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Lettera "Q"
qua avv. qui, qua; rafforza avverbi di luogo come quabbàsce (quaggiù), quamméze (qui in mezzo), quaddìnte (qui dentro), quaffóre (qui fuori), quannànz (qui davanti), quaddréte (qui dietro), quassópe (qui sopra), quassótt (qui sotto), quattórn (qui intorno)...
quacquaróne (pl. -ùne), sm. lumaca, chiocciola; per estensione, la varietà di pasta che nella forma richiama il guscio della chiocciola // L’escl.: “Camì, vatt a fa na menéstre d’quacquarùne!”, un modo tra i tanti per mandare a quel paese, ricorda il fatto che le lumache, dette enfaticamente pésce ncarròzz, venivano e vengono spesso raccolte per farne minestra. Data la sua notorietà, u quacquaróne offre anche tema e soluzione ad alcuni indovinelli della nostra tradizione, il più strano dei quali è: “Mamma mia, lu murmuré! K’ bbrutt nemèle vé pprèss a mmé! Vóve n’ngniè, i còrna té... Mamma mìe, lu murmuré!”.
quacquaróne allanùde sm. lumaca priva di guscio.
quàcquele [dal lat. coagulo] sm. grossa caldaia di rame zincato per cagliare il latte.
quadre: 1) sm. quadro // Il dim. quadrétt compare nella similitudine: “Ciassemègghie a lu quadrétt d’Celestìne” che trae origine, anziché da un quadro come si potrebbe pensare, da un personaggio di nome Celestìne uso a tracciare di se stesso un ritratto talmente positivo da essere soprannominato, appunto, u quadrétt d’Celestìne - 2) agg. quadrato // Prov.: “Chi nasce quadre nn’mmóre tónn”.
quadrìglie sf. quadriglia, ballo un tempo molto popolare che prevede una serie di evoluzioni dei ballerini su comando di un direttore del ballo che dà, a fantasia, gli ordini in un dialetto francesizzato: “Changé dam”, “Gran turné!”, “A contré!”, “Felanzé!”...
quagghià -rce (-ète) v. sporcare -rsi.
quagghiaróle sm. quagliere, richiamo costituito da una borsa di pelle con fischietto d’osso, il tutto atto a produrre il canto delle quaglie per attrarle a tiro di schioppo.
quagghiatèll sf. cagliata, prodotto della fermentazione del latte per effetto del caglio (vedi sotto).
quàgghie [fr. ant. quaille] s.: 1) f. quaglia, uccello migratore che, essendo granivoro ed insettivoro, fa il nido tra le stoppie scavando un buco nella terra; giunge dall’Africa verso la metà di Aprile e rientra a Settembre portandosi dietro i piccoli - 2) m. caglio per il latte, presame, ricavato dagli enzimi presenti nello stomaco dei capretti // Di formaggio andato a male si dice che iè sciùte d’quàgghie; vd. chèsce.
qualchédùne (o chichédùne) pron. qualcuno; qualchédunàvete (o chichédunàvete) qualche altro.
quallu (pl. -li) agg. int. quale; f. qualla (“Qualla vìe ha ffatt?”).
quann avv. e cong. quando // A chi chiede “Quann adda ièss?” si risponde a volte: “Adda ièss quann spiche u sèle!”, cioè mai.
quannéccrà avv. domani; alla lett.: quando è domani.
quant pìgghie loc. tutto ad un tratto, quando improvvisamente; la loc. è usata nelle narrazioni per introdurre improvvisi colpi di scena.
quantarèll sm. grosso recipiente di terracotta senza manici e svasato verso l’alto, usato per farvi il bucato con l’aiuto di una tavolozza dentata (la tàvele ca ce strìquele), contro la quale i panni venivano e vengono, nel bucato a mano, strofinati con energia.
