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Lettera "B"
babbellònie sf. confusione, disordine // Il term. deriva da Babilonia o Babele, che figura nella sim.: “Père la tórre d’Babbéle!”, torre di cui si legge nella Bibbia che fu interrotta perché il Signore, per punirne la presunzione, confuse le lingue dei costruttori che volevano elevarla fino al cielo.
babbie agg. babbeo, stupido; accr. babbióne.
baccamòrt sm. beccamorto, becchino; in senso trasl.: sciocco.
bacchétt sf. bacchetta // Quella che ha lasciato in molti un ricordo indelebile è stata la bacchetta di maestri e maestre sul palmo delle mani aperte a ricevere i bacchettète. Nella filastrocca che segue la bacchetta è addirittura benedetta: “A, bbé, ccé, la maiéstre m’vó bbéne, m’vó bbène k’la bacchétt, iacqua santa benedètt!”.
bacchétta comànd sf. bacchetta magica, quella di cui sono formite di solito le fate delle fiabe e che realizzano in un battibaleno, a comando, ogni desiderio.
bacchétt d’Sant Lazzère sf. infiorescenze cilindriche della canna tifa, pianta palustre abbondante a Sant Lazzère // Venivano comprate colorate o raccolte al naturale dai ragazzi e portate in paese come souvenir dal pellegrinaggio per la festa del Santo (vd. Fèst d’Sant Lazzère).
baffóne sm. baffone, che ha grossi baffi // Con l’escl.: “Adda menì Baffóne!”, che ha dato a lungo voce all’attesa, da parte del proletariato di sinistra, di un giustiziere che ponesse fine agli abusi padronali, si alludeva a Stalin, dittatore sovietico dal 1927 alla morte avvenuta nel 1953. La durezza dei suoi metodi di governo divenne di pubblico dominio solo dopo la cosiddetta destalinizzazione.
baggène agg. vanitoso, che ci tiene a fare bella figura.
bagnamarìe sm. modo di cuocere conserve, e in part. la sals, in barattoli e bottiglie a chiusura ermetica, in acqua che viene portata a bollitura // Per curiosità va detto che la Maria da cui deriva il nome al procedimento (bagno di Maria) sarebbe stata una sorella di Mosé col pallino dell’alchimia.
bagnaróle [fr. bagnoire] sf. tinozza per mettere in ammollo la biancheria; era un tempo utilizzata anche come vasca da bagno per i piccoli.
balls.: 1) m. ballo (“S’vva a lu bàll ha da bballà!”) - 2) f. grosso sacco di tela usato come contenitore di paglia, cotone, ecc.; dim. ballétt.
ballatùre sm. pianerottolo in capo alla scalinata.
ballète sf. ballata, giro di ballo // Il term. si accompagna spesso a sunète come nel noto ritornello: “Zi Necó, zi Necó, sta na fémmene ca te vó! Na ballète e na sunète e zi Necóle nt’la pignète!”.
balzamà (-ète) v. balsamare, recare sollievo.
bambàrce (-ète) v.; avvampare per ira, vergogna o eccesso di calore (di persone); bruciacchiarsi in superficie (di alimenti messi in forno).
bàmbele sf. bambola; vedi l’arcaico pupète.
bancà (-chète) v. disporre i covoni sull’aia in forma di bank (vd.).
banchìne sf. cordolo per marciapiedi, uno dei tanti prodotti delle nostre petréie (vd.).
bancòne (accr. di bank) panca per salumieri, macellai, ecc.
bank s.: 1) m. bica, cumulo geometrico di covoni (manòcchie) che si realizzava sull’aia, in prossimità della trebbiatura, con la parte superiore a spioventi in modo da far scivolare l’acqua in caso di pioggia - 2) banco di scuola o per altri usi; dim.: banchetèll - 3) f. banca, istituto di credito.
bann s.: 1) f. banda musicale // Il prov.: “O chióve o nn’cchióve la bbann adda scì!” sottolinea il principio che gli impegni assunti vanno rispettati anche in barba ai capricci del tempo) - 2) m. bando emanato dal banditore (vd. bannaióle).
bannà (-ète) v. inchinare.
banna salevàgge sf. banda selvaggia, complesso musicale messo insieme con personale, mezzi e strumenti di fortuna.
bannaióle (o bannére) sm. banditore // Le notizie d’interesse pubblico, nonché la pubblicità, erano un tempo affidate a bannaiùle i quali, fermandosi ad un incrocio sì e ad uno no, le proclamavano ad alta voce per informarne la popolazione. Il detto: “Ce l’amma dìce a Rucchetìll accuscì va iìttann u bann!”, invitando a circondare di riserbo le proprie cose, ricorda Rucchetìll, l’ultimo, ad Apricena, ad esercitare il mestiere.
bannére sf. bandiera // La loc.: purtà la bannére assume a volte il valore traslato di: essere il primo a fare qualcosa, fornendo, nel bene e nel male, un esempio.
bannìst sm. bandista, suonatore di banda musicale.
