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Lettera "T"
tabbacchère sm. tabaccaio.
tabbacchére sm. tabacchiera.
tabacchìne sm. rivendita di sali e tabacchi.
tabbàk sm. tabacco, pianta delle Solanacee (nsc. Nicotiam tabacum); il term. deriva dalla provincia dominicana di nome Tabaco dove gli Spagnoli lo videro per la prima volta usare dagli Indios nel 1496.
tabbàrr sm. mantello a ruota.
tabbèll sf. tabella, insegna per negozi.
tabbellìne sf. tavola pitagorica // Mparà i tabbellìne costituiva la croce e la delizia degli scolari dei primi anni delle elementari, i quali, ripassandosele tra loro, si tendevano a volte delle insidie (“Nove p’ nnove?” “Ottantùne” “Sì fféss e nt’ n’addùne!”).
tabbène sm. cappotto // Domanda più che legittima: “Quann arrìve u mése d’Magge, d’lu tabbène k’m’ n’facce?”.
tabbik e tabbàk [lat. et ab hic et ab hoc] loc. da una parte e dall’altra // La loc. fa tabbìk e tabbàk equivale a: fare il doppio gioco.
tabbòsce sf. grossa chiocciola dal guscio scuro; quelle più piccole sono dette tunacèll.
taccarète sf. botte, punizioni corporali // “Ce vónn i taccarète!” si sente a volte esclamare dai propugnatori di un’educazione severa.
taccarùte agg. robusto, di solida costituzione (“Sta bbèll taccarùte taccarùte!”).
tàcchere sm. tronconi ridotti in pezzi da ardere.
taccherià (-iète) v.: 1) tagliuzzare, ridurre in tàcchere (vd.) - 2) dare una buona dose di taccarète (vd.) - 3) lavorare con lena.
tàgghie sm. taglio.
tagghià -rce (-ète) v. tagliare -rsi.
tàgghiatàgghie sm., pettegolezzi su assenti; alla lett.: tagli tu ché taglio io.
tagghióle sf. trappola per uccelli o per topi; quelle di cui si faceva e si fa più largo uso sono di robusto filo acciaioso piegato a formare due archi che, scattando, si chiudono uno sull’altro imprigionando la vittima attirata dall’esca posta nella parte centrale della trappola aperta.
tagghiulìne sf. tagliatelle, fettuccine // Nella seguente filastrocca, già presente nel Pitta, si chiedono alla luna le uova necessarie per la loro preparazione: “Luna, luna nóve, mìneme quatt’óve, e minamìll nzìne ch’éia fa i tagghiulìne: vune p’mme, vune p’te, vune p’lu fìgghie d’lu rre!”.
tak sf.: 1) tacco di scarpa; dim. tacchétt (tacco femminile) - 2) costata, bistecca; dim. tacchecèll - 3) incisione su legno (got. taikn).
taliène agg. italiano.
tallóne sm. pancotto veloce a base di pomodoro, aglio e qualche sckapp d’pène tòst da condire, tolto dall’acqua bollente, con olio e sale; costituiva spesso la colazione calda dei lavoratori, prima d’sbiàrce fóre.
talòrn sm. lamento infantile prolungato e fastidioso // U talòrn ha sugli adulti un effetto così irritante che la richiesta:“La fenìsce k’stu talòrn?” è di solito perentoria e minacciosa.
tammùrr sm. tamburo; dim. tammurrèll.
tamp sm. cattivo odore e/o sapore.
tampià (-ète) v. emettere cattivo odore, in part. di cibi avariati.
tampóche [sp. tampoco, comp. da tan (tanto) e poco] cong. tanto meno, spesso preceduto da né (né tampóche: né d’altronde).
tang sm. tango, ballo un tempo popolare nelle feste in famiglia.
tann (o tànnere) sf. infiorescenza, tallo // Commestibili in minestra o fritti sono quelli di zucca (i tànn ’i checòcce), che vengono sfoltiti per alleggerire la pianta in modo da permetterle di produrre frutti di grandezza adeguata.
tant tanto, agg., pron. o avv. a seconda dei casi; spesso raff. in tanta tant // Prov.: “A chi tanta tant e a chi nenta nènt”.
tant e tant: 1) agg. uguale/i (ièss tant e tant: avere la stessa età o la stessa taglia; fa tant e tant: fare parti uguali).
tant p’ttant loc. frattanto, intanto che (tant p’ttant ca t’truve...).
tantà (-ète) v. tentare.
tantazióne sf. istigazione, tentazione // Prov.: “I sòld sò tantazióne”.
taràll sm. tarallo/i // A base di farina, olio, zucchero, uova, latte, erano tipici del periodo pasquale; indurendo in breve tempo, sono caduti quasi in disuso. Con la stessa pasta dei taràll si preparavano anche cacciàndre, canìstre e pizz palómm (vd.).
taràll d’pèzz sm. ravvolto di panni a cerchio che ponevano sul capo le donne nel portare pesi, come ad esempio la conk d’ l’àcque.
tarallùcce sm. tarallucci salati // Ingredienti principali di questo prodotto buono per tutte le stagioni, oltre che acqua e farina, sono olio, sale, sciórefenòcchie (vd.) e vino bianco. Si consumano al naturale oppure intinti nel vino, abitudine che qualcuno segue ancora, acquistandoli da qualche fornaio che ne è sempre provvisto. Si direbbe che i tarallùcce formino col vino un nesso inscindibile, tanto che, a Napoli come da noi, molte faccende finiscono, d’amore e d’accordo, proprio a tarallùcce e vvìne.
taràntele [da Taranto, dove sono numerosi i ragni del tipo lycosa tarentula, ovvero tarentula Apuliae] sf. tarantola // Si tratta di un ragno il cui morso, ritenuto velenoso, produrrebbe, secondo una leggenda senza fondamento scientifico, fenomeni isterici che, nei casi estremi, porterebbero al cosiddetto “ballo di San Vito”, e cioè a una crisi di tipo epilettico (vd. sotto tarantèll).
tarantèll sf. tarantella, ballo molto popolare, il cui nome è da collegarsi al morso della tarantola // Sull’origine della danza, in nota a pag. 514 il Pitta, che cita G. Barone, riferisce che le donne e le giovanette, svegliatesi dal letargo in cui cadevano appena morse, cominciavano a muoversi “a un ritmo che, prima lento e cadenzato, si faceva via via più sfrenato [...] Persino la scienza medica arrivò a consigliare la musica come sollievo per questi sventurati”.
taratùre [lat. tiratorius] sm. tiretto // In tempi in cui le famiglie erano numerose e le disponibilità, anche di spazio, piuttosto limitate, i taratùre d’lu chemò, estratti a metà dal loro alloggiamento, venivano adattati la sera a giaciglio per i piccoli.
tard avv. tardi; dim. tardarèll.
tardà (-ète) v. ritardare.
tardànz sm. ritardo.
tardìe agg. tardivo, in rif. a prodotti vegetali in ritardo sulla stagione.
tarl sm. tarlo.
tarlàrce (-ète) v. tarlarsi.
tarlià (-iète) v. recriminare ossessionando con la costanza dei tarli.
tarlùse agg. cavilloso, ossessivo.