quantarellère sm. riparatare di contenitori in terracotta (quantarèll, saróle, fasine, ecc.); praticava con un trapano ad arco, in aderenza ai due labbri della rottura, una serie gemellare di buchi attraverso i quali faceva passare punti di fil di ferro. Alla fine cementava il tutto per assicurare la tenuta. L’ultimo ad Apricena ad esercitare il mestiere è stato Felìpp, detto, appunto, u quantarellère.
quaquagghià (-ète) v. concludere, concretizzare, in frasi di sol. neg. (nn’quaquagghià nènt).
quaquereià (-ète) v.: 1) (onomatopea) bollire intensamente emettendo il tipico borbottio - 2) parlare in continuazione - 3) trovarsi in precarie condizioni di salute.
Quaréseme sf. Quaresima, periodo di quaranta giorni che va dal Mercoledì delle Ceneri alla Domenica di Pasqua // Prov.: “Carnuvèle fa i débbete e la Quaréseme li pèie”.
quart: 1) sf. quarta parte di litro o di kg. - 2) sm. unità di misura per aridi corrispondente a metà mezzétt (vd.) - 3) quarti lunari e, per est., repentini cambiamenti di umore (fa i quart accóme e la luna) - 3) ord. quarto // “Ha fatt quart!” si dice a chi non è il primo a fare o dire qualcosa.
Quart d’Tarranóve spr. quartiere settentrionale di Apricena, così detto perché sviluppatosi intorno a la Vìe ’a Madònn che poi è anche la via p’Tarranóve, e cioè Poggio Imperiale.
quartére sm. quartiere // Il prov.: “Chi ce nzóre ntlu quartére véve a lu bucchére, chi ce nzóre nt’lu paiése véve a la buttìgghie, chi ce nzóre fóre paiése véve a la fiask”, più restrittivo del noto “Mogli e buoi dei paesi tuoi”, lascia trasparire una intensità dei rapporti di buon vicinato che arriva alla familiarità, per cui tutti conoscono fatti e indole di tutti: un matrimonio tra persone dello stesso quartiere non può riservare sorprese.
quartère [dal lat. quartarium] sf. olla per acqua ad un solo manico, di varie dimensioni e capacità.
quartine sm. appartamento, probabilmente dal fatto di essere costituito in genere da quattro vani.
quartià (-ète) v. sragionare, cambiare rapidamente umore e opinione.
quatrères. bambino/a // L’arcaismo per il più corrente uaglióle è presente, ad es., nel detto: “S’vvu sapé la veretà, ddummànn a li quatrère e a lu mbrièche!”. A proposito dell’etimologia del termine, mentre Josef Tusiani, lo spiega con: “chi si trova nel primo quarto della vita”, secondo altri, all’epoca in cui era altissima la mortalità infantile, diveniva quatrère chi, riuscendo a sopravvivere, approdava ai quattro anni, età che poteva essere considerata una soglia di relativa sicurezza.
quasalmènt avv. quasi.
quatt num. quattro // Il prov.: “Dóve màgnene tre magnene pure quatt” denota un alto senso di ospitalità.
quattòcchie sm. quattrocchi, appellativo che si dà a chi porta gli occhiali; e comunque quatt’òcchie védene mègghie d’duie.
quatt sòld sf. moneta metallica da 20 centesimi, cosiddetta in quanto un soldo equivaleva a 5 cent. // L’espr. spregiativa ancora in uso: “Nn’avèle quatt sòld!” da l’idea della modestia del suo valore.
quèse avv. quasi, spesso rafforzato per radd. (quèse quèse).
quést agg. e pron. questo (pl. quist); si raff. con qua (quistu qua, questa qua, quisti qua).
quidd [lat. quid (che cosa?)] agg. e pron. quello; f. quédd; è rafforzato da dda (là) in quidduddà e quéddaddà (quello là e quella là) // L’escl.: “Amma fa ccóme e quidd d’ quidd!”, anche se con due determinativi, è indeterminata al massimo.