Barbanére spr. Barbanera // Calendario un tempo di larga diffusione popolare, era ricco di previsioni di vario genere, e in part. di tipo metereologico, in base alle quali ci si regolava per le attività agricole. “Iòie u Barbanére ammétt bòtt!” si diceva a volte ai bambini a mo’ di minaccia.
barbatèll sf. vitigno pronto per la piantumazione; prende nome dal fatto di essere già fornito di peli radicali che richiamano la barba.
bardàsce sm. (arcaismo) ragazzo.
bark sf. barca (arc. vark) // “Bark sènza temóne e vènt scàpele!” è un’escl. ricorrente per situazioni che sfuggono al controllo.
barràk sf. baracca.
barrèll sf. barella ospedaliera.
barrìst sm. gestore, banconista del bar; anche cafettère.
baschìne [sp. basquina (giubbetto femminile tipico delle donne basche)] sf. basca, giacchina abbottonata sul davanti, di solito di color nero, usata un tempo dalle anziane che la portavano legata in vita sopra una gonna anch’essa nera.
basciùr [fr. abat-jour] sm. paralume da notte.
bascùglie [fr. basculèr (oscillare)] sf. bascula, bilancia munita di piattaforma per pesare prodotti agricoli in sacchi o cassette; cambiati i tempi, cooperative agricole ed aziende che operano in vari settori sono fornite d’bascuglie su cui salgono per la pesa camion a pieno carico.
basète [lat. ad basem] agg. calmo, equilibrato, ponderato.
basscià (-ète) v. 1) piegare, abbassare (basscià lu prèzz, la chèpe...) // Il v. e il contr. iavezà compaiono, in riferimento alla considerazione sociale, nel detto: “La fémmene t’bbàssce e la fémmene t’aiàveze”, che ammette come soggetti anche l’óme o i figghie - 2) rifl. (-rce) chinarsi; in senso traslato: buttarsi giù, umiliarsi // Prov.: “Chi ce bbassce ce scópre u cule”.
Bass’Itàlie spr. Italia Meridionale.
bastànt sm. il necessario, il sufficiente, quanto basta.
bastemènt sm. nave, bastimento // Prov.: “Nu pile d’fémmene tire nu bastemènt amméze u mère”.
batòst sf. batosta, colpo, perdita.
battarìe sf. 1) fuoco pirotecnico a spalliera - 2) insieme di pentole ed utensili da cucina.
battescópe sm. battiscopa, zoccolino a pié di muro interno.
battezzà (-ète) v. battezzare; arcaico: vattià (vd).
bàvere sm. collo di giacca o cappotto.
bavétt [fr. bavette] sf. bavaglino con lacci che evita al piccolo di sporcare il vestitino di cibo durante i pasti o di bava sempre (dal che il nome).
bavùglie [sp. baul] sm. baule, cassa per la biancheria usata un tempo anche nei viaggi, per la grande capienza e la comodità della presa assicurata dalle maniglie laterali.
bébbèll sm. (voce del gergo infantile) cosa bella.
bebbóne [gr. boubon] sm. protuberanza, bernoccolo; traslato: situazione o persona insopportabile.
bedóne sm. bidone; in senso traslato: buggeratura.
beduine sm. beduino; il nome, proprio di tribù nomadi dell’Africa settentrionale, è passato nel dialetto con l’accezione di persona rozza e selvatica, cresciuta in luoghi isolati.
