vocabolario a nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario. Rimetterci non è bene per nessuno. U paieése iè d’i paisènepaisènepaesanoApri nel vocabolario. “Il paese è dei paesani”, ovvero in un posto si sente come a casa propria solo chi vi è nato. U parlàparlàparlareApri nel vocabolario iè iàrta leggere. “Parlare è mestiere leggero”, ma agire non lo è altrettanto // Il parlare è fatto diventare lavoro pesante dalla minaccia: “U parlàparlàparlareApri nel vocabolario adda ièssièssessereApri nel vocabolario fatìefatìefaticaApri nel vocabolario!”. U pastore bónebónebeneApri nel vocabolario canòscecanósceconoscereApri nel vocabolario i pèquerepèquerepecoraApri nel vocabolario ciòppciòppzoppoApri nel vocabolario. Il buon pastore conosce le pecore zoppe. U patre ce la fa, i figghie ce la ibdene e i nepute ce la vénnene. Il detto ha per soggetto sottinteso la roba: “Il padre se la fa, i figli se la godono e i nipoti se la vendono”.
U mule cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario ce fa vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario e cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario ccòst vìzievizievizioApri nel vocabolario.
Il mulo più invecchia e più accumula vizi.
U mulenèremulenèremugnaioApri nel vocabolario fa la farine accómeaccóme“Té la chèpa tòst accóme e nu mule · “Accóme fa ffa t’hanna sèmp tredecà!”Apri nel vocabolario vò.
Il mugnaio fa la farina come vuole.
U mutt, se nn’è rròtt, è tutt.
Il detto popolare, se non è vero per metà, lo è per intero.
U ncarnà e u scarnà sò ddui cose.
“Prendere un’abitudine piacevole e dovervi poi rinunciare sono due cose ben diverse”, e la seconda è sicuramente più sgradevole della prima.
U ntérèssntérèssinteresseApri nel vocabolario nn’è bònebónebeneApri nel vocabolario a nesciùnenesciùneo agg. nessunoApri nel vocabolario. Rimetterci non è bene per nessuno. U paieése iè d’i paisènepaisènepaesanoApri nel vocabolario.
“Il paese è dei paesani”, ovvero in un posto si sente come a casa propria solo chi vi è nato.
U parlàparlàparlareApri nel vocabolario iè iàrta leggere.
“Parlare è mestiere leggero”, ma agire non lo è altrettanto // Il
U patre ce la fa, i figghie ce la ibdene e i nepute ce la vénnene.
Il detto ha per soggetto sottinteso la roba: “Il padre se la fa, i figli se la godono e i nipoti se la vendono”.
U patrónepatrónepadroneApri nel vocabolario ce magne la polp e u chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario ce ròseche l’òssòssossoApri nel vocabolario.
Il padrone mangia la polpa ed il cane si rode l’osso. U patrone lu ténn i chènechènecane (ièss chène: essere attaccati al proprio)Apri nel vocabolario. “Il padrone ce l’hanno i cani”, come a dire che l’uomo ha diritto al rispetto anche da parte del datore di lavoro.
U patrònepatrónepadroneApri nel vocabolario sò iì, ma chi cumand iè mia moglie.
Su chi sia il vero capo della casa, il marito se la cava spesso con la battuta: “Il padrone sono io, ma chi comanda è mia moglie”.
U pedòcchiepedòcchiepidocchio/iApri nel vocabolario prime te suche e pu te sbrevognie. Dei parassiti: “Il pidocchio prima ti succhia e poi ti svergogna”. U péggie a scurciàscurciàscorticareApri nel vocabolario iè la code.
La parte finale di un lavoro è spesso quella più snervante: “La casa peggiore da scorticare è la coda” // “In cauda venenum” (Nella coda il veleno), dicevano i latini.
U pègge surd iè chi nne vvò sentìsentìsentireApri nel vocabolario.
Il peggior sordo è chi si rifiuta di sentire. U pènepènepaneApri nel vocabolario ca ce mprèstmprèstin prestitoApri nel vocabolario ciarrènn. Il pane che si chiede in prestito va restituito.