Tarmaggióre spr. Torremaggiore; abitanti: Tarmaggiurìse // A Tarmaggióre gli Apricenesi si recavano un tempo numerosi soprattutto in occasione d’Sant Savìne, patrono della cittadina, la cui festa cade la prima domenica di Giugno, e cioè una settimana dopo la nostra Madònn ’i Ncurnète (vd.). Oltretutto, si aveva la possibilità di fare degli acquisti, essendo, quella di Sant Savìne, fèst e fiére insieme.
taròcele sf. carrucola // Ruota con binario cavo per lo scorrimento della fune, la taròcele alleviava e allevia di non poco la fatica delle braccia nel tirare acqua su dai pozzi.
tarracùte agg. di grande spessore.
tarragnóle [lat. terraneola, da terra] sf. allodola, passeriforme di piccole dimensioni con piume brunorossicce sul dorso e bianche sul ventre (nsc. Calandrella brachydactila) // In tempi di magra si andava a caccia di tarragnóle specie di sera, mentre dormivano. Infatti, nidificando sul terreno, venivano accecate nel dormiveglia con un lume, schiacciate con una leggera pressione del piede e riposte tramortite nel carniere. I tarragnóle vive venivano a volte usate come richiamo per catturare uccelli di dimensioni più grandi. Un lettore mi ha racccomandato: “Prefesso’, scrìve: -P’cchiappà u calandróne, é pèrz tiretire e tarragnóle!- E’ succéss pròprie a me!”.
tarramùte sm. terremoto; in senso traslato: goffo, maldestro // Devastante fu il terremoto che colpì Apricena il 30 Luglio del 1627. Nel diario di Antonio Lucchino, un arciprete di S. Severo che lasciò memoria di eventi dei quali fu testimone, si legge: “Questa (Apricena) rovinò in maniera che le rovine chiusero tutte le strade e non si vedeva altro che una sola macera di pietre: non vi appariva segno di case, tanto che da que’ cittadini si durò fatiga a conoscere la loro, per dissotterrare robbe [...]. Caddero tutte le Chiese dentro e fuori, ed anche buona parte del Monistero dei Cappuccini. Ruinò quasi da’ fondamenti il Palagio, abitazione del Signor Principe, quel Palagio che quattrocento anni sono fu edificato dall’Imperatore Federico II, come si disse, per suo diporto nella caccia che solea fare in questo paese... Morirono in queste ruine fra uomini, donne e fanciulli, più di novecento patriotti, senza i forastieri...”. Ma ciò che più colpisce in questa testimonianza è l’accenno ad episodi di spietato sciacallaggio: “Ma, per quanto portò la fama, quella terra fu più assassinata dalle genti delle terre circonvicine che corsero a depredarla, che non dallo stesso terremoto, poiché a tale sfacciataggine ed empietà giunsero, che tiravano archibugiate ed uccidevano i propri padroni per loro depredare le robbe sotterrate ed eziandio le dissotterrate”. Un altro terremoto che lasciò una lunga traccia nella memoria collettiva fu quello detto “di Sant’Anna” del 16 Luglio 1805, a ricordo del quale, ancora ai tempi del Pitta, nella ricorrenza annuale, si celebrava il rosario nella Chiesa di San Rocco (pag. 186).
Tarranóve spr. Poggio Imperiale; abitanti: Tarnuvìse // Il detto: “A Tarranóve l’òmmene dint e i fémmene fóre!” insinua che, tra le abitudini dei nostri vicini, sia stata in auge una innaturale inversione dei ruoli tradizionali. A proposito del nome della città, esso discende dal fatto che fu fondata, nel 1789, dal nobile genovese Don Placido Imperiale che qualche anno prima si era aggiudicato l’acquisto del feudo di Lesina (G. Saitto, Poggio Imperiale, pag. 50). In quanto alla forma dialettale, Tarranóve equivale a Borgonuovo (Terra vuol dire borgo, e nóve nuovo). E in effetti Poggio Imperiale fu l’ultima cittadina, in ordine di tempo, a sorgere nei paraggi.
taschéppène sm. tascapane, borsa a spalla in cui braccianti usavano portare il vitto nei campi // Il detto: “A Sansevére ce schèse k’lu taschéppène!” lascia intendere che, in tempi difficili per tutti, a San Severo si stava anche peggio che da noi.
tastià (-ète) v. tastare, sondare.
tatà [alb. tat] sm. papà; vd. tète.
tataròss [da tatà (padre) e ròss (grande)] sm. arc. per nonno; f. mammaròsss // All’autorità di tataròss si appellavano a volte i ragazzi che volevano che i più piccoli cedessero loro il posto: “Ha dditt tataròss: -Lìve u pìcquele e mitt u ròss!-”. Se i secondi avevano abbastanza fegato e prontezza, ribattevano per le rime: “Ha respòst tatà pìcquele: -Live u ròss e mitt u pìcquele!-”.
taterellóne agg. fanciullone, bamboccione, persona adulta che rifugge dalle responsabilità, adagiandosi a vivere nella condizione di figlio.
tatóne agg. grosso e stupido.
tàvele 1) sm. tavolo da pranzo; anche buffétt (vd.) - 2) sf. tavolame.
tàvele ca ce strìquele sf. stropicciatoio, tavolozza dentata contro la quale, durante il bucato a mano, i panni venivano e vengono stro-finati con energia.
tàvele d’lu lètt sf. insieme di quattro tavole, lunghe 2 m. e larghe 40 cm., che venivano posizionate sópe i trìspede per fare da piano di appoggio per saccóne e mataràzz. Per curiosità va detto che toccava alle donne portarle in dote mentre, nel caso in cui la coppia avesse optato per le reti, queste erano a carico dello sposo.
tavène sm. tafano, insetto simile ad una grossa mosca, che succhia il sangue degli animali, non disdegnando però neanche quello umano.
tàvere sm. toro // “A la nòtt nn’ hann pavùre d’li tàvere, a lu iorn hann pavùre d’li vetèll!”, si dice a volte di ragazze che mostrano pretestuose ritrosie in circostanze in cui non c’è nulla da temere.
tavèrn sf. locanda ove si fermavano per il pernottamento i traìnìre; si trattava di solito di un ampio locale ad arcate in cui sonnecchiavano insieme uomini e bestie // Prov: “Chi té mamm nn’chiàgne e chi té patre va p’tavèrn”.
tavernére (pl. -ìre) sm. taverniere, proprietario e gestore di tavèrn. // Un detto avverte che è pericoloso fa i cunt sènz u tavernére, e cioè senza l’oste.
tavulàcce sm. tavolaccio, in part. il pancaccio delle prigioni su cui dormivano i detenuti.
tavulére sm. spinatoia di legno su cui si usa preparare, spianare e lavorare la pasta per dolci, pizze, ecc.
tavulète sf.: 1) tavolata, banchetto - 2) soppalco, solaio.
tavulóne (pl. -ùne) sm. tavolame dello spessore di 5 cm. usato per ponteggi dai muratori.
tavùte [ar. tabut, gr. tàutos] sm. bara, cassa da morto // Nei testi popolari si scherza con la morte persino per divertire i piccini. A conclusione della filastrocca che segue, si rovescia il bimbo all’indietro come per deporlo in una ipotetica bara: “Mechéle nn’vvó mu-rì: ntla fòss nce vo iì! Lu prèvete a cantà e ha ddìtt la màmm: -Assitelu sta! Assitelu sta nu quarta d’óre quant vé lu patre da fóre-. U patre da fóre iè menute: -Sckaffa, sckaff nt’lu tavùte!-”.
tazz sf. tazza; dim. tazzétt, tazzìne o tazzuléll; accr. tazzóne.
tazzammùrr sm. 1) petardi, bombe carta che, sbattute sui muri o per terra, scoppiano con fragore - 2) battimuro, gioco (a tazzammùrr) tra ragazzi che, battendo a turno monete metalliche contro un muro, vincono la posta se fanno cadere la propria a meno di un palmo da quella dell’avversario. Indicativi della larga diffusione di questo gioco sono i famosi versi di L. Sinisgalli: “Una moneta battuta si posa vicino all’altra alla misura d’un palmo. Il fanciullo preme sulla terra la sua mano vittoriosa”.
tazzechià (-iète) v. toccare ripetutamente, punzecchiare, provocare.
