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Lettera "R"
rà (rète) v. arare // La loc. nputé rà p’la tòst (non poter procedere all’aratura per la durezza del terreno) assume a volte il valore metaforico di: non vederci dalla fame.
racanèll sf. ampia rete di robusta corda di cui si servivano in particolare i metaiùle per trasportare la paglia sópe li méte (vd.).
raccumannà (-ète) v. avvertire, raccomandare // “E raccumannète i pèquere a lu lupe!” si esclama a volte nel rendersi conto che gli avvertimenti sono serviti a poco.
ràchene sf. 1) ramarro, varano; di color verde smeraldo, è la più grande delle lucertole nostrane - 2) grosso telo per raccogliere olive o asciugare prodotti agricoli [dal lat. racana (sopravveste)].
ràdie sf. radio, forma abbreviata di radioricevitore // Primo tra i mass media di larga diffusione popolare, portò nelle case, a partire dagli anni Trenta, oltre a canzonette e notizie, anche la voce imperiosa del Duce che sfruttò a pieno le potenzialità propagandistiche del nuovo ritrovato. Dell’attenzione con cui venivano seguite in genere le trasmissioni resta traccia nella risposta: “Na vóte parl la radie!” che si dà a volte se qualcuno chiede di ripetere quanto detto. Di chi parla senza interruzione si dice: “Tè la radia ncòrp”.
rafanèll sf. ravanello, pianta delle Crocifere (nsc. Raphanus sativus) // Di bimbi minuti si dice a volte: “Iè quant e nu rafanèll”.
ragge: 1) sm. raggio/i (d’sóle, d’róte...) - 2) raggi x (farce i ragge) - 3) agg. ragia (acqua ràgge).
raggióne sf. ragione // Prov.: “La raggióne ce dà a li féss”.
ràie sf. rabbia, stizza, dolore // Il prov.: “Chi ce pìgghie ràie ce móre sùbbete” invita a prendere la vita con una certa filosofia.
rall sm. term. che il Clima spiega, a pag. 324, come “oggetto inutile ed inesistente”; compare in escl. come: “Scì, i rall!” (Sì, chiacchiere!) con cui si sminuiscono asserzioni altrui.
ralm sf. lacrima/e (chiàgne a tant la ralm: piangere a grosse lacrime).
ramagliétt sm. ramo giovane // Compare, ad esempio, nel prov.: “Bbrìle fa u ramagliétt e Magge ce lu ióde giuvenétt”.
ramégne sf. gramigna, pianta infestante (nsc. Cynodon dactylon) // Prov.: “La ramègne cchiù la tagghie e cchiù crésce”; “I fémmene créscene accóme e la ramégne”.
ramére sf. lamiera // Quelle a fori circolari e con ganci laterali, che si vedono ancora in giro per le case di campagna e persino in paese, sono residuati bellici prelevati da La Ngarr (vd.). Agganciate l’una all’altra, servivano a creare piste di atterraggio per velivoli leggeri.
rampète sf. rampata, in part. i piccoli fasci di asparagi che, costituendo la base d’lu brudètt (vd.), nella settimana santa si vendono, appunto, a rampète, termine che deriva dal fatto che il fascio può stare in una mano (ramp).
ràncede sm. rancido.
rancète sf. aranciata.
ranchie sm. crampo/i, contrazioni dolorose dei muscoli degli arti causate da una compressione dei nervi.
rancrevèll sm. crivello, setaccio meccanico della trebbia da cui veniva espulsa la paglia; la parola è composta da ran (grano) e crevèll, dal tardo lat. cribèllum (vaglio).
ranèll sm. granello/i, semini, in part. quelli di pomodoro.
ranellóse (pl. -ùse) agg. granelloso, pieno di semini.
ranère sm. granaio, locale per la conservazione del grano ed altri prodotti agricoli.
rangecà (-ète) v. graffiare.
ràngeche sm. graffio, lo striscio lasciato da una graffiatura // Degli avidi si dice a volte: “Ce méne a rràngeche e mùcceche!”.
rangecóse (pl. -ùse) agg. graffiante, ruvido; contr. lìsce.
rann agg. grande, importante, usato in rif. a fèst (vd. fèsta rann).
rannelià (-ète) v. grandinare.
rànnele sf. grandine // “Vò ièss la rànnele!” (Per quanto grande possa essere stata la grandine...) è un’esclazione d’incredulità di fronte ad una evidente esagerazione.
rannerìnie sm. granturco // Si tratta di una pianta di cui si utilizzava un po’ tutto: i tòtere, (le pannocchie), bollite o arrostite, costituivano per i bambini autentiche ghiottonerie; sgracenète serviva come alimento per il bestiame e, in part., per il pollame domestico; sfarinato era usato p’ffa i parruzzèll (vd.); infine, le foglie venivano utilizzate per riempire i saccùne (vd.).
rannézz sf. grandezza.
rannezzùse agg. altezzoso, superbo (“Pezzènt e rannezzùse!”: Miserabile e con manie di grandezza!).
ranógnesf. rana/e, anfibi degli Anuri (nsc. Hila arborea) // Dal term. deriva ranugnère, appellativo dato a chi, in mancanza di meglio, ricavava saltuariamente da vivere dalla cattura e dalla vendita di rane, che erano un tempo abbondanti non solo nelle acque del Caldoli a San Nazario, ma anche in fórm (canali di scolo) e fantìne (stagni) dei dintorni del paese. Venivano esposte per la vendita nell’acqua di una bacinella nella quale ancora si muovevano, pur essendo scuoiate ed infilzate in serie su steli d’erba palustre. Nel libro Riscoprire il passato per proiettarsi nel futuro del locale liceo sono presenti una ricetta per rane in brodo ed una per rane al vino bianco (pag. 165).
rapèst sf. rosolaccio, rapa selvatica commestibile (fam. Crocifere).
rapì (rapèrt) v. aprire (rapì la chièie: riaprire una piaga dolorosa) // Prov.: “Chi t’sèpe t’rèpe”(Il ladro è uno che conosce te e la casa).
rapp sf. grappa, uncino, piolo.