U pènepènepaneApri nel vocabolario finché dure, ma u vine a mmesùre.
Di pane finché ce n’è, ma il vino bisogna misurarlo.
U pènepènepaneApri nel vocabolario iè razie de DdîeDdieDioApri nel vocabolario. Nel caso cada un pezzo di pane per terra, ancora oggi qualche
anziana lo raccoglie, lo ripulisce alla meglio, lo bacia e lo ripone mormorando: “Il pane è grazia di Dio”.
U pènepènepaneApri nel vocabolario nne chéle da nciélenciélein cieloApri nel vocabolario k’u panarèll.
“Il pane non scende dal cielo col paniere”, ma costa sudore.
U pènecòttpènecòttpancottoApri nel vocabolario la tripp t’abbòtt.
Il pancotto non era la più gradita delle portate, di solito uniche, sulla tavola contadina: “Il pancotto ti gonfia la pancia”.
U penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario camp la chèsechèsecasaApri nel vocabolario.
A meno che non si abbia la fortuna di nuotare nell’abbondanza, bisogna inventarsene di tutti i colori per far quadrare il bilancio: “Il pensiero costante porta da vivere in casa”. U penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario fa cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario de la malatìemalatìemalattiaApri nel vocabolario. Le preoccupazioni recano più danno di una malattia. U pérepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario fràcetefràcetefradicioApri nel vocabolario uàstuàstguastoApri nel vocabolario i bónebónebeneApri nel vocabolario. Il cattivo esempio è contagioso: “La pera marcia guasta le buone”. U pèscepéscepesceApri nel vocabolario puzz da la chèpechèpetestaApri nel vocabolario. Il marcio è spesso in alto: “Il pesce inizia a puzzare dalla testa”. U péscepéscepesceApri nel vocabolario ròssròssgrandeApri nel vocabolario ce magne u péscepéscepesceApri nel vocabolario picquele. Da sempre e ovunque: “Il pesce grosso mangia il pesce piccolo”. U pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario bbrevegnùse tè la vesàccia vacanti.
A volte è necessario mettere da parte la riservatezza: “Il mendicante vergognoso ha la bisaccia vuota”. U pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario de Tormaggiòre c’è truvète dint da fórefórefuoriApri nel vocabolario. Occhio all’invadenza di chi fa leva sull’altrui commiserazione:
“Il pezzente di Torremaggiore si è trovato dentro da fuori”. U pignatèrepignatèrevasaioApri nel vocabolario appìcceche i maneche addéva vò. Un artigiano competente gode di una certa libertà d’intervento: “Il vasaio appiccica i manici dove vuole”. U poce nte la farìne ce crédecrédecredoApri nel vocabolario mulenèremulenèremugnaioApri nel vocabolario. Non si cambia personalità cambiando ambiente: “La pulce nella farina si crede mugnaia”. U pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario camp n’ann. “Il porco campa un anno solo”, e cioè la bella vita dura poco. U pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario iè lu mi e lu ccide accome vòdie! Risposta di un macellaio-padrone alle osservazioni dei soliti impiccioni; “Il maiale è mio e lo ammazzo come voglio!”.
U penzérepenzérecruccioApri nel vocabolario fa cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario de la malatìemalatìemalattiaApri nel vocabolario. Le preoccupazioni recano più danno di una malattia. U pérepèrepaio (nu père d’scàrp) - 2) agg. pariApri nel vocabolario fràcetefràcetefradicioApri nel vocabolario uàstuàstguastoApri nel vocabolario i bónebónebeneApri nel vocabolario.
Il cattivo esempio è contagioso: “La pera marcia guasta le buone”.
U pèscepéscepesceApri nel vocabolario puzz da la chèpechèpetestaApri nel vocabolario.
Il marcio è spesso in alto: “Il pesce inizia a puzzare dalla testa”.
U péscepéscepesceApri nel vocabolario ròssròssgrandeApri nel vocabolario ce magne u péscepéscepesceApri nel vocabolario picquele. Da sempre e ovunque: “Il pesce grosso mangia il pesce piccolo”. U pezzèntpezzènt[lat. petiensApri nel vocabolario bbrevegnùse tè la vesàccia vacanti.