“Tè qqua!” loc. “Tieni qua! Vieni!”, richiamo per animali, cani in particolare.
tedià (-ète) v. tediare, seccare.
tègne (-tént) v. tingere // In rif. a tipi da cui è preferibile stare alla larga si esclama a volte: “Iè ccóme lu carevóne: s’nn’ccóce tégne!” oppure: “E chi ce vó tégne nére?”.
t’éia v. ti devo (“Tè mparà e t’éia pèrd!”).
tèle agg. tale, quale // Prov.: “Tèle patre, tèle figghie”.
télèfene sm. telefono // Il primo telefono pubblico fu impiantato ad Apricena già nel 1922 (Pitta, pag. 345), ma fu solo negli anni Cinquanta che esso cominciò ad entrare negli uffici e nelle abitazioni private; comunque, al 31 Luglio 1959, Apricena contava 72 utenti. Per avere un’idea di quanta strada s’è fatta da allora, basta aprire l’elenco telefonico, senza contare il numero crescente di telefonini non registrati da nessuna parte.
telère sm. telaio; il dim. telarétt indica il telaio tondo per ricamare.
televisióne sf.: 1) televisore, televisione // Tra i ricordi d’infanzia della mia generazione ci sono le folle di vicini, parenti e conoscenti che affluivano la sera, magari portandosi al seguito ognuno la propria sedia, nelle case in cui erano entrati i primi apparecchi televisivi - 2) particolare tipo di cioccolato di largo consumo, qualche decennio fa, che i salumieri vendevano sfuso a fette sulle cui facce rettangolari un filetto scuro contornava la parte chiara che aveva, modo, la forma di un monitor, dal che il nome.
temènz sf. temenza, timore // Prov.: “Ce vó l’amóre d’la mamm e la temènz d’lu patre”.
temóne sm.: 1) timone - 2) tumore.
tèmp sm.: 1) tempo cronologico - 2) condizioni atmosferiche; si parla di tèmp appése in caso di temporali in vista.
témp sf. zolle dure emergenti per arature profonde; accr.: tempóne.
tempére sf. quantità di pioggia sufficiente a temperare il terreno // Prov.: “Archebbaléne d’sére va p’ tempére, archebbaléne d’matìne aiénghie i cutìne”.
tempestìe agg. tempestivo, in part. di prodotti agricoli in anticipo sulla stagione; contr.: tardìe.
tenàgghie sf. tenaglie.
tenagghià (-iète) v. tenagliare // Prov.: “I figghie l’ha tené tenagghiète!” (e cioè sotto stretto e severo controllo).
tendóne sm. vigneto a tendone (o all’americana).
tène sf. tana // La loc. fa tène è propria del gergo del nascondino (vd. cóle a nnammuccià).
tené (-ùte) v. tenere, avere, possedere // Locuzioni: tené ciéle (non aver paura dell’altezza); tené i nèrv (essere nervosi); tené la vuscèrt a dui códe (essere fortunati); tené mmènt (tenere a mente, ricor-dare); tené u ghiacce nt’la saccòcce (avere fretta); tené u méle a la vók (saper usare parole gradevoli alle orecchie altrui); tené u pépe ncule (essere superattivi); tené u zìte o la zite (essere fidanzati).
tenèll sm. tino/i di legno usati per la vendemmia.
tènnere agg. tenero, in part. di alimenti (fève tènnere: fave novelle).
tennerùme sm. tenerume.
tént: 1) sf. tinta, tintura - 2) agg. tinto, sporco (pps. di tégne).
tépede agg. tiepido.
terà (-ète) v.: 1) tirare // Locuzioni: terà a mmank e ccògghie a derìtt (esprimersì per allusioni); teràrce la cavezétt (offendersi e interrom-pere i rapporti); terà la pòrt (chiudere la porta) // Prov.: “Chi tròpp tire prèst stòk” - 2) assomigliare (terà a la mamm, a lu patre...).
teràgge sm. tiraggio, forza ascensionale della corrente d’aria calda (di tubi di stufi o di cappe del camino).
teràntele sm.: 1) bretelle - 2) tiranti per animali da tiro.
terète sf. tirata; loc. terète d’récchie (tiratina d’orecchi), fa vuna terète (lavorare senza interruzione).
teretìng e teretàng loc. onomatopea per: chiacchiere che si prolungano fino alla noia.
tèrn: 1) sm. terno (pigghià nu tèrn a llòtt) - 2) agg. eterno (u Tèrn Patre: il Signore).
ternetà sf. eternità.
tèrr sf. terra // Il sogno di un pezzo di terra al sole era il più accarezzato nella società contadina. La proprietà terriera era avvertita come prioritaria persino rispetto a quella della casa di abitazione: “La tèrr fa la chèse e la chèse nn’fa la tèrr”, e ancora: “Chèse quant t’cùpre e tèrr quant n’scùpre”. Il prov.: “La tèrr iè la mamm d’la ièreve” arriva ad umanizzare la terra, vista come la mamma di tutte le erbe, buone o cattive che siano.
tèrr 'i cumbattènt loc. terre distribuite ai combattenti della Seconda Guerra Mondiale; si tratta di appezzamenti lunghi e stretti, ognuno di mezza versura, che partono dalla vianóve per la masseria la Tórr e arrivano fine a sótt i Mmèrz.
tèrra rósce loc. terra rossa, in part. quella garganica, la cui colorazione bruno-rossastra è dovuta alla presenza di bauxite, minerale da cui si estrae l’alluminio; una cava di bauxite era attiva, fino a non molti anni fa, nei pressi di San Giovanni Rotondo.
terranìe sf. voce grossa // Il term., deformazione di tirannia, è usato di solito col v. fa (fa terranìe: fare il diavolo a quattro).
terrazzène sm. terrazzano, sottoproletario che vive della raccolta di prodotti spontanei come fugne, vampasciùle, cecòrie, spargene, fechetìnie, ciammerechèll, quacquarùne, o altro, a seconda delle stagioni e delle occasioni; un tempo c’era chi si dedicava, a periodi, anche alla cattura di tarragnóle, ranógne e sanguétt (vd.) // Se i terrazzéne puri non sono mai stati da noi in numero rilevante, alternando i più l’attività bracciantile a quella di occasionali raccolte, a Foggia si addensavano un tempo numerosi nel quartiere delle Croci. Di essi, in Lingua e Società in Capitanata, nel 1966 così scriveva Michele Melillo: “Conducono la vita quietamente, senza darsi pena per avviare un mestiere veramente organizzato e produttivo. Per loro il tempo si è fermato. Le cose vanno trattate così come si sarebbe fatto mille anni fa o ancora prima [...]. Hanno un raccolto molto sbrigativo. Spigolano il grano nei campi dove non hanno mai arato. Commerciano tutto ciò che la terra o la natura abbandona al libero possesso dell’uomo” (pag. 46).