rappèzz sm. pezza, rattoppo.
rarà (-ète) v. raschiare.
ràreche sf. radice/i; accr.: rarecóne // Contro le malattie da raffreddamento è ancora oggi dagli anziani consigliato e usato come rimedio u decòtt d’ràreche d’màleve (vd.).
raretóre [da rarà] sf. sia il raschiatoio che i residuati della raschia-tura // Quann ce mmassève, a fine lavoro la fazzatóre vrétt veniva accuratamente rarète e la raretóre reimpastata e riutilizzata.
rarìquele sf. graticola per arrosti alla brace un tempo frequenti essendo accesi il braciere d’inverno ed il camino in tutte le stagioni.
rascéresm. braciere; vd. vrascére.
rasckà (-ète) v. raschiare, grattare.
rasckìnesm. raschietto, attrezzo usato dai petraiùle per estrarre la polvere dai buchi fatti da u ndrill p’carecà uégge e uiggiùne (vd.).
ràsele: 1) agg. pieno, colmo fino a fil di bordo - 2) sf. rasiera; asticciola a sezione triangolare lunga 30 cm. e larga 4, serviva a spianare (o rasare) l’orlo d’u mezzétt (vd.).
raselìne sf. pìantine da semenzaio.
rasóle sm. rasoio.
rasps.: 1) f. raspa, attrezzo per falegnami - 2) m. graspo, grappolo spolpato dai chicchi.
raspóse agg. ruvido come raspa.
ràss: 1) agg. grasso, obeso - 2) sm. tessuti adiposi e, per est., l’abbondanza // “Quédd iè lu ràss ca t’cópre u stòmmeche” si esclama spesso alla volta di chi si lamenta senza motivo.
ràssce sf. abbondanza // Mentre il prov.: “La ràssce iè pègge d’la carastìe!” ne evidenzia i contraccolpi psicologici a volte negativi, il detto: “Mine la chiève a la càsce quann ce sta la ràssce” invita ad economizzare nei periodi di abbondanza perché in quelli di magra c’è ben poco da mettere da parte. A proposito di ràssce, un gustoso aneddoto racconta che una volta uno scapolo invitò a casa sua quattro amici che si videro servire, in un unico piatto, un solo uovo a òcchie d’vóve. Siccome, rimasti interdetti, gli ospiti esitavano a por mano alle forchette, il padrone di casa esclamò: “Quant iè bbrutt la ràssce!”, e mangiò l’uovo senza tanti complimenti.
rasscià (-ète) v. godere dell’abbondanza, largheggiare.
rassciùse agg. di mano larga, prodigo, generoso.
rast [gr. gastra (vaso panciuto), da gaster (ventre)] sf. grasta/e, vasi per fiori e piante ornamentali; il term. è “di ampia ma esclusiva diffusione nei dialetti meridionali” (Marcato) // Chi ama i fiori conosce l’arte di trasformare in rast qualsiasi recipiente, e non è raro vedere davanti alle porte o sui balconi, specie nel centro storico, vecchie latte con piante che, al momento opportuno, si ravvivano di fiori multicolori.
rastèll sm. rastrello dentato di ferro.
rasulète sf. rasoiata, colpo inferto col rasoio.
ratavèll sm. rastrello con piastra di legno o di ferro priva di denti.
ratìll sf. cipollaccio/i selvatici com-mestibili // Seppellendoli sotto la cenere d’lu vrascére, li si arrostiva un tempo con tutto il fusto, a differenza d’li vampasciùle dei quali si utilizza il solo bulbo. Dopo la cottura, si ripulivano e condivano con olio e sale.
ratìne sf. aratro a tre o più vòmmere (vd.) usato per frangere le zolle e spianare il terreno.
rattà (-ète) v.: 1) grattare (rattà u chèsce: grattuguare il formaggio) - 2) rifl. (-rce) grattarsi // “Ntèng mank tèmp p’rrattàrm nchèpe!” esclama a volte qualche superindaffarato.
rattachèpe sm. grattacapo.
rattachèsce sf. grattugia (alla lett. gratta formaggio).
rattamariànn sf. grattachecca // Il term., che compare nel noto incitamento: “Ratta, rattamariànn ca cchiù rratt e cchiù uadagne!” indicava sia l’aggeggio con cui il gestore grattava il ghiaccio da un blocco, sia la granatina ottenuta con l’aggiunta di sciroppi colorati.
rattascióne sm. prurito.
rattìgne agg. abile, attivo, furbo, dal fr. ratt (topo).
rattuppìne agg. furbo, scaltro, impostore // E’ possibile che l’agg. sia una deformazione di Rasputin, monaco russo in fama di taumaturgo che ebbe grande influenza sullo zar Nicola II e la moglie Alessandra, facendosi ritenere in grado di guarire miracolosamente lo zarevic Alessio affetto da emofilia. Fu ucciso per gelosia da un gruppo di aristocratici nel 1916.
rattùse agg. donnaiolo, libidinoso.
razie di Ddìe sf. grazia di Dio, soprattutto in rif. a cibo // Ancora oggi, quando cade per terra un pezzo di pane, qualche anziana lo raccoglie dicendo: “U pène è razie d’ Ddìe” e lo bacia nel riporlo.
razióne (pl. -ùne) sf.: 1) preghiera, orazione (dice i raziùne: pregare) - 2) razione, parte (fa i raziùne).
razz sf. razza, gruppo familiare spesso indicato con un soprannome (“Appartiéne a la razz d’...”).
rebbascià -rce (-ète) v. ribassare -rsi, umiliarsi.
rebbàtt (-ùte) v. ribattere; nel gergo sartoriale: fissare le piegature con una passata di filo.
rebbellà (-ète) v. 1) mettere in subbuglio, creare disordine (rebbellà tutt cóse) - 2) rifl. (-rce) ribellarsi.
recàcce sm. terreno dissodato.
recaccià (-ète) v. dissodare terreni per metterli a cultura.
recadùte sf. ricaduta in una malattia (fa la recadùte).
