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Lettera "G"
gagarìne [fr. gagà] agg. damerino, elegante, vanitoso.
gambétt sm. morsetto/i per funi d’acciaio usati nelle cave; accr.: gambettóne; dim. gambettùcce.
garb sm. garbo, linea sinuosa che si conferisce ad un abito mediante un accurato lavoro di modellatura.
garèsce sm. garage, autorimessa.
gargarìzz sm. gargarismo.
gazzóse sf. gassosa; bibita di acqua gassata con anidride carbonica, fu la prima bevanda analcolica di larga diffusione.
gazzusère sm. fabbricante e venditore di gazzose.
gedeziùse (f. -óse) agg. saggio, giudizioso.
gelète sm. gelato.
gelatére sm. gelataio // Si rischia il commento: “Père nu gelatére!” vestendo di bianco come quelli che un tempo, girando di strada in strada col caratteristico carrettino a mano, chiedevano subdolamente la complicità dei bimbi col grido: “Chiagnìte, uagliù!”, affinché i genitori, per acquietarli, comprassero loro nu cuppetìll.
gelusìe sf. gelosia.
genièle agg. affabile, affettuoso.
gennàsteche sf. ginnastica.
gerasóle sm. girasole; pianta da olio delle Composite, prende nome dalla tendenza a girare costantemente la testa verso il sole; è coltivata anche da noi, sia pure in quantitativi modesti.
germanése agg. tedesco (deformazione di germanico).
ggemènt [lat. cimentum] sm. provocazione, motivo di litigio.
ggementà (-ète) v. sfidare, provocare, molestare, infastidire.
ggementatóre agg. provocatore.
ggerà (-ète) v. girare, in part.: passeggiare in giro per il centro.
ggeravìte sm. cacciavite.
gghianchià (-ète) v. biancheggiare; arcaismo per bianchià (vd.).
gghiaróle sm. orzaiolo, foruncolo sull’orlo dell’occhio per l’infiammazione delle ghiandole sebacee per batteri stafilococchi.
gghierà (-ète) v. passare il grano k’lu farenère (vd.) per separarlo dalle impurità, prima di portarlo al mulino o seminarlo.
gghiète sf.: 1) bietola alimentare, coltivata o selvatica - 2) barbarietola da zucchero // La coltivazione interessa vaste estensioni del circondario, ma non sempre il raccolto è adeguato, dal che il termine ha assunto il valore di colpi che lasciano il segno (“L’ha vvute i gghiète nt’li récchie!”).
gghìreche sf. chierica, rasatura rotonda sul capo che contraddistingue i sacerdoti // Il prov.: “Tòneche nn’ffa mòneche e gghììreche nn’ ffa prèvete” avverte che, per ecclesiastici e non, i segni esteriori non sono di per sé sufficienti.
gghiòmmere [lat. glomer -ris] sm. gomitolo/i; dim.: ghiummarèll // Il term. è spesso usato in senso traslato per indicare una consistente quantità di denaro (“Ce vónn i gghiòmmere!), in rif. al fatto che le voluminose banconote cartacee di un tempo si avvolgevano di solito a mo’ di rotoli.
gghiuccà -rce (-ète) v. mettere, mettersi alla cova (della chioccia).
gghiustà (-ète) v. aggiustare, riparare; anche ggiustà; contr.: uastà, rómp o sfascià // Prov.: “I cóse stòrt li gghiùst la Mòrt”.
ggravà -rce (-ète) v. aggravare -rsi, peggiorare di malati.
gguaccià -rce (-ète) [sp. agacharse] v. accovacciarsi, ricettare -rsi per dormire (gguaccià u stòmmeche: calmare i crampi della fame).