U pignatèrepignatèrevasaioApri nel vocabolario appìcceche i maneche addóva vò.
Un artigiano competente gode di una certa libertà d’intervento: “Il vasaio appiccica i manici dove vuole”.
U poce nte la farìne ce crédecrédecredoApri nel vocabolario mulenèremulenèremugnaioApri nel vocabolario.
Non si cambia personalità cambiando ambiente: “La pulce nella farina si crede mugnaia”.
U pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario camp n’ann.
“Il porco campa un anno solo”, e cioè la bella vita dura poco.
U pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario iè lu mi e lu ccide accómeaccóme“Té la chèpa tòst accóme e nu mule · “Accóme fa ffa t’hanna sèmp tredecà!”Apri nel vocabolario vòdie! Risposta di un macellaio-padrone alle osservazioni dei soliti impiccioni; “Il maiale è mio e lo ammazzo come voglio!”.
U pòrtaiàllpòrtaiàllarancio/a (albero e frutto)Apri nel vocabolario a la matìnematìnemattinoApri nel vocabolario iè d’óre,
a mézeiórnmézeiórnmezzogiornoApri nel vocabolario iè d’argènt e la séreséresera - 2) sm. sieroApri nel vocabolario iè de chiùmmchiùmmpiomboApri nel vocabolario.Le ore delle arance: “L’arancia di mattina è d’oro, a mezzogiorno è d’argento e di sera è pesante come piombo”.
U pòstpòstpostoApri nel vocabolario cchiùcchiùpiùApri nel vocabolario ffrédd ie u fucarìlefucarìlecaminoApri nel vocabolario.
Nelle case dei poveri: “Il posto più freddo è il camino” perché è sempre spento.
U pòverepòverepoveroApri nel vocabolario dà a campà a u rik.
Un assioma di stampo marxista: “Il povero dà da vivere al ricco”.
U presùttpresùttprosciuttoApri nel vocabolario fréchefréchegran quantità (na fréche d’sòld)Apri nel vocabolario a tutt.
U prèveteprèvetepreteApri nel vocabolario camp de carna mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario,
u mèdechemèdechemedicoApri nel vocabolario de carna malètemalètemalatoApri nel vocabolario
e l’avvuchète de carn arraiòte.
Preti, medici e avvocati: “Il préteprétepietraApri nel vocabolario vive di carne morta, il medico di carne malata e l'avvocato di carne arrabbiata”.
U prim’amóre ne nce scòrd mbie.
U prim’ann córecórecuoreApri nel vocabolario a córecórecuoreApri nel vocabolario, u secénd cule a cule
euterza cavece ncùlencùlenel di dietroApri nel vocabolario.“Marito e moglie il primo anno se ne stanno cuore a cuore, il secondo sedere contro sedere ed il terzo si prendono a calci nel sedere”: altro che crisi del settimo anno!
U prim’ann spusète: 0 malètemalètemalatoApri nel vocabolario 0 carceròte.
sposato: 0 malato o carcerato”.
U pùlepepùlepepolpoApri nel vocabolario ce còce dint a l’acqua sé stéss.
sciocco impara a suo danno”, come diceva Esiodo.
U putrusìîne nne uàstuàstguastoApri nel vocabolario menèstre.
U puverétt nté parèntparèntparente/iApri nel vocabolario.
che afferma: “Il povero è odioso persino ai parenti”.
U quacquaróne quédd ca té lu pòrtpòrtméttece a pòrt: fare l’autostop · l’attuale Corso GaribaldiApri nel vocabolario ngòllngòlladdossoApri nel vocabolario.
Di chi non ha beni al sole: “La chiocciola tutto ciò che ha se lo porta addosso” // Una variante dice la stessa cosa della cestànie, e cioè della tartaruga.
U réfeceréfeceoreficeApri nel vocabolario canóscecanósceconoscereApri nel vocabolario l’ore.
Uno dei tanti detti che suggerisce il rispetto per le competenze professionali: “L’orefice conosce l’oro”.