terróne sm. torrone, dolce tipico in vendita sulle bancarelle che colorano le sagre paesane; lo si indicava un tempo con la parola cubbétt.
tèrza tèrz: 1) agg. di terza scelta, di scadente qualità - 2) avv. a buon mercato // “Ce ne vo scì tèrza tèrz!”, si dice di chi dà segno di volersela cavare con poco.
terzèll sf. alzavola, piccola anitra lunga circa 35 cm. (nsc. Anas crecca); è detta anche marzaióle // E’ molto ricercata come selvaggina anche perché,muovendosi in grandi stormi, assicura, per così dire, caccia grossa. Va detto per curiosità che, mentre nel resto dell’anno il maschio è simile alla femmina nel piumaggio bruno-nerastro a macchie più scure, nella stagione degli amori presenta piume vivacemente colorate a strisce verdi e bianche.
terzére sm. tovagliolo/i // Nel detto: “S’n’nsò bbèlla iì, sò bbèll i terzére!” una ragazza benestante, se non nelle qualità personali, mostra di aver fiducia nella consistenza della propria dote.
terzià (-ète) v. colpire da lontano centrando il bersaglio.
terzùte agg. tarchiato, robusto; si raddoppia nel sup.: terzùte terzùte.
tése agg. teso, rigido; sup. tése tése; contr. mósce.
testemònie s. testimone // Detto: “U tavernére chième la mugghiére p’ testemònie”.
testére sf. 1) testiera del letto - 2) parte dei finimenti equini da infilare sulla testa dell’animale.
tète [alb. tat] sm. padre; voc. tatà // “Ce vó mamm k’tutt tète!”, si esclama a volte quando non s’intravvede neppure lontanamente il momento conclusivo di un’attività. Insieme nei detti come nella vita, mamm e tète figurano, tra l’altro, nei due noti indovinelli: “Tète lu ngrik e mamm l’ammósce!” e “Mamm lu ngrik e tète l’ammósce!” che hanno per sol. rispettivamente il portafogli (o il sacco della farina) e il cuscino, e che sono, tra l’altro, indicativi dei ruoli all’interno della famiglia tradizionale.
tetechià (-iète) v. fare il solletico.
tetechiùse agg. che soffre il solletico.
tetelète agg. titolato, intitolato.
tenemènt sm. tenuta, possedimento, proprietà agricola.
tétt (pl. tìtt) sm. tetto/i // Molto nota è la filastrocca: “Titt, titt, titt, pìgghiete u stòrt e damm u derìtt! Dàmmelu tant fòrt k’adda terà u catenàzz d’la pòrt!”, una formula di addio al dentino da latte che veniva dal bambino stesso lanciato sul tetto di casa. L’usanza è stata abbandonata anche perché, con l’altezza raggiunta oggi dalla mag-gior parte delle abitazioni, l’operazione di lancio sul tetto andrebbe incontro ad un sicuro fallimento.
tetùcce sm. arc. per fratello grande; per est.: zio; voc. tetù.
tetùpp e tetàpp loc. onomatopea per indicare una lunga chiacchierata (anche cecìpp e ceciàpp).
tiàtre sm. teatro // “Dint a dda chèse ce sta u tiàtre!”, si dice a volte di famiglie che offrono lo spettacolo di frequenti battibecchi. D’altra parte, sosteneva Goldoni: “Il teatro è vita e la vita è teatro”.
tièll sf. teglia; dim. tiellùcce (pentola di dimensioni ridotte).
tigne sf. tigna, affezione provocata da funghi parassiti sul cuoio capelluto umano e sulla pelle degli animali domestici // A giudicare dalla frequenza con cui tigne e tignùse ricorrono nei detti, la malattia doveva essere un tempo piuttosto diffusa. “Vune è rugne e l’àvete è tìgne!”, si esclama, ad es., quando non c’è molto da scegliere.
tignùse agg. affetto da tigna // Il prov.: “S’a lu tignùse i live u cappèll t’lu fa mmèlamìce!” evidenzia come i colpiti dalla tigna, vergognandosene, cercassero di tenerla nascosta.
timpall [sp. timbal] sm. maccheroni al forno, lasagne.
tìne sf. vasca di zinco per il bucato.
tirabbusciò [fr. tire-bouchon] sm. cavatappi.
tirémmòll sm. tira e mmolla (fa u tiremmòll: alternare il sì al no).
tiretìre sm. uccello di piccole dimensioni simile all’allodola, usato come richiamo per prede più consistenti (vd. tarragnóle).
tìseche agg. tisico, tubercolotico.
tìtele sm. 1) titolo di studio o comunque onorifico - 2) cippo tra una proprietà terriera e l’altra // In agro di Apricena c’è una masseria denominata Tre Tìtele dalla presenza ai suoi confini di tre cippi terminali visibili anche di lontano.
“Titì!” richiamo per galline e voce gergale infantile per indicarle.
tòcca tòk loc. sempre in movimento, senza un attimo di tregua; alla lett.: sprona sprona // // Tòcca tòk “è il cammina cammina di chi va a cavallo” (Granatiero).
tizz sm. tizzo, pezzo di carbone che, essendo stato mal cotto, emette fumo nell’uso; accr. tezzóne.
tòk sm.: 1) colpo apoplettico (avé nu tòk!) - 2) conta tra ragazzi che si fa in base al numero ottenuto contando le dita aperte in contemporanea da tutti i partecipanti al sorteggio (fa u tòk o iittà u tòk).
tómb sf. tomba, luogo di sepoltura.
tómbele sf. gioco della tombola, uno dei preferiti tra i divertimenti natalizi in famiglia; vd. Natèle e tumbelóne.
tómmele (pl. tùmmele) sm. unità di capacità per aridi pari a 55,5 dm. cubi (o litri); sottomultipli via via più piccoli erano mezzètt, quart, mesùre e méza mesùre; come misura agraria, u tómmele corrispondeva a 15 passi, e cioè a un quarto di verzùre (vd.).
tònechesf. - 1) intonaco, copertura muraria a calce - 2) tonaca, saio monacale // Prov.: “Gghiìreche nn’ ffa prèvete e tòneche nn’ffa mòneche”.
tónn agg. 1) tondo, rotondo // Prov.: “Chi nasce quadre nn’mmóre tónn” - 2) sm. fetta intera d’pène circondata da scorza - 3) tonno, tipo di pesce.
tònz agg. tranquillo, posato; ha funzione di avv. nella loc. iìrcene tònz tònz (procedere con tranquillità).
tónzìll smp. tonsille (tené i tónzìll: avere la tonsillite).
tòrce (tòrt) v. torcere, storcere // Locuzioni: tòrce i pann (strizzare i panni); tòrce l’òcchie (dilatare gli occhi per forte spavento); tòrce u còll (storcere il collo, uccidere); tòrce u muss (storcere le labbra in segno di disapprovazione).