recchézz sf. ricchezza // Proverbi: “La recchézz va e vé ccóme lu vènt”; “La recchézz iè na cavezétt: chi ce la léve e chi ce la métt”; “Spart recchézz devènt puvertà”.
rebbucca (-ète) v. riboccare; nel gergo dei muratori: colmare di malta le connessioni murarie.
recanétt sm. armonbica a bocca.
recanósce (-iùte) v. riconoscere.
récchie sf. orecchio/e // Locuzioni: dice na cóse nt’la récchie (bisbigliare qualcosa nell’orecchio); fa récchie d’mercànt (far finta di non sentire); nchiì d’récchie a vvùne (montare qualcuno riferendogli dicerie); terà l’àcque k’li récchie (darsi da fare per far quadrare i conti); terà la récchie a lu ciùcce: giocare a carte); trascì da na récchie e scì da n’àvete (di parole che non lasciano segno: entrare da un orecchio e uscire dall’altro).
recchièle sm.: 1) bargiglio/i di galli - 2) protezione per le orecchie dei berretti invernali (còppele k’li recchièle).
recchietèll sm. orecchietta/e, sicuramente il tipo di pasta casareccia più nota tra quelle pugliesi // Partendo da un impasto a base di farina, semola, uova, acqua e sale, la realizzazione di una bella orecchietta richiede una speciale abilità nel rovesciare, col pollice sinistro, la piccola sfoglia ottenuta da una pallina su cui è fatta passare la punta di un coltello.
recchiìne sf. orecchino/i.
recchióne sm.: 1) pederasta, omosessuale - 2) pl. -ùne parotite, infiammazione delle ghiandole parotidi, malattia infettiva nota come orecchioni.
recètt: 1) sm. ricetto, riparo (nn’truvà recètt: non trovare pace) - 2) sf. ricetta medica (spedì la recètt: acquistare le medicine prescritte).
rèche [ar. rak] sm. muco catarrale.
recórr (recórz) v. ricorrere, presentare ricorso, appellarsi all’autorità competente per ottenere giustizia.
recòtt sf. ricotta (alla lett.: cotta due volte) // A chi si lascia sfuggire qualcosa di mano si chiede a volte con tono di rimprovero: “K’ttì, i mène d’ recòtt?”.
recuttère sm. ricottaio.
rédene sf. redini.
réfe sm. filo da cucito // Può capitare a volte che costi cchiù u réfe ca la vunnèll.
réfece sm. orefice // Prov.: “U réfece canósce l’óre”.
refeciarìe sf. oroficeria.
regestrà (-ète) v.: 1) registrare, iscrivere in un registro - 2) pulire, ordinare (regestrà la chèse) - 3) rifl. (-rce) darsi una ripulita.
régghie [lat. regula] sf. mucchio di frumento misto a paglia in fase di pesatùre (vd.) // All’epoca in cui l’operazione era fatta a calpestio animale, si facevano girare di solito sópe la régghie cavalli in coppia bendati per evitare loro capogiri. A volte il mucchio, pronto per essere ventilato, giaceva per giorni nelle aie per l’aria stagnante. Le operazioni riprendevano al minimo alito di vento che, ad ogni lancio verso l’alto, portava via la paglia, mentre i chicchi si ammucchiavano a formare, un po’ alla volta, un cumulo che concretizzava sotto gli occhi avidi il frutto di lunghe fatiche.
reggipètt sm. reggiseno.
Regnène spr. Rignano Garganico; abitanti: regnanìse // Del fatto che Rignano goda fama di essere il paese delle vedove si trova conferma e spiegazione in un brano a firma di C. Pinnelli presente in Novelle e leggende di Capitanata. I Regnanìse, che trovarono lavoro in gran numero nella bonifica del sottostante Tavoliere, contraevano spesso febbri di natura malarica. Inoltre, “mancando i mezzi di trasporto, per andare a lavorare erano costretti a scendere e salire a piedi la montagna e, nel risalire in fretta il pendio, era inevitabile che arrivassero molto stanchi e sudati in paese, per cui, soffiando in paese sempre un forte vento di tramontana, questi uomini nel giro di poco tempo si aggravano e morivano, lasciando vedove le mogli e orfani i figli” (pag. 178). Nello stesso brano si legge che, per i disagi della salita, il re Ferdinando IV di Borbone (1751-1825), in visita in Capitanata, abbia esclamato: “Rignène, rign quant vu ca qua sópe nce nghiane chiù!”.
regnóne (pl. -ùne) sm. rognone, rene di animali macellati.
regnunète sf. parte della spina dorsale all’altezza dei reni.
regnùse agg. rognoso, affetto da scabbia (vd. rugne).
rèie sm. razze (o raggi) di ruote.
reiescì -rce (-iùte) v. riuscire -rci.
reittàrce (-ète) v. lasciarsi andare, debosciarsi.
rèlm [dal lat. rheuma derivante a sua volta dal greco reo (scorrere)] sm. dolore di natura reumatica che si sposta lungo la muscolatura.
remasùgghie sm. rimasuglio, residuato, avanzume.
rembambìte agg. rimbambito, che ha perduto la lucidità mentale (vècchie rembambìte).
rème sm.: 1) ramo (“L’àreve pèk e u rème sék”) - 2) sf. rame; anche la batteria dei tegami in tale metallo che un tempo toccava allo sposo portare in dote.
remìte sm. eremita, solitario.
remóre sm. rumore; nella loc. méttece nu remóre nchèpe il term. ha il valore trasl. di: preoccupazione, pensiero assillante.
rempètt avv. di rimpetto, di fronte (iabbetà rempètt).
rempróve sm. rimprovero // Prov.:“Chi nóve t’dà rempróve t’fa” (Chi ti porta una notizia, lo fa spesso per darti uno schiaffo morale).
rempruvà (-ète) v. rimproverare, riprendere.
renaccià (-ète) v. ricostruire parti logore o strappi dei tessuti.
renàcce sm. ricucitura, rammendo.
