Per leggere i rraccont cliccare sul titolo prescelto nel seguente elenco:
1. A quéddu monn ke ce fa? - 2. Chi sèpe lègge - 3. Come na vak - 4. Còss de ciucce - 5. Cumpa’ Vall e Cumpà Sorge - 6. Crik, Cròk e Màneche de Ncìne - 7. Dènt d’ore - 8. Dòn Pèpp de mamm - 9. Dui cìce - 10. E se pass qualcune e dice -Ahh!-? - 11. E se pu ce ne chède la ccétt? - 12. Fiquere e mechetùgne - 13. Franceschìll e u nannòrk - 14. Gghiummarèll - 15. Graziusìne e Bruttelìne - 16. I fìquere de San Piétre - 17. I dui scarpère - 18. I tre ciucce - 19. I tre méle d’ore - 20. I tre pétete - 21. La Bèll de Mont - 22. La brutta saracìne - 23. La fémmena mòrt - 24. La iatt a la fenèstre - 25. La maiurène - 26. La Mèreche - 27. La rraccont ’u céce - 28. La sartànie - 29. L’aucèll fatète - 30. Magnià e vvéve sènza penzére - 31. Marite mi, la mòrt a chi ttòk! - 32. Marìte mi, u monn gìre - 33. Mast Francìsk u pequerèle - 34. Mast Francisk u vignarole - 35. Mmèle prèvete e nannòrk bbone - 36. Na vote c’é mpése Cole! - 37. Nne vevènn a u pantanèll - 38. Palm - 39. Pecché rerìte? - 40. Pupe de Pèzz - 41. Putresenèll - 42. Quann è nnète u Bambenèll - 43. Rill u ndevenatore - 44. Scatòzz! - 45. Sia santa benedétt! - 46. Sono mèèèh! - 47. Stagnarìll - 48. Strunz mie bén fatt - 49. Sune, sune, frète mi - 50. T’ha vvist u sole! - 51. Tì na fertùna mmène - 52. Tìrete la pòrt! - 53. Trentène e trentène - 54. Tu sì bbone e iì pure - 55. U giacchètt - 56. U mazz ’i lumìne - 57. U mòneche mòrt - 58. U murtèle - 59. U pannaccère - 60. U poéte - 61. U presutt - 62. U pulmencèll - 63. U scazzamurrèll cagne chèse - 64. U scazzamurrèll nnammurète - 65. U vizie de magnià - 66. Vetupèrie - 67. Viète a chi me capevote! - 68. Vigna iéve e vigna sòng - 69. Voll, voll la tallàre! - 70. Zitt tu e zitt iì
21 . La Bèll de Mont
C’era una volta, in un paesino montano, una ragazza così affascinante che era detta la Bbèll de Mont. Attratto dalla sua fama, si recò al villaggio un giovane re che, essendosene innamorato, la sposò e ne fece una regina ammirata in tutto il regno.
Dopo nove mesi, la Bbèll de Mont ebbe un fior di bambina che, come si usava allora, diede da allevare a na mamm de latt per riprendersela quando avesse compiuto tredici anni.
Andando col marito a vedere la figlia una volta all’anno, la trovava sempre più bella, ma, anziché essere orgogliosa della sua bambina, cominciò a sentirsi tormentata dal timore di perdere a favore suo il titolo di Bbèll de Mont.
Divenuto col tempo questo timore più forte dell’amore materno, la regina maturò una spietata decisione. E così, giunto il giorno del rientro a corte della figlia, la regina ordinò al cocchiere di prelevarla da la mamm de latt, ammazzarla e portarle, come prova, un’ampolla piena del suo sangue. L’uomo promise e si mise in via con la carrozza reale.
Quando si fermò davanti alla casa della balia, la fanciulla venne fuori già pronta e, mentre il cocchiere caricava i bagagli, abbracciò la mamm de latt e, col suo cagnolino, salì in carrozza felice di tornare dai suoi genitori.
Ad un certo punto, però, giunto nel cuore di un bosco, il cocchiere arrestò la carrozza, fece scendere la ragazza e le disse:
“Figghia mi, me despièce assà, ma è fa quédd ca m’ha dditt màmmete!”
“E ke t’ha ditt la mamma mì?”, chiese allora la fanciulla titubante.
“M’ha ditt ca te ccide, e le purtà u sang to!”.
Immaginatevi come rimase quella povera figlia: scoppiò in lacrime e si mise a supplicare il vecchio di risparmiarle la vita.
Il cocchiere, non volendo per ubbidienza trasformarsi in assassino, quando vide u cacciunèll saltar giù dalla carrozza, ammazzò quello e abbandonò la fanciulla viva al suo destino.
Rimasta sola, la figghie de la Bèll de Mont errò tra gli alberi con gli occhi rossi di pianto e, tremando di freddo e di paura, trascorse la notte nascosta sotto una catasta di alberi abbattuti tra i quali c’era un po’ di vuoto in cui poté infilarsi e dormire al riparo dal freddo e dalle bestie selvatiche.
La mattina dopo, dal suo nascondiglio, notò che, proprio lì di fronte, c’era una caverna chiusa da una porta. Ad un certo punto questa si aprì e ne uscirono trentasei uomini che avevano tutta l’aria di essere dei briganti. L’ultimo di essi chiuse la porta e nascose la chiave sotto un masso.