tòrchie sm. torchio per la spremitura di uve, olive od altro.
tòrciamùss sm. torcimuso, arnese formato da un anello di corda fissato ad un corto bastone con cui si tringeva il labbro superiore del cavallo per tenerlo fermo in fase di ferratura.
tórn tórn loc. attorno, tuttintorno.
tòrt: 1) sm. torto; contr. raggióne (“S’ià tòrt nc’iènn a la Córt”) - 2) agg. storto.
tòrt e mestòrt loc. bene o male, alla meno peggio // Alla domanda: “Accóme va?” si risponde a volte: “Tòrt e mestòrt ce tire annanz!” (Bene o male si tira avanti!).
tortamènt avv. ingiustamente, a torto.
tósce (tesciùte) v. tossire.
tósce sf. tosse // Rimedio popolare contro tosse ed altre malattie da raffreddamento era un tempo u decòtt d’ràreche d’màleve (vd.). Consigliato era anche il vino, ma il detto: “Tósce e catàrr, vine a carr” riporta un punto di vista da beoni. Di piccoli reattivi si dice a volte: “Sò puce e ténn la tósce!”.
tòsk sm. tossico, veleno per topi.
tòst agg. duro, raffermo, in part. di pane; contr.: cenéde e mòll; truvà térra tòst: trovare terra dura, e cioè pane per i propri denti.
tòtere sm.: 1) pannocchia di rannerìnie (granturco) - 2) totaro, cefalopodo simile al calamaro.
trabba trabb agg. infido, disonesto, inaffidabile.
trachiantà (-ète) v. trapiantare.
tradetóre agg. traditore, sleale.
tradì (-ùte) v. tradire.
traffechìne agg. trafficante, faccendone, abile nel rimediare.
traìne [fr, train] sm. carro con due grandi ruote atto al trasporto di attrezzi e prodotti agricoli // All’occasione ci si serviva d’lu traìne anche per recarsi a fiere e sagre paesane o in pellegrinaggio ai santuari. Allorché nel dopoguerra si cominciarono anche da noi a scoprire i benefici e i piaceri delle vacanze al mare, i trainire si spingevano a volte sino alla spiaggia semibrada di Malétt (vd.), improvvisando rudimentali campeggi sulla sabbia k’li traine nculazzète, sotto cui dormivano la notte intere famiglie per tutta la durata della vacanza.
trainèll sf. carrettino a mano o “ad asinello” per piccoli trasporti e commerci ambulanti.
trainére (pl.: -ìre) carrettiere // Figura un tempo molto diffusa, u trainére, proprietario di traìne e cavallo o mulo, svolgeva servizi di trasporto per conto terzi. A integrazione di quanto già detto sotto la voce traiìne (vd.), il palleggio che segue lascia trasparire che un carrettiere era considerato un marito non disprezzabile in quanto poteva concedere a sé ed alla consorte, oltre che un po’ di lusso, anche qualche viaggio di piacere: “Nnà, nnà, nnà, nu trainére t’ha da pigghià. Trainére adda ièss e t’adda fa la pettenéss. Ciadda vénn lu temóne p’ccattàrt u spengulóne. Ciadda vénn lu traìne p’ccattàrt i recchiìne. Nnà nnà nnà, cammenànn t’adda purtà. S’t’pòrt a lu cummènt tutt a te hanna tené mmènt. S’t’pòrt fóre paiése quann camine va tése tése. S’t’pòrt fóre térr quann camine n’npùse ntérr”. Vittime del progresso, i trainìre hanno ceduto i trasporti ai camioniti, i traìne il parcheggio alle automobili.
traméze sm. muro divisorio che si ferma ad una certa altezza.
tramezzànt s. mediatore/trice // Esperti nel combinare matrimoni, i tramezzànt svolgevano l’attività per denaro o per vocazione.
tramutà (-ète) v. travarare liquidi (vino, olio, ecc.) per depurarli dalla eventuale póse (vd.).
trapanà (-ète) v.: 1) attraversare, di umido (“Iàcqua suttìle trapène i rìne”: La pioggerellina attraversa gli abiti e penetra nelle carni) - 2) forare (k’lu tràpene).
trapàzz sm. strapazzo/i.
trappedére sm. operaio o gestore di trappìde (vedi sotto).
trappìde [gr. trapedes (torchio)] sm. trappeto, frantoio per olive // Uno dei più noti ed il primo a far uso di moderne tecnologie è stato ad Apricena u trappìde d’Mast Felucce, rimodernato nel 1954 ed ancora attivo, su Viale Giuseppe Di Vittorio, fino al 1998.
trascetóre sf. entrata, via d’accesso.
trascì (-ùte) v. entrare; per l’ammissione del fidanzato nella casa della promessa sposa, vedi trasciùte.
tra Scill e Carill loc. tra Scilla e Cariddi // Si tatta di due mitici mostri che, sullo stretto di Messina, non lasciavano scampo ai naviganti di passaggio; la reminiscenza mitologica, che indica due mali uno peggiore dell’altro, è un residuato di quella civiltà classica nella quale affondano le nostre radici linguistiche e culturali.
trasciùte sf. entrata, in part. il festino con cui il fidanzato, dopo un periodo più o meno lungo in cui aveva parlato con la sua bella annànz la pòrt, era ammesso nella casa di lei, ufficializzando in tal modo la promessa di matrimonio stretta k’la mmascète (vd.) // Il detto: “Ha méss u péde a la pòrt? Mó t’ha spusà ca cià tòrt!” evidenzia le difficoltà che s’incontravano a voler recedere dagli impegni assunti con la trasciùte.
trasóre [fr.: trésor] sm. tesoro // Prov.: “Chi té na sóre té nu trasóre”.
trattà (-ète) v. trattare, trattar bene.
trattùre [tractus, pps. di traho: trarre] sm. tratturo, strada in terra battuta di campagna, in part. le vie obbligate della transumanza // Creata probabilmente già dai Romani per regolare il flusso delle greggi dai pascoli montani verso le pianure di pastura invernale, la rete dei tratturi fu poi riorganizzata ed estesa nel 1400 dagli Aragonesi che crearono la “Regia Dogana per la Mena delle pecore in Puglia” (ricalcata in parte su quella della Meseta spagnola) che ebbe sede prima a Lucera e poi a Foggia, ove durò dal 1447 al 1806. Dei tratturi, il più importante d’interesse locale era quello d’li Sessànt (cosiddetto perché largo 60 passi, qualcosa come 111 metri). Lasciandosi Torremaggiore e San Severo da un lato e Poggio Imperiale ed Apricena dall’altro, giungeva fin nel cuore del Tavoliere. Tale larghezza, che poi era quella standard, serviva ad agevolare il flusso e il controllo, da parte dei pastori, di greggi che a volte erano costituiti da migliaia di ovini. Delle difficoltà e della fatica della lunga marcia, resta traccia nel detto: “Ce vónn i fìgghie d’la cugghie p’purtà i pèquere nPugghie” che lascia intravvedere la sfiducia dei pastori nei confronti dei garzoni, dell’aiuto dei quali non potevano però fare a meno. Si assisteva, in autunno in arrivo (l’ingresso delle pecore nel Tavoliere avveniva il 15 Ottobre) e in primavera in partenza, ad un flusso continuo e impressionante di animali e uomini. La transumanza è poi diminuita nelle proporzioni di pari passo con le bonifiche del Tavoliere messe in atto durante il Ventennio. Così il famoso Trattùre d’li Sessant, si è man mano assottigliato, fino a ridursi a poca cosa, per le reseche effettuate dagli agricoltori. Un cenno a parte merita u Trattùre d’lu Mpératóre che deve il nome al fatto che Federico II si serviva di esso negli spostamenti da Apricena a Foggia e viceversa (vd. Mpératóre).