rène sm. grano; se ne distinguono due categorie principali, a loro volta divise in vari sottotipi: tènnere per farine (bianchétt, cónte, ruscetèll, scampèll, frasenése...), dure per semole (rène cappèll, caregliène, trefóne...) // Si tratta indubbiamente della coltivazione principe della nostra agricoltura, alla quale è riconducibile un numero notevole di attività (sumentà, rrecògghie, méte, dacchià, pesà...), mestieri (zappatùre, aratùre, metetùre, trebbiatùre, metaiùle, carlantine, mulenère...), prodotti (farine sémmele, canigghie, pène, maccarùne...) ed elementi caratterizzanti il paesaggio rurale, che prima verdeggiava e verdeggia e poi s’imbiondiva e s’imbionda di messi per ricoprirsi infine di stoppie che anneriscono alla bruciatura, impregnando a lungo l’aria di un odore che non ha eguali. Un tempo non lontano puntellavano qua e là le nostre campagne gigantesche méte (vd.), che contrassegnavano da lontano le aie della trebbiatura. U rène era onnipresente anche in paese: in tutte le case c’era qualche sacco in serbo per la semina o da trasformare in farina, e per le strade c’erano i fòss (vd.) che venivano riempiti dai carlantìne al momento del raccolto e svuotati poi nei mesi successivi per l’utilizzo o la vendita. A quella che può essere definita la “civiltà del grano” era ieri legata anche la presenza dei mulìne (vd.), oggi quella dei silos che a grappoli s’innalzano imponenti nei pressi delle cooperative cittadine (Agricola, Agrifarm e Canga).
rène d’Sant Dunète spr. grano di San Donato // E’ tradizione, il 7 Agosto, lessare del grano tenero e condirlo con mosto cotto, preparando il cosiddetto rène d’Sant Dunète, ma c’è anche chi parla di rène d’San Gaitène in quanto i due santi vengono festeggiati lo stesso giorno. Comunque lo si voglia chiamare, la Sede Sport Italia da diversi anni organizza la “Sagra del grano cotto”, offrendo gratis a tutti il piacere di gustarne, in una sera di mezza estate, una ciotolina condita, secondo la tradizione, con mustecòtt.
réne sf. arena, tufina usata, mista a cemento, negli impasti dai muratori; sono attive alcune cave nella zona delle abbandonate tufère.
renèle sm. orinale, detto più comunemente pisciatùre (vd.).
renetìcce agg. rinaticcio, di grano che nasce dopo la mietitura a causa delle piogge estive.
réng sf. aringa salata // Un tempo apprezzata come companatico, cruda o arrostita, risolveva spesso il problema della cena. Ancora meglio era se la si mangiava a sbafo: “Quant iè fine la rènga còtt quann iè frésk, frank e ccòtt!”.
rènnecùnt sm. rendiconto.
renzàk sm. spazio angusto e chiuso tra due case.
rèpabbuttìgghie sm. apribottiglie.
rèpasckatelétt sm. apriscatole.
repàsssm.: 1) passata di rifinitura in lavori agricoli - 2) (nel gergo scolastico) ripetizione, ripasso.
rèpe sf. rapa // Tra ragazzi paragonare l’interlocutore a nu turz d’ rèpe non è cosa tanto insolita. In particolare l’offesa compare nella seguente risposta precostituita a richieste di spiegazione: “Pecché?” “Pecché, pecché, pecché, u pèpe n’gniè rre, u rre nn’è pèpe e tu sì nu turz d’rèpe!”.
repegghià -rce (-ète) riprendere -rsi, rinvenire da un mancamento.
repère sm. riparo.
rèquièmmatèrn sm. deformazione di requiem aeternam, e cioè l'Eterno Riposo, preghiera per i defunti che una volta si recitava in latino.
rére sm. erede (lassà a li rére).
rerìquele agg. ridicolo, divertente, che sa far ridere // Il detto: “Reriquele d’chiàzz e trèvele d’chèse” evidenzia come sia più facile essere divertenti fuori anziché dentro le pareti domestiche dove problemi vari rendono spesso conflittuali i rapporti familiari.
resàrie sm. rosario; vd. Chiése ’u Resàrie.
rèsce sf. razza (nsc. Raja batis), pesce piatto e romboidale con pelle ruvida e lunga coda, apprezzato in part. dint la zùpp // Di chi è avaro si dice: “Iè na rèscia petróse!”.
resciatà (-ète) v. rifiatare, respirare.
resckarà (-ète) v. rischiarare, risciacquare i panni in acqua pulita dopo averli lavati una prima volta nt’la lusscìe (vd.) // “Resckàrete l’òcchie!” è un invito, a rifarsi la vista con qualcosa a cui vale la pena dare un’occhiata.
rése rése avv. vicinissimo, rasente (rése rése u mure).
reséche sf. strisce di terreno ritagliate dai possedimenti demaniali e messe a cultura abusivamente, specie lungo i trattùre (vd.).
resechète agg. risicato, striminzito.
resecóne agg. tirchio, avaraccio.
resète sf. risata (vd. rìre).
resìpele sf. erisipela, infiammazione della pelle facciale che si manifesta con chiazze rosse e gonfiore.
resólve (-ùte) v. decidere, assumere un atteggiamento risoluto prendendo di petto le situazioni (“Resulvìme!-, ha dditt Trònzele”).
resòrie sm. rosolio, che un tempo si faceva in casa con zucchero, alcool ed essenze coloranti.
respètt sm. rispetto, stima, riguardo.
respónn (-òst) v. rispondere.
resscióre sm. pudore, rossore // “Nté resscióre p’nnènt!”, si dice di un individuo senza remore di sorta.
rèst sm. resto, rimanenza // Nel caso i bambini piagnucolino per qualche punizione, le mamme rincarano spesso la dose minacciando: “S’nn’ lla fenìsce ha vé u rèst!”.
restòcce [lat. volg. restuppea] sf. stoppie che, dopo la mietitura, vengono in genere bruciate // La loc.: rrangià sópe a restòcce presuppone la consapevolezza che, seminando grano per più anni di seguito, non c’è da aspettarsi molto.
restrègne (restrétt) v. restringere.
resuscetà (-ète) v. risuscitare (resuscetà li spècie antiche: rinvangare cose morte e sepolte).