Befanìe spr. Epifania (6 Gennaio), detta anche Pasque Befanìe, ricorrenza che celebra il battesimo di Gesù, l’adorazione dei magi ed il primo miracolo (la trasformazione dell’acqua in vino) // Il prov.: “La Befanìe tutt li fèst ce pòrt vìe” ha un prosieguo per il quale vd.: Sant’Antùne.
befóne sm. carbonchio del grano che ammuffisce nella spiga trasformandosi in polvere nerastra.
befunàrce (-ète) v. incarbonchire, annerirsi del grano infettato da lu befóne (vd. sopra).
bèk sm. mento, pizzetto di barba, becco di animali; dim. beccùcce.
belà (-ète) v. coprire, ricoprire di terra (belà la sumènt) // E’ co-stume dei petraiùle, quann ce scàpele, al fine di evitare furti, d’ belà i fèrr del mestiere sotto un po’ di pietrame.
belefà (-ète) v.: 1) afare, riardere - 2) rifl. (-rce) perdere il respiro per fatica, afa o mancanza d’aria.
bèll agg. bello // Si sa che “Chi adda ièss bèll ciadda nàsce” e che, a volerlo apparire a tutti i costi, c’è da soffrire non poco (“Chi bèll vo paré a tutt vann l’adda dulé”). Comunque, può capitare a tutti di sentirsi dare del bello in quanto, per chiedere un piccolo favore o un’informazione, si rompe a volte il ghiaccio con sconosciuti apostrofandoli con bèll giò’ o bèlla giò’, oppure bell’o’ o bella fé’, a seconda di età e sesso.
bèll bbèll loc. piano piano, con calma; l’espr. è usata a volte per calmare i bollenti spiriti di chi straparla in preda all’ira.
bèll e bbóne avv. inopportunamente, senza motivo, di sorpresa.
bèllecóne sm. balcone.
bèllefàtt agg. di bell’aspetto, ben fatto; f.: bèllafàtt.
bellemènt sf. abbellimento.
bèllevedè sm. belvedere, bell’apparenza // La loc. tenè p’bèllevedé è usata in rif. ad oggetti che non hanno alcuna utilità pratica.
bellézz (pl. -ìzz) sf. bellezza // Prov.: “Bellìzz fine a la pòrt e buntà fine a la mòrt”.
bellì -rce (-ùte) v. abbellire -rsi.
bémmenùte sm. benvenuto (dà lu bémmenùte) // “E ssìe lu bémmenùte!” è la risposta rituale al saluto: “Sant Martine!”.
béne sm. e avv. bene // Proverbi: “Chi fa béne móre accise”; “Mèle e béne mbàcce ce védene”; “Ha tené u féle a li dènt e u béne a lu córe”.
benedìche! [lat. benedicat] escl. “Che tu sia benedetto!”, espressione augurale usata in particolare verso piccini mentre li si accarezza: “Quant iè bèll, benedìche!”.
Bère spr. Bari, capoluogo regionale // Nel detto: “S’Parige tenéss u mère fuss na pìcquela Bère!” c’è l’eco della fama di megalomani di cui godono i Barìse.
bessenése agg. abissino, etiope; in senso spreg.: primitivo, selvaggio.
betìne sf. abitino, amuleto votivo // Sacchettino di stoffa con su ricamata una crocetta, racchiudeva all’interno immagini cartacee e medagline di santi. Veniva un tempo, dopo la benedizione in chiesa, appeso al collo dei piccoli con un cordoncino, oppure attaccato agli abiti con una spilla, affinché i santi contenuti nt’la betìne li proteggessero dal malocchio e da altri mali.
bettóne (pl. -ùne) sf. bottone; vd. l’arcaico vettóne.
betuà -rce (-ète) v. abituare, -rsi.
bevòmmere sm. bivomere, aratro a doppio vomere con due ruote comandate da una leva.
bezzóche agg. bacchettone, bigotto/a; anche santòcchie.
bià -rce (-ète) v. iniziare, avviare -rsi // L’espr.: “Lu vì, mo bìe!” sottintende: “a dare fastidio, a rompere le scatole...”. La loc. ntené mank pène p’biàrce fóre ricorda l’estrema povertà di tanti nostri braccianti di un tempo neanche tanto lontano.
bianchètt sf.varietà di grano tenero.
bianchià (-ète) v. imbiancare, dare il bianco di calce alle pareti, il che avveniva solitamente, a scadenza annuale, per mezzo di una lunga canna alla quale era fissato nu scùpele realizzato con setole d’pòrce.
bianchiatóre sm. imbianchino // D’ nu bianchiatóre chiamato Zi Menghétt resta traccia nel Pitta che parla diffusamente anche dell’arte di bianchià (pag. 453).
biatóre[da bià] sf. avvio, inizio (tené la bbiatóre: avere i capitali necessari per avviare un’impresa).