U régne dove ha cumandéte la fémmenefémmenedonnaApri nel vocabolario,
nn’è gghiùte mèiemèiemaiApri nel vocabolario annànz.
Il regno dove ha comandato la donna non è mai progredito // In proposito va però detto che la storia inglese dimostra il contrario, infatti almeno Elisabetta I e la regina Vittoria sono state migliori di non pochi sovrani di sesso maschile.
U rènerènegranoApri nel vocabolario ncredènzncredènza credito (fa la puttène ncredènz: screditarsi senza alcun tornaconto)Apri nel vocabolario e va truvann u mezzéttmezzéttmezzettaApri nel vocabolario colm!? In mancanza di contanti, non si ha il diritto di recriminare:
“Compri il grano a credito e pretendi il mezzetto ricolmo?!” // Il mezzetto (la metà del tomolo), costituiva un’unità di capacità usato per granaglie, legumi, frutta secca, ecc.; a seconda del peso specifico, poteva contenere fino a 20-25 kg. di prodotto.
U sak vacàntvacàntvuotoApri nel vocabolario nce manténe allampìdeallampìdein piedi (durmì allampìde accóme e nu cavall)Apri nel vocabolario.
Metafora che allude alla debilitazione dovuta alla scarsezza di nutrimento: “Il sacco vuoto non si regge in piedi”.
U sang iè u prime tradetóretradetóretraditoreApri nel vocabolario.
Specie se in gioco ci sono grossi interessi: “I consanguinei sono i primi a tradire”.
U sang nne devènt mèiemèiemaiApri nel vocabolario iàcque.
Nonostante quanto sopra: “Il sangue non diventa mai acqua” // “U sang attìre”, afferma sul tema una variante, e cioè la voce del sangue è un misterioso richiamo.
U SangiùvannSan GiuvannSan GiovanniBattistaApri nel vocabolario nce néienéieneoApri nel vocabolario.
Poiché costituisce un attestato di stima, è tuttora considerato sconveniente declinare la richiesta di fare da comare e/o compare: “Il Sangiovanni non si nega”.
sconveniente declinare la richiesta di fare da comare e/o compare: “Il Sangiovanni non si nega”.
U SangiùvannSan GiuvannSan GiovanniBattistaApri nel vocabolario scégnescégnescendere (intr.)Apri nel vocabolario sètt réreréreerede (lassà a li rére)Apri nel vocabolario abbàsceabbàsced’abbassoApri nel vocabolario.
Il comparatico si estendeva un tempo fino a coinvolgere non solo i diretti interessati, ma anche i loro parenti, e persino i discendenti: “Il Sangiovanni vale per sette generazioni”.
U sazie nne crédecrédecredoApri nel vocabolario a u diùne e u sènesènesanoApri nel vocabolario nne crédecrédecredoApri nel vocabolario a u malètemalètemalatoApri nel vocabolario.
Sull’egoistica cecità dei fortunati: “Chi è sazio non crédecrédecredoApri nel vocabolario a chi è digiuno e il sano non crédecrédecredoApri nel vocabolario a chi è malato”.
U scarpellìnescarpellìnescalpellinoApri nel vocabolario tik e tik: sèmpsèmpsèmpreApri nel vocabolario pòverepòverepoveroApri nel vocabolario e mèiemèiemaiApri nel vocabolario rik!
Lo scalpellino ik e fik: sempre povero e mai ricco // Insieme a w petraiole, u scarpellìnescarpellìnescalpellinoApri nel vocabolario rappresenta una delle figure più tipiche della nostra cittadina, ai cui imbocchi, non per niente, si legge: “Apricena: Città del Marmo e della Pietra”. “Tik e tit” è un’iterazione onomatopeica che riproduce la faticosa insistenza dello scalpello contro la pietra.