resulà (-ète) v. risuolare, rifare le suole alle scarpe.
retàgghià (-ète) v. ritagliare.
retàgghie sm. ritaglio.
rète sf. 1) rata, trance di pagamento rateale - 2) aratro // A seconda dei lavori da fare, si usavano un tempo aratri diversi (felettèrr, vulevèrr, bevòmmere...), cosa che del resto succede anche oggi, con la differenza che alla trazione animale si è sostituita quella meccanica.
retòrn sm. ritorno.
retrànce sf. rondella per dadi.
retràtt sm. ritratto, fotografia.
retrattà (-ète) v. fotografare.
retrétt sm. divisorio, tramezzo // Nelle case di un tempo, di solito di un solo vano, lo spazio era spesso diviso da retrétt in muratura o in legno, per ritagliare piccoli ambienti da adibire ad usi vari.
révele sf.: regola, norma da seguire nell’operare; per est., al pl., mestruazioni, regole mensili.
rézz sf. rete, in part. quella che si metteva d’estate, essendo tenuta di solito la porta aperta, a protezione contro le mosche; dim. rezzìglie.
riattàrce (-ète) v. litigare.
ricce: 1) agg. riccio, arricciato, di capelli in part. - 2) sm. truciolo/i, sottili strisce di legno che, asportate dalla pialla, si avvolgono a ricciolo - 3) sm. [lat. ricius] riccio, istrice // Per il well.: “-Chi ce póngeche ca scéss fóre!-, ha dditt u ricce”, vd. pungecà.
rièle agg. sincero, di buon sangue.
riettète agg. trascurato, debosciato.
rik [long. rihhi] agg. ricco; sup.: rik sfunnète // Proverbi: “I rik accóme vónn e i pezzènt accóme pónn”; “Quann u pòvere dà a lu rik u diàvele ce na rìre”.
rill sm. grillo/i (paré nu rill; zumpà accóme e nu rill: essere agili e scattanti) // Di una disastrosa invasione, che durò dal 1809 al 1814, parla il Pitta il quale, citando fonti del tempo, riferisce che la moltitudine era tale da oscurare il sole, che si raccoglievano gli sciami nelle racane, li si seppelliva e li si schiacciava infine con erpici o li si bruciava con fascine. Nell’occasione diedero una valida mano anche i pòrce, ingordi di larve e insetti adulti.
rìne sm. reni, schiena // Essendo u delóre ’i rine la normale conseguenza di una dura fatica, a chi se ne dovesse lamentare, si chiede a volte: “E k’ha terète, la zapp?”.
rinie sm. origano // Pianta odorosa della macchia mediterranea, è usata per condire iacquasèle, pène e pemmedóre, ed altri preparati freddi, oltre che piatti rracanète, e cioè origanati.
rips sm. forte infreddatura che provoca mal di gola, tosse e catarro.
rire (rise) v. ridere // Analogamente al detto latino: “Risus abundat in ore stultorum” (Il riso abbonda sulla bocca degli stolti), i nostri proverbi affermano che si deve ridere nell’occasione giusta e parlare con cognizione di causa (“A la rise ce vó la ccadènz e a lu parlà ce vó la sustànz”). Oltretutto ridere senza motivi ben chiari potreb-be ingenerare nei presenti sospetti più che legittimi (“Chi rire sènz un che o iè fféss o l’ève k’ mme!”). Dal canto suo il detto: “Chi t’vo mèle t’fa rire e chi t’vo bbéne t’fa chiagne” mette in guardia contro chi spinge scopertamente al riso perché potrebbe essere animato da propositi malvagi. Inoltre ridere di Venerdì sarebbe di cattivo auspicio per i giorni successivi (“Chi rire d’venardì chiàgne sàbbete, duméneche e lunedì”). Di buon augurio è invece una bella risata liberatoria il primo giorno dell’anno (“Chi rire a Chèpedànn rire tutt l’ann”).
rìseche sm. rischio // Prov. “Dint u rìseche ce sta u uadàgne”.
rite sm. vetro.
Ròccacannùcce spr. Roccacannuccia, term. usato per luogo lontano, sperduto e desolato (“Amma iì a sbatt a Ròccacannùcce!”).
ròcchie sm.: 1) segmenti di savucìcce ed altri insaccati delimitati da due restringimenti - 2) pezzi di tronchi - 3) cespo/i, in part. di funghi (“I fugne a rròcchie e i féss a cócchie”).
ròcèle: 1) sm. rotolo - 2) sf. fetta rotonda (na ròcele d’ murtadèll).
róie [fr. rue] sf. strettoia tra fabbricati per dar luce alle stanze // Di solito usate per scaricarvi rifiuti tra i quali persino quelli organici, i róie furono, all’inizio dell’Ottocento, murate dall’Amministrazione che, nel contempo, provvide ad aprire fogne pubbliche (vd. iittà). La róie più nota ad Apricena è quella d’ Tìsce, in merito alla quale il Pitta riferisce che, essendo le róie divenute “sinonimi di luoghi immondi”, quando nel 1908 la Via Tisci venne risistemata, le fu dato il nome più civile di Via Torremaggiore (oggi Via Appennini).
ròine sf. arnese in ferro a forma di L terminante con una paletta tagliente, serviva a rifilare l’unghia dei cavalli all’atto della ferratura.
ròll sm.: 1) rotolo, in part. il lungo cilindro che si metteva un tempo, al posto dei cuscini, per ornamento del letto - 2) crocchia, tipo di acconciatura femminile (fr. role).