bibbérò sm. biberon.
bibbigàs sm. fornello a gas, invenzione che ha liberato dalla necessità di accendere quotidianamente il fuoco nel camino, con tutto ciò che comportava di fatica e sporcizia.
bind sm. mezzo meccanico azionato a mano che serviva nelle cave per staccare e sollevare i blòk.
blòk sm. blocco // E’ uno di quei termini che assume valore diverso a seconda dei tempi e dei luoghi. Oggi come oggi, è da noi usato in rif. agli enormi massi squadrati che escono dalle nostre cave (vd. petréie) e che i camion trasportano alle segherie vicine e lontane. Prima dell’arrivo del frigorifero, per blòk s’intendeva spesso il parallelepipedo d’ghiacce da cui i rivenditori staccavano pezzetti per i clienti con colpi decisi di mannaia.
bómm: 1) sf. bomba - 2) agg. pigro, scansafatiche.
bómpìse sm. sovrappeso a beneficio del cliente; anche calatóre, in rif. alla bilancia a piatti.
bónàlm sf. buonanima, persona deceduta // “Sì, la bónalm!” si esclama a volte a fronte di richieste su cose morte e sepolte.
bóne: 1) avv. bene; dim. bunarèll (benino) - 2) agg. buono; f. bóna o bbóna (donna formosa e attraente); accr.: bunàzz // Se di bimbi o ragazzi si osserva: “Iè bbóne figghie!”, succede a volte che qualcuno ribatta ironicamente “Scì, nn’cèrk pène a la nòtt!”.
bóne bbóne loc. alla fin fine, male che vada.
bóne pòpele sm. buona reputazione; alla lett.: buon popolo (tené nu bóne pòpele: godere della stima generale).
bóntèmp sm. tempo buono // Proverbi: “U bóntèmp ce véde da la matìne”; “Bóntèmp e mmèletémp nn’ddùrene tutt lu tèmp”. Dei parassiti si dice: “Va truvànn bóntèmp e tàvela frank!”.
bòrz sf. borsa; il dim. burzétt indica quella femminile.
bòrza nére sf. borsa nera, commercio illegale // Il fenomeno si diffu-se, da noi come altrove, negli anni di penuria della Seconda Guerra Mondiale come conseguenza del tesseramento imposto dal Governo che controllava produzione e distribuzione col sistema delle tessere annonarie. Chi se lo poteva permettere, comprava sottomano a prezzi maggiorati sia dalla scarsità dell’offerta che dal rischio insito nella vendita clandestina.
bòrzéllìne sm. borsellino da donna.
bòss [amer. boss dal neerlandese boas (padrone)] sm. capo, padrone, padre, quale capo della famiglia; anche madre: la bòss.
bòtt sf. mazzata, colpo, atto sessuale o altro, a seconda dei contesti.
bòtt d’sang sf. getto di sangue, emottisi del bestiame che si curava con salassi o sanguétt (vd.).
bòtta d’acque sf. improvviso scroscio di pioggia, acquazzone.
braccià -rce (-ète) v. abbracciare // bracciàrce la cróce (addossarsi il peso di una situazione che richiede sacrifici); bracciarce k’la mazz ’la scópe (subire una delusione).
brachessìne sf. mutandine.
brascióle sf. braciola, involtino di carne // Benché il nome sembri riconducibile a brace, le braciole si cucinano di solito nt’lu rravù (vd.); dim. brasciulétt; accr. brasciulóne.
brécce sf. breccia, brecciame; dim. brécciólìne.
bréie agg. ebreo/i // I detti popolari, suggestionati dal racconto evangelico, caricano il term. di tali valenze negative da farne sinonimo di spietato e senza cuore, oltre che di avaro (“K’ ssime fàtt, Bréie?”).
brève agg. bravo, in part. a scuola.
brevegnùse agg. timido, portato a vergognarsi facilmente.
brevià (-ète) v. accorciare, abbreviare (“P’bbrevià u parlamènt...”: Per farla breve).
brevógne sm. vergogna // Prov.: “U brevógne iè d’chi va rròbb (e tórn k’li mène vacànt)”.
brevugnàrce (-ète) v. vergognarsi // Degli sfrontati si dice a volte: “Nce ne bbrevógne p’nnènt!”.
briànt: sm. brigante/i, banditi che si davano alla macchia e spesso tendevano agguati ai viandanti di passaggio, a lu Pass d’La Ngarène (vd.) // Ai tempi della rivolta post-unitaria (1861-1865), Apricena ebbe una banda di briganti formata da ben trentatré elementi capitanati da Nicandro Barone, detto Lecandrucce, il quale aveva iniziato “la carriera” facendo fuori il padrone nei pressi della Madonna degli Angeli. Il Pitta, a pag. 110, riporta i nomi dei quattro briganti apricenesi “più terribili”: Vincenzo Lombardi (u briànt d’Póce), Luigi Vocino (detto Mbrenàcchie: Infernaccio), Vincenzo Laviano (che aveva il soprannome di Fammelùce) e Francesco Andreone.