trattùse agg. rispettoso, manieroso.
trauàrdie sm traguardo.
travagghià -rce (-ète) [fr. travailler (lavorare)] v. darsi da fare per procacciarsi qualcosa (travagghiàrce la fatìe).
travagghiìne agg. di chi trova e porta a casa dove non torna mai a mani vuote.
travecèdd sm. travetto, in part. l’architrave di porte e finestre.
trebbià (-ète) v. trebbiare, separare i chicchi dalla pula (vedi trébbie).
trébbie sf. trebbiatrice // L’arrivo della trébbie nell’aia costituiva un tempo uno dei momenti più attesi. La trebbiatura, coronamento della fatica di un’intera annata agricola, vedeva impegnati fianco a fianco non pochi addetti a questa o quella mansione: bisognava accudire alle macchine, ed in particolare a u lóchemòbbele (vd.), portare i manòcchie a ridosso della trebbia, immetterli via via nel frangitoio dopo averli slegati, stare attenti alle bocche da cui il grano si riversava nei sacchi, allontanare la paglia dal crivello, curare la sua sistemazione in méte... Per inciso va detto che i risultati di tanta fatica (140-150 quintali mediamente trebbiati in 11 ore lavorative), erano piuttosto modesti, soprattutto se paragonati a quelli oggi raggiunti (300-400 quintali) da una sola mietitrebbia che richiede al massimo due addetti. Tornando ai tempi andati, Alla fine dei lavori, ci sarebbe stato u chèpecanèle, e cioè un banchetto offerto dai proprietari a quanti avevano collaborato alla riuscita delle operazioni. L’atmosfera non era però sempre delle più allegre in quanto la quantità del raccolto influenzava discorsi ed umori e, in caso d’malannète, erano dolori per tutti.
trebbulà (-ète) v. tribolare, patire.
trebbunèle sm. tribunale.
tréccesf.: 1) gruppo di tre elementi annodati insieme (trécce d’capìll, d’muzzarèll...) - 2) muta di equini fatta correre in tondo sópe la régghie per la pesatura a calpestio.
tredecà (-ète) v. criticare, parlar male del prossimo // Si tratta di uno dei vizi più diffusi nelle piccole comunità dove i fatti di tutti vengono sviscerati e fatti oggetto di commenti di solito malevoli. Il ritornello di un noto canto popolare avverte che, contro le malelingue, non vi sono rimedi (Accóme fa ffa t’hanna sèmp tredecà!).
tredecatóre (pl. -ùre) agg. criticone, maldicente.
tredecìne sf. periodo di 13 giorni in preparazione a festività religiose, come ad es. quella d’Sant’Antònie.
tre ffòss sm. tre fosse, gioco descritto dal Pitta a pag. 450, per il quale si sfruttavano le coperture delle fosse granarie (vd. fòss). Sceltene tre relativamente vicine, al segnale convenuto i giocatori si spostavano dall’una all’altra mentre il compagno ca parève cercava di toccarne uno. Se ci riusciva, veniva sostituito nel ruolo.
Tre Ffòss spr. Tre Fosse; località a qualche km. da Apricena, sulla strada per Poggio Imperiale, nota per la presenza di numerose cave di pietra tra cui alcune abbandonate.
trégghie sf. triglia, pesce marino dal colore rossiccio e dal sapore particolare (nsc. Mullus surmuletus).
tremelà (-ète) v. tremolare.
tremelìzz sm. tremolio, tremito // Il prov.: “Nt’fedànn d’làcreme d’ scrùfe e d’tremelìzz d’pezzènt” e-sorta a diffidare di chi specula per mestiere sulla compassione che suscita nel prossimo.
tremènt :1) agg.: tremendo - 2) sm. tormento/i // “T’dà péne e tremènt!”, si dice a volte di bimbi che ci provano gusto a infastidire.
trementà (-ète) v. tormentare, molestare in continuazione.
trementère agg. tormentatore, fonte di continue molestie.
tremmazz loc. tre mazze, sistema piramidale di tre pali di circa tre metri di lunghezza, ai quali si sospendeva u farenère p’gghierà u rène, e u iammègghiere (vd) col maiale aperto in due ad asciugare per qualche giorno, in attesa d’ spàrtele (vd. spart).
trencà (-chète) v. trincare, bere smodatamente.
trencére sf. trincea.
trènce [ingl. trenche] sm. impermeabile con cintura.
trencète sm. trinciato, tabacco forte che si avvolgeva in cartine vendute anch’esse a pacchetti // La confezione in proprio di una sigaretta costituiva un tempo una parte non piccola del piacere di fumare.
trencétt sm. trincetto, coltello del calzolaio per rifilare il cuoio o la suola delle scarpe.
treppéde sm. treppiedi, arnese di ferro costituito da una corona circolare poggiante su tre piedi per sorreggere pentole poste sul fuoco d’ lu fucarìle o d’lu vrascére; dim. treppedèll // L’oggetto in questione è la sol. dell’indov.: “Tre frète ncatenète fann l’art d’li dannète”.
treppìzz sm. tricorno, cappello a tre punte degli ecclesiastici.
treppùte agg. panciuto, grassone; anche treppóne.
trerróte sm. triciclo, motoveicolo a tre ruote; anche carrùcce.
tréspede sm. trespolo, sostegno in ferro per il letto; vedi il pl. trispede.
trèvele: s. 1) f. trave // “D’ògni pile fa trèvele!” si dice di chi crea problemi per motivi irrilevanti. - 2) m. rapporto di comparaggio; tale è il valore del term. nell’espr. parentetica: “Salvann u trévele!”, che accompagna a volte critiche a cummère e cumpère.
trezzelóse (pl. -ùse) agg. sudicio, sciatto // Il femm. trezzelósa com-pare nella filastrocca: “Mechéle e vòie Mechéle, vo la iàtt p’mugghiére. Prime la uèsce e pu la spóse e pu la chième la trezzelósa!”.
triànghele sm. triangolo, in part. la lima a sezione triangolare.
tricchetrac sm. [sp. Triqui-traque] piccolo fuoco d’artificio che saltella producendo numerosi scoppiettii.
tridece num. tredici.
trideche sf. critica, pettegolezzo; vd. tredecà.
trignele sm. bacche del pruno selvatico (nsc. Prunus spinosa), arbusto della macchia mediterranea, con frutti bluastri dal sapore asprigno.
tripp sf. ventre, stomaco, e cioè il sacco che, reclamando di essere riempito ogni giorno per trasmettere all’organismo la necessaria energia, spinge tutti a darsi da fare (“La tripp t’dà l’art”).