Róme spr. Roma, la capitale // Dal detto: “N’póche a la vóte iè fatt Róme!” traspare la consapevolezza del fatto che per raggiungere obiettivi importanti occorre perseveranza. Tra bambini si tira in ballo la città eterna nel caso qualcuno, dopo essersi allontanato, torni a reclamare il posto occupato in precedenza: “Si gghiùte a Roma e ha pèrz la póltróne!”.
rómp (rótt) v. rompere; in senso trasl.: infastidire (rómp i sckàtele...).
rómpanùce sm. schiaccianoci.
rònnele sf. donnola (nsc. Mustela nivalis); carnivoro con corpo agile e snello lungo circa 25 cm., aggredisce ed uccide animali più grandi di lei, come, ad es., i polli; in compenso distrugge anche roditori dannosi alle culture.
ròpp sf. groppa.
ròsele sm. gelone/i, enfiagioni alle mani e ai piedi prodotte dal freddo.
rósamarìne sm. rosmarino, arbusto delle Labiate (nsc. Rosmarinus Officinalis) le cui foglioline sono usate per condire arrosti.
ròss agg. grande; fa u ròss (farsi grande sugli altri); sup. rel.: u cchiù rròss; sup. ass.: ròss assà; dim.: russecèll o russelédd // L’agg. compare nei detti spesso insieme al suo contrario pìcquele (vd.).
róssce: 1) agg. rosso/a; (la) rossa di capelli; vd. il m. rùssce - 2) sm. il tuorlo dell’uovo; l’albume è invece detto u biank d’ll’óve.
róte: 1) sm. teglia di stagno per pizze con piccolo bordo ondulato, conserva tale nome anche quando la forma è rettangolare o quadrata - 2) ruota di mezzo di trasporto // Prov.: “S’nn’lla vùgne, la róte nn’ ggire”.
rótt: 1) agg. rotto - 2) sf. grotta; il pl. rutt compare nel toponimo Fónn ’i Rutt, località alle spalle della segheria Dell’Erba, sulla strada per San Nazario.
rracamà (-ète) v. ricamare // Fino a non molti decenni addietro, finite sì e no le elementari, non poche ragazze andavano a la maiéstre p’ mparàrce a cuscì oppure, sotto la guida delle mamme o di più esperte ricamatrici, si mettevano a rracamàrce u corréde, sognando ad occhi aperti l’uomo con cui consumarlo. Stando al Pitta, ai suoi tempi le ragazze scévene vacantìe già verso i quattordici anni, e per quell’ètà il corredo doveva essere già quasi tutto pronto. La scuola dell’obbligo e la sempre più massiccia iscrizione alle superiori e all’università anche da parte delle ragazze hanno spostato di molto il problema del matrimonio, rendendo meno assillante quello del corredo che ormai più nessuna rrachème di persona.
rracanà (-ète) v. gratinare, cuocere al forno con origano (capùzz k’li patène, pesce, ecc.); vd. sotto.
rracanète sm. condimento fatto di mllica di pane, uova, formaggio, olio, prezzemolo, origano; la pietanza così condita viene di solito gratinata al forno.
rraccónt sf. racconto, favola, fiaba // Si tratta delle narrazioni della tradizione finalizzate, nelle serate senza televisione di un tempo, all’intrattenimento dei piccoli. Si concludevano spesso, quasi a pro-lungare la magia del racconto, con quartine di una certa suggestione, come ad es.: “La rraccónt mìe è dditt: ce n’è gghiùte titt titt, ce n’è gghiùte p’la cemmenére... Vattel’a vvide s’é lluvére!”.
rraccuntà (-ète) v. raccontare, narrare // A chi chiede di raccontare fatti che non si ha tempo né voglia di stare a ripetere, si risponde a volte: “K’amma fa, amma rraccuntà la rraccónt d’lu céce?”.
rrachème sm. ricamo.
rracùte agg. arrochito, rauco.
rraddùce (-ddùtt) v. ridurre -rsi (“U cavall mi tant vantète iè rraddutt a carrià li préte”) // La filastrocca: “Duce, Duce, accóme ce rradùce: a lu iórn sènza vóce e a la sére sènza luce” riporta i sentimenti inespressi di tanti italiani che, nella fase terminale della II Guerra Mondiale, di giorno erano costretti a tacere essendo le contestazioni proibite, e di sera a spegnere le luci per l’oscuramento imposto come misura prudenziale contro il pericolo di bombardamenti alleati.
rrafagnàrce (-ète) v. rinsecchirsi, atrofizzarsi (per malattia o vecchiaia).
rraffà (-ète) v. arraffare.
rrafanà (-ète) v. rubare.
rragghià (-ète) v. ragliare // Il prov.: “U ciucce arràgghie pecché vó la pagghie” offre una chiave di lettura del raglio asinino.
rraggiunà (-ète) v. ragionare, discutere (“Iì e te ciamma rragiunà!”: Io e te dobbiamo chiarire alcune cose).
rraiàrce (-ète) v. arrabbiarsi, incavolarsi // “Père nu chène arraiète”, si dice a volte di chi va su tutte le furie per un nonnulla.
rramàrce (-ète) v. essere contagiato dall’ossido di rame (di cibi cotti e conservati in teglie di tale metallo).
rrancedì -rce (-ùte) v. irrancidire, diventare rancido.
rrangià -rce (-ète) v. arrangiare -rsi.
rrangiatóre sm. accomodamento, rimedio alla buona.
rrapà-rce (-ète) v. (voce del gergo giovanile) eccitare -rsi.
rrassà (-ète) v. allontanare, scostare.
rràu-rrà sm. battola, crepitacolo, giocattolo costituito da un’asta alla quale è fissata una ruota dentata contro cui batte, nella rotazione, una linguetta lignea, producendo un suono ritmico da cui deriva per onomatopea il nome dialettale // Era usato dai bambini allo scioglimento delle campane pasquali per annunciare la resurrezione e mettere in fuga gli spiriti maligni. Il Pitta accenna a forme più elaborate dello strumento, con due, tre o più rotelle e linguette (pag. 585).
rravù sm. ragù, sugo a base di sals d’pemmedóre per condire pietanze.
rravugghià (-ète) v. aggomitolare, appallottolare, anche in riferimento a cibo che si manda giù senza andare molto per il sottile.
rravugghióne agg. confusionario, impreciso, arraffone.
rre sm. re // Prov.: “Tre sò i putènt: u pèpe, u rre e chi nté nènt”.
rrecà (-chète) v. recare, portare.
rrecàpete sm. parte perimetrale del terreno che si ara trasversalmente alla direzione dei solchi per pareggiare le irregolarità delle riprese dell’aratro // Con l’espr.: “Nce stann né rrecàpete e né cunfine” si stigmatizzano a volte situazioni di estremo disordine.