Quando si furono allontanati, la ragazza venne fuori dal suo rifugio, prese la chiave, aprì la porta e vide all’interno un’enorme tavolata apparecchiata per trentasei e altrettanti letti ancora disfatti. Siccome aveva una gran fame, prese un po’ di pane e un po’ di companatico da ciascun posto, e, quando si fu rifocillata, si rimboccò le maniche e rifece i letti. Infine, data una bella ripulita alla caverna, uscì all’aperto, richiuse la porta, rimise la chiave a posto e passeggiò nei paraggi finché, sentendo tornare la banda, corse a nascondersi sotto gli alberi.
I briganti restarono di stucco quando videro i letti rifatti e la grotta ripulita e, per venire a capo del mistero, la mattina dopo uno degli uomini rimase nascosto dint u stepone. Ad un certo punto vide la porta aprirsi ed entrare una ragazza più bella del sole, poi la seguì con gli occhi mentre prendeva un po’ di qua e un po’ di là per cibarsi, rifaceva i letti, spazzava e andava via richiudendo la porta. Infine, da uno spioncino, la vide mettere a posto la chiave, e andare a nascondersi sotto la catasta di alberi.
Tornati gli altri, riferì ciò che aveva visto, aggiungendo meraviglie sulla bellezza della fanciulla. Condotto al nascondiglio di lei, il capo le ordinò di venir fuori e, quando se la vide davanti tutta tremante, le disse di non avere paura perché essi avevano bisogno dell’assistenza di una donna e l’avrebbero trattata come una sorella.
Così la ragazza prese a vivere tra i briganti, che le restituirono il sorriso gareggiando in gentilezze verso di lei. Inoltre il tempo le passava velocemente, perché, avendo da badare a tanti “fratelli”, aveva sempre il suo bel da fare.
I problemi si presentarono quando un giorno, avendo la Bbèll de Mont sognato che sua figlia era viva, si rivolse ad una vecchia fattucchiera per verificare. Questa guardò nella sua sfera di cristallo e vide che da una caverna del bosco uscivano trentasei briganti e che una bellissima fanciulla li salutava dalla soglia. Riconosciuta sua figlia, la regina chiese alla megera di provvedere ad eliminarla.
Approntata una veste fatturata, la vecchia si appostò nei pressi della caverna e, quando vide i briganti andar via, in un momento in cui la ragazza era davanti alla porta, fece finta di trovarsi a passare di lì per caso e chiese se le interessava l’acquisto di un abito da gran signora.
La fanciulla, a cui i briganti avevano messo a disposizione i loro tesori, pensò che quella era l’occasione giusta per sostituire l’abito ormai logoro che aveva addosso fin dal suo arrivo. Comprò quindi la veste, ma, appena l’ebbe indossata, si sentì gelare il sangue nelle vene e cadde come morta.
Allorché la sera fecero ritorno, i “fratelli”, tro-vandola a terra ormai fredda, si misero tutti e trentasei a piangere come bambini. Due di loro costruirono una bella cassa e, dopo che ve l’ebbero deposta, appuntarono con degli spilli delle banconote sulla veste della fanciulla, coprendola di denaro come una madonna durante la festa.
Poi chiusero la bara e, nel cuore della notte, suonarono al cancello del cimitero e dissero a u campesantère che dovevano consegnare u tavùte con la sorella per la sepoltura. L’uomo rispose che ci avrebbe pensato l’indomani, e intanto fece portare la cassa nella camera mortuaria.
La moglie d’u campesantère, sentendo che c’erano di mezzo dei briganti, suggerì al marito di aprire la bara perché forse conteneva dei tesori. Così i due, a lume di candela, scoperchiarono u tavùte e, vedendo quella bellissima fanciulla con addosso una veste interamente trapunta di banconote, la spogliarono per prendersi l’abito con tutti i soldi.
Rimasta solo k’u suttanìne, la ragazza ritornò subito in sé, al che i due malandrini se la diedero a gambe terrorizzati. Da parte sua anche lei, vedendo in che luogo si trovava, ebbe paura e fuggì via.
Dopo aver molto girovagato nel bosco, giunse alla caverna dei briganti, prese la chiave da sotto il masso, entrò, indossò il suo vecchio abito, mangiò qualcosa e poi rifece i letti e ripulì la caverna come aveva sempre fatto.
Vedendola la sera sulla soglia ad attenderli, i briganti pensarono che si trattasse di un fantasma, ma poi furono ben felici quando si capacitarono che era proprio lei in carne ed ossa.
Quando sentì cosa le era capitato, il capo dei briganti, si rese conto che la “sorella” aveva bisogno di abiti nuovi, così la portò di persona in città per negozi di gran lusso.
E fu in uno di questi che la vide un principe che, innamoratosi di lei, la richiese in sposa. La ragazza accettò solo dopo che ebbe il consenso dai suoi “fratelli”, i quali, felicissimi di accasarla così in alto, la fornirono di una dote degna di una regina.
Oltre ai briganti i quali, datosi per l’occasione una ripulita, sembravano tutti dei signorotti, alle nozze parteciparono anche i sovrani dei reami vicini. Finito il pranzo, il cerimoniere suggerì di raccontare a turno una storia.
La prima a prendere la parola fu proprio la sposa che cominciò col dire di aver avuto la sventura di essere la figlia de la Bèll de Mont, e poi narrò tutto quello che le era successo.
Mentre la madre, presente tra gli invitati, arros-siva di vergogna, il re padre, a cui era stato riferito che la figlia era morta divorata dai lupi, corse ad abbracciarla, chiedendole perdono di non aver vegliato, come avrebbe dovuto, su di lei.
Arrestata e processata, la Bèll de Mont fu condannata a morte, essendo abominevole il fatto che una mamma arrivi, per vanità, a ordinare l’uccisione della sua bambina.