ghiàcce sm. ghiaccio // Prima dell’avvento del frigorifero, al bisogno di fresco d’estate per scopi medici e per refrigerare bevande, si rimediava raccogliendo, trasportando e conservando in ambienti sotterranei atti allo scopo (vd. nevère) la neve che cadeva d’inverno. Il Pitta riporta notizia di un appalto stipulato, nel 1831, tra l’Amministrazione Comunale e la famiglia Soccio la quale s’impegnava ad andare a raccogliere neve in località anche lontane, nel caso sul Gargano non ne fosse caduta a sufficienza. Nel 1927 fu poi impiantata, prima a l’Ammìk (vd.) e poi trasferita ntlù pertóne ’u Palazz, una vera e propria fabbrica del ghiaccio in blocchi, fabbrica che era in grado di soddisfare non solo i bisogni di Apricena, ma anche quelli dei comuni viciniori. Chi ha un’età non più verdissima ricorderà che da bambini si andava d’estate, per rinfrescare acqua e vino, a comprare ghiaccio a pezzi staccati dai rivenditori dai blocchi con colpi decisi di mannaia. Verso mezzogiorno, racconta il Pitta a pag. 395, “erano cento braccia piccole e grandi, esili e robuste, di ogni calibro e misura, che si protendevano, si allungavano, con la monetina nella mano, mentre le bocche, atteggiate a versacci, reclamavano a gran voce, tra spinte e spintoni, la quantità della merce desiderata, chiamando a nome il rivenditore”.
ghiank agg. bianco.
ghianchiatóre sm. imbianchino; arc. per bianchiatóre (vd.).
ghiànnele sf. ghianda/e.
giacchétt [fr. jaquette] sf. giacca da uomo; quella da donna è indicata con giàk; dim.: giacchetèll e giacchettùcce accr.: giacchettóne.
giaiànt: 1) s. gigante - 2) agg. gigantesco // Tanti giovani d’oggi appaiono giaiànt agli occhi delle persone di una certa età e di stazza media ben più modesta.
giargianése (pl. -ìse) agg. straniero, dal linguaggio incmprensibile // Il term., che è, secondo alcuni studiosi deformazione di georgianese o georgiano, sarebbe stato coniato ai tempi della Repubblica Partenopea del 1799, quando il re Ferdinando I fece affluire nel Regno delle Due Sicilie mercenari provenienti da Russia e Turchia per reprimere i moti giacobini. Secondo altri pro-viene dal nome inglese George, comune tra gli Alleati presenti in Puglia ed Abruzzo durante l’occupazione del 1943-1945. La vetustà del term. fa propendere per la prima ipotesi.
giàrr [arabo: girrah] sf. giara, contenitore di creta o vetro, con manico e bocca larga, con cui si servono in tavola vino ed acqua // Un tempo, nt’là giarr, al vino e/o all’acqua, si aggiungevano d’estate delle scaglie d’ghiàcce (vd.).
giàrr a chelònn sf. giara alta e smaltata all’interno, usata un tempo soprattutto per conservare l’olio // Di svampiti/e si dice a volte: “Té i sèns nt’la giàrr a chelònn!”.
giòb [ingl. jòb] sf. lavoro.
gióne agg. giovane; il sup. gióne ggióne è spesso usato in rif. a decessi prematuri (“E’ mòrt gióne ggióne!”) // Il term. esprime un concetto relativo perché, mentre per i ragazzi può essere considerato non più giovane un trentenne, le persone anziane usano definire gióne chi ha magari solo qualche anno meno di loro e, se qualcuno si schermisce, ribattono in genere: “A ffrónt a mme si ggióne!”. Con l’escl.: “Nènt nènt la gióne d’pètt!” si ironizza sulle pretese, in fatto di abbigliamento, di certe signorinelle i cui attributi non sono ancora giunti alla maturità necessaria.
gire sm. giro // Per gire s’intende ad Apricena il percorso del passeggio domenicale di un tempo (C. Garibaldi, C. Gen. Torelli, P. dei Mille). Più lungo era invece u gire stèrn (e cioè esterno rispetto al centro storico): giunti, da C. Gen. Torelli, a lu Turrióle, anziché scendere per C. Garibaldi, si proseguiva per C. Gen. Galasso per poi risalire verso Fóre la Cróce (vd.). Per la loc. fa u gire ’i sètt cummère, vd. cummère.
giùggele sm. caramella/e.