rrecchì -rce (-ùte) v. arricchire -rsi // Prov.: “S’t’ha rrecchì o ha rrubbà o ha truvà o t’ha mputtanì”.
rreccià (-ète) v. arricciare.
rrecètt sm. ricetto, riparo.
rrecettà -rce (-ète) v.: 1) dare ricetto (rrecettà un stòmmeche) - 2) rifl. (-rce) trovare ricetto.
rrechiéne: 1) impasto a base di uova, pane sbriciolato, formaggio, prezzemolo e ritagli diversi a seconda di ciò che si va a riempire (vallùcce, panzétt, mulagnème, scarciòffele, ecc.); alla categoria dei dolci appartengono invece gli ingredienti p’lu rrechiéne d’li caveciùne (vd.) - 2) agg. ripieno.
rrecògghie (-óte) v. raccogliere, in part. mietere il grano (vd. rrecóte).
rrecóne [sp. rincon] sm. riparo (méttece a lu rrecóne da lu vènt, da l’acque…).
rrecónz sm. consolo, pranzo funebre che, fino a non molti anni fa, comari e vicine portavano, dopo i funerali, e spesso per diversi giorni, a casa dei parenti stretti del defunto finché, attutito il dolore, tornasse la voglia di mettere mano alle pentole.
rrecóte sf. raccolto/a (del grano) // Il saldo della maggior parte dei debiti era, nella società contadina, rimandato a la rrecóte, con la speranza che la stessa fosse bbóne. In caso di mmèlannète erano dolori per tutti.
rrecrià -rce (-ète) v. ricreare -rsi, rifarsi lo spirito // Ironica è l’espr.: “Ce rrecréie d’stòmmeche!” (Che piacere per lo stomaco!).
rrecunà -rce (-ète) v. riparare -rsi (da sole, pioggia, vento, freddo...).
rrecurdà -rce (-ète) v. ricordare -rsi.
rrecurdìne sm. ricordino, oggetto di poco valore portato in dono a qualcuno da gite o pellegrinaggi.
rrefelà (-ète) v. rifilare, limare.
rrefelià (-ète) v. fare refoli (in rif. al vento).
rrefónn (-òst) v.: 1) aggiungere (rrefónn l’ogghie a la lamp) - 2) rifl. -nnece rimetterci (rrefónnece i spése).
rrefreddà -rce (-ète) v.: 1) raffreddare -rsi, prendere freddo; 2) abbandonare un progetto che aveva in un primo tempo entusiasmato.
rrefrescà -rce (-ète) v. rinfrescare -rsi (rrefrescà l’àneme ’u Priatòrie: far celebrare messe o compiere opere buone in suffragio delle anime del Purgatorio).
rrefreschète sf. rinfrescata, tardo pomeriggio estivo, quando comincia a spegnersi la calura; molte attività sono d’estate rinviate a la rrefreschète.
rrefrìk sm. rinfresco.
rregghià (-ète) v. ammucchiare la paglia nell’aia durante o subito dopo la trebbiatura.
rremenì -rce (-ùte) v.: 1) rinvenire dopo un mancamento - 2) arricchirsi // Il detto: “Uàrdete da li pedòcchie rremenùte” mette in guardia dai nuovi ricchi ai quali le ricchezze di fresca acquisizione danno spesso alla testa.
rreméss sf. rimessa, locale per attrezzi e bestiame ; rreméss ’a màchene: garage.
rremétt (rreméss) v. rimetterre -rci // “Ciamma rremétt l’ògghie a la lamp!”, si esclama a volte se da una impresa c’è poco da ricavarci.
rremurchià (-ète) v.: 1) rimorchiare - 2) rifl. (-rce) sentirsi affaticato.
rrènn (rrése) v.: 1) restituire (“U pène ca ce mprèst ce rrènn”) - 2) rifl. (-ece) arrendersi di fronte ad avversari o difficoltà // Prov.: “Cchiù rrinn e cchiù pprinn” (Più ti arrendi psicologicamente, più vai giù fisicamente).
rrepecchiàrce (-ète) v. aggrinzirsi, in part. della pelle dei vecchi // Compare nella filastrocca: “Lu vècchie, quann è vècchie, ha ppèrz ogni vertù. la tripp ce rrepécchie e u campanèll n’nsóne cchiù!”.
rrepezzà (-ète) v. rattoppare // L’arte del rattoppo costituiva un tempo una qualità opinabile in una donna, essendo ben poche le famiglie in cui ci si poteva permettere di iì a nnùve a nnùve.
rrepezzatùre sm. rappezzatura, rammendo, rattoppo.
rrepóse sm. riposo.
rrepusà -rce (-ète) v. riposare -rsi // Prov.: “U lètt ce chième róse: s’nt’ ddùrm t’rrepóse”.
rrequelà (-ète) v. filtrare, colare alimenti per liberarli dall’acqua in cui sono stati messi a cottura.
rrequelatóre sm. colino.
rrescegnàrce (-ète) v. emaciarsi per freddo, stenti o malattie; il term. sembra riconducibile a scìgne.
rresciaràrce (-ète) v. arrossarsi della pelle per infezione nei punti soggetti ad azione di sfregamento, come, ad es., sotto le braccia.
rreterarce (-ète) v.: 1) rincasare - 2) tirarsi indietro in una competizione - 3) restringersi durante il lavaggio (di stoffe o abiti).
rreterète sf. ritirata, rientro, atto del rincasare.
rrevà (-ète) v.: 1) giungere, arrivare (rrevà a chi si tu e chi sò iì: giungere ai ferri corti) - 2) far quadrare il bilancio (“Nce po’ rrevà cchiù!”: Non si può più tirare avanti).
rrevelà-rce (-ète) v. regolare, -rsi.
rrevìst sf. perquisizione (fa la rrevist: perquisire).
rrevutà (-ète) v. rivoltare, rovistare, mettere in disordine.