Brìle spr. Aprile // Si tratta di uno dei mesi più importanti dell’anno: la sua pioggia è tutta manna per i campi (“Brìle, ògni stìzz nu varile”; “Iàcque d’Bbrìle: nu carr d’óre a chi la tire”) e si creano le premesse per tutto ciò che giungerà a fioritura e maturazione nei mesi successivi (“Brìle fa u scióre e Magge iève onóre”). Il prov.: “Se ce vóte Bbrile, t’fa uardà u fucarìle” mette in guardia contro i possibili colpi di coda dell’inverno.
brìndese sm. brindisi // Ancora oggi, nel pieno di un convivio, e in particolare in quelli nuziali, si usa fare brindisi agli sposi o a qualcuno dei presenti, improvvisando distici rimati, come ad es.: “Quéstu vine è nnète da la vite: a la salùte d’li zite!”; “Quéstu vine è bbèll e chère: a la salùte d’la cummère!”; “Quéstu vine è bbèll e fine: a la salùte d’Peppìne!”… Si tratta comunque di echi impoveriti di una tradizione un tempo ben più ricca e fantasiosa. Nel libro Folclore Pugliese sono riportati quattro esempi raccolti da Saverio La Sorsa, nei primi decenni del secolo, proprio ad Apricena (vol. III, pag. 199). Si riporta il testo più interessante, rispettando anche la trascrizione del noto ricercatore: “Oh, Ddio! Che banchette! A la salute de chi l’ha fatte! Tu, servetore, live la buffette e live la furcine e lu piatte. Tu, sunatore, livete la giacchette, e mittete a sunà come nu matte. E famme na suneta tanta gradite, ca à d’ascì a ballà la zite cu lu zite. Ne nce po’ dice la messa la matine, se l’acqua e lu vine avesse da mancà. San Cosme e San Giacchine, mo me lu facce stu bicchierìne de vine!”. Un altro brindisi del La Sorsa è riferto sotto la vocemantégne (vd.).
bróde sm. brodo; past a bróde (pa sta in brodo); pigghiarce u bróde (attribuirsi dei meriti ) // Il term. deriva probabilmente dal germ. brod; oltretutto la pietanza era sconosciuto ai Romani.
brudétt sm. brodetto, piatto tradizionale della Pasqua a base di uova, carne d’agnello e spàrgene raccolti tra le macchie delle propaggini garganiche nei giorni precedenti la festività. Per un tocco d’aroma in più, s’aggiunge al tutto nu file d’àgghie tènnere.
brudóse agg. brodoso, in part. di minestre ricche di brodo.
bruscià (-ète) v. ardere, bruciare.
brusck sm. brusca, striglia per equini; accr. brusckóne.
brustelì (-ùte) v. abbrustolire, tostare; anche asckà (vd.).
bruttabbèstie sf. brutta bestia, term. usato a volte in rif. al demonio.
bruzzése (pl. -ìse) agg. abruzzese/i // Il term. è usato in part. in rif. ai pastori con cui i nostri vecchi avevano frequenti contatti in quanto, ad ogni autunno, scendevano dai loro monti con le greggi per la transumanza invernale. I bbruzzìse affittavano i Pòst (Pòstanóve, Pòst d’ Còll, Pòst de Mòneche, ecc.) del demanio o pascoli privati e vi si trattenevano con le greggi per tutto l’inverno per poi tornare a primavera ai loro monti ripercorrendo a ritroso i tratture (vd.) per i quali erano giunti. L’abolizione della Dogana delle Pecore e la bonifica del Tavoliere hanno poi ridotto gradualmente il fenomeno fino a farlo scomparire. Detti ed aneddoti del dialetto rievocano l’attaccamento dei pastori alle loro bestie (“U bruzzése cure chiussà i pèquere ca la mugghiére”) e alle loro cose (“A lu bruzzése la dà na vèmbre p’ sfeccà n’èche”).