trìspede [dal lat. tardo trespedè(m)] sm. trespoli, cavalletti in ferro per il tavolato del letto sul quale venivano poi appoggiati saccùne e mataràzz // I trìspede erano così alti da lasciare, al di sotto del letto, uno spazio per nascondervi tutto ciò che non trovava, nel monolocale tradizionale, collocazione più adeguata; il sottoletto serviva a volte persino come rifugio notturno degli animali di casa.
trìst: 1) agg. triste, a volte raff. da. scunzelète (rumané trist e scunzelète) - 2) cattivo, malvagio (“La carna trist n’lla vó mank Crist”) - 3) grave, drammatico, in rif. a situazioni (“U fatt è trist!”).
tròccele sf. battola, aggeggio rumoroso simile a lu rrau-rrà (vd.) nel meccanismo e nella funzione di festoso annuncio dell’avvenuta Resurrezione allo sciogliersi delle campane del sabato santo; era formata da un’asta terminante con una ruota che, nel girare per terra, azionava delle levette che battevano contro due ruotelline dentate laterali; per accrescere il frastuono, alla tròccele venivano legati spesso dei contenitori di latta che si trascinavano per terra.
tròcchele sm. rocchio d’albero usato da ripiano per tagli di una certa consistenza.
tróde agg. torbido (di liquidi).
trónk sm. tronco d’albero.
tròtt sm. trotto, andatura equina intermedia tra il passo e il galoppo (fuie a tròtt e carrére: andare di gran corsa).
tròzzele sf.: sporcizia // Di chi se ne lascia sopraffare si dice: “Ce fa magnià da li tròzzele!”.
trubbescióne agg. grassone.
trùfele sm. vaso in terracotta panciuto ed a collo alto e stretto, usato per liquidi di un certo pregio (ógghie, must còtt, ecc.); l’accr. trufelóne equivale a: voluminoso, ben messo in carne.
trugghie sm. cumulo melmoso e maleodorante di rifiuti.
truncà (-chète) v. troncare, recidere.
trunchése sf. pinza per troncare.
truttelià (-ète) v. trotterellare, lavorare alacremente, darsi da fare di buona lena (anche truttià e truttà).
truvà -rce (-ète) v. trovare -rsi // Dopo la conta d’la cóle a nnammuccià, prima di mettersi alla ricerca dei compagni, chi père lancia a piena voce l’avviso: “A la méss d’Tarranóve chi ce tróva tróve e chi nce vó truvà ca ce iéss a nnammuccià”.
ttaccà (-ète) v. legare // Il prov.: “Attàk u ciùcce addóve dìce u patróne!” è un invito a non assumersi responsabilità non richieste.
ttaccapànn sm. appendiabiti, un tempo spesso costituito da una semplice fascia di legno con su infissi dei ramponi di fortuna.
ttacce sf. responsabilità, colpa // Diffuso, e non solo tra bambini, è il vizio d’menà la ttàcce ngòll all’àvete.
ttempète agg. attempato, di una certa età.
ttènn (ttèse) v. tendere, in part. tagghióle per topi od uccelli.
ttentà (-ète) v. toccare, tastare (ttentàrce u nèse: avere la creanza di...) // La loc. ttentà ncule a la iallìne p’vvedé s’tté l’óve sottolinea l’impazienza di chi gongola all’idea di un imminente beneficio.
tterrà (-ète) v.: 1) atterrare, interrare - 2) pralinare, in part. mènnele che si fanno tterrète in zucchero o cacao [catalano: torrar (tostare)]
tterrì (-ùte) v. intimorire, atterrire // Di genitori molto severi si dice a volte: “I figghie i ténn tterrùte”.
ttezzà (-ète) v. attizzare, accendere .
ttizzafóche agg. sobillatore, istigatore, seminatore di discordie.
ttrass [sp. atraso] sf. lavoro arretrato.
ttrassà-rce [sp. atrasar] (-ète) v.: trascurare -rsi (ttrassà i zruvìzie!).
ttrassète agg. trascurato, arretrato.
ttreppàrce (-ète) v. riempire di cibo la tripp (vd.).
ttreppète: 1) sf. abbuffata, scorpacciata - 2) pps. di ttreppà: gonfio, con la pancia piena.
ttunà (-ète) v. intonare, cantare a tono; contr.: stunà.
ttunète agg. intonato.
ttunnà (-ète) v. arrotondare, rendere rotondo // Quella di ttunnà la chèpe (o li récchie) è loc. usata nelle minacce.
ttuppà (-ète) v. accostare con la zappa il terreno alle radici delle piante, creando dei tupp (rialzi).
tturabuttìgghie sm. tappabottiglie, macchinetta a leva usata per mettere i stagnarìll a li buttìgghie d’la sals.
tturnià (-ète) v. attorniare.
tubanère sf. talpa, mammifero insettivoro che nei campi scava lunghe gallerie danneggiando le radici // L’animale, alquanto miope, è passato nei detti per un baratto svantaggioso fatto col topo: “La tubanére ha ffatt a ccàgne l’òcchie k’la códe”.
tubb sm. tubo; il dim. tubbétt richiama alla mente un particolare tipo di pasta (la past a tubbétt) un tempo cucinata di solito con i legumi.
tubbìst sm. tubista, idraulico.
tuccà (-ète) v. 1) toccare, palpare (fr. toucher) - 2) capitare in sorte, nei giochi, in base a lu tòk - 3) spronare (equini).
tuccatìne sm. fazzoletto che si legava dietro i capelli a formare una cuffia in circostanze particolari, come ad es. durante le pulizie primaverili per non sporcare i capelli.
tucce sm. fratello grande, per est.: zio, forma che di solito precedeva il nome proprio (Tucce Francisk); in mancanza si usava tetùcce.
tuchelià (-ète) v. tentennare, muovere -rsi lievemente (di denti).
tufàgne agg. tufaceo.
tufaióle (pl. -ùle) sm. operaio delle tufère (vedi sotto), categoria scomparsa ma un tempo abbastanza numerosa; anche tufaróle.
tufère sf. tufaia, cava di tufo // Dislocate a poco più di un km. dal paese sulla strada per Sannicandro Garganico, i tufère sono state da alcuni decenni abbandonate per l’immissione sul mercato di materiali per l’edilizia per tanti aspetti preferibili ai tufe locali. Le dimensioni ciclopiche delle cave testimoniano un’attività secolare costata immani fatiche. I tufaiùle scavavano e sagomavano i tufe inizialmente a mano, poi con l’ausilio di seghe meccaniche che hanno lasciato le loro scalanature lungo le pareti delle cave, dove è possibile scorgere ancora le strette scale per le quali si inerpicavano i ragazzi che trasportavano i tufi sulle spalle, e non era fatica da poco considerando che ogni tufo pesava mediamente 25-30 chili. La zona delle tufare è interessante anche geologicamente per la ricchezza di fossili ovunque evidenti, trattandosi di un fondo marino emerso, nella notte dei tempi, per movimenti orogenetici.
tùffete onomatopea imitante il suono di qualcosa che cade in acqua.
tumbelóne sm. tombolone, cartellone sul quale, durante la tombola, si posizionano i numeri che vengono via via estratti // Chi fa u tumbelóne cerca in genere di animare il gioco salutando l’uscita di un numero con una battuta tradizionalmente ad esso legata, come ad es.: “Princìpie d’melióne!” (1), “I surge!” (11), “La desgràzie!” (17), “I pazz!” (22), “La Vegìlie!” (24), “Natèle!” (25), “Sant Stè-fene!” (26), “L’ann d’Crist!” (33), “Quaraquìcchie e quacchie!” (44), “Cóme lu vute lu ggire!” (69), “I zappetèll!” o “i còss ’i signórìne” (77), “I casckavàll!” (88), “La pavùre!” o “La cacàcce!” (90). Vedi anche Natèle.
tunacèll sf. lumaca/che a guscio scuro più piccole d’li tabbòsce dello stesso colore // E’ probabile che il term. derivi dal colore simile a quello di una tonaca monacale.