U SìnechesìnechesindacoApri nel vocabolario de la Prucìne
quédd ca dice a la séreséresera - 2) sm. sieroApri nel vocabolario nn’avèle a la matìnematìnemattinoApri nel vocabolario.Ogni riferimento a persone reali è puramente casuale: “Il Sindaco di Apricena: ciò che dice la sera non vale il mattino”. // A dire il vero, si tratta di un probabile adattamento del proverbio:
dire il vero, si trattàtrattàtrattareApri nel vocabolario di un probabile adattamento del proverbio:
“L’ome de vìnevinevinoApri nel vocabolario: la parole de la séreséresera - 2) sm. sieroApri nel vocabolario nce tréve a la matìnematìnemattinoApri nel vocabolario”.
U sólesólesoleApri nel vocabolario iè u fóchefóche“U fóche nciappicce sóle” · anche spèreApri nel vocabolario d’i pòverepòverepoveroApri nel vocabolario.
fuoco dei poveri”.
U sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario de la vacantîie sta ke la vìevìeviaApri nel vocabolario, u sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario de la maretète rièsce cuntrariète.
Una chiave di lettura dei sogni femminili: “Il sogno della donna nubile sta per strada, quello della maritata riesce al contrario”.
U sònnsònnsonno (tené sònnApri nel vocabolario iè puverétt.
Dormendo non si realizzano utili: “Il sonno è poverello” // “Non amare il sonno - avverte la Bibbia - se no impoverirai”.
U sparàgnesparàgnerisparmioApri nel vocabolario iè u prime uadàgneuadàgneguadagnoApri nel vocabolario.
Il risparmio è il primo guadagno.
U suche de la rèstrèstrestoApri nel vocabolario fa parlàparlàparlareApri nel vocabolario tedésk. Superati certi limiti, il vino imbriglia la ragione e fa farfugliare
la lingua: “Il succo della vite fa parlare tedesco”.
U supèrchiesupèrchiesoverchioApri nel vocabolario ròomp u cupèrchiecupèrchiecoperchioApri nel vocabolario.
Il troppo storpia: “Il soverchio rompe il coperchio”. U surd ce sentéve e u cechètecechèteciecoApri nel vocabolario ce vedévevédevevedovo/aApri nel vocabolario:
U tèmptèmptempo cronologico - 2) condizioni atmosfericheApri nel vocabolario iè ialantome.
“Il tempo è galantuomo” e fa giustizia di molte cose.
U uardiapàssuardiapàssaspideApri nel vocabolario, addóve te pìzzechepìzzeche“Pìzzeche e uèsce nn’ffann pertùse” · pizzeche d’lèpeApri nel vocabolario, ddàddàVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario te lass.
Sui morsi viperini: “L’aspide, dove ti morde, là ti lascia”.
U vall cant e ce ne scòrd.
Una spiegazione della petulante insistenza del gallo: “Il gallo canta e dimentica di averlo fatto”.
U varònevaróneavaroneApri nel vocabolario iè ccome u pòrcepòrcemaialeApri nel vocabolario: iè bónebónebeneApri nel vocabolario dépe mòrtmòrtmortoApri nel vocabolario.
Ciò che hanno in comune avaro e porco: “L’avaro è come il porco: è buono dopo morto”.
U vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario sènza dèntdèntdente (della boccaApri nel vocabolario nce pò magnià u pènepènepaneApri nel vocabolario.
Uno dei tanti inconvenienti della vecchiaia: “Il vecchio senza denti non può mangiare il pane”.
U vèrn ca nne chéle, nciélenciélein cieloApri nel vocabolario sta.
Come una spada di Damocle: “L’inverno che non cala, resta sospeso nel cielo”; idem per il castigo non ancora arrivato.
U vine bónebónebeneApri nel vocabolario ce vénnvénnvendereApri nel vocabolario sènza bandiére.
Il vino buono si vende senza bandiera // Il detto ricorda l’uso di sospendere davanti all’uscio delle cantine una bandiera rossa; a segnalare che si aveva vino da vendere, ai privati bastava esporre un racemo di vite, cioè la frask citata dalla variante: “U vine
U vine ce fa pure dall’uve. Ironia sulle frodi alimentari: “Il vino si fa anche dall’uva”.
U vine fa méleméleVoce del vocabolario LombardiApri nel vocabolario a chi nce lu sèpe vévevèvebavaApri nel vocabolario.