Giùgne spr. Giugno // Il prov.: “Sumint quann vu k’a Giùgne ha méte” assicura che, qualunque sia stato il periodo della semina, in questo mese il grano è maturo al punto giusto per la falce. A parte i sempre possibili capricci del tempo (“L’àcque d’Giùgne rruvìne u mónn”), il testo: “Giùgne è d’calóre e Sant’Antònie iè metetóre. I metetùre sò calète e la fìquere iè mmaturète” riporta al fatto che un tempo i metetùre, che scendevano numerosi nel Tavoliere dai monti circostanti, entravano normalmente in azione il 13 Giugno, iniziando da avena e grano tenero per passare poi a quello duro.
giurnèle sm. giornale, rivista; il dim. giurnalétt indica i fascicoli a fumetti.
giuvà (-ète) [lat. iuvare (aiutare)] v. giovare, far bene // “Ogni picca gióve!” rispose un monaco a chi gli chiese perché tenesse la mano sulla sedia dove fino ad un attimo prima era stata seduta una donna.
giuvamènt sm. giovamento, sollievo (pruvà giuvamènt).
giuvenòtt sm. giovanotto.
giuvedì [lat. Jovis dies (giorno di Giove)] sm. giovedì // “Ciassemègghie a giuvedì mméze a la settemène!” si dice a volte di chi, con o senza intenzione, si trova in una posizione centrale tra i presenti.
giuventù sf. gioventù // Il detto: “Chi fa na bbóna giuventù fa na mmèla vecchèie” si rifà ad una arcana legge del contrappasso che funzionerebbe per contrasto.
gnèll sm. agnello/i // Poiché per un gregge di pecore bastano pochi montoni (esattamente uno per venti pecore), la maggior parte dei nati maschi sono, da noi come altrove, destinati ad allietare la tavolata pasquale. In part. la carne d’agnello costituisce un ingrediente fondamentale del tipico brudétt (vd.). I più fortunati tra i gnèll sopravvissuti erano destinati a divenire mentùne, mentre gli altri venivano castrati per essere macellati in età adulta.
gnèst agg. in calore, con part. rif. a cagne (chèna gnèst).
gniaccà (-ète) v. macchiare, imbrattare d’inchiostro // “Ma k’va gniaccànn?” si esclama a volte per bloccare chi parla a sproposito.
gniaccacàrt sm. scribacchino, impiegato d’infimo grado.
gniaccóse (pl. -ùse) agg. macchiante, di penna che sporca d’inchiostro.
gniàk sm. macchia, d’inchiostro in particolare.
gniòstre sm. inchiostro // Nel distico “Lu studènt bbèll nòstre l’amma tégne k’lu gniòstre”, al di là dell’ironia, è possibile intravvedere i sogni di tante mamme di un tempo di avere un figlio studente che le facesse salire di qualche gradino nella scala sociale.
gniótt (gnettùte) v. inghiottire // Oltre che cibi e bevande, la vita costringe a volte a gniótt pìnnèle, ròsp e altro ancora. Di donne di aspetto sgradevole si dice: “Nce po gniótt mank k’nu cuntèle d’sèle tant ca iè brutt!”.
gnógnóre sf. (arcaismo) zia.
gnórànt (o gnurànt) agg. ignorante.
gnoràntità sf. ignoranza // Si tratta di un tentativo d’italianizzazione che giunge al paradosso con l’escl.: “Ha cumpiatì la gnórantità!” che denota il modesto livello culturale proprio di chi la profferisce.
gnórnò avv. signor no, napoletanismo di negazione; contr.: gnorsì.
grancàsce sf. grancassa, tamburo delle bande paesane.
gravànt [lat. gravem] sm. greve, corpulento, pesante di corporatura.
grède sm. grado.
grefóne sm. varietà di grano duro.
grève agg. grave.
grézz agg. greggio, non rifinito (di cose); rozzo, maleducato (di per-sone).
guvernà (-ète) v. governare // Nella società contadina il v. equivale a: prendersi cura di cavalli e altre bestie da stalla, abbeverandoli e abbiadandoli.