rrezelà (-ète) v. pulire, rassettare, mettere in ordine (la persona, la casa, i ferri del mestiere...) // La loc. rrezelàrce tutt cóse (mangiare di buon appetito) ha spesso il senso di scialacquare sostanze.
rrezelacavedère agg. (alla lett.: puliscitegame) ingordo, insaziabile.
rrezettàrce (-ète) v. diminuire di peso e di volume.
rrezìlie sm. (voce del gergo dei muratori) rifinitura, piccolo lavoro
rrezzenùte agg. arruginito.
rricciacapìll sm. calimistro, ferro per arricciare i capelli al fine di ottenere bùcchele (vd.) o altri effetti.
rrialà (-ète) regalare.
rrièle: 1) sm. regalo - 2) agg. reale // Giocando sui due significati, a chi chiede regali si risponde a volte: “Porta Rrièle sta a Fogge” (Porta Reale sta a Foggia).
rròbb sf.: 1) roba in genere (“Rròbba vècchie nchèse d’pazz móre”) - 2) stoffa/e, abiti, panni del bucato (lavà, spann, sterà i rròbb) - 3) ricchezza, patrimonio // I detti giocano spesso sull’omonimia tra il sost. e il v. rrubbà (vd.).
rróst (rrestute) v. arrostire; in senso traslato: assediare, sopraffare.
rrubbà (-ète) [dal germ. raubon (predare), da cui deriva il sf. rròbb] v. rubare // Prov.: “Chi rròbb fa la rròbb e chi fatìe fa la iòbb”; “Chi rròbb póche va ngalére e chi rròbb assà fa carrére”; “Chi rròbb fa nu penzére e chi vé rrubbète n’fa cènt”; “Rròbba rrubbète cantann vé e cantann va”.
rrucenà -rce (-ète) v. far arroventare, diventare rovente.
rrunghiàrce (-ète) [lat. volg. runculare] v. raggomitolarsi, rannicchiarsi per il freddo, rattrapirsi.
rruscì (-iùte) v. arrossire // Il detto: “Iè mmègghie na vóte a rruscì ca no cènt a penà!” esorta a mettere le cose in chiaro, prima che le situazioni diventino insostenibili.
rruvenà -rce (-ète) v. rovinare -rsi.
rruvetà (-ète) v. rovistare, mettere sottosopra.
rruvinacasète agg. rovinafamiglie.
rruvìne sf. rovina // Prov.: “I fémmene d’la Prucìne mànnene l’òmmene a la rruvìne”.
rruzzà (-ète) v. ringhiare (dei cani).
rruzzenì -rce (-ùte) v. far la ruggine, arruginire -rsi.
ruàgne sm. cantaro, vaso per escrementi; vd. zepèpp.
rubbenétt sm. rubinetto.
rubbesciàrce (-ète) [dal lat. rubescere: diventar rosso] -rce v. debosciarsi.
rubbescète agg. debosciato.
rucelià [da ròcele] (-ète) v.: 1) rotolare; in senso trasl.: tirare avanti alla meno peggio - 2) rifl. (-rce) ruzzolare (ruceleiàrce p’ntèrr).
rucelìll sm. rocchetto intorno al quale è avvolto il filo da sartoria.
ruche sf. rucola, ruchetta selvatica (nsc. Eruca saliva).
rudiène agg. originario o abitante di Rodi Garganico.
ruffanèll agg. orfanello.
ruffianìzie sf. delazione, soffiata.
ruffiène s. ruffiano, delatore // Prov. “Ruffiène d’pulezzìe p’nu turnése fa la spìe”.
rugnenète sf. lombata, parte all’altezza d’li regnùne.
rugne sf.: 1) rogna, malattia che negli animali, provoca la caduta dei peli - 2) scabbia, affezione dovuta ad un acaro che scava sotto la pelle per deporvi le uova per cui, oltre a ricoprirla di croste, provoca irresistibile prurito // A chi si gratta in presenza altrui, si chiede a volte: “K’tì, la rugne?”.
ruk ruk agg. ruffiano, sfruttatore.
rumané (-èse) v. lasciare (tr.), rimanere, restare (intr.).
rumpemènt sm. rottura di scatole, seccatura.
runce [lat. runca] sm. roncola, attrezzo dalla lama ricurva per la potatura dei grossi rami.
rupp [ted. kruppa, ingl. to croup (parlar poco)] sm. difterite acuta, malattia della gola che provoca la tosse stizzosa detta canina.
rùsce sf. polvere di carbone mista a scorie che, aggiunta a la carevunèll d’lu vrascére, ne favorisce l’accensione e la durata.
rùssce sm. rosso/i di capelli, definiti anche zerùssce mmèlepìle // I detti, a torto o a ragione, invitano a diffidarne: “S’lu russce fuss fedéle, u diàvele stéss nciéle”; “Ciòpp, vasce e russce, nt’fedànn s’nn’lli canùsce”; “U mègghie russce ha ccìse la mamm”.
Russce spr. nome di una masseria molto nota anche perché, vicinissima al paese, è ormai inglobata nella periferia cittadina, sulla strada per Sannicandro Garganico.
russcìgne agg. Rossastro, che dà al rosso; anche russciàzz e russciàcchie.
rusecà (-ète) v. rosicchiare.
ruspegghià -rce (-ète) destare, risvegliare -rsi // Ecco una filastrocca da accompagnare con massaggi per svegliare péde addermùte: “Ruspìgghiete, ruspìgghiete péde, ca ce ne ième a Sant Mechéle. A Sant Mechéle sime arrevète e lu péde iè ruspegghiète!”
russetèll sm. cruschello, farina grossa che resta nt’la setaróle dove passa quella di primo velo.
rutèll s.: 1) m. piccola teglia per pizze (dim. di róte) - 2) f. ruotella, in part. quella dentata per dolci - 3) girandola dei fuochi d’artificio la cui accensione precede di solito le batterie - 4) ingranaggio di meccanismi, in part. di orologi // Di chi ragiona a modo suo si dice a volte: “A quidd (o a quédd) li mank qualche rutèll”.
ruzz: 1) sf. ruggine - 2) agg. rozzo, incivile, grezzo.