“Il vino fa male a chi non lo sa bere” e perciò esagera. // Una variante ironica afferma che il vino fa male a chi ne beve poco.
U vine iè u latt ’i vècchievècchieanzianoApri nel vocabolario.
Una definizione che ha un che di delicatamente poetico: “Il vino è il latte dei vecchi”.
U vine va bónebónebeneApri nel vocabolario pure sépe i chiàcchierechiàcchierechiacchiereApri nel vocabolario.
Il vino va bene anche sulle chiacchiere.
U vóvevóvebueApri nel vocabolario sckegnure a u ciùcceciùccesomaroApri nel vocabolario chernùtechernùtecornutoApri nel vocabolario.
Uno dei colmi più noti del dialetto: “Il bove prende in giro
U vóvevóvebueApri nel vocabolario trancanère
pe nne ffà nu migghie ha fatt nu migghièremigghièremigliaioApri nel vocabolario.Spesso la fretta è cattiva consigliera: “Il bue frettoloso per non fare un miglio ne ha fatto mille”.
U zrùviziezrùvizieservizioApri nel vocabolario ca te scumbìde fall apprìmeapprìme“Chi móre apprìme ce la ffrànk dópe”Apri nel vocabolario.
Il servizio che ti rincresce fallo per primo. Uardete da i tre ce: cainètecainètecognato/aApri nel vocabolario, cuggìnecuggìnecugino/aApri nel vocabolario, cumpère. Avvertimento per le fanciulle in fiore, che sono le più esposte alle insidie: “Guardati dalle tre ci: cognati, cugini, compari”. Utie a quedda chèsechèsecasaApri nel vocabolario déve la iallina cant e u vall sta zitt. L’inversione dei ruoli, oltre che contronatura, è anche controproducente: “Guai a quella casa dove la gallina canta e il gallo tace” Il Già i latini, da buoni maschilisti, affermavano: “Ibi nihil pacis ubi mulier viri partes sibi arrogat” e cioè: “Non vi è nessuna pace là dove la donna arroga a sé le prerogative del marito”. Uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario a quédda chèsechèsecasaApri nel vocabolario dove tràscene cuggìnecuggìnecugino/aApri nel vocabolario, cumpère e cumparìziecumparìziecomparaggioApri nel vocabolario. L’intimità della propria casa va salvaguardata: “Guai a quella casa dove entrano cugini, compari e loro amici”. Uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario e débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario: vita lòng! L’aspetto positivo dei problemi: “Guai e debiti: vita lunga”. Uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario, uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario, e mòrtamòrtmortoApri nel vocabolario mèiemèiemaiApri nel vocabolario! E, per chiudere con la u: “Guai, guai, e morte mai!” perché, malgrado tutti i problemi che possono presentarsi, per dirla con Benigni, “la vita è bella”.
Uardete da i tre ce: cainètecainètecognato/aApri nel vocabolario, cuggìnecuggìnecugino/aApri nel vocabolario, cumpère.
Avvertimento per le fanciulle in fiore, che sono le più esposte alle insidie: “Guardati dalle tre ci: cognati, cugini, compari”.
Utie a quedda chèsechèsecasaApri nel vocabolario déve la iallina cant e u vall sta zitt.
L’inversione dei ruoli, oltre che contronatura, è anche controproducente: “Guai a quella casa dove la gallina canta e il gallo tace”
Il Già i latini, da buoni maschilisti, affermavano: “Ibi nihil pacis
ubi mulier viri partes sibi arrogat” e cioè: “Non vi è nessuna
Uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario e débbetedébbetedebitoApri nel vocabolario: vita lòng!
L’aspetto positivo dei problemi: “Guai e debiti: vita lunga”.
Uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario, uèieuèieguaio/iApri nel vocabolario, e mòrtamòrtmortoApri nel vocabolario mèiemèiemaiApri nel vocabolario! E, per chiudere con la u: “Guai, guai, e morte mai!” perché,
malgrado tutti i problemi che possono presentarsi, per dirla con Benigni, “la vita è bella”.
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