bubbù sm. (onomatopea del gergo infantile) cane.
buccà (-cchète) v. rabboccare.
buccàcce sm. contenitore di vetro per alimenti a chiusura ermetica.
bùcchele sm. buccolo/i, riccioli pendenti delle bimbe che, soprattutto se naturali, costituivano e costituiscono per le mamme motivo di orgoglio.
bucchére (pl. -ìre) sm. bicchiere; dim. buccherùcce.
bucchìne sm. bocchino.
buccià (-ète) v. (voce del gergo scolastico) bocciare, respingere
buche sm. buco/a.
bue sf. (gergo infantile) bua.
bùfele sm. bufalo // Rinomate sono da noi i muzzarèll d’bùfele.
buffàrce (-ète) v. abboffarsi, mangiare a sazietà.
buffétt [fr. buffet] sf. tavolo da pranzo della cucina, di solito rettangolare con due taratùre per le posate; dim.: buffettóle.
buffettóne [sp. bofeton] sm. sganassone, ceffone // Specie tra ragazzi, abbastanza frequente è la minaccia di zzeccà nu buffettóne a questo e a quello.
bullétt [lat. bullam] sf. bolletta, notifica di pagamento (la bullétt ’a luce, d’l’àcque, d’lu télèfene).
bulz [lat. volsus (schiantato)] agg. bolso, affetto da bolsagine, malattia respiratoria che toglie vigore ai ca valli predestinandoli ad una lenta agonia, per cui al padrone non restava un tempo che vendere l’animale sciùte bulz ad un macellaio.
bunàrce (-ète) v. abbonarsi.
bunète: 1) pps. di bunàrce abbonato - 2) agg. buono, di buon cuore.
buntà (-ète) v. fermare, arrestare // “Nce bbónt p’nnènt!” si dice di bimbi in moto perpetuo. L’espr.: “Fa u bbónt e bìe!” contiene il sost. derivato e il suo contrario.
burdèll sm. bordello, caos.
burràcce sf. borraccia.
burràscke sf. rovescio di pioggia improvviso e di breve durata.
burretà (-ète) v. avvolgere; è usato in senso metaf. nella loc.: burretà d’paróle (travolgere con parole).
busàrce (-ète) abusare approfittando di circostanze favorevoli.
bùscele sf. porta interna.
busciàrd: 1) agg. bugiardo, menzognero // Avverte un detto: “U busciàrd adda tené bóna memorie” in quanto rischia di cadere in contraddizione - 2) sf. gradina, strumento degli scalpellini a più tacche col quale si bocciarda la superficie della pietra.
busciardà (-ète) v. bocciardare la superficie della pietra, operazione che si fa k’la busciàrd (vd.).
buscìe sf. bugia/e, più pittorescamente definite pallùne, paténe, ecc. // Prov.: “La buscìe va nnànz e la veretà va pprèss”.
busckà (-ète) [sp. buscar] v.: 1) prendere botte, salvo precisazioni diverse - 2) rifl. (-rce) procurarsi (busckàrce u pène) - 3) capitare, toccate (busckàrce na frecatùre).
bussà (-ète) v. bussare, term. gergale del tressette ove chi buss fa segno al compagno di calare le carte migliori di un seme per liberargli il gioco; il bussare alla porta è indicato in dialetto con tuzzelà.
bust: 1) sm. parte del corpo umano dalla vita al collo - 2) indumento intimo rigido, con o senza stecche, che molte donne portavano un tempo per apparire più snelle - 3) busto, strumento ortopedico - 4) sf. busta (per lettera, spesa, ecc.).
buttà -rce (-ète) v. gonfiare -rsi, in senso traslato, per rabbia, dispetto o dolore // “Sta bbuttète ncòrp” si dice a volte di chi è costretto a sorbirne di tutti i colori.
buttìgghie sf. bottiglia; dim. buttegghiòzz, accr. buttegghióne // Prov.: “Mamm e figghie ce càpene ntà na buttìgghie, sòcere e nóre nce càpene ntà na saróle”.
buvàtt sm. barattolo cilindrico di latta o di vetro per la conservazione di alimenti.
buverà (-ète) v. abbeverare, portare animali all’abbeveratoio; rifl.: buveràrce (bere a sazietà).
buzzarà (-ète) v. imbrogliare.