“Tunàvete!” escl. “Anche tu!”, rimprovero di solito non cattivo ma che sottolinea comunque un qualche errore dell’intercolutore.
tunzétt sf. caschetto, frangia di capelli ricadente sulla fronte.
tupp sm.: 1) rialzo, monticello - 2) crocchia di capelli, pettinatura tipica delle donne le quali formavano, con i lunghi capelli, una treccia che poi avvolgevano sul capo, fermandola con ferrettine e spadìne.
tupp tupp onom. toc toc // Nel raccontare le favole della tradizione, a tupp tupp si fa seguire di solito la domanda “Chia sì?” o “Chia iè?”
turcecòll sm. torcicollo, reumatismo del collo che rende dolorosi i movimenti del capo.
turcenèll sm. manicaretti ottenuti avvolgendo le budella intorno a pezzi di fegato, polmoni e interiora varie di agnelli e capretti; insaporiti con aglio e prezzemolo, sono altrove in Puglia detti gghiummarèdd // Durante le feste paesane non è raro sentire per l’aria l’inconfondibile odore provenire dal fumo che emanano i turcenèll arrostiti all’aperto da rosticciai spesso improvvisati che li vendono ai passanti in panini con essi imbottiti.
turd: 1) sm. tordo, uccello di passo dei passeriformi - 2) agg. taciturno, intordito, balordo; accr. turdóne.
turk agg. turco (fumà accóme e nu turk); in senso spreg.: chiuso e scontroso di carattere.
turnà (-ète) v. tornare.
turnése (pl. -ìse) sm. tornese, moneta di rame da 2 cent. del Regno di Napoli; il term. deriva dal lat. med. (denarius) turonensis, cioè di Tours, città della Francia, la cui zecca lo coniò per la prima volta in argento, nel sec. XIII // Prov.: “Chi tè i turnìse va pure mparavìse”.
Turrióle sm. Torrione cilindrico del palazzo baronale, e, per est., l’intera costruzione // Si tratta di uno dei simboli di Apricena, dalla tradizione fatto risalire a Federico II, ma in realtà cominciato nel 1668 per volere di Scipione Brancia, l’allora principe di Apricena. Della famosa domus solaciorum, e cioè della Palazzina di caccia di Federico II, il Lucchino attesta che fu completamente distrutta dal terremoto del 30 luglio 1627 (vd. tarramùte). Attraverso l’ampio portale, detto u Pertóne ’u Palàzz, si accede ad un vasto cortile interno con una puscìne nel mezzo. All’esterno un cordone di pietra, al di sopra del quale si aprono cinque finestre, corre lungo la facciata girando anche intorno alla torre cilindrica. U Turrióle è attualmente di proprietà di vari privati i quali, apportando casuali modifiche, gli hanno fatto perdere l’impronta originaria che si è conservata solo su Piazza Federico II (u Larie ’u Palazz) ove, tra l’altro, una recente rimozione del basolato per una sua risistema-zione, ha portato alla luce tracce di mura su cui sono al vaglio varie ipotesi e che sono visibili attraverso una lastra trasparente fatta collocare dall’Amministrazione.
turzsm. torso, torsolo; come spreg.: scemo, ebete e simili (“Quant sì turz!”); accr.: turzóne.
turzìllsm. carota verde dal sapore simile a quello d’nu turz d’rèpe, dal che il nome.
tusatóre (pl. -ùre) sm. tosatore, operaio specializzato che tosava, in primavera, le pecore locali e quelle abruzzesi in transumanza, prima che prendessero la via del ritorno; anche carusatóre.
tuschène agg. toscano.
tusèll [nap. toselle, sp. dosel (baldacchino)] sm. altarini votivi, che vengono eretti, il 14 Agosto, in molte strade cittadine per commemorare l’Assunzione di Maria Vergine al cielo // Caduta in disuso negli anni del boom economico, la tradizione, che ha avuto come probabile origine un atto di ringraziamento per il raccolto dell’annata agraria appena conclusa, ha ripreso vigore da qualche lustro grazie ad una iniziativa della Pro Loco che premia i tusèll più suggestivi. Nelle ore serali li visita, dietro la banda del paese o alla spicciolata, una notevole quantità di pubblico che lascia qua e là qualche piccola offerta, azzardando previsioni sull’esito del concorso. Nella giornata del 14, ieri come oggi, coperte e lenzuola riccamente ricamate e il meglio di quanto l’intero quartiere possiede in fatto di oggettistica religiosa vengono consegnati via via a chi dirige i lavori disponendo il tutto secondo il suo estro e quello dei collaboratori più attivi. Un tempo era possibile assistere, nei pressi dei tusèll, al girólé dei ragazzi dei vari quartieri. “Una decina dei più forti, dice il Pitta a pag. 520, si disponeva in giro intrecciando le braccia e ponendo ciascuno le mani sulle spalle dei compagni vicini. Ritti su costoro, altri giovanotti si sorreggevano in minor numero, ma alla stessa maniera; su questi altri ancora”. Il cono umano girava al ritmo del giróllè (Giróllé llé llé, pizzecanto’, nto’, nto’...) e, ai primi sintomi d’instabilità, ad un segnale convenuto, quelli di su cominciavano a saltar giù nell’ordine prestabilito per evitare di farsi male o farlo ai compagni.
tuttàrt sm. factotum; alla lett.: tutti i mestieri // Di tipi che si vantano di saper fare tutto si dice a volte: “Sépe fa tuttàrt e fóre fatìe!”.
tutt cóse pron. ogni cosa, tutto.
tutt e ddù agg. o pron. tutti e due.
tutt ntà na bbòtt loc. tutt’ad un tratto, improvvisamente.
Tutt i Sant spr. Tutti i Santi (1 Novembre) // Il prov.: “A Tutt li Sant tutti i cìppere chiànt” avverte che l’inizio di Novembre è il periodo adatto per piantare gli alberi.
tutt quant agg. o pron. 1) tutto intero - 2) tutti quanti.
tutù sm. (voce onomatopeica del gergo infantile) trombetta.
tuvàgghie sf.: 1) asciugamano // Prov.: “La fémmene iè ccóme e na tuvàgghie: cènt n’arrìvene e cènt ce stùiene la fàcce” - 2) tovaglia da tavolo (métt, luvà la tuvàgghie).
tuzz sm. urto, cozzo frontale.
tuzzà (-ète) v. colpire, come nel caso dei caprini, con le corna.
tuzzelà (-ète) v. bussare, picchiare all’uscio // Il detto: “Iè mmègghie a tuzzelà a lu pertóne làrie ca nnò a quéddu strétt” consiglia di rivolgersi, in caso di bisogno, a chi ha abbondanza di mezzi, anziché a uno che sta come noi o peggio.




